Educazione fisica avanzata Parte 2
di
Mental20
genere
etero
Questa è la parte 2 del mio racconto.
Se non avete letto la prima parte andate a leggerla, ha poco senso iniziare un racconto già iniziato.
PREMESSA
Probabilmente a molti di voi la prima parte potrebbe essere sembrata molto soft e lenta. Vi chiedo scusa, voglio raccontare tutto il meglio possibile, sfruttando la mia buona memoria riguardo a quei momenti.
Aggiungo che da qui in avanti inserirò occasionalmente qualche dialogo diretto giusto per renderlo più piacevole e immersivo.
Ovviamente le frasi e le parole dette potranno non essere esattamente quelle che sono state dette, nel caso cercherò di ricostruirle il più fedelmente possibile.
Finite le lezioni mi diressi lentamente e timoroso verso la palestra ormai vuota.
Arrivato nel corridoio notai che non c'erano altri professori e non appena arrivai alla porta dell'ufficio vidi lei seduta alla scrivania, intenta a sfogliare dei fogli. Mi vide e fece cenno di entrare.
Finì ciò che stava facendo, si alzò e si appoggiò sopra la scrivania iniziandomi a fissare intensamente e con sguardo gelido.
L'aria diveniva sempre più tesa ogni secondo che passava, quasi al punto da iniziare a soffocarmi.
Furono una ventina di secondi di silenzio interminabili, poi iniziò a parlare.
Mi disse che era sorpresa dalla situazione, prima io nudo che la palpo e che mi struscio su di lei, poi il beccarmi in flagrante spiarla nel mentre che si cambiava. Disse che non sapeva cosa fare con me, come comportarsi e che avrebbe potuto sospendermi.
Io resto immobile guardando per terra, a livello delle sue scarpe, incapace di aprire bocca.
Sul momento non capii come e per quale motivo ma, passati qualche minuto buono di silenzio, lei iniziò ad addolcirsi. Vidi da subito la sua espressione cambiare, passando da una fredda e rigida ad una più compassionevole rilassata. Poi iniziò a scusarsi per la serietà e per il rimprovero, continuando poi dicendomi che non era colpa mia se le sono caduto addosso in spogliatoio, che capiva benissimo la mia situazione sulla sbirciatina, il fatto di trovarmi in quella fase adolescenziale e bla bla bla.
Sentendo la situazione meno tesa riuscii a sbloccarmi, potendomi scusare per tutto l'accaduto.
Lei fu tranquilla, accettò le mie scuse, ma mi chiese ugualmente di rimanere ancora un po' per finire il discorso e per trovare una soluzione, mi fece sedere su una sedia lì accanto e continuò parlare. Non so come, ma passò dal parlare su quella situazione a discorsi suoi suoi anni di insegnamento e ciò che ha fatto prima di essi, per poi iniziarsi ad interessare a me chiedendomi i miei hobby e passioni, dimenticandosi completamente della punizione disciplinare che voleva ugualmente darmi.
Passò quasi 1 ora in chiacchere, come se fossimo ormai amici stetti, ed arrivammo al punto che stavamo parlando della vita privata (mi ricordo di aver avvisato mia madre, in maniera anticipata, che sarei tornato più tardi, probabilemente perché mi aspettavo una lunga sciaquata di orecchie o altro). Mi sentii cosi tanto rilassato che, senza pensierci, passai dal parlare dei miei amici a parlare della mia relazione precedente e di come fossi stato tradito, principalmentecon rabbia ma anche con un filo di tristezza.
Lei cercò di consolarmi, con discorsi sul fatto che fossi ancora giovane e che fossi un bel ragazzo e non avrei avuto problemi a trovarne un'altra, la cosa mi risollevò un minimo.
Poi, probabilmente perché mi vedeva ancora affranto, iniziò a tirare fuori discorsi sulla sua gioventù e sulle sue relazioni in tempo di liceo e università, parlò poi di suo figlio, di altro ancora ed infine arrivò a parlare anche del suo divorzio, del suo ex marito, fino a descrivermi come le avesse messo più volte le corna con la sua migliore amica, con cui era in amicizia fin dalle superiori.
Da subito mi mise molta tristezza e compassione, soprattutto perché notai il modo tremante con cui mi disse il tutto e che avesse gli occhi molto lucidi sul limite dal piangere.
