Il regalo più bello
di
Le volpi
genere
incesti
Ciao mi chiamo Matteo ho 57 anni e sono intento a raccontarvi un fatto accaduto poco tempo fa e che mi ha fatto riapprezzare la bellezza della vita. Sono un uomo alto 1 metro e 70 centimetri con un po’ di pancetta e vivo in una modesta casetta di campagna dove ho un piccolo vivaio dedicato ad alcune tipi di piante officinali. Mia moglie non c’è quasi mai, per lei esiste solo la parrocchia, catechismo, pellegrinaggi, pulizia della canonica e praticamente sono più di 10 anni che non abbiamo rapporti, capita anche che stia via per una settimana o due.
Devo riavvolgere il nastro di qualche mese e arrivare a mercoledì 20 dicembre, quando intento a riordinare un vecchio cassettone pieno di cianfrusaglie, sento lo smartphone inondare la stanza con la musica funky della suoneria, guardo il display ed è il numero della mia nipotina Elisa, una delle due figlie di mia sorella.
- “Ciao zio! Come stai? É un po’ che non ci sentiamo! La zia è a casa o come sempre è via?”
- “Ciao Elisa io sto bene. Con qualche acciacco dovuto all’età, ma non mi posso lamentare.
La zia è partita per uno dei suoi viaggi religiosi, ormai non ci faccio nemmeno caso. Ma dimmi, c’è qualche problema?” Non era solita telefonarmi frequentemente.
- “Come zietto!?! Siamo vicini al Natale e io e Katia (sua sorella) avremmo pensato di passare a fare gli auguri! Sei a casa sabato pomeriggio?”
- “Certamente. Vi aspetto con piacere, perché ho voglia di rivedere e riabbracciare le mie uniche nipotine.”
- “Allora a sabato.” E chiude la telefonata.
Oddio! Nipotine per dire… Elisa è una bella donna di 38 anni formosa al punto giusto e Katia più giovane di tre anni, magra e molto alta. Non sembrano affatto sorelle.
Devo ammettere che i giorni di attesa sono passati con una certa emozione, Elisa fin da bambina è stata la nipote prediletta per la sua simpatia, la sua vivacità e la sua spigliatezza che la rendevano e la rendono una persona speciale.
Arriva finalmente sabato sono le 15,10 sento il campanello suonare, vado ad aprire e sulla porta c’è Katia che mi saluta e abbraccia con vigore e subito dietro Elisa.
K: “Ciao zio hai visto che finalmente siamo venute a trovarti?”
E: “Per me non se lo aspettava” segue Elisa facendomi l’occhiolino.
Io: “Che sorpresa! Entrate! Accomodatevi in soggiorno. Mi volete lasciare intanto i cappotti?”
Si siedono sul divano, mentre io mi accomodo su una poltrona di fronte. Iniziamo a chiacchierare del più e del meno, di come stanno le loro famiglie, di come va il lavoro e in men che non si dica si avvicina l’orario di cena. Ragazze se volete potete restare a farmi compagnia per cena.
E: “Con piacere, anche perché Ale e Luigi (figlio e marito) sono ad una cena della società di basket, così non mangio sola.”
K: “Io purtroppo devo tornare a casa, la famiglia mi sta aspettando. Sarà alla prossima occasione.”
Porgo il cappotto a Katia, la saluto e rivolgendomi a Elisa chiedo se ha preferenze sulla cena o vanno bene salsiccia e patate che avevo già preparato la mattina.
- “Va benissimo zio, sai che mangio di tutto”- e stranamente da alla frase un tono un po’ malizioso. O così mi sembra.
Ci sediamo a tavola verso due bicchieri di Lambrusco di Sorbara e mentre stiamo mangiando e ridendo di alcune cose che mi sono capitate, forse anche per il vino bevuto, la nipotina se ne esce con una frase che mi lascia senza parole: “ Zio, c’è una cosa abbastanza divertente che non ti ho mai raccontato, quando ero ragazzina tu eri il mio principe azzurro e sognavo che anziché in macchina arrivavi su un magnifico cavallo nero lucido mi rapivi e mi portavi nel tuo castello in cima alla collina.”
- “ Ma cosa dici! Io proprio non mi ci vedo come principe azzurro. Ahahahah! Poi il cavallo non dovrebbe essere bianco?”
Nel frattempo si alza, viene alle mie spalle, mi abbraccia e così facendo appoggia il suo prosperoso seno sul mio collo e mi sussurra… “cosa importa il colore?”
