Mai sottovalutare una professionista

di
genere
corna

Un uomo, di professione operaio in una fabbrica di tubi, da mesi è frustrato e arrabbiato per via della moglie, la quale è sempre più restia ad accettare le sue attenzioni e a dargli corda quando si mostra voglioso. Lui si avvicina, la accarezza, la stringe a sé e quando arriva il momento di darsi da fare, che si tira fuori il cazzo tutto duro, lei lo snobba e riprende a fare altro, ogni volta contando qualche scusa: “non ho tempo per queste cose”, “non sto tanto bene”, “ho il ciclo” o semplicemente “non mi va”.
Il pover’uomo è sempre più avvilito dalla situazione: tutto il dì fuori a lavorare e quando torna a casa la sua fredda moglie gli nega il divertimento. Per di più, con quel suo lavoro, esposto alla continua vista di quei tubi, quello non fa altro che pensare a un bel buco da scopare.

Un giorno l’operaio si confida con un collega in fabbrica, gli racconta di sua moglie e delle sue pulsioni represse. L’altro si mostra solidale, dice di capire la frustrazione e si fa venire un’idea; dice di conoscere una persona, un’amica, che sarebbe ben felice di aiutarlo a sfogarsi, che non aspetta altro che un bel cazzo entri in casa sua e che è una mangia-uomini, una esperta, che ci sa fare. L’uomo è entusiasta della cosa e chiede subito al collega di fargliela conoscere. Quest’ultimo gli consiglia solamente di presentarsi all’uscio di una tal casa a una tal ora.

Tutto baldanzoso, il nostro uomo un sabato sera esce di casa con qualche scusa riguardante un ritrovo di amici e si porta all’indirizzo indicatogli dal collega. Bello pulito e profumato, bottiglia di vino alla mano, suona alla porta, la quale si schiude poco dopo davanti a una donna in vestaglia, “e neanche tanto male, tutto sommato” pensa lui, che spiega di avere un amico in comune e subito inizia a balbettare qualche convenevole. Lei taglia corto e lo fa entrare.
Mentre lui è lì che si gira e si pirla, dicendo le prime banalità, la donna si fa scivolare la vestaglia dalle spalle e gli si piazza davanti, totalmente nuda, in tutto il suo sfiorente splendore. Qualche rughetta comincia a palesarsi sul viso, le tette non sono più sode come un tempo e la pelle dà segno di assottigliarsi ma la Mangia-uomini sa ancora far formicolare lo scroto di un uomo.
“Dato che hai portato anche il vino, ti delizierò con una delle mie famigerate pompe… per cominciare”, gli dice lei, mentre quello è attonito ma si indurisce come non faceva da tempo. La famigerata pompinara allora si inginocchia, gli prende il cazzo in bocca e succhia e sbauscia fino a che lui non le viene dritto in gola. Poi si mette a pecora sul divano, il fondoschiena bello e liscio che scodinzola all’insù, e si fa fottere la fica mentre urla e geme. Lui gode ancora dentro di lei; non può credere che finalmente sta sfogando a quel modo tutte le sue voglie represse.
L’uomo ormai è un cane sciolto. Prende la donna per i fianchi e con qualche spinta ben assestata la penetra nel culo, cominciando a batterla con forza anche in quel buco.
Dopo il terzo orgasmo, i due ansimando si fermano e si dissetano con il vino; poi l’animale afferra di nuovo la sua preda, la bacia e lecca tutta, e via ancora a inchiodarla, prima in un orifizio, dopo nell’altro. Il suo cazzo si ingrossa, i suoi coglioni sono pieni e la foga non si placa, sborrata dopo sborrata.
E fu sera e fu mattina, così la notte passa, tra le urla di lei e i grugniti di lui, tra una cavalcata selvaggia e una tenera coccola per riprendere fiato.

All’indomani, quando il sole ha ormai fatto capolino dall’orizzonte, l’uomo, sfinito e svuotato ma decisamente soddisfatto, si riveste e fa per andarsene. La donna lo ferma: “Va bene che sei un bello stallone e stanotte mi ci sono proprio divertita con quel tuo cazzo affamato ma guarda che mica faccio pagare a credito io”, e prosegue col dirgli una cifra. Una cifra da capogiro, per giunta.
Lui strabuzza gli occhi e rimane di sasso, mentre quel suo ottuso cervellino da pover’uomo comincia a realizzare l’accaduto. “Mi stai dicendo che sei una puttana?! Una puttana che scopa per soldi?!”.
“Una puttana onesta e professionale che scopa per soldi”, fa lei, “Cosa pensavi, idiota? Che saltassi così all’uccello del primo che mi bussa alla porta solo per divertimento?!”.
Il disgraziato diventa paonazzo e comincia a sbraitare che non poteva saperlo, che pensava fosse una cosa fatta in amicizia e che non vuole pagare per un servizio che non sa di aver comprato, tuttalpiù un servizio troppo costoso per le sue tasche. Non vuole saperne di pagare e se ne esce a gambe levate dall’abitazione di quella libera professionista, la quale non può fermarlo, non ne avrebbe la forza, ma lo avverte: “Se non mi paghi il dovuto, te ne farò pentire amaramente, puoi starne certo”. Ma quell’altro è troppo agitato e spaventato per darle retta e si dà alla fuga.

