Estate di sottomissione (4° Capitolo. La liberazione)
di
Bardamu
genere
incesti
Sotto la doccia l’acqua calda mi scivola addosso, lava via il sudore secco, i residui di sperma che mi sono rimasti tra le natiche, dentro le cosce. Mi insapono piano, le dita sfiorano il buco del culo ancora dilatato – è largo, sensibile, e solo a toccarlo sento un fremito tra le gambe. Mi pulisco con cura, quasi con devozione, come se stessi preparando il corpo per quello che so sta per succedere. Perché lo so. Papà l’ha detto chiaro: da oggi sono di tutti. La troia della casa.
Mentre l’acqua mi scorre sul viso, chiudo gli occhi e penso a loro due. Ieri sera erano immobili, ipnotizzati, i pantaloni tesi dall’erezione, gli occhi che non sapevano dove posarsi. Oggi sarà diverso. Li sento già: giovani, affamati, meno controllati di papà. Non avranno la sua calma, la sua freddezza metodica. Saranno istintivi, volgari, forse un po’ goffi all’inizio, ma poi... poi mi prenderanno come hanno visto fare, senza freni. Mi immagino Lorenzo che mi afferra per i capelli, Fabio che mi spalanca le natiche e spinge dentro senza chiedere permesso. Mi immagino i loro cazzi che entrano uno dopo l’altro, o insieme, o in bocca mentre l’altro mi incula. Il pensiero mi fa stringere le cosce sotto l’acqua. La fica mi si bagna di nuovo, il clitoride pulsa solo a fantasticarci sopra.
Mi asciugo piano, mi metto solo la vestaglia. I capelli ancora umidi mi bagnano le spalle. La casa è silenziosa, ma non vuota. Sento un mormorio di voci in cucina, tazze che tintinnano, il rumore di una sedia che si sposta.
Papà è seduto come sempre a capotavola, il caffè in mano, sorride calmo quando mi vede. Lorenzo e Fabio sono seduti accanto a lui. Quando mi vedono si zittiscono. Lorenzo alza lo sguardo per primo, gli occhi scorrono sul mio corpo sotto la vestaglia – non più timidi, ma impazienti. Fabio deglutisce ma non distoglie lo sguardo.
E dentro di me si scioglie un nodo.
Tutta la paura di essere scoperta, tutti i gemiti soffocati, tutta l’eccitazione e l’ansia svaniscono in un secondo, lasciando il posto a una consapevolezza assoluta, catartica. Papà aveva ragione. Loro mi guardano esattamente come aveva detto lui. Li ho sempre avuti davanti agli occhi, ogni mattina, ogni sera... possibile che mi guardassero già così? O è bastata una notte per accendere tutto? E questo desiderio che mi brucia adesso, questo bisogno di essere loro... c’era già prima, nascosto sotto il mio amore, o è nato solo ora che non devo più nascondermi?
Forse non ha importanza. Forse sono vere entrambe le cose: il desiderio c’era, ma ora respira libero, senza catene. Non ci sono più maschere, non c’è più finzione. Se Lorenzo e Fabio mi vogliono così – come la troia che sono – allora lo sarò per loro.
È quasi una liberazione.
La voce di papà mi riporta alla realtà.
“Buongiorno, tesoro.”
“Buongiorno, papà.”
Mi avvicino al tavolo, consapevole di ogni passo, di ogni movimento del corpo nudo sotto il tessuto leggero. Papà si alza, si versa altro caffè. Ci guarda come se stesse aspettando qualcosa, quasi impaziente.
Lorenzo e Fabio rimangono seduti, le tazze ferme davanti a loro. Sono eccitati – lo vedo dai pantaloni tesi, dal modo in cui spostano il peso sulle sedie – ma insicuri. Ieri sera hanno visto tutto, hanno sentito papà dire che da oggi sono loro, ma ora che è mattino, ora che sono qui davanti a loro, la realtà li frena. Hanno paura di sbagliare, di offendermi, di rovinare tutto. È come se aspettassero un permesso definitivo, un segnale che non siano solo parole dette di notte.
