Lotta erotica
di
omega.sottomesso
genere
prime esperienze
Nota bene: ho creato un account e-mail (2cttxamxl@proton.me) per poter avere un contatto reale con chi tra i "miei" lettori volesse scambiare pensieri, opinioni, pareri, fantasie ed esperienze. Spero di leggervi numerosi.
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Il racconto che segue è del tutto reale, ma alcuni dettagli ininfluenti ai fini del racconto sono modificati per proteggere la privacy mia e delle altre persone che menziono.
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Alle superiori ero solito passare interi pomeriggi con un amico coetaneo. I primi anni facevamo anche la stessa scuola, seppur in sezioni diverse. Poi lui ha cambiato istituto. Ci conoscevamo già da tempo, perché eravamo anche compagni di nuoto. Io tecnicamente più bravo, lui semplicemente più forte. Una questione di testa. Sebbene io fossi il bravo ragazzo responsabile, con un andamento di tutto rispetto a scuola, e lui fosse quello più ribelle e meno disciplinato nella vita di tutti i giorni, quando si trattava di competere diventava serissimo. Era quasi "feroce". Un vincente che sapeva come sfruttare i punti deboli dell'avversario, soprattutto a livello mentale.
Questa differenza tra noi non si limitava all'ambito sportivo. Si vedeva anche nei rapporti con le ragazze. Lui aveva già avuto diverse esperienze, prima ancora che io dessi il mio primo bacio. Non che io fossi brutto o poco socievole. Non avevo coraggio ed ero terrorizzato dall'idea del rifiuto. Un perdente in piena regola, insomma. Comunque, eravamo davvero molto amici, pur nella totale diversità di carattere. Ci confidavamo qualsiasi cosa e parlavamo spesso delle ragazze che conoscevamo entrambi, frequentando anche gli stessi giri.
In quegli anni, in tv, andava di moda il wrestling. Non che fossimo appassionati, ma lo guardavamo (anche se ben coscienti che si trattasse di una baracconata). Anche se non ce lo siamo mai detti esplicitamente, credo che per entrambi l'aspetto affascinante fosse il confronto fisico tra due persone che partivano alla pari, ma soprattutto il fatto che uno ne uscisse vincitore e l'altro invece sconfitto, con una buona dose di imbarazzo. Fu così che, un po' per noia e un po' per l'esuberanza degli ormoni tipica di quell'età, iniziammo a prendere l'abitudine di lottare uno contro l'altro. Le uniche regole erano l'esclusione di calci e pugni (quindi solo prese) e la vittoria per sottomissione dell'avversario.
Eravamo sempre entrambi vestiti molto comodi, senza scarpe, come si sta abitualmente in casa da ragazzi. Generalmente in tuta o in maglietta e pantaloncini, a seconda della stagione. A volte, capitava di fermarsi a dormire uno a casa dell'altro e quindi si lottava in pigiama. Il copione era sempre lo stesso. Si partiva ed entrambi ci impegnavamo al massimo per avvinghiare l'altro in qualche modo, con lui che prevaleva regolarmente e finiva per mettersi a cavalcioni sopra di me, con le ginocchia a immobilizzare le mie braccia.
Era in quella posizione che partiva un rito certamente erotico, anche se nessuno di noi due l'avrebbe mai ammesso a quel tempo. Lui mi metteva una mano in mezzo alle gambe, talvolta anche insinuandosi sotto i pantaloni e le mutande, afferrandomi il pisello e rivolgendomi le seguenti domande: (1) Chi è più forte? (2) Chi è che ce l'ha più grosso? (3) Chi è che comanda? Non procedeva alla domanda successiva finché non sentiva da me la risposta che voleva, ovvero un "tu" a volte accompagnato da "scusa" (non so di che, sinceramente) o da un molto più sensato "ti supplico".