Da subito mesi da parte la mia tristezza e le dissi, con tutta onestà e senza pensarci, che lui fosse un coglione e che non capivo come avesse potuto tradire un donna bella come lei. Lei, quasi in mezzo ad un pianto, mi accennò un sorriso e mi ringraziò, negando il fatto di non poter essere cosi bella ai miei occhi, vista l'età.
Io confermai le mie affermazioni nuovamente, lei continuò a tratti a sorridere per poi ritornare tutta seria e triste.
Vedendo questo, con un coraggio di cui ancora mi meraviglio, mi alzai e le chiesi se la potessi abbracciare. Probabilmente mi aspettavo un rifiuto semplice e delicato (per via di come mi ero comportato le settimane predenti) e quando invece mi annuì simasi per un attimo fermo e confuso.
L'abbracciai e porca puttana se ne aveva bisogno. Durò 1 minuto pieno e mi strinse così forte che pensavo volesse stritolarmi. Durante l'abbraccio riuscii a sentire benissimo il suo corpo, con le sue tette che venivano schiacciate su di me.
Appena finì l'abbraccio colsi l'occasione per ribadire quelle che ormai potevano sembrare avances, aggiungendo che avrei pagato oro per una come lei.
Ricordo solamente che rise, negando nuovamente il tutto con molto imbarazzo.
Nel guardarla non so cosa mi passò per la testa, ma come per istinto chiusi gli occhi e la baciai. Appena aprii gli occhi vidi i suoi spalancati, allora mi staccai subito e iniziai a scusarmi e a spiegare il motivo per cui era successo. Lei però non mostrava lo sguardo delle volte precedenti, anzi era sorpresa e confusa.
Riprese a parlare e mi disse di stare tranquillo, che non fosse nulla e poi mi domandò se veramente pensavo tutto quello che avevo detto. Io senza esitazione riconfermai per l'ennesima volta con ancora più entusiasmo e nel mentre che ripetevo tutto il discorso di scuse lei mi interruppe e mi chiese una cosa inaspettata.
Per un momento stette un po' in silenzio, poi aprì bocca e mi chiese se le erezioni che avevo avuto erano veramente per lei e se la trovavo attraente fino a quel punto.
Io inizialmente rimango rintontito dalla domanda, ma subito dopo mi rinvengono e, quasi come un morto di figa, le confermo tutto palesemente eccitato, ribadendo quanto fosse stupenda.
Lei rimane in silenzio nuovamente per un bel po' di tempo. Poi, con molta esitazione, mi chiese: "Mattia... ti sei per caso... mai masturbato pensandomi?.." interrompendo velocemente all'ultimo la frase probabilmente sia per imbarazzo sia per non superare la linea di confine del rapporto studente/insegnate.
Mi bloccai come paralizzato e inizialmente non sapevo cosa rispondere. Poi le feci cenno di si spiccicandolo lentamente anche a parole.
Passò un bel po' di tempo in silenzio, Io continuavo a rimanere immobile paralizzato a fissarla negli occhi (quella domanda mi aveva stordito completamente). Lei credo fosse immobile, immersa nei suoi pensieri con la mano che copriva la bocca e che guardava ai lati. Dopo un po' inziò a ricambiare lo sguardo, fino a che non stacca dalla scrivania e, senza che me ne accorgessi, mi prese per la testa e mi diede un bacio fortissimo sulle labbra.
Ci volle poco a farmi sciogliere completamente dal mio stato di paralisi e in men che non si dica un semplice bacio a stampo sulle labbra divento una slinguazzata con i contro fiocchi.
Ci baciammo intesamente per un po, in piedi sul posto. In quel momento la mia mente era completamente fusa, ero diventato come budino. Fu il mio cazzo a dare qualche segno al posto mio, gonfinadosi come mai prima d'ora e creando come una catena montuosa sulla mia coscia e al col tempo premendo sulla coscia di lei.
Probabilmente sentendo quello lei si rinvenì e si staccò velocemente, pulendosi al col tempo la bocca. Poi iniziò a scusarsi, e credo che disse che non avremmo dovuto e molta altra roba che non ricordo. Io in quel momento avevo il cervello che era diventato pasta frolla e, senza che lei potesse finire i suoi discorsi, la ripresi e la baciai nuovamente. Inutile dire che quel mero rinsanimento che stava avendo svanì completamente, liberandosi del tutto.
