Primi sogni: Victoria_parte 3

Scritto da , il 2021-03-07, genere prime esperienze

Dublino, 25.01.1997
Quanta differenza potevano fare, pochi mesi. Dopo un’estate passata in studi di registrazione e uffici tra Londra e Dublino, e un autunno passato a promuovere l’uscita del suo primo singolo, “Reason”, Victoria si sentiva come se fosse cresciuta di anni rispetto a quando aveva finito il liceo, solo sei mesi prima. Una parte di lei ancora faticava a crederci, ma era una parte sempre più piccola: gli impegni continui rendevano quella nuova realtà in cui era entrata ogni giorno più normale, e l’evento un tempo impensabile di avere una propria canzone pubblicata su disco era ora una tappa di un progetto artistico e lavorativo ben preciso. Quanto era cresciuta. Il singolo stava cominciando ad avere successo, a breve il suo primo album intero sarebbe stato pubblicato e parallelamente sarebbe partito il tour di concerti – inizialmente incentrato in Regno Unito, Irlanda e nord Europa, l’etichetta discografica avrebbe valutato nelle prossime settimane se aggiungere altre date. Niente di tutto questo era facile, per lei, ma Victoria lo stava adorando profondamente, sentendosi più viva e libera di quanto mai avesse sognato. E poi c’era Robert. Quegli ultimi mesi li avevano tenuti più separati di quanto Victoria avrebbe immaginato, e si era più di una volta sentita colpevole nei confronti del loro rapporto. Poi la settimana prima Robert le aveva telefonato per darle la notizia: avrebbe proseguito gli studi di Ingegneria al MIT di Boston, era riuscito nel suo sogno di farsi ammettere. Victoria era stata felicissima per lui, ma al contempo aveva sentito dentro di sé un macigno schiacciarle il cuore, come se tra loro si fosse cominciata a creare una frattura invisibile ma irreparabile. Lei non aveva alcun diritto di chiedergli di non andare a Boston, come lui non aveva alcun diritto di chiederle di rinunciare alla sua nascente carriera musicale. Le loro vite personali stavano fiorendo velocemente, portandoli distante l’uno dall’altra. Nonostante questi avvenimenti, o forse chissà proprio a causa di essi, Victoria e Robert erano riusciti ad organizzare quel weekend a Dublino per il compleanno di lui. In quei mesi Victoria aveva vissuto soprattutto a casa dei nonni poco fuori Dublino, ma per questa occasione aveva prenotato una stanza in un albergo nel centro della città. Era lì che in quel momento si trovavano, con le luci abbassate al minimo: lui che accucciato a terra estraeva lentamente qualcosa dalla valigia, lei che lo guardava mentre giaceva nuda sul letto con le mani legate alla testiera del letto con la cintura di un accappatoio. Victoria aveva promesso a Robert che per la notte del suo compleanno avrebbe potuto chiederle qualsiasi cosa, e lui le aveva chiesto di farsi legare al letto e di permettergli di farle quello che voleva. Victoria aveva obbedito senza opporsi: voleva mantenere la parola, e poi era certa che lui non le avrebbe mai fatto del male. Pensò per un attimo che Robert stesse prendendo dalla valigia delle droghe, cosa che non le sarebbe piaciuta per niente, ma quando finalmente si rialzò quello che aveva preso la lasciò senza parole. Robert stava tenendo in mano un lungo vibratore di gomma. Si sdraiò accanto a lei, appoggiando l’attrezzo ancora spento alla sua coscia. Baciò Victoria profondamente, poi accarezzandole le labbra con il pollice le chiese “Qualsiasi cosa?” Lei gli leccò e succhiò il pollice, poi sorridendogli rispose in un sussurro “Qualsiasi cosa”. Robert le accarezzò il seno e scese lentamente con la mano, fino a sfiorarle l’inguine. Lentamente, poi sempre con maggior vigore, cominciò a massaggiarle il clitoride. Victoria respirava profondamente. Robert aveva impiegato qualche tempo per capire come toccarla in maniera efficace, ma aveva decisamente imparato. Lo sentì farsi strada prima con una, poi con due dita dentro di sé. Cominciò a gemere, mentre veniva raggiunta dagli aromi che il suo corpo stava generando. Quando cominciò a sentirsi prossima a contrarsi Robert si fermò. Victoria lo guardò interrogativamente, ancora ansimando. Lui la baciò e disse “Adesso sei pronta…” Si portò all’altro capo del letto e, con un piccolo clic, azionò il vibratore. Victoria poteva udire solo un lieve ronzio. Robert portò la punta dell’attrezzo a toccarla dove fino ad un minuto prima era la sua mano, e Victoria si sentì nuovamente scossa dai