La gelosia di mio nipote

di
genere
incesti

LA GELOSIA DI MIO NIPOTE
Ero stata un intero weekend in una baita tra le montagne della Val d'Aosta con un terzetto di ricchi imprenditori assolutamente porci.

Il padre dell'amico di mio nipote si era rivelato un vero pervertito e i suoi due amici non erano di certo da meno.

Forse qualcuno di voi avrà letto la cronaca di quell'incontro che ho già pubblicato.

Tre stimabili imprenditori fissati con il culo, mi avevano fatto di tutto, mettendo in atto le loro fantasie più perverse.

Certo, la cifra era stata irrinunciabile, direi quasi indecente, ma cazzo che viziosi!

Ora sono nel mio ufficio, a colloquio con un importante costruttore milanese: il progetto è ambizioso e i margini di guadagno notevoli.

Sono attenta e concentrata, quando squilla il mio telefono.

Mio nipote: e che cazzo vuole, adesso, mi dico spazientita mentre spengo il cellulare per non essere distratta.

Il confronto con l’imprenditore è interessante, positivo, e la proposta che mi fa appare ricca di prospettive, per cui accetto il suo invito ad approfondire la questione in un hotel.

E' ora di pranzo, del resto...

Non è la prima volta che per favorire la realizzazione di importanti progetti mi concedo a chi dimostra un particolare interesse nei miei riguardi.

Ho spesso a che fare con personaggi che nel loro ambiente professionale rivestono ruoli di notevole rilevanza, per cui quando noto che all’interesse per l’affare si aggiunge quello per la mia persona cerco di approfittarne.

Certo, non è frequente che io accetti simili proposte, ma quando la rilevanza economica dell’affare lo suggerisce, non mi tiro indietro.

Andammo quindi a pranzo e subito dopo salimmo nella suite che l’imprenditore aveva preso.

Pochi preamboli, il costruttore andò subito al sodo e prese a spogliarsi.

Lo feci anche io e mi stesi sul letto, nuda.

“Allarga quelle gambe”, mi disse avvicinandosi.

Lo feci.

Immerse la lingua nella mia fica e cominciò a leccare con gusto, mentre con le mani mi stringeva le tette.

Poi si stese e, afferratami per i capelli, spinse la mia testa sul suo cazzo.

Lo presi in mano e lo misi in bocca, iniziando un pompino con lingua avvolgente.

Si fece duro in un attimo e io continuai a leccare fino a quando mi afferrò e mi fece mettere la fica sul suo viso, mentre io continuavo a leccargli il cazzo.

Con le mani mi allargò la fica e immerse la lingua in profondità, poi passò a leccarmi il culo.

Mi diede una sberla sul culo e mi disse di mettermi a quattro zampe.

Eseguii e lui si posizionò dietro afferrandomi per il culo.

Me lo allargò, ci appoggiò il suo cazzo e prese a spingere con decisione.

Qualche colpo ben assestato e fu dentro.

Continuò a spingere con forza, lentamente, poi uscì e mi fece girare.

“Stenditi”, mi disse spingendomi, e mi salì addosso per infilarmi il cazzo nella fica.

Mandò in profondità il suo attrezzo, mentre con le mani mi strizzava i capezzoli.

Aumentò la frequenza, fino a quando, ansimando, uscì fuori, si sedette su di me e mi disse di aprire la bocca: “Ingoia tutta la sborra, troia, chiaro?”.

Eseguii docile, annuendo, e mentre lui si segava attesi a bocca aperta il suo sperma.

Pochi secondi e i fiotti della sua sborra finirono sulla mia faccia e nella mia bocca.

Attesi che i fiotti terminassero e poi ingoiai tutto quello che avevo in bocca, mentre lui col dito raccoglieva la sborra che defluiva lungo il mio mento e me la faceva leccare.

Si stese sul letto e mi disse di continuare a leccargli il cazzo.

Lo feci, fino a quando divenne definitivamente moscio.

A quel punto mi alzai e andai in bagno a lavarmi.

Lui mi seguì, mi afferrò per i capelli e mi disse di mettermi in ginocchio dentro la vasca perché voleva pisciarmi in bocca.