Dopo poco inziamo indietreggiamo verso la scrivania, lei ci si siede sopra e mi mette le braccia attorno al collo tendoni poi la testa con la mano. Io allora ne approfitto, inzio prima stringerle la vita, poi mi spostai sul culo e lì fui sorpreso da quanto fosse grosso e morbido (onestamente non ci avevo fatto mai caso, sarà stato per i pantaloni che portava di solito), inziandolo a strizzare con tanta voga. Allo stesso tempo schiaccio ancora di più il cazzo durissimo sulla su coscia, spontandolo poi lentamente sopra il pube. A lei la cosa palesemente piace ed infatti mi stringe sempre di più a se.
Dopo un po' di continue palpate e slinguanzate ormai avevo solo una cosa in mente, volerla scopare lì, proprio in quel momento. Anche se ormai ero completamente andato e, anche se la linea che mi distingueva da un animale selvaggio era sottilissima, cercai di pensare ad un modo per giostrarmela al meglio, in maniera da non riceve un rifiuto e il rischio che potesse rinsavire completamente ed irrimediabilmente.
Decisi di staccarmi e senza aspettare un attimo le dissi che avrei voluto vederla nuovamente nuda, come la volta precedente.
Lei, completamente rossa dell'imbarazzo, stette un attimo in silenzio, notando però che spostava frequentemente lo sguardo sulla mia erezione. Poi delicatamente e a bassa voce mi disse: "no... non possiamo... è troppo... e se dovessero scoprirlo, o venirlo a sapere?... poi potresti essere mio figlio! Richierei grosso!... no, non riesco proprio ad immaginarlo!...".
Io di tutta risposta, impaurito che rifiutasse completamente, tirai fuori la carta dell'assillamento, insistendo, pregandola e rassicurandola che non l'avrei detto mai e poi mai a nessuno, nemmeno ai miei amici più stretti. Stette nuovamente in silenzio e cercando di convincerla le misi una mano sopra la sua, guardandola fissa negli occhi.
Alla fine, tentennando un po', acconsenti e mi disse: "solo questa volta, sarà l'ultima volta in assoluto... Dopo di questa voglio che tu te ne dimentichi e che ritorniamo come prima, d'accordo?!". Io senza esitazione e senza pensarci annuii, con in testa l'idea di andare avanti (ovviamente).
Mi fece allontanare e, lentamente, iniziò tutta imbarazzata a spogliarsi.
Prima si tolse la felpa. Poi si tolse le scarpe ed i pantaloni, mostrandomi da subito un bellissimo paio di mutandine di pizzo nero: erano tirate molto in su, cosi tanto da poter vedere la protuberanza che formavano le labbra della fica, poi dai lati del pube erano ben evidenti dei batuffoli di peli castani, mi arrapavano un casino. Passò poi a togliersi la maglietta bianca, facendo sballonzolare un minimo le tette, tenute da un bellissimo reggiseno abbinato alle mutandine. Arrivò il momento del reggiseno: si sganciò dietro, poi lentamente tolse le due spalline e, non appena tolse l'ultima spallina, il reggiseno cadde istantaneamente per terra, rivelando quelle bellissime tette.
Potei ammirarla in tutti i suoi dettagli e in tutta la sua bellezza, che fino ad allora avevo solo immaginato quando mi facevo una sega e che non ero riuscito a scorgere/visualizzare la volta precedente: la pelle era candida e bianca come il latte, con nei tappezzati qua e di là che le davano un aspetto più sensuale; le curve del suo corpo ero molto risaltate e fluide, spalle strette ma di aspetto robusto (credo per via di aver praticato sport per tanto tempo), vita più stretta di quello che mi era sembrata (tendente alla clessidra) e dei fianchi abbastanza larghi, il tutto presentando qualche pieghetta che risaltavano la sua forma; le braccia erano piuttosto snelle (rispetto al resto del corpo), le gambe invece erano molto robuste (segno di tanto allenamento), con dei coscioni magnificamente voluminosi e dei polpacci (che in parte coperti da dei calzini) molto grossi e robusti; infine arrivò il momento di ammirare le sue magnifiche tette, due paia di meloni che si dimostrarono leggermente più grandi di quello che pensavo, non pendenti e leggermente asimmetriche, con dei capezzoli a punta rosei rivolti in orizzontale, areole regolari e grandi il giusto e un neo verso l'interno vicino al capezzolo sinistro (che rese il tutto più arrapante).
(Il motivo per cui riesco a descrivere il tutto così bene è perché da allora ho in testa l'immagine fotografica del suo corpo)
CONTINUA...
