Parte 1 | Voglia proibita

di
genere
bisex

"Incontro totalmente al buio, massima riservatezza per entrambi", leggo e mi si stringe lo stomaco. Sono anni che leggo annunci di questo tipo nella mia zona sui siti di incontri. Non ho risposto nemmeno ad uno di questi, ma mi perdo a immaginare cosa accadrebbe se lo facessi. A volte percorro mentalmente i passaggi, la scusa da trovare per allontanarmi da casa e moglie, il viaggio in macchina con il cuore a mille, l'ansia e il piacere di toccare un membro non mio.

Sinceramente mi ritengo etero e non riesco a vedere nulla di sessualmente attraente in un uomo, nulla eccetto il suo cazzo. Così tanto che se fossi nei panni di mia moglie passerei ore e ore a deliziarmi con il mio, a baciarlo, leccarlo, succhiarlo. Qualche volta ci ho provato. Complice qualche influenza un po' lunga e un alimentazione più controllata ho perso peso ed è diventato più facile quantomeno tentare l'autofellatio. Nei giorni migliori, a digiuno, rilassato, con i muscoli più elastici e i 17 cm in tiro sono riuscito ad avvicinarmi a quel frutto proibito.

L'odore pungente del precum mentre si avvicina alle narici, il calore umido proveniente dalla cappella rossa succosa, la vista di quell'asta carica e vogliosa mi manda in estasi. Con la lingua riesco a raggiungere il buchino, raccolgo il precum, riesco a dare qualche colpo di lingua e con un colpo di reni ad abbracciare per qualche attimo la punta della cappella con le labbra (per fortuna ho labbra abbastanza carnose). Questo è il massimo che riesco a fare, purtroppo. Ovviamente al termine della seduta, fatta poi di massaggio prostatico con giocattoli fai da te, accolgo tutto il mio succo sulla lingua, anche se in quella posizione la potenza del getto è un po' scarsa. Al posto dei sette o otto, qualche volta anche nove, getti consueti ne fa due o al massimo tre.

Tutto questo fino a qualche giorno fa.

Un corso aziendale mi costringe a fare un centinaio di chilometri di autostrada. Raggiungo la sede. Volti sconosciuti in abiti tra il casual e il formale che parlano di aspetti noiosi che difficilmente saranno mai utili sul lavoro. Voglio tornare a casa il prima possibile e al termine dei saluti di rito mi metto in marcia senza la classica gita al WC prima di partire.
"Sarà un'ora e mezza al massimo, mal che vada resisterò" penso mentre mi infilo in macchina.

E invece no. Dopo aver imboccato l'autostrada e percorso una trentina di chilometri, avverto la tremenda urgenza di raggiungere un bagno. Quasi in contemporanea spunta l'autogrill. Non avevo mai fatto caso a quella stazione di servizio. Un po' vetusta, piccolina, poco frequentata. Ma non mi interessa. Non me la devo mica comprare.

Parcheggio e cerco il bagno. Sicuramente ce n'è uno dentro al bar, ma intravedo una fila.

"Non ce la farò mai!" esclamo mentre mi fiondo sul retro cerco un anfratto dove poter svuotare la vescica al riparo da occhi indiscreti. Ed è lì che scopro un altro piazzale. Molto più grande di quello antistante il bar, con una decina di autotreni posteggiati. A distanza di una ventina di metri un altra struttura, più piccola del bar, che riporta il logo della toilette.

"Perfetto!" penso con un sospiro di sollievo mentre infilo la porta di ingresso di quel bagno di servizio.

Mi accoglie un ambiente diverso da come me lo immaginavo. Bagno pulitissimo, luci azzurre soffuse, profumo di detergente e sapone per le mani. C'è anche una lavatrice e un'asciugatrice, credo per dare la possibilità agli autisti di lavarsi i vestiti. Il bagno sembra vuoto. Sulla sinistra ci sono quattro cabine, poi in fondo, nascosto da un muretto, c'è la parete dedicata agli orinatoi. Cerco di entrare nell'ultima cabina ma la trovo chiusa.

"Sarà guasto" penso, mentre infilo la porta della terza cabina.

Anche qui mi accoglie un ambiente interessante. Le pareti sono tinteggiate di nero, il WC nuovo e pulitissimo.

"Finalmente" dico a bassa voce, mentre svuoto completamente il contenuto della vescica. A causa della situazione l'asta è piena e la cappella gonfia. Anche le palle mi sembrano due mele mature.

In quel momento, proprio mentre sto finendo, lo noto. Un foro nella parete a destra, un diametro di circa 15 cm, chiuso alla meglio con un qualche tipo di tessuto, oserei dire una specie di tendina. Inizialmente non capisco, ma siccome ho già visto scene di questo tipo nei video per adulti, mi chiedo se fosse un "glory hole".

Spinto dalla curiosità sposto leggermente la tendina da un lato. Non appena il lembo del tessuto rivela un piccolo scorcio di apertura intravedo del movimento dall'altra parte. C'è qualcuno.

"Speriamo non mi abbia visto" penso subito. Non vorrei certo sembrare uno che sbircia nei bagni altrui. Complice il momento, mi ero completamente dimenticato di avere ancora il cazzo di fuori. Poco male, asciugo la punta con un po' di carta e lo infilo nelle mutande. Riallaccio i pantaloni e faccio per uscire ma un attimo prima di girarmi succede.

Un cazzo ha infilato la tendina e si è introdotto nella mia cabina. È ancora moscio. Lo scruto. Complice il diametro generoso del foro, il proprietario è riuscito a far passare anche le palle, pelose ma non troppo. E gonfie, molto gonfie.

Il cuore va a mille, lo stomaco si attorciglia, il mio cazzo si sveglia. Senza rendermene conto mi lecco e mordicchio le labbra.

Cosa devo fare? Quegli attimi mi sembrano eterni.

Seguito nella Parte 2.
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2026-01-31
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