Matilde 01 - 02 La telefonata inattesa

Scritto da , il 2022-11-23, genere saffico

2) La telefonata inattesa
Sono ancora intontita per ciò che ho appena fatto, mi godo l’essere sdraiata sul mio letto, mi coccolo il peccato di cui mi sono appena “macchiata”, quello di fare l’amore con una donna nella mia fantasia, di essermi procurata piacere con una valenza “lesbica”.
Nella quiete dopo l’orgasmo trovo ragioni nuove d’interesse in un sesso inesplorato e mi domando se mi capiterà ancora, se lo vorrò ancora. Dentro di me so che la risposta è sì, ma non sono disposta a crederlo fino in fondo. Fare l’amore con un uomo vuol dire sesso in genere mai fine a se stesso, ma con tutta una serie di implicazioni affettive, che vanno dall’amore semplice all’odio nascosto o manifesto, dalla gelosia alla sottomissione, dalla vendetta all’esibizionismo, dalla ripicca ai più svariati equilibri di potere. Il più spesso si rifanno naturalmente al rapporto biologico uomo-donna, per perfetto o imperfetto che sia.
Ma per noi donne fare l’amore con un’altra donna che sesso è? Ci può essere amore tra donna e donna? Difficile crederlo, per me, ora che sono reduce da una sconvolgente fantasia erotica con una donna che mi ha appena umiliata.
Ma se, d’altra parte, si può fare amore con un uomo disprezzandolo (e questo mi è successo talvolta), allora farlo con una donna può essere una competizione, magari non detta o non avvertita come tale. Ti faccio vedere io chi è più troia, chi gode di più, chi ci sa fare di più: e tutto, forse, in relazione a un uomo, reale o immaginario, che sta sullo sfondo per entrambe. Probabilmente le lesbiche vere si amano, ma io non credo proprio di amare Debra, anzi credo di detestarla.
Mi alzo e, ancora nuda, mi reco in cucina; apro il frigo senza un’idea precisa, poi scelgo di servirmi un po’ di succo d’arancia. Ho sete, bevo il mio bicchiere di gusto, ma non faccio a tempo a finirlo che squilla il mio cellulare, dimenticato acceso nella borsetta dal giorno prima.
- Chi sarà mai?
Non ho voglia di rispondere.
Gli squilli s’interrompono dopo un po’, io ho finito di bere. Ma ecco che suona il telefono di casa. Allora è qualcuno che mi segue proprio... Rispondo.
- Ciao, Matilde, sono Debra...
Resto muta di sorpresa, impietrita.
- Pronto, ci sei? Sei Matilde?
- Sì, sono io – riesco a rispondere – ciao, Debra. Chi ti ha dato il mio numero?
- Me lo ha dato Franco. Lui è rimasto ad Alassio, io dovevo tornare a Milano e ho pensato di chiamarti. Ti disturbo?
- No, affatto. È solo che mi hai beccato di sorpresa...
- Mah, sai, l’altra sera ti ho vista delusa, incazzata, probabilmente a ragione, con me. Questo però davvero mi dispiace e ho pensato che forse avevamo qualcosa da dirci, anche per non lasciare cose in sospeso. Tu cosa fai oggi?
- Guarda, io sono a casa e sto mettendo a posto un po’ di roba. Non ho programmi precisi, se vuoi venire a trovarmi mi fai piacere. Non credere che ce l’abbia con te più di tanto, Franco non era così importante. E poi qualche volta anch’io mi sono comportata come te...
- In che senso?
- Nel senso che qualche volta anch’io me ne sono fregata e ho portato via l’uomo a qualcuna.
- Beh, io volevo e non volevo. Non sapevo come sarebbe andata a finire. Dove abiti? Posso venire subito?
Le do l’indirizzo e chiudiamo la conversazione cinguettando come vecchie amiche. Ma che mi succede? Sto per avere un incontro reale con una persona con la quale pochi minuti fa godevo, cosa sta succedendo? E in realtà non vedo l’ora che arrivi, anche se sento una vaga debolezza di gambe.
Sono curiosa, sì. Quella frase «non sapevo come sarebbe andata a finire» lasciava aperto qualunque quesito malsano. In definitiva voglio sapere se hanno fatto sesso assieme, forse voglio prendere le misure alla mia antagonista per meglio scoprire le nuove frontiere che mi si sono aperte questa mattina.
Per prima cosa devo mettermi qualcosa addosso. Vado in bagno, mi acconcio sul bidè, mi lavo: e mentre lo faccio ecco arrivare ancora quella frustata di languore ormai ben noto. Sì, lo ammetto, mi sto preparando per lei. No, non lo ammetto, mi sto solo lavando la figa dopo le mie masturbazioni. Sì, lo ammetto: mi lavo per lei. No, è per igiene personale.
L’acqua fredda, lungi dall’allontanare il languore dal basso ventre, fa piacere e va ad aggiungersi al piacere. Ora però basta, mi asciugo con la salvietta e vado in camera. Apro il cassetto della biancheria intima, sono incerta su che scegliere. Ma è pazzesco! Di solito prendo quello che capita, invece ora mi sorprendo a pensare cosa potrebbe piacerle di più...
Mi ribello e indosso un paio di slip azzurri, cui sono particolarmente affezionata. Il reggiseno non lo porto, quindi passo alla gonna. Siamo in piena estate, fa caldo, una mini di jeans andrà benissimo. Infine una normale camicetta bianca a bottoni, da infilare nella gonna (basta con queste pance fuori), ma appena sbottonata nella parte superiore. Anche per le scarpe, massima semplicità: da tennis, bianche, ovviamente senza calze. Mi guardo allo specchio, Debra dovrebbe essere qui tra poco. Mi sembra di essere una scolaretta, tutto meno che bomba del sesso, tanto meno con tendenze particolari.
Ma poi, lei che vorrà? Che pensieri mi vado facendo? A Debra magari non passa neppure per la testa un coinvolgimento con me, quindi cosa mi agito a fare? Non credo che avrò la forza di farle capire nulla, né di raccontarle cosa è mi successo questa mattina, quindi, cara Matilde, sta calmina e lascia che le cose vadano come devono andare. E con questa promessa a me stessa, mi dedico a sistemare quelle due o tre cose del mio trilocale che non erano a posto, che facevano disordine. Do anche una sprimacciata al divano; poi vado in cucina a tagliare il melone e ad aprire due buste di prosciutto crudo. Il vino bianco e la birra erano già in fresco.

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