Facciamo un gioco

Scritto da , il 2022-11-29, genere etero

"Facciamo un gioco" dico sorridendo maliziosamente.
Prendo la sciarpa e ti bendo gli occhi. Tu sorridi sornione, ma mi lasci fare.
Ho organizzato tutto da giorni, nella mia testa il piano di seduzione è già in atto.
Prendo le ciotole che ho preparato e le dispongo in ordine sul tavolino davanti al divano.
"Non mi avvelenerai, vero?" Dici fintamente preoccupato ma comunque nervoso.
"Lo vedrai, lo vedrai"
Il primo protagonista di questo gioco è del formaggio. Di quelli un po' piccanti. Lo intingo nel miele e lo Poggio sulle tue labbra.
Mentre assimili il contrasto dei sapori ti guardo. Il piccante del formaggio ti pizzica la lingua, ma il fastidio è piacevole e subito è lenito dal miele. "Mmmh" mugoli. Dio, quando sei sexy.
"Allora, che cos'è? " Chiedo.
"Facile. Formaggio e miele" rispondi saccente. "che ho vinto?"
"Lo saprai dopo".
È l'ora della confettura di peperoncino. Prendo un grissino colmo di Philadelphia, lo immergo nella confettura. Poggio la punta sulle labbra. E lentamente apri. "mordi, avanti. Non temere". E lo fai. Ti fidi ti me. Anche questo morso è un'esplosione di contrasti. Il croccante del grissino che si unisce alla morbidezza del formaggio e all'imponente presenza del peperoncino. Tutti i sapori sono complementari. Come anche noi, infondo. Anche questa volta indovini "ma che bravo, amore".
Dopo un bicchier d'acqua passo ai dolci.
Vado sul classico, fragole e cioccolato. È il mio preferito. Guardarti mentre mordi la fragola mi secca la gola. In un attimo il ricordo di ieri sera mentre mi suggevi il capezzolo mi scalda ancora più di quanto non lo sia adesso.
Meglio sbrigarsi a concludere il gioco. Va a finire che quella sedotta sarò io stessa.
L'ultimo è il tuo preferito. Intingo il dito nella crema di pistacchio dolce, lo ricopro di panna e lo porgo come sempre alle tue labbra. Quando capisci che si tratta del mio dito e che quindi il gioco è finito ti togli la benda dagli occhi. E mentre mi sorridi seducente mi afferri il polso per tenermi ferma, prendi dell'altra crema di pistacchio e la spalmi un po' sul mio collo e un po' tra i seni. "credo che questo gioco ti abbia fatta sporcare, amore. Meglio pulire subito prima di fare altri danni" e così dicendo inizi a spazzar via la crema con i baci. Sono sulle tue gambe, incastrata tra la tua bocca presuntuosa sul collo e poi tra i seni e le tue mani che mi stringono i fianchi e poi il sedere. Sembra una corsa. No, sembra un banchetto per un affamato e il piatto principale sono io.
Sinceramente, non posso e non voglio lamentarmi. Le labbra si fanno spazio nella scollatura del pizzo del reggiseno, la lingua scende alla ricerca di qualcosa che trova subito. Inizi a leccarmi il seno e poi come se fossi uno dei cibi che ti ho proposto prima, inizi a mordere piano i capezzoli. Tolgo le mani dai tuoi capelli e con un gesto sfrontato abbasso le coppe del reggiseno per liberare i seni, ma non lo tolgo. So quanto ti piaccia l'immagine peccaminosa che rimanda. Sospingo i seni tra le mani, li stringo. Li massaggio mentre ti guardo e tu sei a bocca aperta come la prima volta. Il mio cuore perde un battito. Subito riprendi la corsa. La tua testa è tra i miei seni e le tue mani dinuovo sul mio sedere. Come sempre.
"Ho un'idea" dici mentre ti alzi. Mi fai sedere al tuo posto "rimani ferma così" e mentre lo dici ti slacci i jeans. Ho già capito. Mi lecco le labbra pregustando ciò che sta per accadere.
Se prima la prelibatezza del banchetto ero io adesso lo sei tu. Con inaudita ingordigia mi fiondo con la bocca sulla tua mascolinità. Mi dai un buffetto sulla guancia "no, no. Mettilo tra le tette. Poi puoi succhiarlo." Obbedisco. Lo prendo tra i seni abbondanti e aiutandomi con le mani inizio un massaggio che di relax ha niente. Sento che ti piace ma non mi basta. Abbasso la testa e mentre i miei seni lo stringono, prendo la punta tra le labbra. Oh sì. Prima sono lente leccate e poi inizio a suggere. Piano. E poi Forte. Ancora piano e ancora forte. So che mi guardi mentre sono qui a regalarti piacere e questo non fa che eccitarmi di più. Dall'esterno la scena può sembrare grottesca: quasi completamente vestiti tranne che per il mio petto nudo e il tuo cazzo. Eppure al solo pensarci sono un lago.
Mi afferri deciso per i capelli. C'è un attimo di tregua. Uno scambio complice di sguardi. So che mi ami e sai che ti amo. Il tuo sorriso che dapprima è dolce e poi malefico rompe la piccola bolla di dolcezza. Mi indirizzi la testa dove vuoi tu. E in realtà dove volevo sin dall'inizio. Posso guardarti adesso mentre ti accolgo golosa nella bocca. Mi lasci il comando per un po'. Lecco l'asta e risalgo. Mi aiuto con le mani e cerco di dare un ritmo sostenuto ma non troppo veloce. Non voglio che finisca.
