La vacanza in Grecia. Direzione Dubrovnik

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LA VACANZA IN GRECIA. DIREZIONE DUBROVNIK
La mattina dopo, di buon'ora, partimmo da Zara in direzione Dubrovnik.
Per arrivare prima facemmo l'autostrada.
La musica era sempre accesa e Carlo era spesso con la mano tra le mie cosce, ad accarezzarmi con forza la fica.
Eravamo in viaggio da circa tre ore, quando, senza dire nulla, mi afferrò per i capelli e mi spinse la testa con decisione sul suo cazzo.
Presi a sbottonargli i pantaloni, non era semplicissimo, ma riuscii a scenderli, gli scesi anche le mutande e presi in bocca il suo cazzo che era ancora a riposo.
Iniziai a leccarlo, a baciarlo, a segarlo e quando lo sentii indurirsi presi a spompinarlo per bene.
Lui mi teneva sempre per i capelli e mi spingeva con decisione, mentre con l'altra mano guidava, e ogni volta che superava un camion strombazzava per farsi vedere.
Carlo, al contrario di mio marito, resisteva parecchio, e se mio marito, una volta entrato nella mia fica, a malapena durava 15 secondi, Carlo pompava a lungo senza problemi.
Stetti parecchio tempo piegata a fargli il pompino, mentre lui con la mano mi alzava la gonna per far vedere il mio culo ai camionisti che superava.
Non so, forse dieci minuti stetti a sbocchinarlo in tutti i modi, aiutandomi anche con la mano, quando finalmente lo sentii gemere e, irrigiditosi un attimo, mi esplose in gola la sua sborra.
Non far uscire nemmeno una goccia, troia! Ingoia tutto!
Io stavo bene attenta a non far riuscire nulla dalla bocca, ma era difficile perchè i fiotti di Carlo erano potenti e abbondanti.
Specie il primo schizzo mi inondò la gola, e allora con le mani mi aiutai a raccogliere la sborra che non riuscivo a trattenere in bocca, mentre lui continuava a sborrare in gran quantità.
Finalmente, quando gli spuzzi di sperma cessarono potei leccare e ingoiare con più calma, mentre Carlo fischiettava allegramente e mi aveva infilato un dito nel culo.
Continuai a leccare il suo cazzo fino a quando lo sentii afflosciarsi e feci per rialzarmi, ma Carlo mi tenne premuta la testa: Dove vai, puttanella, continua a leccare, mi piace.
E così rimasi chinata su di lui a leccargli il cazzo per un tempo indefinibile, mentre lui ridendo continuava a strombazzare verso tutti i camion che superava.
Ora ci fermiamo a fare il pieno, tu continua a leccare, capito?
Con la testa annuii, e continuai a leccargli il cazzo, anche quando ci fermammo e lo sentii ordinare al benzinaio di fargli il pieno e pulire il parabrezza.
Sentivo su di me gli occhi del benzinaio che di certo mi guardava con eccitazione, e immaginavo lo sguardo divertito di Carlo, il cui cazzo stava diventando nuovamente duro.
Rimise in moto, ma non uscimmo dall'area di servizio.
Cercai di tirarmi su per vedere cosa stesse facendo, ma mi trattenne giù con decisione: Tu lecca, troia!
Lo sentii accostarsi ad un camion, uno di quelli che aveva superato, abbassò il finestrino e si mise a parlare con i due camionisti che erano nell'abitacolo a riposare.
Te la passi bene, amico, eh?, chiese uno dei due a Carlo
La vorresti provare?
Carlo mi tirò su per i capelli e mi mostrò ai due camionisti: Che ne dite?
Il tempo di qualche sguardo, qualche frase buttata lì e mi ritrovai all'interno del camion, nella parte posteriore, a scopare con i due camionisti slavi.
Carlo sbirciava e si divertiva, mentre i due camionisti, cacciati i loro cazzi, me li mettevano dappertutto, in bocca, nella fica e, mentre ero sopra a uno di loro, l'altro da dietro prese ad armeggiare col mio culo: una lunga e profonda leccata e poi mi penetrò col suo cazzo.
Venivo sbattuta quasi selvaggiamente dai due, e mentre pompavano insieme nella fica e nel culo venni ansimando di piacere.
Il luogo era angusto, stretto, asfittico quasi, ma io ero terribilmente eccitata, e quando mi sborrarono dentro la fica e il culo ebbi un fremito di piacere.
Non era semplice muoversi dentro a quella cuccetta, ma riuscii a stendermi sul lettino mentre i due mi allungarono i loro cazzi per farmeli leccare.
Dai andiamo! Si sta facendo tardi!, udii Carlo chiamarmi, e così scesi dal camion.
Vai in bagno a darti una pulita, forza, mi disse spingendomi, non vorrai sporcarmi il sedile con la sborra di quelli.
Un quarto d'ora dopo eravamo di nuovo in macchina.
Allora?, mi chiese Carlo guardandomi con occhi spiritati.
Da riprovare... Eccitante, molto eccitante...
Sei proprio una troia senza confini, mi disse, chiama tuo marito...
Ciao, si... siamo a Dubrovnik... si, andiamo in spiaggia... si, poi ci sentiamo stasera e ti aggiorno...
A Dubrovnik in albergo mi concessi una lunga doccia: ne sentivo proprio il bisogno, e poi andammo in spiaggia.
Luogo selvaggio, bellissimo, ero nuda a prendere il sole, acqua meravigliosa.
Carlo non resisteva, mi trascinò in un capanno abbandonato e in piedi, dopo che gli avevo fatto un pompino, mi penetrò da dietro, prima la fica e poi il culo.
Venni mentre mi pompava nel culo perchè con una mano mi masturbava come solo lui sapeva fare.
Poi mi fece girare e, come al solito, come piaceva a lui, mi esplose in faccia con la solita forza tutta la sua sborra liquida e calda.
Leccai e ingoiai tutta quella che potei, ma poi andai a farmi un bel bagno, lungo e rigenerante, una nuotata bellissima, e poi di nuovo stesa al sole.
Rimanemmo in spiaggia fino al calare del sole e tornammo in albergo per la cena
Telefonai di nuovo a mio marito: Va tutto bene, non ti preoccupare. Certo, camere separate...Ora vado a dormire, sono stanca...
Il giorno dopo avremmo dovuto rimetterci in marcia.
La nostra meta era Atene, dove Carlo aveva un vecchio amico da andare a trovare, ma Atene era ancora molto lontana e avremmo dovuto fare un'altra tappa.
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scritto il
2026-03-08
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