Madre padrona - Parte seconda

Scritto da , il 2024-03-01, genere feticismo

Mia madre aveva organizzato una festa di laurea stratosferica.
Finger food di qualità, musica dal vivo, alcol a fiumi.
Mentre osservavo gli invitati che si divertivano, riuscivo a pensare solo alla mamma. Dopo le intense emozioni che mi aveva regalato con i suoi magnifici piedi era divenuta la mia dea, la mia musa, la mia fonte di felicità.
Aveva presenziato alla festa per circa un'ora, per godersi il nostro momento di gloria, poi era andata via con le sue amiche.
Era bellissima, forte, fiera, elegante. Indossava un raffinato abito da sera color verde salvia, una stola in raso e delle vertiginose scarpe tacco 12. Sembrava un'imperatrice che celebrava la potenza del suo impero.
Dopo la festa , tornai a casa completamente ubriaco, col pensiero fisso alla mia sublime madre e ai suoi meravigliosi piedi. Entrai nella sua camera per accertarmi che fosse rincasata e la vidi dormire beatamente. Così raggiunsi la mia stanza silenzioso come un ninja per non svegliarla e mi gettai, ancora vestito, sopra il letto.
La mattina seguente, fui svegliato dal rumore infernale dell'aspirapolvere della signora delle pulizie. Svuotai la vescica, mi recai in cucina per fare colazione e trovai un biglietto della mamma: "Caro Ludovico, mi hai reso felice con il tuo impegno e la tua dedizione allo studio. Ancora Congratulazioni per la tua laurea. Mille baci. Mamma".
Quanto amavo quella donna. Il mio era un amore intenso, malsano, scabroso, smisurato.
Era da tanto tempo che desideravo ardentemente i suoi magnifici piedi come ricompensa per la mia laurea, ma il sublime onore di venerarla non mi era stato ancora concesso.
Appena se ne andò la signora delle pulizie, fui assalito dal desiderio di masturbami con le scarpe di mia madre ma decisi di attendere, perché avrei goduto più intensamente il tanto agognato premio.
La mamma rincasò nel tardo pomeriggio dopo una lunga giornata di lavoro, mentre io ero intento a giocare alla PlayStation e godermi un po' di meritato riposo dopo i giorni frenetici della laurea.
Si tolse le scarpe e si sedette sulla poltrona della mia stanza. Sembrava una regina sul trono.
"Sono veramente stanca. Ti andrebbe di farmi un massaggio ai piedi?" - domandò, quindi, con tono allusivo e sguardo ammaliante.
All'udire quelle parole, il mio cuore comincio' a palpitare per l'emozione. Il momento tanto atteso era finalmente arrivato.
Senza neppure risponderle, mi sedetti a terra e cominciai a massaggiare con delicatezza e devozione le sue divine estremità mentre il mio cazzone diveniva enorme e duro coma l'acciaio.
Lei, distratta dal cellulare, non mi degnava neppure di uno sguardo.
Finalmente, dopo circa mezz'ora, si ritenne soddisfatta.
"Sei stato, come sempre, bravissimo con le tue mani fatate. Ora, se vuoi, puoi baciarmi i piedi".
"Si mamma, non desidero altro che venerati, sei la mia padrona, la mia dea".
Baciai una, dieci, cento volte i suoi piedi perfetti, fino a quando mi ordino' di smettere. Mi scruto' per qualche secondo con i suoi penetranti occhi verdi, quindi premette energicamente i piedi sulla mia faccia.
Adoravo quando mi sottometteva con quel gesto così autoritario, irrispettoso, sprezzante.
"Sei sempre stato un ragazzo pigro e remissivo , ma io ti ho trasformato in un vincente".
"Si mamma" - bofonchiai docilmente mentre mi beavo dell'odore sublime di sudore e cuoio che sprigionavano le sue estremità.
"Se continuerai ad obbedirmi , avrai soldi, carriera e successo".
"Si mamma, farò tutto quello che vuoi".
"Bravo. Comincia a leccarmi i piedi".
Obbedii estasiato all'ordine mentre mia madre continuava a pianificare il mio futuro.
"Per prima cosa ti iscriverai alla scuola di magistratura e vincerai il concorso al primo tentativo".
"Si mamma" - risposi mentre leccavo le dita dei suoi piedi e mi strofinavo sul tappeto.
"Poi, dopo il concorso, e ribadisco, DOPO il concorso, ti troverò una brava moglie".
"Si mamma" - risposi mentre leccavo le piante dei suoi piedi e mi strofinavo sul tappeto.
"A tempo debito, farete dei figli, almeno due, possibilmente un maschio e una femmina".
"Si mamma" - risposi mentre leccavo i suoi talloni e mi strofinavo sul tappeto.
"Ovviamente vivrete in questa città perché compreremo una casa qui vicino, così ti potrai prendere sempre cura di me".
"Si mamma" - risposi mentre succhiavo i suoi alluci e mi strofinavo sul tappeto. E aggiunsi: "Sono il tuo devoto schiavo leccapiedi e lo sarò per sempre". Mentre pronunciavo questa frase cominciai ad eiaculare ettoliti di sperma dentro le mutande.
"Bene, amore mio!" - esclamò mia madre soddisfatta - "ora, però, smettila di fare lo sporcaccione e vai a pulirti e cambiarti. Io mi farò un bagno caldo".
"Si mamma. Grazie per il meraviglioso regalo che mi hai fatto. Senza di te sarei perso. Ti adoro, sei la mia unica ragione di vita".
Mamma fece un sorriso compiaciuto, mi accarezzo' il viso col piede e scomparve in bagno.
Fu quello un momento di pura felicità per entrambi .

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