Sottomesso dal Padrone di casa: P.1 L' incontro

Scritto da , il 2022-04-04, genere dominazione

Capitolo introduttivo. Per commenti scrivere a dick-89@hotmail.it


Non è mai semplice decidere di trasferirsi in un'altra città, ma le opportunità di carriera non passano tutti i giorni e a 30 anni decido di coglierla, anche se chiaramente significa allontanarmi dalla mia ragazza.
Comincio, quindi, le ricerche per una sistemazione, trovando, tramite un agenzia, un trilocale carino all'interno di un condominio vicino al centro.
Incontro il proprietario direttamente negli uffici dell'agenzia immobiliare per firmare il contratto, dopo aver già concordato tutti i termini. È un uomo di circa sessant'anni, con capelli lunghi seppur radi e piuttosto robusto con una pancia prominente che si nota nonostante la camicia larga e gli abiti eleganti. Nel complesso mi fa una buona impressione, sebbene il tutto duri appena una decina di minuti, conditi da qualche chiacchera di circonstanza. Nel salutarmi e darmi le chiavi si raccomanda: - Non farti problemi se avessi bisogno di qualcosa, tanto abito esattamente sopra di te e anche io vivo solo. Anzi poi passa per un caffè.
- Ah grazie, buono a sapersi allora. Non sarò molto in casa, ma accetto volentieri. Ci vediamo allora.
Nei giorni successivi mi sistemo e quasi mi dimentico di lui, finché un giorno non lo incontro nelle scale la sera al ritorno dal lavoro.
- Allora come sta il mio nuovo inquilino? Ti stai ambientando?
- Si, si, grazie. È tutto nuovo, ma mi sto abituando. Lei come sta?
- Bene anche io. Vieni su da me dopo cena - il tono non è neppure quello di una domanda - Facciamo due chiacchiere come avevamo detto.
- Veramente stasera avrei un po' da fare. -  rispondo titubante.
- Dai dieci minuti, ti aspetto per le 21.30, non tardare.
- Cercherò di liberarmi allora, a dopo
Non volendo risultare scortese, anche se un po' infastidito dall'insistenza.
Dopo essermi fatto una doccia e aver cenato, prendo un paio di birre in frigo e salgo al piano di sopra. Trovando la porta accostata, busso e sento la sua voce da un'altra stanza: - Vieni avanti e accomodati pure in sala. Finisco la doccia e arrivo.
Entro e mi guardo attorno con circospezione, non essendo mai stato nell'appartamento. Come nel mio al piano di sotto, per andare in sala devo percorrere un corridoio a metà del quale c'è il bagno e nel passare noto la porta spalancata e lo vedo uscire dalla doccia completamente nudo.
Mi cade un occhio e resto un attimo a fissarlo, più per la sorpresa che per altro.  Imbarazzato e distogliendo lo sguardo farfuglio: - Ah, mi scusi.
- Tranquillo, ma non ti sei tolto le scarpe? Lasciale all'entrata - fa con tono seccato, rimproverandomi.
- Certo... subito, non sapevo.
Torno quindi indietro, mi tolgo le scarpe e nel ripassare per accomodarmi in sala sbircio di sfuggita con la coda dell'occhio: è sempre girato verso di me, ma noto che ha messo l'accappatoio, lasciandolo però aperto sul davanti.
Giunto in sala, mi accomodo su una poltrona, probabilmente viola in viso e sicuramente a disagio. Dopo un paio di minuti arriva ed è ancora in accappatoio, si siede sulla poltrona di fronte alla mia.
Stappiamo le birre e cominciamo a chiacchierare e l'imbarazzo per l'episodio di prima svanisce piano piano.
Mi chiede del mio lavoro, della mia città e se sono fidanzato, al che io rispondo: - Sì, ma la lei non è venuta a vivere qui con me per cui ci vedremo soprattutto nel weekend
- Meglio, un bel ragazzo come te avrà certo modo di divertirsi qui da solo allora... vedrai! Ahahah
Rido anche io e la conversazione va avanti su altro, finché finiamo le birre e si alza a prenderne altre.
Nel farlo l'accappatoio si muove e mi accorgo che sotto è nudo e anche decisamente dotato. Non è certo la prima volta che vedo un uomo nudo tra palestra e calcetto, ma mi imbarazzo comunque. Il disagio aumenta quando nel risedersi accavalla le gambe lasciando fuori quasi tutto.
Continuiamo a conversare del più e del meno anche se non riesco a fare a meno di lanciare qualche occhiata ogni tanto, che non capisco se venga notata o meno dato che lui non sembra prestarci alcuna attenzione.
Dopo una decina di minuti così mi congeda: - Ora è tardi, vai pure. Sarai stanco. Quando esci butta via le bottiglie vuote se non ti spiace. Grazie
- Si, certo. La ringrazio per le birre allora.
- Grazie a te. Sono contento di averti affittato casa. Sei un bravo ragazzo. Bravo, bello, educato e obbediente mi pare. Al giorno d'oggi ad esempio non tutti danno del Lei ai più maturi. Invece è un segno di rispetto che devi avere.
- Ci mancherebbe. - rispondo un po' stranito dal fatto che non mi avesse ancora chiesto di dargli del tu.
- Bravo, buonanotte allora.
Nell'accompagnarmi alla porta sento la sua mano sulla schiena, appena sopra il mio culo.
Mi congedo e vado a casa.
Tiro un sospiro di sollievo, è stata una serata strana che mi ha lasciato un senso di disagio misto quasi ad eccitazione.