In quel momento, senza dar tempo alla mente di ragionare, la mia mano va sulla spalla e accarezza il seno di Elisa, che anziché ritrarsi indugia e accetta il mio gesto.
Mi alzo, la guardo intensamente negli occhi, le mie mani afferrano il suo viso e la mia bocca va in cerca delle sue labbra, le trova, la bacio prima teneramente, poi la mia bocca sembra mangiare la sua, le lingue si rincorrono.
- “Oh, zio! non sai quanto ho desiderato questo momento. Finalmente ho realizzato un sogno.”
- “Eli anch’io ho sempre provato qualcosa per te, ma la mia figura di zio e il timore di offenderti mi hanno sempre frenato.”
I miei occhi si chiudono un istante forse per pudore o per rimpianto e quando si riaprono la vedo che si sta sfilando il maglione in pile. Una visione divina, niente reggiseno, la pelle chiara e lucente, due tette e che tette, che lasciano senza fiato. Nonostante gli anni sento risvegliarsi il mio corpo, il sangue corre nelle vene, la mente pulsa e un’erezione fa capolino.
Mi chino, afferro con le mani le gemelle e inizio a leccare e succhiare avidamente quella carne giovane e calda, i capezzoli inturgiditi mi solleticano la lingua, sento il suo respiro farsi più ritmato, più forte, ansimare.
- “ Sììì, continua sono tua.”
Insieme ci spogliamo, mi sento goffo, Dio com’è bella! ma lei non mi da il tempo di pensare, mettendosi in ginocchio mi prende il cazzo con la bocca, prima la punta poi piano piano fino a metà dell’asta, inizia un saliscendi fantastico. Io nel frattempo la guardo e sento il membro indurirsi sempre più, sorpreso dopo anni che non facevo l’amore, lo sfila di bocca e prima lo bacia, poi con la lingua scorre lungo l’asta fino alle palle, risale e questa volta lo ingoia tutto; sono estasiato delle sue doti, meravigliato della mia “nipotina” che continua a lavorare il cazzo divinamente.
- “Elisa fermati, ho bisogno del tuo profumo, del tuo sapore”
L’accompagno sul divano, la torno a baciare, le bacio il collo, scendo sui seni, li palpo, li lecco, mordicchio i capezzoli, il suo corpo risponde alle sollecitazioni. Allora con le mani accarezzo i fianchi, con le labbra sfioro il suo ventre, scendo fino al monte di venere impreziosito da un ciuffetto curato di peli castano rossiccio, con le mani apro le cosce che stringo con decisione, la lingua ora è sulle labbra, le succhio, mi concentro sul clitoride che faccio vibrare dolcemente ne delineo il contorno con le dita che poi si fanno strada all’interno della vagina.
- “ Mhh, così zio, mhhh!”
Continuo incessante, stimolo le grandi labbra, mi intrufolo con la lingua dentro, la mia testa sembra tornata giovane, ritorno sul bottoncino finché non lo sento ingrossare, la sento vibrare e finalmente mi nutro del suo nettare, inebriante che mi pervade la mente.
- “ Ancora zio, sei fantastico! Non smettere, sto venendo...Ahhhhh! Ahhhh!
Ora voglio sentire il tuo sapore, Matteo”. Lì per lì non mi accorgo che mi chiama per nome.
- “Ma Eli non è che alla mia età ho tante cartucce, poi finisco lì” e mi parte una risatina.
- “ Fa nulla! Desidero il tuo sapore. Il profumo del tuo cazzo e la sua crema.”
Così lo riprende in mano, ci gioca con le dita, accarezza la punta la bacia, la lecca poi di nuovo lecca tutta l’asta, la mordicchia, mi succhia la sacca con le palle, risale e inizia un megapompino.
- “ Brava! Ti adoro. Sapevo che eri così troia, continua.” e con la mano le guido la testa, le imposto il ritmo, a poco a poco sento il seme che mi scorre per uscire.
Lei se ne accorge e aumenta leggermente l’intensità…
- “ Sìììì, ahhhh, sto per venire!”
Per un attimo si ferma
- “ Sono pronta.” E ritorna subito a stimolare il cazzo.
In un attimo le schizzo la calda crema in bocca, la ingoia, il suo viso è radioso, soddisfatto. Mi pulisce le ultime gocce rimaste nel buchino sulla punta assaporandole come fossero la cosa più squisita del mondo.
I nostri occhi si incontrano e d’istinto mi viene “ Elisa non potevi farmi un regalo più bello”.
