Varcare la soglia
di
sinatra
genere
tradimenti
Se penso che da quella volta tutto tra noi è cambiato, non so se ridere o piangere. Io e la mia fidanzata Gemma eravamo andati via per un weekend. Scegliemmo un posto in maremma dove poter andare a cavallo, mangiare bene, dormire benissimo. E sì, anche darci dentro sotto le coperte.
Scegliemmo un agriturismo abbastanza isolato e rustico, dove in effetti venimmo accolti alla grande. Il pomeriggio fummo accompagnati a cavallo in una escursione lunga e bellissima nella campagna profonda. Poi iniziò da lontano qualche lampo, e i nostri accompagnatori ci consigliarono di tornare indietro, che i cavalli si stavano innervosendo. Poco male, si stava facendo sera e la cavalcata era stata molto affascinante. Eravamo soddisfatti. Una volta in camera ci facemmo una doccia e una volta nudi fummo tentati di buttarci sul letto. Ma la stanchezza e soprattutto la fame vinsero sulla lussuria, e così andammo nella sala bar ristorante della tenuta.
Le cose tra me e Gemma a letto andavano bene, o almeno mi sembrava. Ogni tanto per farla godere dovevo leccarla a lungo, perché solo con la penetrazione raramente succedeva. Lei invece sapeva molto bene come farmi venire. Con le mani, con la bocca, o cavalcandomi. Era una vera dea del sesso, non avevo mai avuto una donna così tanto sensuale come lei.
Una volta al bar scoprimmo che nell’agriturismo, composto di sole quattro stanze, erano ospiti anche una coppia di anziani olandesi e una famiglia con bambini. Io e Gemma prima di sederci a tavola bevemmo un aperitivo. Non fu l’ultimo bicchiere di quella sera. L’euforia di essere in vacanza, la spossatezza, e il buonissimo vino locale, fece in modo di farci bere molto più del solito. Verso le undici eravamo decisamente alticci. La coppia di anziani e la famiglia con bambini si erano già ritirate nelle loro stanze.
Al nostro tavolo si sedettero i due butteri che ci avevano accompagnato nel pomeriggio. Erano proprietari della struttura insieme con le loro mogli, che però quel weekend erano via con i rispettivi figli. I due erano soli e in vena di fare serata. Avevano una comicità molto ruspante e a volte volgare, almeno così mi pareva. Gemma invece rideva un po’ troppo, per i miei gusti. Io non amavo le barzellette e nemmeno le pacche sulle spalle. I due erano prodighi di ambedue. Almeno con me. Con Gemma tentavano sfioramenti e soprattutto non le toglievano gli occhi di dosso.
Bisogna dire che Gemma quella sera mostrava il meglio di sé. Indossava dei jeans corti che le fasciavano benissimo il sedere. Una canottiera che metteva in luce il suo decollete. Ha una quarta, la mia Gemma. I suoi capelli corti permettevano di godersi il suo collo e la sua schiena. Ogni volta che andava al bagno, i due la seguivano ancheggiare e sorridevano sornioni. Mi fecero anche i complimenti per la puledra, dissero proprio così. Sentire chiamare la mia fidanzata, magari futura moglie, in quel modo, mi dette fastidio. Ma volevo stare al gioco e non dimostrarmi impaurito. Così gli dissi che in effetti era proprio una bella puledra. I due mi stuzzicavano, chiedendomi come si comportava. Se era brava a letto. Se lo succhiava bene. L’alcol permetteva questi discorsi disinibiti, che in altre circostanze mi avrebbero messo a disagio.
A un certo punto dissi a Gemma e ai due che per me la serata finiva lì, ero davvero sbronzo. I due si ribellarono, dissero di rimanere ancora. Misero della musica non troppo alta, per non disturbare gli altri ospiti. Presero Gemma e la fecero alzare. Lei inizialmente sembrava imbarazzata e rifiutarsi, poi iniziò lentamente a muoversi, per infine lasciarsi andare al ballo. Era uno spettacolo da vedere, e infatti i due non si perdevano un centimetro del suo corpo. A un certo punto le si avvicinarono anche, appoggiandosi a lei uno davanti e uno dietro. Tutti e tre guardavano nella mia direzione. Gli occhi mi si chiudevano, ma quella scena mi diede una piccola sveglia. E anche, inspiegabilmente, eccitazione. I due butteri tirarono fuori una bottiglia di liquore fatto in casa. Ne bevvi un piccolo sorso e mi sentii bruciare la gola e girare la testa. Forse persi i sensi per qualche secondo.