Ci pensa papà, come sempre. Beve un ultimo sorso di caffè, posa la tazza con calma poi si alza, lento, deliberato. Cammina verso di me. Io resto ferma, il respiro che si fa sempre un po’ più corto per l’emozione. Lui mi guarda negli occhi accennando appena un sorriso – quel sorriso che conosco, calmo e possessivo – e allunga una mano. Sfiora il nodo della vestaglia, lo scioglie con due dita. Il tessuto si apre piano scivolando giù dalle spalle, cadendo a terra con un fruscio morbido.
Rimango nuda davanti a loro, la pelle mi si accappona per l’aria fresca, i capezzoli duri, la fica già bagnata.
Papà mi guarda un secondo, poi si rivolge ai ragazzi.
“Vedete? Non c’è bisogno di chiedere il permesso ogni volta. Lei è qui per questo. Guardate.”
Mi fa girare piano verso di loro, le mani sulle mie spalle. Io mi lascio guidare. Poi, con un tono tranquillo ma imperioso:
“Fagli vedere la fica, tesoro.”
Obbedisco senza esitare. Allargo leggermente le gambe, porto una mano tra le cosce. Le dita sfiorano le labbra bagnate, le apro piano, mostro loro il rosa lucido, il clitoride gonfio, il mio desiderio che cola già sulle cosce. Li guardo negli occhi, uno per uno: Lorenzo spalanca la bocca, Fabio deglutisce forte. Io mi tocco lentamente: entro con due dita, entro ed esco piano, lasciando che vedano quanto sono bagnata, quanto li voglio. Il seno si alza e si abbassa col respiro accelerato, i capezzoli sono duri come chiodi. Me ne pizzico uno, tiro piano, i miei occhi sempre fissi nei loro.
Papà mi sfiora i fianchi, poi mi fa girare piano di nuovo, mettendomi di spalle, davanti a loro. “Inarca la schiena.”
Obbedisco. Mi piego in avanti, le mani sulle cosce per tenermi meglio in equilibrio, il culo in fuori. Papà posa le mani sulle mie natiche e le spalanca in modo osceno. Le dita affondano nella carne. Il buco del culo è esposto, ancora dilatato da ieri sera, arrossato, lucido. Lo apre di più, lo mostra loro come un trofeo.
“Guardate questo culo. Da oggi è vostro.”
Le parole di papà cadono come un permesso definitivo. Lorenzo non aspetta più. Si alza di scatto dalla sedia, mi raggiunge e mi afferra per i fianchi, tirandomi piegata verso di lui. Sento il rigonfiamento dei suoi pantaloni mentre gli slaccio la cintura e li tiro giù insieme ai boxer. Il cazzo gli salta fuori, duro, gonfio, venoso, la cappella già lucida.
Lo prendo in bocca subito, senza esitare. Succhio piano all’inizio, la lingua gira lenta intorno al glande, assaporando il sapore salato della sua eccitazione, la pelle calda e liscia che pulsa contro il mio palato. Poi scendo più in fondo, succhiando con forza. La testa va su e giù in un ritmo crescente. I piccoli conati quando arriva in gola li trasformo in mugolii vibranti che gli strappano dei gemiti. Le sue dita stringono con più forza i miei capelli, guidano il movimento, mi spingono ad ingoiarlo ancora di più. Io accelero, la lingua preme sotto la cappella mentre risalgo, gli succhio il cazzo come se volessi berlo tutto, poi riscendo, profonda, il naso premuto contro il suo pube, inalando il suo odore muschiato misto a sudore. Lui ansima, i muscoli delle cosce si tendono sotto le mie mani.