Intanto si riveste e col dito appoggiato sul suo naso dice “ shhh! Non credo sarà l’unico. Dopo oggi ho intenzione di farci qualche altro regalo”.
Ci baciamo nuovamente, ci salutiamo e mi lascia con un “ A presto zio” e mi fa l’occhiolino.
Prossimamente vi racconterò di altre “visite”.
Devo riavvolgere il nastro di qualche mese e arrivare a mercoledì 20 dicembre, quando intento a riordinare un vecchio cassettone pieno di cianfrusaglie, sento lo smartphone inondare la stanza con la musica funky della suoneria, guardo il display ed è il numero della mia nipotina Elisa, una delle due figlie di mia sorella.
- “Ciao zio! Come stai? É un po’ che non ci sentiamo! La zia è a casa o come sempre è via?”
- “Ciao Elisa io sto bene. Con qualche acciacco dovuto all’età, ma non mi posso lamentare.
La zia è partita per uno dei suoi viaggi religiosi, ormai non ci faccio nemmeno caso. Ma dimmi, c’è qualche problema?” Non era solita telefonarmi frequentemente.
- “Come zietto!?! Siamo vicini al Natale e io e Katia (sua sorella) avremmo pensato di passare a fare gli auguri! Sei a casa sabato pomeriggio?”
- “Certamente. Vi aspetto con piacere, perché ho voglia di rivedere e riabbracciare le mie uniche nipotine.”
- “Allora a sabato.” E chiude la telefonata.
Oddio! Nipotine per dire… Elisa è una bella donna di 38 anni formosa al punto giusto e Katia più giovane di tre anni, magra e molto alta. Non sembrano affatto sorelle.
Devo ammettere che i giorni di attesa sono passati con una certa emozione, Elisa fin da bambina è stata la nipote prediletta per la sua simpatia, la sua vivacità e la sua spigliatezza che la rendevano e la rendono una persona speciale.
Arriva finalmente sabato sono le 15,10 sento il campanello suonare, vado ad aprire e sulla porta c’è Katia che mi saluta e abbraccia con vigore e subito dietro Elisa.
K: “Ciao zio hai visto che finalmente siamo venute a trovarti?”
E: “Per me non se lo aspettava” segue Elisa facendomi l’occhiolino.
Io: “Che sorpresa! Entrate! Accomodatevi in soggiorno. Mi volete lasciare intanto i cappotti?”
Si siedono sul divano, mentre io mi accomodo su una poltrona di fronte. Iniziamo a chiacchierare del più e del meno, di come stanno le loro famiglie, di come va il lavoro e in men che non si dica si avvicina l’orario di cena. Ragazze se volete potete restare a farmi compagnia per cena.
E: “Con piacere, anche perché Ale e Luigi (figlio e marito) sono ad una cena della società di basket, così non mangio sola.”
K: “Io purtroppo devo tornare a casa, la famiglia mi sta aspettando. Sarà alla prossima occasione.”
Porgo il cappotto a Katia, la saluto e rivolgendomi a Elisa chiedo se ha preferenze sulla cena o vanno bene salsiccia e patate che avevo già preparato la mattina.
- “Va benissimo zio, sai che mangio di tutto”- e stranamente da alla frase un tono un po’ malizioso. O così mi sembra.
Ci sediamo a tavola verso due bicchieri di Lambrusco di Sorbara e mentre stiamo mangiando e ridendo di alcune cose che mi sono capitate, forse anche per il vino bevuto, la nipotina se ne esce con una frase che mi lascia senza parole: “ Zio, c’è una cosa abbastanza divertente che non ti ho mai raccontato, quando ero ragazzina tu eri il mio principe azzurro e sognavo che anziché in macchina arrivavi su un magnifico cavallo nero lucido mi rapivi e mi portavi nel tuo castello in cima alla collina.”
- “ Ma cosa dici! Io proprio non mi ci vedo come principe azzurro. Ahahahah! Poi il cavallo non dovrebbe essere bianco?”
Nel frattempo si alza, viene alle mie spalle, mi abbraccia e così facendo appoggia il suo prosperoso seno sul mio collo e mi sussurra… “cosa importa il colore?”
In quel momento, senza dar tempo alla mente di ragionare, la mia mano va sulla spalla e accarezza il seno di Elisa, che anziché ritrarsi indugia e accetta il mio gesto.
Mi alzo, la guardo intensamente negli occhi, le mie mani afferrano il suo viso e la mia bocca va in cerca delle sue labbra, le trova, la bacio prima teneramente, poi la mia bocca sembra mangiare la sua, le lingue si rincorrono.