Mi ritrovai tra le braccia dei due uomini, con Gemma che mi carezzava il volto. “Amore, come ti senti?”. “Portiamolo a letto”. Venni appoggiato sul letto dai due, che dissero a Gemma di tornare da loro per un ultimo bicchiere. Una volta soli, dissi a Gemma di andare. Di divertirsi. “Non vuoi che rimanga qui con te?”. “Io vorrei stendermi e chiudere gli occhi”. “Sei sicuro?”. “Tanto quei due mi sa che preferiscono averti tutta per loro”. “Ma cosa stai dicendo, potrebbero essere miei padri”. “Sì, sì lo so io loro cosa vorrebbero”. “Sei solo geloso. Si vogliono solo divertire un po’”. “Con la mia fidanzata”. “Amore, se preferisci resto qui con te”. “No, anzi. Torna di là, ma a una condizione”. “E quale?”. “Lascia il telefono acceso e chiamami, così sentirò cosa succede di là”. “Ma sei matto? Cosa vuoi che succeda?”. “Niente, è solo un gioco. Stuzzicali un po’”. “Sei ubriaco”.
Ma si lasciò convincere, e tornò di là con la chiamata aperta. Io mi ero ripreso un po’, e quella situazione non cercata mi stava investendo con un misto di ansia e eccitazione. Scoprii di avere il pene duro mentre le voci dei tre mi arrivavano nell’auricolare. “Dorme?” “Sì, ha bevuto troppo”. “Non regge l’alcol, il tuo fidanzatino”. “Non ci è abituato”. “Tu invece tieni bene, complimenti. Anzi ecco un altro bicchiere”. “Solo uno, che anche io ho esagerato”. “Balliamo ancora?”. Gemma, forse per non sovrastare le voci sul telefono, disse che la musica avrebbe potuto svegliarmi, e i due si convinsero in fretta che era meglio non succedesse. Iniziarono a farle dei complimenti, prima eleganti, poi un po’ spinti. “Hai un corpo incredibile”. “Sei proprio una bella femmina”. Quelle parole esplicite fecero imbarazzare Gemma, che disse loro di smetterla, che in fondo non era questo granchè. Stava civettando. Le chiesero dei tatutaggi, visto che lei ne ha parecchi. Indugiarono sul suo corpo, prima solo con lo sguardo, poi sfiorandole le spalle, la schiena. Le dissero di alzarsi, che volevano contemplarla. Lei si fece sfuggire di averne anche uno sulla natica. I due non aspettavano altro, le chiesero di vederlo. “Ma non si può”. “Come no? Siamo solo noi. È come vederti in costume”. Gemma fece in modo di dimostrarsi indecisa. Disse che doveva andare in bagno, ma scelse di venire nel bagno della nostra camera. Lasciò il telefono sul tavolo.
Mentre lei si dirigeva verso di me, potei udire i due che si scambiavano sconcezze sulla mia ragazza. La definivano una vacca da montare. Una scrofa. Si spalleggiavano. Volevano scoparsela di brutto. Mi girava la testa, e non solo per il vino. Gemma entrò febbrile. “Amore, mi sa che avevi ragione. Quei due si stanno facendo dei film su di me”. “Mi sa che quei due vogliono farlo con te, il film. Porno”. “Dai! Smettila”. “Fagli credere che ci stai”. “Ma sei scemo? Quelli poi vogliono riscuotere”. “Ma no, come hai detto tu si stanno solo divertendo”. “Ma sei sicuro? Quelli toccano”. “E lasciali toccare un po’. Quando gli ricapita una come te?”. L’orgoglio femminile di Gemma vinse ogni ritrosia, e dopo avermi dato un bacetto tornò in sala. I due smisero di parlare, appena lei comparve. “Eccomi”. “Allora, questo tatuaggio?”.
Gemma sfilò davanti ai due, era proprio brava a far eccitare gli uomini. “Va bene. Ma fate i bravi eh”. Non ce la feci, e corsi verso la porta. Volevo vedere, oltre che ascoltare. Ero preda di una febbre sconosciuta. Gemma, come una consumata spogliarellista, volse il sedere verso i due, che rimanevano seduti. Slacciò i tre bottoni dei jeans e fece scendere il pantaloncino. Subito le sue mutande comparvero, incapaci di nascondere quel ben di dio. Sulla natica destra comparve il delfino che si era tatuata durante una vacanza con la sorella.