Fabio si mette dietro di me. Mi allarga le natiche con le mani, la lingua calda e bagnata mi arriva subito sulla fica. Mi lecca lentamente, raccoglie il mio sapore dolce e bagnato, poi sale al clitoride, lo succhia piano facendomi inarcare il culo contro la sua faccia. Io tremo, spingo indietro, le cosce mi si contraggono. Lui continua, la lingua che entra nella fica, gira dentro, esplora le pareti umide, raccoglie ogni goccia, poi risale al buco del culo, circonda il bordo con cerchi umidi, preme la punta piano, insistente, girando, allargando. Sento le sue guance sfregare contro la pelle sensibile delle natiche, il calore umido della sua bocca, il modo in cui alterna: un colpo di lingua nella fica, poi sul clitoride, poi nel culo, facendomi bagnare ancora di più.
Lorenzo ansima, mi spinge il cazzo in gola con un ultimo affondo, e sborra. Getti caldi e densi mi riempiono la bocca. Li ingoio tutti, succhiando piano mentre escono. La lingua pulisce la cappella, raccogliendo ogni goccia. Lui geme forte, le gambe che gli tremano, poi si butta a sedere sulla sedia, ancora sconvolto, il respiro affannato. Gli occhi gli si velano un attimo, poi mi cercano di nuovo. Ma mi guarda come se si sentisse in colpa, gli occhi lucidi, il respiro corto. Io lo capisco. Mi avvicino piano, ancora in ginocchio. Gli porto le braccia attorno i fianchi e l’abbraccio, schiacciandomi a lui. La mia faccia premuta contro il suo cazzo, come una bambina che abbraccia la sua bambola di pezza. Gli metto le mani sulle cosce e gli do dei bacetti leggeri sul cazzo ancora duro – sulla cappella, lungo l’asta, piccoli baci dolci, rassicuranti. “Va tutto bene, tesoro.» sussurro. «Va tutto bene. Mi piace. Mi piace tanto.”
Lorenzo mi accarezza i capelli. Le sue dita si fermano un attimo tra le ciocche, poi un sorriso gli sfiora gli occhi, tenue, quasi invisibile sulle labbra, ma vero. Come se stesse rispondendo consapevolmente al mio “va tutto bene”.
Io resto lì un istante, col viso ancora premuto contro di lui, il suo odore che mi riempie i polmoni, poi mi giro appena.
Fabio si avvicina da dietro, nudo, il cazzo duro che preme contro la mia schiena. Le sue labbra mi sfiorano il collo – baci leggeri ma caldi. Le mani salgono sulle mie tette, le palpano da dietro, lente, ritmiche, i pollici che girano sui capezzoli duri. Io gemo piano, spingo ancora il culo contro di lui, sento il suo respiro accelerare contro la pelle.
Con la coda dell’occhio vedo papà uscire piano dalla cucina, calmo e lento come suo solito. Torna poco dopo con una bottiglietta in mano – è il mio lubrificante, lo so. La posa vicino a Fabio, sul tavolo, senza dire una parola, poi va di nuovo via, fuori in veranda.
Fabio mi prende da sotto le ascelle e mi fa alzare. Mi fa mettere sopra Lorenzo che è ancora seduto sulla sedia, il cazzo duro che punta in alto. Mi metto a cavalcioni su di lui. Guido il suo cazzo dentro la fica, scendo lenta fino in fondo, gemo sentendolo riempirmi. Inizio a cavalcarlo È grosso, riempie ogni spazio, sfrega contro le pareti bagnate a ogni minimo movimento. Il piacere sale subito, intenso e profondo. I seni dondolano davanti al suo viso. Lui afferra i capezzoli, li pizzica, li tira piano, e io accelero, i miei fianchi sbattono contro i suoi in schiocchi umidi che riempiono la stanza. Sono in estasi.