I miei occhi sono incollati sui tuoi. Mi piace che mi guardi.
Faccio vibrare la gola, mentre con la lingua accarezzo tutto attorno. È la fine per te. O l'inizio. Togli le mie mani, mi afferri dinuovo i capelli e mi detti il ritmo. Sono in balia della tua audacia, come una serva piegata al volere del suo padrone. Mi faccio forza mantenendomi alle tue cosce tornite da ore di palestra. Ho le lacrime agli occhi, il fiato corto e il petto arrossato per lo sforzo e l'eccitazione. Sento tendersi i tuoi muscoli, so che il piacere sta arrivando, ma ti blocchi. Non vuoi che finisca così.
Mi liberi dal lussurioso giogo. Riprendo fiato mentre i polmoni sono quasi doloranti. L'immagine adesso forse è ancora più grottesca di prima. Ma mi piace l'idea. Ci piace. Mi alzi il mento e mi lasci un lungo e profondo bacio. Questa volta sei tu a scendere. Ti inginocchi davanti a me. In automatico apro le gambe. L'ho detto, ormai sono schiava del tuo piacere e del tuo volere.
La gonna si alza e lo spacco di nuda pelle aumenta tra il pizzo delle autoreggenti e quello della brasiliana. Segui il profilo della coscia dal basso verso l'alto con una scia di baci bagnati. Il nastro nero del reggicalze ti indica la via.
È una conquista lenta. Piacevole. Sicura. E poi è un attimo. Scosti il tessuto ormai bagnato e ti fiondi sul centro del mio piacere.
Sono dinuovo io il piatto principale di questo banchetto. Questa conquista non è più lenta. Rimane però sicura, decisa. È una conquista fatta di morsi, baci e carezze di lingua. È una conquista fatta di dita che sfregano, pizzicano e penetrano. È una conquista tua, ma anche mia.
Dispettoso come solo tu sai essere ti stacchi poco prima che raggiunga il culmine. Alla mia sonora protesta mi fai uno dei tuoi sorrisi sghembi. Mi dai uno schiaffo sulla natica e mi chiedi di girarmi. Mi guidi finché non raggiungo la posizione da te desiderata. Sono in ginocchio sul divano. Con i seni schiacciati sulla testiera di pelle, i capelli arruffati, la gonna arrotolata alla vita e il sedere all'infuori.
Mi afferri ancora i capelli con una mano, spostando così la testa di lato. Questo breve lasso di tempo ha un po' raffreddato il tuo spirito e ricominci con una straziante e lenta agonia. Con prepotenza mi baci le labbra e poi scendi ancora e ancora. Il collo. Le spalle. La schiena. Il sedere. Tiri un morso e risali. Sempre piano. Sempre padrone di te stesso, della situazione e del mio corpo che freme al tuo tocco. Sedere. Quelle fossette sulla schiena che tanto ti piacciono. Spalla. Collo.
"Volevi condurre tu i giochi oggi, eh? E guarda adesso. In ginocchio, in attesa di un mio tocco. Dovrei lasciarti così. Vogliosa, bagnata. Impaziente di godere. Ma Dio solo sa quanto mi eccita sentirti venire, sentirti gridare il mio nome mentre l'orgasmo ti brucia dall'interno. Quindi sappi che ciò che sta per accadere è per te, ma soprattutto per me"
Fremo a quelle parole. Questa leggera dominazione mi annienta i sensi. Mi fa rinchiudere in una bolla di pura lussuria.
E mentre carezzi con la lingua il collo, torni a concentrarti sul seno. Sei dietro di me. Sento la tua voglia che preme contro la mia schiena. Sento i denti affondare leggeri sulla spalla. Sento le dita che stringono i capezzoli. E mentre muovo il sedere contro il tuo bacino, una mano scende e mi carezza. L'incavo della vita, la curva dei fianchi e del sedere. È lento. Agonizzante. E poi accade. Bagni le dita nel mio piacere e entri senza chiedere permesso. "Fammi vedere quanto sei brava. Dimostrami quanto ti piace. Cavalcami le dita" E così faccio. È un ondeggiare sconnesso, frenetico. Inarco la schiena e ti circondo il collo. "Dai, piccola. Continua così. Lo sai che mi piace quando urli. Vieni per me. Vieni sulle mie dita." E lo faccio. Tremo. Sono in frantumi.
E mentre ancora pezzetti di me cercano di riassestarsi, entri. Questa volta senza dita. Scivoli facilmente grazie all'orgasmo. Entri lento, centimetro dopo centimetro. E poi una volta giunto fino in fondo esci d'un fiato. E rientri di colpo. Così. Deciso. Veloce. Prepotente. Sono tua con ogni parte di me e tu pretendi ogni singola particella di questo corpo che brucia per te. È la corsa finale. È un groviglio di corpi, di morsi, di raschi. È un intreccio di anime, una collisione di cuori. È la vita e la morte insieme. Urli anche tu il tuo piacere. Lo riversi in me. Tremi anche tu con me. E mentre stanchi ci accasciamo sul divano freddo, mi abbracci teneramente. "Grazie, amore. Amo quando ti concedi così a me. Ti amo"
E a quelle parole mi sciolgo. Ti amo anch'io.

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