Obbedii, stetti con la bocca aperta mentre il suo piscio mi inondava il viso e la bocca.

Quando ebbe finito ingoiai tutto quello che avevo in bocca e leccai il cazzo che mi aveva messo nuovamente in bocca.

“Ora vatti a lavare, troia”, mi disse mentre usciva dal bagno.

Ci ritrovammo nella hall dell’albergo, uscimmo e continuammo a parlare dei nostri affari.

L’accordo sarebbe andato in porto e per me sarebbe stata una commessa davvero interessante.

Ero ampiamente soddisfatta per l’affare concluso e mi recai subito in studio per gli appuntamenti pomeridiani.

Ero al PC, intenta a scrivere.

Non avevo ancora riaperto al pubblico, quando suonarono al citofono.

Non andai a rispondere.

Il citofono suonò di nuovo, ininterrottamente.

Furente andai ad aprire: ma chi cazzo era che si permetteva di suonare così?

Mio nipote apparve sulla soglia con aria imbufalita.

“Sono due giorni che ti cerco. Non mi rispondi. Che ti ho fatto?”, disse entrando in studio come una furia.

“Avrei cose importanti da fare anche io, no? Io lavoro, io!! - urlai agitata - dovresti saperlo!”

“Ma come ti permetti di arrivare così, di entrare in questo modo, aggressivo, maleducato…”

Non mi fece finire che mi abbracciò e prese a baciarmi sul viso e sulle labbra.

“Non posso stare senza di te, lo capisci?”, mi diceva ansimando mentre continuava a baciarmi in modo disperato.

"Sei stata lì, con quelli, e ti sei dimenticata di me!"

Non sapevo cosa fare, era come fuori di sé: ci mancava pure la gelosia infantile.

E diavolo!, pensai inviperita e rassegnata.

Lo lasciai sfogare, anche quando iniziò a spogliarmi…

Preferii assecondarlo, lo lasciai fare, e in men che non si dica mi ritrovai nuda tra le sue braccia.

“Federico, non qui, per favore, non qui, non ora, ti prego…”, cercavo di calmarlo.

“Ti voglio, ti voglio…”, mi diceva mentre mi accarezzava le tette e la fica.

"Vai con chiunque, ti fai fare le cose più porche, e poi a me, che ti adoro davvero, ti neghi..."

"Cazzo dici, se sono mesi che mi scopi e mi inculi!!", gli risposi in tono volutamente volgare e spazientito.

"Ti voglio, ho voglia di stare con te zia, adesso, subito"

“Va bene, ma non qui e non ora. Questa sera, a casa forse sono sola, ti farò sapere…”, cercai di calmarlo.

“Tu mi freghi zietta, ti conosco. Stasera, va bene, ma nel villino di Matteo, alle sette, ci sarai?”

“Ci sarò, te lo prometto. Ora vai via, ti prego, ho cose importanti da fare, clienti da ricevere, ti prego Federico, ti prego...", lo implorai.

Riuscii a farlo andare via, mi rivestii e ripresi a lavorare.

Si fecero le sette in un battibaleno, accidenti a me.

Arrivai con un po' di ritardo all’appuntamento.

Mio nipote mi stava aspettando nervoso lungo la strada.

Entrai nel vialetto e spensi la macchina.

Il tempo di uscire e venne a prendermi per un braccio e a trascinarmi verso la camera da letto.

Mi spogliai senza dire nulla e quando fui nuda andai a stendermi sul letto: “E adesso, che vuoi farmi?”, gli chiesi guardandolo.

“Di tutto zia, ti farò di tutto”, mi disse mentre si allungava su di me per baciarmi.

“So quello che ti hanno fatto il padre di Matteo e i suoi amici: ma sei davvero così porca zia?”

“Era una cifra davvero indecente, sai…irrinunciabile, e qualche sacrificio occorre pur farlo ogni tanto”, risposi in tono un po' vittimistico.

“Ma sembra che a te piacesse veramente…”

“Ma sai, tutte le esperienze nuove sono interessanti, anche se non piacciono, e poi devi stare al gioco, capisci?...”