Fabio resta in piedi dietro. Apre la bottiglietta, si mette un po’ di lubrificante sulle dita. Le sento fredde e scivolose mentre mi allarga le natiche, mentre preme due dita sul buco, le fa entrare piano per lubrificarmi dentro. Il freddo mi fa contrarre un attimo, poi tutto diventa liscio, pronto. Sento il cazzo di Lorenzo che mi riempie davanti, caldo e duro, e le dita di Fabio dietro che mi preparano, poi la cappella che preme, che entra lentissima. Lorenzo rallenta sotto di me, esce quasi del tutto per lasciargli più spazio. Fabio spinge millimetro dopo millimetro, lento, inesorabile, sempre di più. Quando è dentro urlo strozzata, il corpo si contrae intorno a entrambi.
Prendono a muoversi lenti e profondi, incerti all’inizio, poi trovano il ritmo: uno entra mentre l’altro esce, un dondolio che mi fa tremare.
Il piacere monta sempre più forte, inevitabile. Lorenzo mi riempie la fica con colpi dal basso, calmi e pieni; Fabio dietro mi martella il culo, più veloce, più crudo, giovane e affamato. Il bruciore dietro si fonde col calore bagnato davanti, diventando un fuoco continuo che sale lungo la schiena. Gemo in modo osceno: la voce mi si rompe in singhiozzi, le lacrime scendono piano, mischiandosi con la mia saliva. L’orgasmo esplode improvviso: contrazioni violente stringono entrambi i cazzi, culo e fica pulsano all’unisono in un piacere che mi spacca, che mi fa tremare le gambe. Ma loro non si fermano, alternano i ritmi prolungando tutto fino al confine dell’insopportabile.
Poi li sento venire, quasi nello stesso istante: un’onda di tensione che li attraversa: i muscoli si irrigidiscono contro i miei, i gemiti bassi e rochi si mischiano al mio respiro spezzato, le mani mi stringono ancora più forte – fianchi, cosce, spalle – prima di cedere di colpo.
Restiamo incastrati così, sudati, ansimanti, i cuori che battono forte uno contro l’altro – non so più dove finisco io e inizino loro. I respiri si calmano insieme, lenti e profondi. Il corpo resta lì, ancora contratto intorno ai loro cazzi che si ammorbidiscono piano dentro di me. Un ultimo tremore mi attraversa, poi tutto si placa: resta solo il loro peso che mi tiene ferma.
Mentre l’acqua mi scorre sul viso, chiudo gli occhi e penso a loro due. Ieri sera erano immobili, ipnotizzati, i pantaloni tesi dall’erezione, gli occhi che non sapevano dove posarsi. Oggi sarà diverso. Li sento già: giovani, affamati, meno controllati di papà. Non avranno la sua calma, la sua freddezza metodica. Saranno istintivi, volgari, forse un po’ goffi all’inizio, ma poi... poi mi prenderanno come hanno visto fare, senza freni. Mi immagino Lorenzo che mi afferra per i capelli, Fabio che mi spalanca le natiche e spinge dentro senza chiedere permesso. Mi immagino i loro cazzi che entrano uno dopo l’altro, o insieme, o in bocca mentre l’altro mi incula. Il pensiero mi fa stringere le cosce sotto l’acqua. La fica mi si bagna di nuovo, il clitoride pulsa solo a fantasticarci sopra.
Mi asciugo piano, mi metto solo la vestaglia. I capelli ancora umidi mi bagnano le spalle. La casa è silenziosa, ma non vuota. Sento un mormorio di voci in cucina, tazze che tintinnano, il rumore di una sedia che si sposta.
Papà è seduto come sempre a capotavola, il caffè in mano, sorride calmo quando mi vede. Lorenzo e Fabio sono seduti accanto a lui. Quando mi vedono si zittiscono. Lorenzo alza lo sguardo per primo, gli occhi scorrono sul mio corpo sotto la vestaglia – non più timidi, ma impazienti. Fabio deglutisce ma non distoglie lo sguardo.
E dentro di me si scioglie un nodo.
