Cruda vendetta

di
genere
pulp

Alice osserva il pene del suo molestatore galleggiare nella caraffa e un brivido allo stomaco le fa tremare le cosce di un piacere perverso, ancora non riesce a credere a quello che è stata in grado di fare con la sua amica Livia a quell'uomo malvagio. Si porta le mani fra le cosce e con le dita strette intorno alla vulva inizia a masturbarsi avidamente, con tutta la forza che ha. Il piacere la travolge, ondate di godimento sadico le fanno sussultare il ventre, cerca di rallentare ma non ci riesce.
La sua mente la possiede, ritorna inevitabilmente ai fatti di quella sera, alla sua mano che accarezzava il petto dell'uomo sdraiato sul tavolo mentre la sua amica gli toglieva la virilità, assicurandosi che la lama passasse sotto i genitali per evirarlo completamente.

L'avevano sapientemente fatto eccitare prima, in modo che il taglio avvenisse col pene dell'uomo in erezione e le palle gonfie. Alice continuò a sedurlo anche durante il taglio, con le sue dita affusolate che scendevano fino al basso ventre dello stupratore, che si piegava in dentro velocemente contraendosi dalle fitte di dolore. Rimase li col suo sorriso innocente e beffardo a guardare il cazzo del tipo schizzare sangue e rimbalzargli sulla pancia, reciso dal resto del corpo, mentre con una mano premeva sulla bocca del poveretto per smorzare le urla. Lo osservava deliziata nel vedere come palpitava tremolante, ai suoi occhi pareva un pesce spiaggiato in quei secondi in cui deve prendere coscienza di essere rimasto senza la sua fonte vitale, con i sensi che cercano ancora disperatamente di dare vita alla carne, fino a smettere ogni sussulto. Guardava Livia ridendo maliziosamente e con la bocca faceva il verso dei sussulti di quel cazzo morente, sorpresa ed eccitata che avesse mantenuto l'erezione anche dopo l'evirazione. Nella testa gli balzò l'idea di leccare tutto il sangue che colava sul ventre fino al collo del tipo, ma non ebbe il coraggio di arrivare a tanto e piegò il labbro con una piccola smorfia di godimento represso continuando a gustarsi la vista di quel pene evirato che gradualmente perdeva i sensi sull'addome del tipo.

Alice proseguì a masturbarsi voracemente per giorni, guardando il cazzo dello stupratore nell'acqua, lo conservò per averlo come ricordo e per usarlo ai fini del suo piacere perverso come prova visiva dell'annientamento della libido dell'uomo. Il fatto che il tipo fosse ancora in vita la sconvolgeva e allo stesso tempo la faceva godere in maniera assurda. Pensava al fatto che non potrà più provare piacere e raggiungere un orgasmo e il suo godimento triplicava, diventava mastodontico durante il sesso fino a raggiungere livelli talmente alti da portarla quasi allo svenimento quando veniva.
La sua vita sessuale divenne ancora più attiva e appagante di quanto già non fosse e anche gli uomini che si portava a casa rimanevano travolti dalla sua intensa e sadica passione, che finiva sempre con orgasmi sublimi e sborrate incredibili.
Guardare quel pene galleggiante mentre scopava e succhiava il cazzo dei suoi amanti era diventata un'ossessione, portandola a mettere in atto le porcate più impensabili. Godeva nel giocare con lo sperma sulla lingua e leccarlo sul corpo dopo averli fatti schizzare, riusciva a farli venire in maniera impetuosa con schizzi che arrivavano fino alla dozzina spesso.
Alice da quel giorno decise di lasciarli colare sul suo volto e raggiungeva l'orgasmo masturbandosi sempre con lo sguardo verso la caraffa dove galleggiava quel pene mozzato, strusciandosi di fronte i cazzi sulla bocca, con la faccia deformata dalle smorfie di piacere fino a crollare esausta sul pavimento.
scritto il
2026-01-25
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