Passano i giorni. L’idiota si tranquillizza e si persuade di essersi lasciato quella notte di sesso sfrenato alle spalle; torna alla sua solita vita, fatta di lavoro e routine.
Una sera, tuttavia, dal momento che tutti i nodi vengono al pettine e tutte le puttane vogliono farsi pagare, al rientro a casa l’uomo trova una sorpresa ad attenderlo in soggiorno: la prostituta è seduta comodamente sul divano e guarda la televisione insieme alla moglie; sullo schermo stanno scorrendo i filmati della notte trascorsa in casa della signorina, ripresi evidentemente da una telecamera nascosta. La moglie può ben riconoscere il marito che si fotte a più riprese l’altra, facendole cose e assumendo posizioni che lei non gli ha mai visto fare. Il di lei volto però non tradisce rabbia, né delusione, ma è inespressivo, sebbene rosso come un pomodoro, e il suo sguardo sbarrato si fissa sul cornificatore.
Mentre le casse audio riempiono la stanza di gemiti, la creditrice spiega tranquillamente ciò che l’uomo le deve.
“Tu ora pagherai questa donna e poi te la vedrai con me”, dice la moglie.
“Ma io non sapevo che fosse una puttana!”, dice il marito.
“Taci e assumiti le tue responsabilità. Poi te la faccio vedere io”, dice la poveretta.
“È stata solo quella volta! Giuro che non lo farò mai più!”, dice il miserabile.
“Ci puoi giurare, sì, che non lo farai più. Ora pagala”, dice la iena.
“Non abbiamo tutti quei soldi per ‘sta troia!”, dice l’imbecille.
“Paga!”, dice la furia.
L’altra nel frattempo sembra divertirsi ma richiama alla calma la coppia e fa una proposta alla moglie che forse può accontentare entrambe. L’uomo, spiega, potrebbe tornare utile alla sua attività di prostituzione e concedersi perché soddisfi le richieste di alcuni particolari clienti: non vuole pagare un servizio ricevuto? Allora darà lui stesso quel servizio. Lei si ripagherà tramite lui e lui subirà la punizione che si merita.
La moglie ci pensa un po’ su e poi acconsente; ma a una condizione: che lei sia presente come spettatrice.
Il marito comincia a sudare freddo, non sa bene cosa lo aspetta, ma in fin dei conti è un vigliacco e subisce la decisione delle due donne.

Dopo un paio di giorni, l’uomo torna per la seconda volta alla casa della prostituta ma ora è accompagnato dalla moglie e non ha l’aria baldanzosa che aveva in precedenza. Lei viene fatta accomodare nella stessa stanza che aveva visto consumare il tradimento e lui portato via dalla padrona di casa. Poco dopo arrivano quattro uomini che sembrano conoscere bene il posto e si mettono in attesa. Passa qualche minuto e la moglie vede apparire la prostituta con un guinzaglio in mano; all’altro capo è legato il marito, a gattoni, tutto nudo e con una maschera in pelle che gli oscura completamente il volto dal naso in su. “Ora vedrai tuo marito diventare la troietta dei miei clienti. Goditi la vendetta”, le dice.
I quattro si denudano e iniziano a usare l’uomo con i loro cazzi duri, lo sfruttano in tutti i modi possibili, si alternano nello scopare bocca e culo senza nessun riguardo di delicatezza. Lui geme e si lamenta ma il suo pene è barzotto e sbava continuamente pre sperma. I suoi occhi sono oscurati e non può vedere la moglie che con volto impassibile non si perde un istante di quella scena e che ogni tanto fa scivolare una mano nelle mutandine per toccarsi le labbra umide.
Quando finiscono, e ce ne vuole, i quattro uomini lasciano la loro bambola di carne ad ansimare in una pozza di sperma e umiliazione.
La prostituta è soddisfatta, si è fatta pagare bene quella prestazione data in appalto, anche più di quello che avrebbe preso dall’uomo, e la moglie ha vendicato il tradimento.

La moglie si è vendicata? Sì, solo in parte però, perché da quel giorno la vita coniugale è cambiata.
La sera, dopo il rientro dal lavoro, l’uomo diventa il giocattolo sessuale della moglie: lo fa gattonare nudo per casa, lo tormenta con fruste e frustini, lo tiene al guinzaglio, gioca con il suo pisello e le sue palle per poi negargli l’orgasmo, lo umilia in vari modi; e lei ci gode, si eccita a fare ciò, spinge e struscia la sua figa bagnata sulla faccia del marito, che intanto è legato come un prigioniero, fino a venirgli addosso e altre mirabolanti dominazioni. La donna non si fa scopare dall’uomo; quando le aggrada, è lei a scopare lui, è lei che usa lui per il suo piacere e non per altro. La persona pacata e trattenuta che era, si è scoperta una sadica e insaziabile dominatrice.
Quel sempliciotto che una volta ha osato fare il furbo, adesso è un bravo cagnolino ammaestrato e forse gli sta pure piacendo questa sua nuova condizione, se non per inclinazione, almeno per abitudine.


*Fatti e personaggi narrati sono frutto di fantasia e non si riferiscono a persone o categorie di persone realmente esistenti. Il racconto ha il solo scopo di intrattenere.*
di
scritto il
2026-02-14
1 0 8
visite
1
voti
valutazione
1
il tuo voto
Segnala abuso in questo racconto erotico

Continua a leggere racconti dello stesso autore

racconto precedente

Società dei diritti

Commenti dei lettori al racconto erotico

cookies policy Per una migliore navigazione questo sito fa uso di cookie propri e di terze parti. Proseguendo la navigazione ne accetti l'utilizzo.