I due non si tennero. Erano infoiati come bestie. Ora i complimenti si fecero sozzi. Le davano della bestia da montare. Della puledra. Della figa da paura. Le confessarono di avere i cazzi duri e gonfi. Con il culo ancora rivolto verso di loro Gemma rideva come una finta ingenua. E con mia grande sorpresa andò verso il telefono e fece cadere la telefonata. “Scusate, avevo sentito arrivare un messaggio”.
I due ora facevano sul serio. Uno dei due le prese le mani e la portò verso di sé. Le diede un bacio sulla bocca che lei inizialmente non raccolse. Era stupita. Nel mentre quello dietro le palpò il culo e le baciava le chiappe. “Dai, smettetela, non posso”. “Vieni qua bella puttana, a te ci pensiamo noi”. “C’è il mio ragazzo di là, non potete”. “Quel cornutone dorme, lascialo perdere, vieni qui”. Si erano tirati fuori i cazzi. Erano molto larghi e possenti. Anche Gemma restò turbata a quella visione. “Ma cosa fate!? Mettete via quei cosi”. “Ti piacciono eh, te lo si legge negli occhi”. Uno dei due intanto le aveva abbassato anche le mutande e ora si stava facendo strada con il viso tra le sue gambe. Arrivò a leccarla in mezzo alle natiche. “Sei fradicia”. “No lì no, smettila, ahhhh, cazzo”. Gemma si trovò piegata da quel trattamento, con quello davanti che ora la teneva per la nuca e le spinse la bocca sul suo cazzo. Gemma fece un po’ di resistenza, poi si trovò quel grosso cazzone in bocca. Fece sue e giù due o tre volte, poi sollevò la testa con la saliva che le colava dai lati della bocca. Si divincolò dalla presa dei due. “Vado a controllare che Paolo dorma”. “Sì ma sbrigati troia”.
Arrivò in camera trafelata. Si sentiva odore di alcol, di pelle nuda, di umori. “Amore, deve essere caduta la linea. Qui in campagna succede”. Feci finta di stare per addormentarmi. “Come sta andando? Ci stanno cascando?” “Sì amore, pensano che io ci stia. Ora vado di là ancora un po’ poi li saluto e li lascio da soli”. “Poveretti, ci rimarranno male”. “Dici?”. “Dopotutto sono stati molto simpatici. E ti stanno offrendo da bere”. “Dici? E cosa vorresti che faccia?” “Ma non lo so, lasciali un po’ contenti. Un bacetto, magari”. “Sei sicuro? E se poi vogliono altro?”. “Ma no, sono due vecchi. Non gli tirerà nemmeno più”. Scorsi una specie di ghigno sul volto della mia fidanzata. “Se lo dici tu. Allora vado. Domani ti racconto tutto.” “Ok. Buonanotte. Non fare rumore quando torni”. Gemma se ne andò, lasciandomi sotto le coperte, nudo, eccitato, colpevole.
Quando uscii dalla stanza ebbi però una brutta sorpresa. I butteri avevano chiuso la sala con il chiavistello di ferro battuto. Solo da un piccolo spiraglio potevo scorgere cosa succedeva. I due portarono Gemma sul largo tappeto situato davanti al camino. Il fuoco faceva risplendere gli occhi dei due satiri. Spogliarono la mia ragazza con bramosia. Erano affamati del suo corpo. Ora era nuda, calda, pronta. I due le baciavano il collo, la toccavano. Lei teneva un cazzo per mano. Si inginocchiò e iniziò a succhiarli alternativamente. I due cominciarono a spogliarsi. Possedevano corpi massicci, forti, nerboruti. Dopo poco iniziarono a scoparla in ogni posizione. Lei godeva come non le avevo mai visto fare. Le fecero di tutto. Si fece fare ogni cosa.