Potete immaginare il mio imbarazzo e la mia vergogna, ma quel che più mi umilia ancora oggi - a distanza di anni - è il dover ammettere che quella situazione mi eccitava terribilmente e che in quei momenti mi sentivo davvero al mio posto nel mondo.
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Il racconto che segue è del tutto reale, ma alcuni dettagli ininfluenti ai fini del racconto sono modificati per proteggere la privacy mia e delle altre persone che menziono.
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Alle superiori ero solito passare interi pomeriggi con un amico coetaneo. I primi anni facevamo anche la stessa scuola, seppur in sezioni diverse. Poi lui ha cambiato istituto. Ci conoscevamo già da tempo, perché eravamo anche compagni di nuoto. Io tecnicamente più bravo, lui semplicemente più forte. Una questione di testa. Sebbene io fossi il bravo ragazzo responsabile, con un andamento di tutto rispetto a scuola, e lui fosse quello più ribelle e meno disciplinato nella vita di tutti i giorni, quando si trattava di competere diventava serissimo. Era quasi "feroce". Un vincente che sapeva come sfruttare i punti deboli dell'avversario, soprattutto a livello mentale.
Questa differenza tra noi non si limitava all'ambito sportivo. Si vedeva anche nei rapporti con le ragazze. Lui aveva già avuto diverse esperienze, prima ancora che io dessi il mio primo bacio. Non che io fossi brutto o poco socievole. Non avevo coraggio ed ero terrorizzato dall'idea del rifiuto. Un perdente in piena regola, insomma. Comunque, eravamo davvero molto amici, pur nella totale diversità di carattere. Ci confidavamo qualsiasi cosa e parlavamo spesso delle ragazze che conoscevamo entrambi, frequentando anche gli stessi giri.
In quegli anni, in tv, andava di moda il wrestling. Non che fossimo appassionati, ma lo guardavamo (anche se ben coscienti che si trattasse di una baracconata). Anche se non ce lo siamo mai detti esplicitamente, credo che per entrambi l'aspetto affascinante fosse il confronto fisico tra due persone che partivano alla pari, ma soprattutto il fatto che uno ne uscisse vincitore e l'altro invece sconfitto, con una buona dose di imbarazzo. Fu così che, un po' per noia e un po' per l'esuberanza degli ormoni tipica di quell'età, iniziammo a prendere l'abitudine di lottare uno contro l'altro. Le uniche regole erano l'esclusione di calci e pugni (quindi solo prese) e la vittoria per sottomissione dell'avversario.
Eravamo sempre entrambi vestiti molto comodi, senza scarpe, come si sta abitualmente in casa da ragazzi. Generalmente in tuta o in maglietta e pantaloncini, a seconda della stagione. A volte, capitava di fermarsi a dormire uno a casa dell'altro e quindi si lottava in pigiama. Il copione era sempre lo stesso. Si partiva ed entrambi ci impegnavamo al massimo per avvinghiare l'altro in qualche modo, con lui che prevaleva regolarmente e finiva per mettersi a cavalcioni sopra di me, con le ginocchia a immobilizzare le mie braccia.
Era in quella posizione che partiva un rito certamente erotico, anche se nessuno di noi due l'avrebbe mai ammesso a quel tempo. Lui mi metteva una mano in mezzo alle gambe, talvolta anche insinuandosi sotto i pantaloni e le mutande, afferrandomi il pisello e rivolgendomi le seguenti domande: (1) Chi è più forte? (2) Chi è che ce l'ha più grosso? (3) Chi è che comanda? Non procedeva alla domanda successiva finché non sentiva da me la risposta che voleva, ovvero un "tu" a volte accompagnato da "scusa" (non so di che, sinceramente) o da un molto più sensato "ti supplico".
Potete immaginare il mio imbarazzo e la mia vergogna, ma quel che più mi umilia ancora oggi - a distanza di anni - è il dover ammettere che quella situazione mi eccitava terribilmente e che in quei momenti mi sentivo davvero al mio posto nel mondo.
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