Se non avete letto la prima parte andate a leggerla, ha poco senso iniziare un racconto già iniziato.
PREMESSA
Probabilmente a molti di voi la prima parte potrebbe essere sembrata molto soft e lenta. Vi chiedo scusa, voglio raccontare tutto il meglio possibile, sfruttando la mia buona memoria riguardo a quei momenti.
Aggiungo che da qui in avanti inserirò occasionalmente qualche dialogo diretto giusto per renderlo più piacevole e immersivo.
Ovviamente le frasi e le parole dette potranno non essere esattamente quelle che sono state dette, nel caso cercherò di ricostruirle il più fedelmente possibile.
Finite le lezioni mi diressi lentamente e timoroso verso la palestra ormai vuota.
Arrivato nel corridoio notai che non c'erano altri professori e non appena arrivai alla porta dell'ufficio vidi lei seduta alla scrivania, intenta a sfogliare dei fogli. Mi vide e fece cenno di entrare.
Finì ciò che stava facendo, si alzò e si appoggiò sopra la scrivania iniziandomi a fissare intensamente e con sguardo gelido.
L'aria diveniva sempre più tesa ogni secondo che passava, quasi al punto da iniziare a soffocarmi.
Furono una ventina di secondi di silenzio interminabili, poi iniziò a parlare.
Mi disse che era sorpresa dalla situazione, prima io nudo che la palpo e che mi struscio su di lei, poi il beccarmi in flagrante spiarla nel mentre che si cambiava. Disse che non sapeva cosa fare con me, come comportarsi e che avrebbe potuto sospendermi.
Io resto immobile guardando per terra, a livello delle sue scarpe, incapace di aprire bocca.
Sul momento non capii come e per quale motivo ma, passati qualche minuto buono di silenzio, lei iniziò ad addolcirsi. Vidi da subito la sua espressione cambiare, passando da una fredda e rigida ad una più compassionevole rilassata. Poi iniziò a scusarsi per la serietà e per il rimprovero, continuando poi dicendomi che non era colpa mia se le sono caduto addosso in spogliatoio, che capiva benissimo la mia situazione sulla sbirciatina, il fatto di trovarmi in quella fase adolescenziale e bla bla bla.
Sentendo la situazione meno tesa riuscii a sbloccarmi, potendomi scusare per tutto l'accaduto.
Lei fu tranquilla, accettò le mie scuse, ma mi chiese ugualmente di rimanere ancora un po' per finire il discorso e per trovare una soluzione, mi fece sedere su una sedia lì accanto e continuò parlare. Non so come, ma passò dal parlare su quella situazione a discorsi suoi suoi anni di insegnamento e ciò che ha fatto prima di essi, per poi iniziarsi ad interessare a me chiedendomi i miei hobby e passioni, dimenticandosi completamente della punizione disciplinare che voleva ugualmente darmi.
Passò quasi 1 ora in chiacchere, come se fossimo ormai amici stetti, ed arrivammo al punto che stavamo parlando della vita privata (mi ricordo di aver avvisato mia madre, in maniera anticipata, che sarei tornato più tardi, probabilemente perché mi aspettavo una lunga sciaquata di orecchie o altro). Mi sentii cosi tanto rilassato che, senza pensierci, passai dal parlare dei miei amici a parlare della mia relazione precedente e di come fossi stato tradito, principalmentecon rabbia ma anche con un filo di tristezza.
Lei cercò di consolarmi, con discorsi sul fatto che fossi ancora giovane e che fossi un bel ragazzo e non avrei avuto problemi a trovarne un'altra, la cosa mi risollevò un minimo.
Poi, probabilmente perché mi vedeva ancora affranto, iniziò a tirare fuori discorsi sulla sua gioventù e sulle sue relazioni in tempo di liceo e università, parlò poi di suo figlio, di altro ancora ed infine arrivò a parlare anche del suo divorzio, del suo ex marito, fino a descrivermi come le avesse messo più volte le corna con la sua migliore amica, con cui era in amicizia fin dalle superiori.
Da subito mi mise molta tristezza e compassione, soprattutto perché notai il modo tremante con cui mi disse il tutto e che avesse gli occhi molto lucidi sul limite dal piangere.