Tutta la paura di essere scoperta, tutti i gemiti soffocati, tutta l’eccitazione e l’ansia svaniscono in un secondo, lasciando il posto a una consapevolezza assoluta, catartica. Papà aveva ragione. Loro mi guardano esattamente come aveva detto lui. Li ho sempre avuti davanti agli occhi, ogni mattina, ogni sera... possibile che mi guardassero già così? O è bastata una notte per accendere tutto? E questo desiderio che mi brucia adesso, questo bisogno di essere loro... c’era già prima, nascosto sotto il mio amore, o è nato solo ora che non devo più nascondermi?
Forse non ha importanza. Forse sono vere entrambe le cose: il desiderio c’era, ma ora respira libero, senza catene. Non ci sono più maschere, non c’è più finzione. Se Lorenzo e Fabio mi vogliono così – come la troia che sono – allora lo sarò per loro.
È quasi una liberazione.
La voce di papà mi riporta alla realtà.
“Buongiorno, tesoro.”
“Buongiorno, papà.”
Mi avvicino al tavolo, consapevole di ogni passo, di ogni movimento del corpo nudo sotto il tessuto leggero. Papà si alza, si versa altro caffè. Ci guarda come se stesse aspettando qualcosa, quasi impaziente.
Lorenzo e Fabio rimangono seduti, le tazze ferme davanti a loro. Sono eccitati – lo vedo dai pantaloni tesi, dal modo in cui spostano il peso sulle sedie – ma insicuri. Ieri sera hanno visto tutto, hanno sentito papà dire che da oggi sono loro, ma ora che è mattino, ora che sono qui davanti a loro, la realtà li frena. Hanno paura di sbagliare, di offendermi, di rovinare tutto. È come se aspettassero un permesso definitivo, un segnale che non siano solo parole dette di notte.
Ci pensa papà, come sempre. Beve un ultimo sorso di caffè, posa la tazza con calma poi si alza, lento, deliberato. Cammina verso di me. Io resto ferma, il respiro che si fa sempre un po’ più corto per l’emozione. Lui mi guarda negli occhi accennando appena un sorriso – quel sorriso che conosco, calmo e possessivo – e allunga una mano. Sfiora il nodo della vestaglia, lo scioglie con due dita. Il tessuto si apre piano scivolando giù dalle spalle, cadendo a terra con un fruscio morbido.
Rimango nuda davanti a loro, la pelle mi si accappona per l’aria fresca, i capezzoli duri, la fica già bagnata.
Papà mi guarda un secondo, poi si rivolge ai ragazzi.
“Vedete? Non c’è bisogno di chiedere il permesso ogni volta. Lei è qui per questo. Guardate.”
Mi fa girare piano verso di loro, le mani sulle mie spalle. Io mi lascio guidare. Poi, con un tono tranquillo ma imperioso:
“Fagli vedere la fica, tesoro.”
Obbedisco senza esitare. Allargo leggermente le gambe, porto una mano tra le cosce. Le dita sfiorano le labbra bagnate, le apro piano, mostro loro il rosa lucido, il clitoride gonfio, il mio desiderio che cola già sulle cosce. Li guardo negli occhi, uno per uno: Lorenzo spalanca la bocca, Fabio deglutisce forte. Io mi tocco lentamente: entro con due dita, entro ed esco piano, lasciando che vedano quanto sono bagnata, quanto li voglio. Il seno si alza e si abbassa col respiro accelerato, i capezzoli sono duri come chiodi. Me ne pizzico uno, tiro piano, i miei occhi sempre fissi nei loro.
Papà mi sfiora i fianchi, poi mi fa girare piano di nuovo, mettendomi di spalle, davanti a loro. “Inarca la schiena.”