Tornò nel letto dopo due ore. Puzzava di maschio, di sborra, di sudore. Non si era nemmeno premurata di lavarsi, dove va essere distrutta. L’indomani dormì a lungo. Mi trovò al suo fianco, sveglio da ore. Le chiesi come era andata a finire la serata. “Ma come vuoi che sia andata. Si sono sbronzati, e se ne sono andati a letto. Avevi ragione tu, amore mio”.
mirandomirandam@gmail.com
Scegliemmo un agriturismo abbastanza isolato e rustico, dove in effetti venimmo accolti alla grande. Il pomeriggio fummo accompagnati a cavallo in una escursione lunga e bellissima nella campagna profonda. Poi iniziò da lontano qualche lampo, e i nostri accompagnatori ci consigliarono di tornare indietro, che i cavalli si stavano innervosendo. Poco male, si stava facendo sera e la cavalcata era stata molto affascinante. Eravamo soddisfatti. Una volta in camera ci facemmo una doccia e una volta nudi fummo tentati di buttarci sul letto. Ma la stanchezza e soprattutto la fame vinsero sulla lussuria, e così andammo nella sala bar ristorante della tenuta.
Le cose tra me e Gemma a letto andavano bene, o almeno mi sembrava. Ogni tanto per farla godere dovevo leccarla a lungo, perché solo con la penetrazione raramente succedeva. Lei invece sapeva molto bene come farmi venire. Con le mani, con la bocca, o cavalcandomi. Era una vera dea del sesso, non avevo mai avuto una donna così tanto sensuale come lei.
Una volta al bar scoprimmo che nell’agriturismo, composto di sole quattro stanze, erano ospiti anche una coppia di anziani olandesi e una famiglia con bambini. Io e Gemma prima di sederci a tavola bevemmo un aperitivo. Non fu l’ultimo bicchiere di quella sera. L’euforia di essere in vacanza, la spossatezza, e il buonissimo vino locale, fece in modo di farci bere molto più del solito. Verso le undici eravamo decisamente alticci. La coppia di anziani e la famiglia con bambini si erano già ritirate nelle loro stanze.
Al nostro tavolo si sedettero i due butteri che ci avevano accompagnato nel pomeriggio. Erano proprietari della struttura insieme con le loro mogli, che però quel weekend erano via con i rispettivi figli. I due erano soli e in vena di fare serata. Avevano una comicità molto ruspante e a volte volgare, almeno così mi pareva. Gemma invece rideva un po’ troppo, per i miei gusti. Io non amavo le barzellette e nemmeno le pacche sulle spalle. I due erano prodighi di ambedue. Almeno con me. Con Gemma tentavano sfioramenti e soprattutto non le toglievano gli occhi di dosso.
Bisogna dire che Gemma quella sera mostrava il meglio di sé. Indossava dei jeans corti che le fasciavano benissimo il sedere. Una canottiera che metteva in luce il suo decollete. Ha una quarta, la mia Gemma. I suoi capelli corti permettevano di godersi il suo collo e la sua schiena. Ogni volta che andava al bagno, i due la seguivano ancheggiare e sorridevano sornioni. Mi fecero anche i complimenti per la puledra, dissero proprio così. Sentire chiamare la mia fidanzata, magari futura moglie, in quel modo, mi dette fastidio. Ma volevo stare al gioco e non dimostrarmi impaurito. Così gli dissi che in effetti era proprio una bella puledra. I due mi stuzzicavano, chiedendomi come si comportava. Se era brava a letto. Se lo succhiava bene. L’alcol permetteva questi discorsi disinibiti, che in altre circostanze mi avrebbero messo a disagio.
A un certo punto dissi a Gemma e ai due che per me la serata finiva lì, ero davvero sbronzo. I due si ribellarono, dissero di rimanere ancora. Misero della musica non troppo alta, per non disturbare gli altri ospiti. Presero Gemma e la fecero alzare. Lei inizialmente sembrava imbarazzata e rifiutarsi, poi iniziò lentamente a muoversi, per infine lasciarsi andare al ballo. Era uno spettacolo da vedere, e infatti i due non si perdevano un centimetro del suo corpo. A un certo punto le si avvicinarono anche, appoggiandosi a lei uno davanti e uno dietro. Tutti e tre guardavano nella mia direzione. Gli occhi mi si chiudevano, ma quella scena mi diede una piccola sveglia. E anche, inspiegabilmente, eccitazione. I due butteri tirarono fuori una bottiglia di liquore fatto in casa. Ne bevvi un piccolo sorso e mi sentii bruciare la gola e girare la testa. Forse persi i sensi per qualche secondo.