Da subito mesi da parte la mia tristezza e le dissi, con tutta onestà e senza pensarci, che lui fosse un coglione e che non capivo come avesse potuto tradire un donna bella come lei. Lei, quasi in mezzo ad un pianto, mi accennò un sorriso e mi ringraziò, negando il fatto di non poter essere cosi bella ai miei occhi, vista l'età.
Io confermai le mie affermazioni nuovamente, lei continuò a tratti a sorridere per poi ritornare tutta seria e triste.
Vedendo questo, con un coraggio di cui ancora mi meraviglio, mi alzai e le chiesi se la potessi abbracciare. Probabilmente mi aspettavo un rifiuto semplice e delicato (per via di come mi ero comportato le settimane predenti) e quando invece mi annuì simasi per un attimo fermo e confuso.
L'abbracciai e porca puttana se ne aveva bisogno. Durò 1 minuto pieno e mi strinse così forte che pensavo volesse stritolarmi. Durante l'abbraccio riuscii a sentire benissimo il suo corpo, con le sue tette che venivano schiacciate su di me.
Appena finì l'abbraccio colsi l'occasione per ribadire quelle che ormai potevano sembrare avances, aggiungendo che avrei pagato oro per una come lei.
Ricordo solamente che rise, negando nuovamente il tutto con molto imbarazzo.
Nel guardarla non so cosa mi passò per la testa, ma come per istinto chiusi gli occhi e la baciai. Appena aprii gli occhi vidi i suoi spalancati, allora mi staccai subito e iniziai a scusarmi e a spiegare il motivo per cui era successo. Lei però non mostrava lo sguardo delle volte precedenti, anzi era sorpresa e confusa.
Riprese a parlare e mi disse di stare tranquillo, che non fosse nulla e poi mi domandò se veramente pensavo tutto quello che avevo detto. Io senza esitazione riconfermai per l'ennesima volta con ancora più entusiasmo e nel mentre che ripetevo tutto il discorso di scuse lei mi interruppe e mi chiese una cosa inaspettata.
Per un momento stette un po' in silenzio, poi aprì bocca e mi chiese se le erezioni che avevo avuto erano veramente per lei e se la trovavo attraente fino a quel punto.
Io inizialmente rimango rintontito dalla domanda, ma subito dopo mi rinvengono e, quasi come un morto di figa, le confermo tutto palesemente eccitato, ribadendo quanto fosse stupenda.
Lei rimane in silenzio nuovamente per un bel po' di tempo. Poi, con molta esitazione, mi chiese: "Mattia... ti sei per caso... mai masturbato pensandomi?.." interrompendo velocemente all'ultimo la frase probabilmente sia per imbarazzo sia per non superare la linea di confine del rapporto studente/insegnate.
Mi bloccai come paralizzato e inizialmente non sapevo cosa rispondere. Poi le feci cenno di si spiccicandolo lentamente anche a parole.
Passò un bel po' di tempo in silenzio, Io continuavo a rimanere immobile paralizzato a fissarla negli occhi (quella domanda mi aveva stordito completamente). Lei credo fosse immobile, immersa nei suoi pensieri con la mano che copriva la bocca e che guardava ai lati. Dopo un po' inziò a ricambiare lo sguardo, fino a che non stacca dalla scrivania e, senza che me ne accorgessi, mi prese per la testa e mi diede un bacio fortissimo sulle labbra.
Ci volle poco a farmi sciogliere completamente dal mio stato di paralisi e in men che non si dica un semplice bacio a stampo sulle labbra divento una slinguazzata con i contro fiocchi.
Ci baciammo intesamente per un po, in piedi sul posto. In quel momento la mia mente era completamente fusa, ero diventato come budino. Fu il mio cazzo a dare qualche segno al posto mio, gonfinadosi come mai prima d'ora e creando come una catena montuosa sulla mia coscia e al col tempo premendo sulla coscia di lei.
Probabilmente sentendo quello lei si rinvenì e si staccò velocemente, pulendosi al col tempo la bocca. Poi iniziò a scusarsi, e credo che disse che non avremmo dovuto e molta altra roba che non ricordo. Io in quel momento avevo il cervello che era diventato pasta frolla e, senza che lei potesse finire i suoi discorsi, la ripresi e la baciai nuovamente. Inutile dire che quel mero rinsanimento che stava avendo svanì completamente, liberandosi del tutto.
