Il supplente bidello con dimensioni assurde

di
genere
confessioni

Mi chiamo Stefania, ho 37 anni, sono napoletana e ormai trapiantata in provincia di Bergamo. Faccio la bidella in una scuola superiore dall’aria un po’ retrò: corridoi rumorosi, banchi storti e armadietti sempre da sistemare.
Quel lunedì mattina, mentre spolveravo e sistemavo i registri, ricevetti una mail: un nuovo supplente bidello, Alessio, 24 anni, sarebbe arrivato per due settimane.
Quando entrò, giovane e un po’ spaesato, lo accolsi con il solito sorriso:
“Benvenuto nella giungla di gessetti e carrelli traballanti. Qui ti insegnerò tutto… tranne i segreti della scuola, quelli restano miei!”
I primi giorni trascorsero tranquilli, tra banchi da spostare e sedie da sistemare. Poi, durante la pausa caffè, sentii un brusio tra le colleghe bidelle e le professoresse.
“Avete sentito?” sussurrò Carla, la collega di un’altra sezione, con aria complice.
“Cosa?” feci finta di non capire.
“Quella di Alessio… pare che Carla, della scuola di Valbrembo, l’abbia visto… e sembrava un pitone!”
Trattenni a stento una risata.
“Un pitone?” ripetei, alzando le sopracciglia. “Ragazze, stiamo parlando di un giovane bidello o di un animale esotico?”
“Vi giuro che non è uno scherzo,” aggiunse la professoressa Bianchi, ridendo sottovoce. “Roba da leggenda!”
Qualche giorno dopo, la signora Bianchi si avvicinò di nuovo a me con un sorriso malizioso.
“Stefania, devo chiederti un favore… potresti… ehm… dare un’occhiata e confermare se le voci su Alessio sono vere? Sai, per curiosità professionale!”
Strabuzzai gli occhi.
“Mi sta chiedendo… di spiarlo?” sussurrai, incredula.
Curiosa ma combattuta tra senso del dovere e imbarazzo, trovai il momento giusto per dare uno sguardo… e rimasi letteralmente sconvolta. Le voci avevano ragione: le dimensioni di Alessio erano impressionanti, circa 18 cm da floscio. Non c’era bisogno di esagerazioni da leggenda, bastava uno sguardo per capire che era vero.
Indietreggiai di un passo, arrossendo, e mormorai tra me e me:
“Madonna… e io che pensavo fosse solo una leggenda tra colleghe…”
Quando tornai in sala macchine e raccontai con discrezione la “conferma” alle colleghe, la scuola esplose in risate soffocate e battute ironiche:
“Allora era tutto vero… il pitone esiste!”
“E io che pensavo di aver già visto tutto nei corridoi!”
“Meglio non metterlo mai vicino ai banchi fragili, ragazze!”
Tra scopa e risate, capii che a volte la realtà poteva superare di gran lunga le leggende… e che in una scuola, anche due settimane possono trasformarsi in un’avventura esilarante da ricordare.
scritto il
2026-03-26
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