La mia Ex

di
genere
orge

Erano trascorsi un paio d’anni da quando ci eravamo lasciati. Per puro caso, un giorno, ci ritrovammo nella stessa palestra. Inizialmente restammo entrambi imbarazzati; poi, un abbraccio e un saluto sciolsero la tensione. "Come stai? È da tanto che non ci si vede", dicemmo quasi all'unisono, rompendo il ghiaccio. Notai subito che era dimagrita molto ed era in gran forma. Mi raccontò dei suoi problemi lavorativi e del fatto che stesse cercando una nuova occupazione.
Da quel giorno iniziammo a incontrarci spesso, coordinando gli orari di allenamento. Nella sala attrezzi la scrutavo da lontano mentre eseguiva gli esercizi per i glutei e le gambe; vederla mi eccitava a tal punto che, quando andavo a fare la doccia, se ero solo, mi capitava di masturbarmi pensando a lei.
Un giorno di gennaio, particolarmente piovoso e umido, mi trovavo da solo in sala. All'improvviso sentii una mano sulla spalla: "Ohi, tutto bene solo soletto?".
"Eh sì, oggi la sala è tutta nostra", risposi. "Se vuoi, possiamo allenarci insieme".
"Va bene", replicò lei, "se ti va, dammi una mano con le gambe".
Iniziammo la sessione con lo squat, per poi passare all'adduttore (l’esercizio per l’interno coscia che fa impazzire ogni uomo). Devo dire la verità: l’eccitazione fu immediata e il gonfiore nei miei pantaloni evidente. Lei se ne accorse subito; era esattamente dove voleva portarmi. Finita la sessione, decidemmo di farci la doccia con la promessa di prenderci un caffè dopo.
L’aspettai nella hall. C’era un silenzio surreale; era rimasto solo Giancarlo, il proprietario, che mi pregò di chiudere il portone automatico uscendo perché doveva scappare per un contrattempo. Rimasi solo ad aspettarla. Quando uscì dallo spogliatoio, quella "porcella" si era messa in tiro: leggings neri lucidi, un top sportivo minimale, décolleté di vernice nera e capelli tirati indietro col gel in una coda perfetta.
Mentre ci dirigevamo al parcheggio, fummo attirati dai rumori di alcuni lavori nel seminterrato per l'ampliamento della struttura. Entrammo a curiosare e incontrammo due operai neri. Ci presentammo come clienti della palestra e loro, con estrema disponibilità, iniziarono a illustrarci le novità del cantiere. Lei restò leggermente indietro. Mi girai e la vidi: aveva infilato una mano nei leggings e si stava masturbando apertamente.
Sentimmo i suoi primi gemiti. Io e gli operai non ci lasciammo frenare dall'imbarazzo, anzi, la facemmo sentire subito a suo agio. Non ci fu tempo per le parole: in un attimo si tolse leggings e top, rimanendo solo con i tacchi a spillo, e iniziò a praticarci un pompino a turno, con una foga incredibile. Era già bagnatissima.
La facemmo distendere su una lastra di marmo freddo e iniziammo a darci dentro. I due operai, dotati di membri enormi, la possedevano contemporaneamente, uno nel sedere e l'altro davanti, mentre lei continuava a prendermi in bocca. Quando passai dal pompino alla penetrazione anale, il mio uccello era durissimo. Più spingevo con forza, più lei squirtava con violenza.
Continuò a succhiare i due operai finché non le vennero in bocca con una quantità tale di sperma che sembrava affogare. Io raggiunsi l'apice poco dopo, godendo come un porco e sborrandole profondamente nel culo. Per finire, la bagnammo con una "pioggia dorata": era così eccitata che i suoi capezzoli sembravano voler esplodere. Per fortuna, nel nuovo settore i vani doccia erano già funzionanti. Ci ripulimmo velocemente e scappammo via, con la promessa dei due operai che non avrebbero detto una parola.
scritto il
2026-01-27
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