"Penso di si, zia...", mi disse guardandomi negli occhi, e prese a leccarmi la fica mentre con le mani mi strizzava i capezzoli.

Iniziai a godere sommessamente.

Si allungò a fianco a me, mi prese e spinse la mia testa verso il suo cazzo.

Iniziai a fargli un pompino e quando il suo cazzo tornò bello duro salii sopra di lui, così da potermi infilare il suo cazzo dentro la fica.

Mi piaceva, e iniziai a cavalcarlo selvaggiamente, col mio culo che faceva su e giù vorticosamente fino a quando venne inondandomi la fica con la sua sborra calda.

"Cazzo, zia! Non ho resistito, ti volevo sborrare in bocca", mi disse affranto mio nipote.

"Non ti preoccupare...", gli dissi ansimando mentre anche io venivo ancheggiando di piacere.

Poverino, pensai, era così eccitato mio nipote che non era riuscito a controllarsi...

Allora feci uscire il suo cazzo ancora in fibrillazione e lo presi in bocca per leccare tutta la sborra che ancora fuoriusciva lentamente.

Sentii mio nipote che fremeva di piacere e rideva di gusto mentre mi riprendeva col suo telefonino: "sei davvero una troia meravigliosa, zia, mentre lecchi i cazzi", mi disse, e nel contempo raccoglieva con le dita la sborra che usciva lentamente dalla mia fica per mettermela in bocca.

Io continuavo a leccare il suo cazzo, lo ripulii da tutta la sborra, leccai pure le sue dita, poi ripresi in bocca il suo cazzo e all'improvviso gli assestai un morsetto.

Mio nipote emise un urlo.

"Cazzo fai zia!"

"Quante volte ti ho detto che non voglio essere ripresa?", gli dico ridendo, mentre riprendo a leccargli il cazzo.

Federico ripone il telefonino, mi afferra i capelli e prende a spingermi la testa sul suo cazzo.

"Più forte, puttana, più forte", mi dice ansimando.

Lo sento tornare a indurirsi.

Mio nipote mi sposta, mi gira, mi afferra il culo e lo tira a sè per baciarlo a più non posso.

Lui a quel punto mi fa girare e torniamo al 69.

Prende a leccarmi con voracità la fica bagnata e il culo, fino a quando mi sposta di nuovo:

"Ora ti sfondo il culo zietta”, mi dice mentre mi fa mettere a quattro zampe e mi allarga il culo per infilarci la lingua e leccarmi.

Sento la sua lingua, mi piace, attendo qualche secondo e sento un colpo secco, deciso, forte: il suo cazzo inizia a entrare.

Emisi un urlo di dolore, che mi fece rimanere senza fiato per alcuni secondi, poi lui prese a spingere e sentii il suo cazzo entrare in profondità.

Spingeva con forza, mugolando di piacere e tenendo il mio culo aperto con le mani.

Io presi a masturbarmi ferocemente la fica e, mentre lui continuava a spingere con veemenza, venni ancheggiando e urlando di piacere.

Mio nipote continuò imperterrito a pompare con energia per alcuni minuti fino a quando lo sentii fremere.

Uscì rapidamente, mi afferrò per i capelli.

Mi girai, presi in bocca il suo cazzo e alcuni secondi dopo sentii il suo sperma invadermi la gola.

Ingoiai di nuovo la sua sborra, deliziata.

Riuscii a ingoiarla tutta, e tenni il suo cazzo in bocca per leccarlo a lungo, fino a quando non lo sentii definitivamente afflosciato.

A quel punto ci lasciammo andare sul letto, stremati.

“Zia, ci tornerai da quei porci?”, mi chiese interdetto mentre mi accarezzava le tette.

“Non credo Federico, non credo. Esperienze di quel tipo una volta fatte poi non danno le stesse emozioni”, risposi per rassicurarlo.

“Nemmeno se ti daranno cifre ancora più irrinunciabili?”

Attesi un attimo prima di rispondere: cercavo la risposta migliore da dargli.

“No, nemmeno…”, gli dissi accarezzandogli i capelli: ma già sapevo che gli stavo mentendo.

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2026-02-17
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