Allergia - Esiste un'alternativa all'orgasmo?

Scritto da , il 2020-11-22, genere etero

Rientro nella sala riunioni, con le sensazioni intime che voi sapete: inutile dirvi che ormai, a questo punto, non seguo più niente di quanto viene detto. Per fortuna i miei interventi sono finiti, e io posso limitarmi ad annuire mentre gli altri presenti esprimono le loro osservazioni. Rimane lo sguardo del rappresentante di delegazione che, ogni volta che mi fissa, mi manda come una fitta lì, fitta o contrazione così forte che mi fa quasi male (ma sono convinta che sia dovuto solamente alla mia insoddisfazione di prima in bagno, e alla mia frustrazione per l’orgasmo andato, “perso”) … oddio, solo a pensarci! … allo stato in cui ero poco fa in bagno … mi viene di nuovo da stringere le gambe! Ma se stringo, sento il perizoma in mezzo, aiuto!... allora le allargo appena, ma dopo un po’ mi sembra di sentire il mio odore intimo esalare leggero verso di me, e sento che lentissimamente vado giù, strusciando sulla sedia … e così è ancora peggio!
Mi ricompongo: metto bene la gonna per non scoprirmi troppo (= scusate eh, ma questo “guardone” doveva mettersi proprio qui accanto a me? =), ma quel calore interno che sento non mi passa, anzi … via via che la riunione procede, diventa quasi “cronico”: uno stato “perenne” di eccitazione (= cosa mi sta succedendo? =): per un attimo ho anche paura, sì paura, che quello spray mi abbia come “intossicata” (= del resto cara, non so più quante spruzzate te ne sei data, da stamattina! =), che mi abbia trasformata intimamente e mentalmente; ma si può? … e poi quel suo sguardo insistente, che mi invade, passando dagli occhi, mi arriva dentro, e mi prende la testa e coinvolge e stravolge tutti i pensieri: “oggi, a pranzo, starai seduta vicino a me!” … lo so che non lo dice, ma io lo sento, sento chiaramente che lo pensa e lo ripete dentro di sé, rivolgendosi a me, ogni volta che mi guarda, ogni volta che mi fissa in quel modo … sento che mi pulsa la fica e che devo stringere ancora le gambe! Ecco la contrazione, oddioooo!
… finalmente, poco dopo le 12,00 finiamo. Io mi alzo e, chinandomi, mi avvicino al direttore con una voce che io stessa sento tremante, mentre l’altro, seduto accanto a lui, tiene gli occhi fissi su di me: “mi scusi, prima di andare a pranzo, dovrei fare un salto qui sotto, in farmacia, saaaa… per via della mia allergia … - ma scusa non hai il tuo spray? Prima abbiamo visto tutti che lo usavi – sì, maaaa … - allora usalo dai, non perdiamo altro tempo, ché ci aspettano per il pranzo: siamo già in ritardo! – Se permette, le offro io un passaggio sulla mia auto – dice il rappresentante – ha un sistema di filtri antipolline: può stare sicura che non soffrirà di alcuna allergia a bordo!” Lo guardo, mi tiro su, e nella mia intenzione vorrei rispondergli educatamente “No, grazie mille: ho la mia auto … e poi la mia allergia non sarebbe al polline”, quando qualcuno, passando dietro, mi urta: mi sbilancio, perdo la mia cartellina, che atterra sul tavolo davanti a lui, e io finisco goffamente tra le sue braccia, col mio viso a dieci centimetri dal suo; lui mi afferra prontamente per le braccia, sento il suo odore, il suo respiro, e passa un lungo secondo di silenzio, in cui ci perdiamo negli sguardi, ma il suo di sguardo “mi penetra” (sì, avete letto bene): avverto una pulsazione, una forte contrazione laggiù, che si spande e si fa sentire fino alle ovaie, alle tette, alla testa … se lui, ora guardandomi, dicesse “adesso inginocchiati sotto il tavolo cagna, e prendimelo in bocca”, so che lo farei, questo per farvi capire fino a che punto sono arrivata (= CAGNAAAA??? CAZZO Fede, ma cosa diciiii? =) … per (s)fortuna, invece, mi aiuta a tirarmi su, sorride e porgendomi la cartellina dice: “devo pensare che è un sì?” … ammetto che faccio fatica a rimuovere l’immagine che mi è appena apparsa davanti, di me inginocchiata sotto il tavolo delle riunioni, e soprattutto quella parola che mi gira rimbalzandomi nella testa! (= ma, Fedeeee!!!! sei impazzitaaaa!!!? =) … e riesco solamente ad annuire silenziosamente.