Mi ritrovai tra le braccia dei due uomini, con Gemma che mi carezzava il volto. “Amore, come ti senti?”. “Portiamolo a letto”. Venni appoggiato sul letto dai due, che dissero a Gemma di tornare da loro per un ultimo bicchiere. Una volta soli, dissi a Gemma di andare. Di divertirsi. “Non vuoi che rimanga qui con te?”. “Io vorrei stendermi e chiudere gli occhi”. “Sei sicuro?”. “Tanto quei due mi sa che preferiscono averti tutta per loro”. “Ma cosa stai dicendo, potrebbero essere miei padri”. “Sì, sì lo so io loro cosa vorrebbero”. “Sei solo geloso. Si vogliono solo divertire un po’”. “Con la mia fidanzata”. “Amore, se preferisci resto qui con te”. “No, anzi. Torna di là, ma a una condizione”. “E quale?”. “Lascia il telefono acceso e chiamami, così sentirò cosa succede di là”. “Ma sei matto? Cosa vuoi che succeda?”. “Niente, è solo un gioco. Stuzzicali un po’”. “Sei ubriaco”.
Ma si lasciò convincere, e tornò di là con la chiamata aperta. Io mi ero ripreso un po’, e quella situazione non cercata mi stava investendo con un misto di ansia e eccitazione. Scoprii di avere il pene duro mentre le voci dei tre mi arrivavano nell’auricolare. “Dorme?” “Sì, ha bevuto troppo”. “Non regge l’alcol, il tuo fidanzatino”. “Non ci è abituato”. “Tu invece tieni bene, complimenti. Anzi ecco un altro bicchiere”. “Solo uno, che anche io ho esagerato”. “Balliamo ancora?”. Gemma, forse per non sovrastare le voci sul telefono, disse che la musica avrebbe potuto svegliarmi, e i due si convinsero in fretta che era meglio non succedesse. Iniziarono a farle dei complimenti, prima eleganti, poi un po’ spinti. “Hai un corpo incredibile”. “Sei proprio una bella femmina”. Quelle parole esplicite fecero imbarazzare Gemma, che disse loro di smetterla, che in fondo non era questo granchè. Stava civettando. Le chiesero dei tatutaggi, visto che lei ne ha parecchi. Indugiarono sul suo corpo, prima solo con lo sguardo, poi sfiorandole le spalle, la schiena. Le dissero di alzarsi, che volevano contemplarla. Lei si fece sfuggire di averne anche uno sulla natica. I due non aspettavano altro, le chiesero di vederlo. “Ma non si può”. “Come no? Siamo solo noi. È come vederti in costume”. Gemma fece in modo di dimostrarsi indecisa. Disse che doveva andare in bagno, ma scelse di venire nel bagno della nostra camera. Lasciò il telefono sul tavolo.
Mentre lei si dirigeva verso di me, potei udire i due che si scambiavano sconcezze sulla mia ragazza. La definivano una vacca da montare. Una scrofa. Si spalleggiavano. Volevano scoparsela di brutto. Mi girava la testa, e non solo per il vino. Gemma entrò febbrile. “Amore, mi sa che avevi ragione. Quei due si stanno facendo dei film su di me”. “Mi sa che quei due vogliono farlo con te, il film. Porno”. “Dai! Smettila”. “Fagli credere che ci stai”. “Ma sei scemo? Quelli poi vogliono riscuotere”. “Ma no, come hai detto tu si stanno solo divertendo”. “Ma sei sicuro? Quelli toccano”. “E lasciali toccare un po’. Quando gli ricapita una come te?”. L’orgoglio femminile di Gemma vinse ogni ritrosia, e dopo avermi dato un bacetto tornò in sala. I due smisero di parlare, appena lei comparve. “Eccomi”. “Allora, questo tatuaggio?”.
Gemma sfilò davanti ai due, era proprio brava a far eccitare gli uomini. “Va bene. Ma fate i bravi eh”. Non ce la feci, e corsi verso la porta. Volevo vedere, oltre che ascoltare. Ero preda di una febbre sconosciuta. Gemma, come una consumata spogliarellista, volse il sedere verso i due, che rimanevano seduti. Slacciò i tre bottoni dei jeans e fece scendere il pantaloncino. Subito le sue mutande comparvero, incapaci di nascondere quel ben di dio. Sulla natica destra comparve il delfino che si era tatuata durante una vacanza con la sorella.
