Giulia torna a casa

di
genere
masturbazione

Si chiamava Giulia, ventidue anni, capelli castani lunghi fino alle scapole e un corpo che sembrava fatto apposta per far impazzire chiunque la guardasse. Era sola in casa quel pomeriggio. I genitori erano fuori per il weekend e suo fratello Luca era ancora al lavoro. Aveva passato tutta la mattina a camminare con le sue Converse vecchie, senza calzini, e quando finalmente si tolse le scarpe in camera, l’odore che salì fu così intenso, così animale, che le venne un brivido lungo la schiena.
Si sedette sul bordo del letto, si portò un piede alla faccia e inspirò profondamente. Il profumo era forte: sudore, pelle calda, un sentore leggermente acido che le fece stringere le cosce. Annusò di nuovo, più a fondo, premendo il naso tra le dita. Sentì il clitoride pulsare. Si leccò le labbra e fece scivolare la mano dentro gli shorts. Era già bagnata fradicia.
«Cazzo…» mormorò, mentre si annusava l’altro piede, succhiandosi lentamente l’alluce. Ogni respiro le faceva contrarre la figa. Si tolse i pantaloncini e le mutandine in un colpo solo. Le labbra erano gonfie, lucide, e un filo di umori le colava lungo la fessura.
Si alzò, ancora nuda dalla vita in giù, e andò in cucina camminando piano, godendosi la sensazione dell’aria fresca sul sesso bagnato. Aprì il frigo e prese un pezzo di formaggio stagionato, uno di quelli duri, dal sapore forte, quasi piccante. Lo tenne in mano un secondo, sorridendo maliziosa.
Tornò in camera, si sdraiò sul letto a gambe spalancate e cominciò a strofinarselo addosso. Prima sul clitoride, facendolo girare piano, poi lo fece scivolare tra le labbra, premendolo contro l’apertura. Il formaggio si scaldò subito al contatto con la sua carne bollente. Lo spinse un po’ dentro, solo la punta, e lo tirò fuori coperto di umori trasparenti. Ripeté il gesto più volte, sempre più veloce, mentre con l’altra mano si pizzicava un capezzolo.
L’odore del formaggio si mescolava al suo: acre, salato, osceno. Veniva quasi, ma si fermò. Voleva arrivare fino in fondo.
Si alzò, andò in bagno, si lavò solo le mani (non il formaggio) e lo mise su un piattino. Poi si rivestì: maglietta larga, shorts cortissimi, niente mutande.
Alle otto la famiglia era a tavola. Mamma, papà, Luca e lei.
Giulia aveva tagliato il formaggio in piccoli cubetti e l’aveva messo nel piatto centrale, proprio accanto al pane.
«Passatemi il formaggio, per favore?» disse con voce dolce, innocente.
Suo padre glielo passò. Lei ne prese un cubetto, se lo mise in bocca lentamente, succhiandolo un attimo prima di masticare. Sapeva di lei. Sapeva di figa.
Poi guardò Luca, che stava mangiando le lasagne senza sospettare niente.
«Luca, ne vuoi un po’?» chiese, spingendo il piatto verso di lui con un sorriso malizioso. «È buonissimo stasera… davvero saporito.»
Luca alzò gli occhi, prese un cubetto e se lo infilò in bocca.
«Hai ragione» disse masticando. «È proprio buono. Sa di… non so, di qualcosa di speciale.»
Giulia strinse le cosce sotto il tavolo, sentendo ancora il formaggio scivoloso tra le labbra.
E sorrise.
scritto il
2026-02-14
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