Per un paio di giorni non ci incrociamo e quasi neanche mi ricordo della serata.
Un pomeriggio ci incontriamo nell'atrio del palazzo, lo vedo impegnato a portare alcuni sacchetti della spesa e mi offro di aiutarlo.
- Grazie, sei molto gentile. Prendine due
Arrivati davanti all'ascensore ci sono altre persone in attesa. Io vorrei aspettare, ma lui insiste ed entriamo tutti. L'ascensore è stretto e ci troviamo attaccati l'uni agli altri. Lui è dietro di me e appena cominciamo a salire sento una mano sul mio culo. Resto paralizzato per lo shock e la vergogna e non dico una parola. Penso che forse non se ne sia accorto, del resto lo spazio è quello che è, ma mi sembra poco plausibile. Gli altri scendono prima di noi e la mano resta lì fino alla fine. Una volta arrivati mi affretto a scendere e mi avvicino alla porta. Faccio per lasciare i sacchetti li, ma mi blocca affermandomi la mano e guardandomi dritto negli occhi:
- Fino a dentro, grazie. Ho mal di schiena. E togliti le scarpe. Lo sai.
Il suo tono non ammette repliche e io, per qualche ragione che non so spiegare neppure a me stesso, non riesco a dire nulla.
Resto scalzo e mi avvio a passo a svelto verso la cucina. Sospiro, pensando che quella situazione imbarazzante sia finita, ma lui mi gela: - Ora dovrai aiutarmi a sistemare tutto, come ti ho detto ho mal di schiena.
- Veramente avrei un impegno e sono già in ritardo. - l'imbarazzo è così forte che le parole mi si strozzano in gola.
- Allora cercheremo di fare in fretta. Io ti passo le cose e tu le devi mettere in fondo a quella credenza. - mi dice indicando alcuni sportelli sotto il lavandino.
Incomincio ad impilare gli articoli, quando mi interrompe: - Ho detto in fondo.
Mi sporgo all'interno e mi rendo subito conto che per farlo di fatto sono a pecorina con il mio culo in bella vista. Si inginocchia e mi appoggia una mano appena sopra il culo, continuando a passarmi la spesa da sistemare.
Terminano gli articoli e si rialza, faccio per imitarlo, ma mi blocca con una mano sulla spalla e mi dà un buffetto sulla guancia come fossi un cane: - Bravo, bravo ragazzo. Dovrò sdebitarmi, anzi facciamo così. Vieni alle 19.30 ti offrirò un aperitivo e ceneremo.
- No, guardi. Stasera non posso proprio, mi dispiace. La ringrazio. - Dico con un filo di voce e viola in viso
- E perché? Devo offendermi? Di cosa hai paura? Sei grande e grosso. Ahahah.
- Ma no, di niente. Si figuri.
- Perfetto, allora a dopo.
Mi toglie la mano dalla spalla, facendomi rialzare e accompagnandomi alla porta.
- Puntuale, mi raccomando.
Non dico nulla, faccio le scale di corsa è mi chiudo in casa, praticamente in preda al panico. Penso per una buona ora se andare o no. Alla fine mi faccio una doccia, mi calmo e mi decido a presentarmi alla cena. In fondo, penso, che può succedere? Certo... quell'uomo mi fa uno strano effetto, ma ha ragione: sono grande e grosso.

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