I due non si tennero. Erano infoiati come bestie. Ora i complimenti si fecero sozzi. Le davano della bestia da montare. Della puledra. Della figa da paura. Le confessarono di avere i cazzi duri e gonfi. Con il culo ancora rivolto verso di loro Gemma rideva come una finta ingenua. E con mia grande sorpresa andò verso il telefono e fece cadere la telefonata. “Scusate, avevo sentito arrivare un messaggio”.
I due ora facevano sul serio. Uno dei due le prese le mani e la portò verso di sé. Le diede un bacio sulla bocca che lei inizialmente non raccolse. Era stupita. Nel mentre quello dietro le palpò il culo e le baciava le chiappe. “Dai, smettetela, non posso”. “Vieni qua bella puttana, a te ci pensiamo noi”. “C’è il mio ragazzo di là, non potete”. “Quel cornutone dorme, lascialo perdere, vieni qui”. Si erano tirati fuori i cazzi. Erano molto larghi e possenti. Anche Gemma restò turbata a quella visione. “Ma cosa fate!? Mettete via quei cosi”. “Ti piacciono eh, te lo si legge negli occhi”. Uno dei due intanto le aveva abbassato anche le mutande e ora si stava facendo strada con il viso tra le sue gambe. Arrivò a leccarla in mezzo alle natiche. “Sei fradicia”. “No lì no, smettila, ahhhh, cazzo”. Gemma si trovò piegata da quel trattamento, con quello davanti che ora la teneva per la nuca e le spinse la bocca sul suo cazzo. Gemma fece un po’ di resistenza, poi si trovò quel grosso cazzone in bocca. Fece sue e giù due o tre volte, poi sollevò la testa con la saliva che le colava dai lati della bocca. Si divincolò dalla presa dei due. “Vado a controllare che Paolo dorma”. “Sì ma sbrigati troia”.
Arrivò in camera trafelata. Si sentiva odore di alcol, di pelle nuda, di umori. “Amore, deve essere caduta la linea. Qui in campagna succede”. Feci finta di stare per addormentarmi. “Come sta andando? Ci stanno cascando?” “Sì amore, pensano che io ci stia. Ora vado di là ancora un po’ poi li saluto e li lascio da soli”. “Poveretti, ci rimarranno male”. “Dici?”. “Dopotutto sono stati molto simpatici. E ti stanno offrendo da bere”. “Dici? E cosa vorresti che faccia?” “Ma non lo so, lasciali un po’ contenti. Un bacetto, magari”. “Sei sicuro? E se poi vogliono altro?”. “Ma no, sono due vecchi. Non gli tirerà nemmeno più”. Scorsi una specie di ghigno sul volto della mia fidanzata. “Se lo dici tu. Allora vado. Domani ti racconto tutto.” “Ok. Buonanotte. Non fare rumore quando torni”. Gemma se ne andò, lasciandomi sotto le coperte, nudo, eccitato, colpevole.
Quando uscii dalla stanza ebbi però una brutta sorpresa. I butteri avevano chiuso la sala con il chiavistello di ferro battuto. Solo da un piccolo spiraglio potevo scorgere cosa succedeva. I due portarono Gemma sul largo tappeto situato davanti al camino. Il fuoco faceva risplendere gli occhi dei due satiri. Spogliarono la mia ragazza con bramosia. Erano affamati del suo corpo. Ora era nuda, calda, pronta. I due le baciavano il collo, la toccavano. Lei teneva un cazzo per mano. Si inginocchiò e iniziò a succhiarli alternativamente. I due cominciarono a spogliarsi. Possedevano corpi massicci, forti, nerboruti. Dopo poco iniziarono a scoparla in ogni posizione. Lei godeva come non le avevo mai visto fare. Le fecero di tutto. Si fece fare ogni cosa.
Tornò nel letto dopo due ore. Puzzava di maschio, di sborra, di sudore. Non si era nemmeno premurata di lavarsi, dove va essere distrutta. L’indomani dormì a lungo. Mi trovò al suo fianco, sveglio da ore. Le chiesi come era andata a finire la serata. “Ma come vuoi che sia andata. Si sono sbronzati, e se ne sono andati a letto. Avevi ragione tu, amore mio”.
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Commenti dei lettori al racconto erotico