brividi. Poi Robert cominciò a premere, e Victoria sentì che il vibratore entrava dentro di lei. All’inizio fu una sensazione quasi scioccante: niente e nessuno era mai entrato in lei ad eccezione di Robert e lei stessa. “Oddio…oddio sì…” ansimò Victoria, aprendo di più le gambe. Strinse le mani alla cinghia che la teneva legata, sentendo le vibrazioni raggiungerla in ogni centro nervoso. Quando pensò che ormai fosse tutto dentro di lei, arrivò il colpo finale: l’appendice del vibratore, che Robert posizionò esattamente sul clitoride che aveva massaggiato fino a poco prima. Victoria pensò di essere prossima ad incendiarsi. “O mio Dio…non toglierlo ti scongiuro…oh…sì….sì…” Era lì a gemere a voce sempre più alta, contorcendosi con le gambe divaricate e il vibratore quasi completamente dentro a sé. Vide Robert osservarla con sguardo compiaciuto e famelico, mentre lentamente si accarezzava il membro. Victoria urlò mentre veniva scossa da un potente orgasmo. In quel momento udì un altro clic. Le vibrazioni diminuirono di intensità fino a sparire e Robert si portò su di lei. “Ti è piaciuto, amore mio?” le chiese. “Sì amore…sì…” riuscì a rispondere Victoria. “E questo ti piace?..” così dicendo Robert spinse il proprio pene eretto tra i suoi seni, che stringeva forte con le mani, e cominciò a masturbarsi in quel modo. Era una cosa nuova, per Victoria. Sorridendo, Victoria sporse in avanti la testa e allungò la lingua per toccargli così la punta del pene quando le si avvicinava al viso. Capì subito che a Robert piaceva. Cominciò allora a parlargli per provocarlo e aumentare la sua eccitazione – e anche la propria, che era già altissima. “Sono tutta tua, tesoro, puoi farmi quello che vuoi. Adoro tutto quello che mi fai. Puoi scoparmi tutta la notte, sono la tua ragazza di diciannove anni da riempire di sperma…” quasi non riuscì a finire l’ultima parola che Robert lasciò la presa sui suoi seni e spinse il proprio pene nella sua bocca. “Succhialo tutto, fammi sentire quanto ti piace averlo in bocca” le disse con voce tremante. In verità in quella posizione Victoria non riusciva ad ingoiarlo interamente, e Robert lo sapeva, quindi cominciò a succhiargli con forza la punta usando molto la lingua. “Così amore…continua…Dio è bellissimo scoparti in bocca…” Robert ansimava sempre più forte, e quando Victoria pensò che volesse finire nella sua bocca lui si staccò e tornò al capo opposto del letto. Victoria si aspettava allora che la prendesse e la penetrasse con forza mentre lei era in quella posizione, ma lui la prese saldamente per le anche e la girò a pancia sotto. Sentì il vibratore che veniva estratto da lei, cosa che le strappò un piccolo grido. Robert ora le stava baciando e mordendo le natiche, che stringeva con forza. Victoria chiuse gli occhi godendosi le sensazioni che la sua lingua e i suoi denti le davano. Poi, sempre con forza, Robert le sollevò il bacino e fece una cosa che non le aveva mai fatto prima. Victoria sentì il suo pollice spingere contro il proprio ano, fino ad entrare leggermente. Rimase per un momento sconvolta da quella sensazione, che tuttavia non era dolore. Prima che lei potesse dire nulla tuttavia Robert penetrò la sua vagina andando rapidamente fino in fondo. Victoria gridò di nuovo, questa volta più forte, mentre Robert la prendeva quasi furiosamente continuando a spingerle il pollice tra le natiche. “Hai il culo più bello del mondo…vorrei vederti così tutto il giorno…mentre ti stringo il culo…e ti fai sbattere…” Victoria rispose tra i gemiti “Amore sì…sbattimi…aah…così…riempimi…dai…aah…vienimi dentro…” Robert era chiaramente prossimo al limite. Rigirò il pollice nell’ano di Victoria, poi le schiaffeggiò con forza la natica destra, sbattendola sempre più velocemente. Nelle ultime spinte entrambi stavano gridando “Ancora…prendilo tutto…aprimi fino in fondo…”, finché Robert venne con un urlo dentro di lei, penetrandola così a fondo che Victoria pensò quasi di sentirlo nello stomaco. Per almeno un minuto rimasero immobili in quella posizione, capaci solo di respirare. Victoria teneva gli occhi chiusi: le girava la testa, mentre sentiva lo sperma di Robert colare lentamente dentro di lei. Non avevano mai fatto l’amore in maniera così – brutale, appassionata, eccitante. Amava Robert da impazzire. Riuscì a sentire che le slegava le mani e la stringeva a sé, poi cadde in un sonno profondo.

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