- “Oh, zio! non sai quanto ho desiderato questo momento. Finalmente ho realizzato un sogno.”
- “Eli anch’io ho sempre provato qualcosa per te, ma la mia figura di zio e il timore di offenderti mi hanno sempre frenato.”
I miei occhi si chiudono un istante forse per pudore o per rimpianto e quando si riaprono la vedo che si sta sfilando il maglione in pile. Una visione divina, niente reggiseno, la pelle chiara e lucente, due tette e che tette, che lasciano senza fiato. Nonostante gli anni sento risvegliarsi il mio corpo, il sangue corre nelle vene, la mente pulsa e un’erezione fa capolino.
Mi chino, afferro con le mani le gemelle e inizio a leccare e succhiare avidamente quella carne giovane e calda, i capezzoli inturgiditi mi solleticano la lingua, sento il suo respiro farsi più ritmato, più forte, ansimare.
- “ Sììì, continua sono tua.”
Insieme ci spogliamo, mi sento goffo, Dio com’è bella! ma lei non mi da il tempo di pensare, mettendosi in ginocchio mi prende il cazzo con la bocca, prima la punta poi piano piano fino a metà dell’asta, inizia un saliscendi fantastico. Io nel frattempo la guardo e sento il membro indurirsi sempre più, sorpreso dopo anni che non facevo l’amore, lo sfila di bocca e prima lo bacia, poi con la lingua scorre lungo l’asta fino alle palle, risale e questa volta lo ingoia tutto; sono estasiato delle sue doti, meravigliato della mia “nipotina” che continua a lavorare il cazzo divinamente.
- “Elisa fermati, ho bisogno del tuo profumo, del tuo sapore”
L’accompagno sul divano, la torno a baciare, le bacio il collo, scendo sui seni, li palpo, li lecco, mordicchio i capezzoli, il suo corpo risponde alle sollecitazioni. Allora con le mani accarezzo i fianchi, con le labbra sfioro il suo ventre, scendo fino al monte di venere impreziosito da un ciuffetto curato di peli castano rossiccio, con le mani apro le cosce che stringo con decisione, la lingua ora è sulle labbra, le succhio, mi concentro sul clitoride che faccio vibrare dolcemente ne delineo il contorno con le dita che poi si fanno strada all’interno della vagina.
- “ Mhh, così zio, mhhh!”
Continuo incessante, stimolo le grandi labbra, mi intrufolo con la lingua dentro, la mia testa sembra tornata giovane, ritorno sul bottoncino finché non lo sento ingrossare, la sento vibrare e finalmente mi nutro del suo nettare, inebriante che mi pervade la mente.
- “ Ancora zio, sei fantastico! Non smettere, sto venendo...Ahhhhh! Ahhhh!
Ora voglio sentire il tuo sapore, Matteo”. Lì per lì non mi accorgo che mi chiama per nome.
- “Ma Eli non è che alla mia età ho tante cartucce, poi finisco lì” e mi parte una risatina.
- “ Fa nulla! Desidero il tuo sapore. Il profumo del tuo cazzo e la sua crema.”
Così lo riprende in mano, ci gioca con le dita, accarezza la punta la bacia, la lecca poi di nuovo lecca tutta l’asta, la mordicchia, mi succhia la sacca con le palle, risale e inizia un megapompino.
- “ Brava! Ti adoro. Sapevo che eri così troia, continua.” e con la mano le guido la testa, le imposto il ritmo, a poco a poco sento il seme che mi scorre per uscire.
Lei se ne accorge e aumenta leggermente l’intensità…
- “ Sìììì, ahhhh, sto per venire!”
Per un attimo si ferma
- “ Sono pronta.” E ritorna subito a stimolare il cazzo.
In un attimo le schizzo la calda crema in bocca, la ingoia, il suo viso è radioso, soddisfatto. Mi pulisce le ultime gocce rimaste nel buchino sulla punta assaporandole come fossero la cosa più squisita del mondo.
I nostri occhi si incontrano e d’istinto mi viene “ Elisa non potevi farmi un regalo più bello”.
Intanto si riveste e col dito appoggiato sul suo naso dice “ shhh! Non credo sarà l’unico. Dopo oggi ho intenzione di farci qualche altro regalo”.
Ci baciamo nuovamente, ci salutiamo e mi lascia con un “ A presto zio” e mi fa l’occhiolino.
Prossimamente vi racconterò di altre “visite”.
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