Obbedisco. Mi piego in avanti, le mani sulle cosce per tenermi meglio in equilibrio, il culo in fuori. Papà posa le mani sulle mie natiche e le spalanca in modo osceno. Le dita affondano nella carne. Il buco del culo è esposto, ancora dilatato da ieri sera, arrossato, lucido. Lo apre di più, lo mostra loro come un trofeo.
“Guardate questo culo. Da oggi è vostro.”
Le parole di papà cadono come un permesso definitivo. Lorenzo non aspetta più. Si alza di scatto dalla sedia, mi raggiunge e mi afferra per i fianchi, tirandomi piegata verso di lui. Sento il rigonfiamento dei suoi pantaloni mentre gli slaccio la cintura e li tiro giù insieme ai boxer. Il cazzo gli salta fuori, duro, gonfio, venoso, la cappella già lucida.
Lo prendo in bocca subito, senza esitare. Succhio piano all’inizio, la lingua gira lenta intorno al glande, assaporando il sapore salato della sua eccitazione, la pelle calda e liscia che pulsa contro il mio palato. Poi scendo più in fondo, succhiando con forza. La testa va su e giù in un ritmo crescente. I piccoli conati quando arriva in gola li trasformo in mugolii vibranti che gli strappano dei gemiti. Le sue dita stringono con più forza i miei capelli, guidano il movimento, mi spingono ad ingoiarlo ancora di più. Io accelero, la lingua preme sotto la cappella mentre risalgo, gli succhio il cazzo come se volessi berlo tutto, poi riscendo, profonda, il naso premuto contro il suo pube, inalando il suo odore muschiato misto a sudore. Lui ansima, i muscoli delle cosce si tendono sotto le mie mani.
Fabio si mette dietro di me. Mi allarga le natiche con le mani, la lingua calda e bagnata mi arriva subito sulla fica. Mi lecca lentamente, raccoglie il mio sapore dolce e bagnato, poi sale al clitoride, lo succhia piano facendomi inarcare il culo contro la sua faccia. Io tremo, spingo indietro, le cosce mi si contraggono. Lui continua, la lingua che entra nella fica, gira dentro, esplora le pareti umide, raccoglie ogni goccia, poi risale al buco del culo, circonda il bordo con cerchi umidi, preme la punta piano, insistente, girando, allargando. Sento le sue guance sfregare contro la pelle sensibile delle natiche, il calore umido della sua bocca, il modo in cui alterna: un colpo di lingua nella fica, poi sul clitoride, poi nel culo, facendomi bagnare ancora di più.
Lorenzo ansima, mi spinge il cazzo in gola con un ultimo affondo, e sborra. Getti caldi e densi mi riempiono la bocca. Li ingoio tutti, succhiando piano mentre escono. La lingua pulisce la cappella, raccogliendo ogni goccia. Lui geme forte, le gambe che gli tremano, poi si butta a sedere sulla sedia, ancora sconvolto, il respiro affannato. Gli occhi gli si velano un attimo, poi mi cercano di nuovo. Ma mi guarda come se si sentisse in colpa, gli occhi lucidi, il respiro corto. Io lo capisco. Mi avvicino piano, ancora in ginocchio. Gli porto le braccia attorno i fianchi e l’abbraccio, schiacciandomi a lui. La mia faccia premuta contro il suo cazzo, come una bambina che abbraccia la sua bambola di pezza. Gli metto le mani sulle cosce e gli do dei bacetti leggeri sul cazzo ancora duro – sulla cappella, lungo l’asta, piccoli baci dolci, rassicuranti. “Va tutto bene, tesoro.» sussurro. «Va tutto bene. Mi piace. Mi piace tanto.”
Lorenzo mi accarezza i capelli. Le sue dita si fermano un attimo tra le ciocche, poi un sorriso gli sfiora gli occhi, tenue, quasi invisibile sulle labbra, ma vero. Come se stesse rispondendo consapevolmente al mio “va tutto bene”.
Io resto lì un istante, col viso ancora premuto contro di lui, il suo odore che mi riempie i polmoni, poi mi giro appena.