Dopo poco inziamo indietreggiamo verso la scrivania, lei ci si siede sopra e mi mette le braccia attorno al collo tendoni poi la testa con la mano. Io allora ne approfitto, inzio prima stringerle la vita, poi mi spostai sul culo e lì fui sorpreso da quanto fosse grosso e morbido (onestamente non ci avevo fatto mai caso, sarà stato per i pantaloni che portava di solito), inziandolo a strizzare con tanta voga. Allo stesso tempo schiaccio ancora di più il cazzo durissimo sulla su coscia, spontandolo poi lentamente sopra il pube. A lei la cosa palesemente piace ed infatti mi stringe sempre di più a se.
Dopo un po' di continue palpate e slinguanzate ormai avevo solo una cosa in mente, volerla scopare lì, proprio in quel momento. Anche se ormai ero completamente andato e, anche se la linea che mi distingueva da un animale selvaggio era sottilissima, cercai di pensare ad un modo per giostrarmela al meglio, in maniera da non riceve un rifiuto e il rischio che potesse rinsavire completamente ed irrimediabilmente.
Decisi di staccarmi e senza aspettare un attimo le dissi che avrei voluto vederla nuovamente nuda, come la volta precedente.
Lei, completamente rossa dell'imbarazzo, stette un attimo in silenzio, notando però che spostava frequentemente lo sguardo sulla mia erezione. Poi delicatamente e a bassa voce mi disse: "no... non possiamo... è troppo... e se dovessero scoprirlo, o venirlo a sapere?... poi potresti essere mio figlio! Richierei grosso!... no, non riesco proprio ad immaginarlo!...".
Io di tutta risposta, impaurito che rifiutasse completamente, tirai fuori la carta dell'assillamento, insistendo, pregandola e rassicurandola che non l'avrei detto mai e poi mai a nessuno, nemmeno ai miei amici più stretti. Stette nuovamente in silenzio e cercando di convincerla le misi una mano sopra la sua, guardandola fissa negli occhi.
Alla fine, tentennando un po', acconsenti e mi disse: "solo questa volta, sarà l'ultima volta in assoluto... Dopo di questa voglio che tu te ne dimentichi e che ritorniamo come prima, d'accordo?!". Io senza esitazione e senza pensarci annuii, con in testa l'idea di andare avanti (ovviamente).
Mi fece allontanare e, lentamente, iniziò tutta imbarazzata a spogliarsi.
Prima si tolse la felpa. Poi si tolse le scarpe ed i pantaloni, mostrandomi da subito un bellissimo paio di mutandine di pizzo nero: erano tirate molto in su, cosi tanto da poter vedere la protuberanza che formavano le labbra della fica, poi dai lati del pube erano ben evidenti dei batuffoli di peli castani, mi arrapavano un casino. Passò poi a togliersi la maglietta bianca, facendo sballonzolare un minimo le tette, tenute da un bellissimo reggiseno abbinato alle mutandine. Arrivò il momento del reggiseno: si sganciò dietro, poi lentamente tolse le due spalline e, non appena tolse l'ultima spallina, il reggiseno cadde istantaneamente per terra, rivelando quelle bellissime tette.
Potei ammirarla in tutti i suoi dettagli e in tutta la sua bellezza, che fino ad allora avevo solo immaginato quando mi facevo una sega e che non ero riuscito a scorgere/visualizzare la volta precedente: la pelle era candida e bianca come il latte, con nei tappezzati qua e di là che le davano un aspetto più sensuale; le curve del suo corpo ero molto risaltate e fluide, spalle strette ma di aspetto robusto (credo per via di aver praticato sport per tanto tempo), vita più stretta di quello che mi era sembrata (tendente alla clessidra) e dei fianchi abbastanza larghi, il tutto presentando qualche pieghetta che risaltavano la sua forma; le braccia erano piuttosto snelle (rispetto al resto del corpo), le gambe invece erano molto robuste (segno di tanto allenamento), con dei coscioni magnificamente voluminosi e dei polpacci (che in parte coperti da dei calzini) molto grossi e robusti; infine arrivò il momento di ammirare le sue magnifiche tette, due paia di meloni che si dimostrarono leggermente più grandi di quello che pensavo, non pendenti e leggermente asimmetriche, con dei capezzoli a punta rosei rivolti in orizzontale, areole regolari e grandi il giusto e un neo verso l'interno vicino al capezzolo sinistro (che rese il tutto più arrapante).
(Il motivo per cui riesco a descrivere il tutto così bene è perché da allora ho in testa l'immagine fotografica del suo corpo)
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