Fabio si avvicina da dietro, nudo, il cazzo duro che preme contro la mia schiena. Le sue labbra mi sfiorano il collo – baci leggeri ma caldi. Le mani salgono sulle mie tette, le palpano da dietro, lente, ritmiche, i pollici che girano sui capezzoli duri. Io gemo piano, spingo ancora il culo contro di lui, sento il suo respiro accelerare contro la pelle.
Con la coda dell’occhio vedo papà uscire piano dalla cucina, calmo e lento come suo solito. Torna poco dopo con una bottiglietta in mano – è il mio lubrificante, lo so. La posa vicino a Fabio, sul tavolo, senza dire una parola, poi va di nuovo via, fuori in veranda.
Fabio mi prende da sotto le ascelle e mi fa alzare. Mi fa mettere sopra Lorenzo che è ancora seduto sulla sedia, il cazzo duro che punta in alto. Mi metto a cavalcioni su di lui. Guido il suo cazzo dentro la fica, scendo lenta fino in fondo, gemo sentendolo riempirmi. Inizio a cavalcarlo È grosso, riempie ogni spazio, sfrega contro le pareti bagnate a ogni minimo movimento. Il piacere sale subito, intenso e profondo. I seni dondolano davanti al suo viso. Lui afferra i capezzoli, li pizzica, li tira piano, e io accelero, i miei fianchi sbattono contro i suoi in schiocchi umidi che riempiono la stanza. Sono in estasi.
Fabio resta in piedi dietro. Apre la bottiglietta, si mette un po’ di lubrificante sulle dita. Le sento fredde e scivolose mentre mi allarga le natiche, mentre preme due dita sul buco, le fa entrare piano per lubrificarmi dentro. Il freddo mi fa contrarre un attimo, poi tutto diventa liscio, pronto. Sento il cazzo di Lorenzo che mi riempie davanti, caldo e duro, e le dita di Fabio dietro che mi preparano, poi la cappella che preme, che entra lentissima. Lorenzo rallenta sotto di me, esce quasi del tutto per lasciargli più spazio. Fabio spinge millimetro dopo millimetro, lento, inesorabile, sempre di più. Quando è dentro urlo strozzata, il corpo si contrae intorno a entrambi.
Prendono a muoversi lenti e profondi, incerti all’inizio, poi trovano il ritmo: uno entra mentre l’altro esce, un dondolio che mi fa tremare.
Il piacere monta sempre più forte, inevitabile. Lorenzo mi riempie la fica con colpi dal basso, calmi e pieni; Fabio dietro mi martella il culo, più veloce, più crudo, giovane e affamato. Il bruciore dietro si fonde col calore bagnato davanti, diventando un fuoco continuo che sale lungo la schiena. Gemo in modo osceno: la voce mi si rompe in singhiozzi, le lacrime scendono piano, mischiandosi con la mia saliva. L’orgasmo esplode improvviso: contrazioni violente stringono entrambi i cazzi, culo e fica pulsano all’unisono in un piacere che mi spacca, che mi fa tremare le gambe. Ma loro non si fermano, alternano i ritmi prolungando tutto fino al confine dell’insopportabile.
Poi li sento venire, quasi nello stesso istante: un’onda di tensione che li attraversa: i muscoli si irrigidiscono contro i miei, i gemiti bassi e rochi si mischiano al mio respiro spezzato, le mani mi stringono ancora più forte – fianchi, cosce, spalle – prima di cedere di colpo.
Restiamo incastrati così, sudati, ansimanti, i cuori che battono forte uno contro l’altro – non so più dove finisco io e inizino loro. I respiri si calmano insieme, lenti e profondi. Il corpo resta lì, ancora contratto intorno ai loro cazzi che si ammorbidiscono piano dentro di me. Un ultimo tremore mi attraversa, poi tutto si placa: resta solo il loro peso che mi tiene ferma.
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