Torno nel mio ufficio, e quasi tremo mentre indosso la giacca (ma è mai possibile cadergli così tra le braccia?… e poi tutti quei pensieri osceni! Oddioooo!): mi vergogno da morire! Ci prepariamo e scendiamo tutti di sotto e, chiaramente, (dopo avermi galantemente aperto la sportello della macchina), finisco insieme a lui, sul sedile posteriore della sua auto di rappresentanza, mentre il direttore siede davanti, accanto all’autista. Solo lo stare seduta su un’auto come questa mi fa sentire agitata; figuratevi io cosa sento dentro di me e là sotto, in questo momento! Il direttore, davanti, continua a parlare della riunione e dei dettagli che sono rimasti da dover esaminare, prima delle conclusioni, girando ogni tanto la testa verso di lui, e facendogli ampi sorrisi esagerati (sinceramente, faccio fatica a seguirlo, anzi, a un certo punto, mi accorgo che non lo ascolto più); io siedo nervosa, con le gambe accavallate, cercando di guardare all’esterno del finestrino (= sì, sì, tu cerca di non pensarci, ma tanto lo sai che lui ti sta letteralmente mangiando, senza aspettare di arrivare al ristorante! =), e lui … beh, lui mi ha chiesto subito come sto, appoggiando il palmo della sua mano sulla mia, e poi l’ha lasciata lì; lo so, a quel contatto, avrei dovuto subito allontanarla, ma, improvvisamente, è come se l’avessi sentita pesante come un macigno: impossibile da scuotere e sollevare! … e adesso, il suo tocco, il suo peso, il suo sfioramento continuo mi fanno sentire a disagio, mi turbano; mi fanno pensare al baciamano di stamattina, e rinnovano nella mia testa tutte le immagini spinte che si sono via via avvicendate: inutile dire che, durante quel breve viaggio (con il sottofondo del direttore che continua a parlare come in lontananza), non riesco a pensare ad altro, e che avverto la presenza fissa del suo sguardo su di me, come se mi stesse esaminando, e anche il calore e tutta la viva presenza della mia accesa eccitazione (infatti, non mi azzardo a muovere di un centimetro le gambe dalla posizione che ho assunto, per evitare figuracce, perché mi sento tutta liquida sotto!).
Giunti nel piazzale del ristorante, mi dice sottovoce “aspetti!” e, dopo essere uscito ed aver girato intorno all’auto, viene ad aprirmi di nuovo lo sportello, e mi porge la mano, ma io sono talmente impacciata che, girandomi e scendendo dall’auto, devo tenermi la gonna bassa con l’altra mano, per evitare di mostrargli di tutto e anche di più! Chiaramente, questo mio gesto non gli sfugge: lo noto dal suo sorriso, che mi sembra addirittura beffardo, come a dirmi “inutile che ti copri cagna (!!!!), perché più tardi sarai tu stessa a spogliarti davanti a me, lo sai vero?”, e istantaneamente, a quel pensiero, sento una forte contrazione e divento rossa di vergogna: mi sforzo di sorridergli e a malapena sono capace di dirgli “grazie”! Ci muoviamo verso l’ingresso, con il direttore che ci apre le porte precedendoci e sorridendo, come se noi due fossimo una coppia (= siamo già arrivati a questo punto? =), mentre lui, poggiando una mano sulla mia schiena (e facendomi sentire i brividi con quel suo tocco!), mi guida verso la sala; mentre camminiamo, il personale ci saluta e ci sorride, e lui, rispondendo loro e spingendo me, mi accompagna al tavolo; vi lascio immaginare il mio imbarazzo, sia per la situazione in cui mi trovo, sia perché osservo l’apparecchiatura del tavolo e … no, io non ce la posso fare con tutti quei bicchieri e tutte quelle posate disposte per ciascun invitato! (aiutoooo!... sento aumentare il disagio) Trovato il suo segnaposto con il nome, mi aiuta a sedere, spostando e poi avvicinandomi da dietro, la sedia vicina alla sua, e subito dopo si accomoda anche lui … mentre anche gli altri si sistemano, io osservo la tavola: oltre al numero esagerato dei bicchieri, ci sono posate di cui io ignoro perfino l’esistenza! (turbata, agitata, eccitata, capite come mi sento, vero?) Gli dico che ho bisogno del bagno, e lui sorridendo mi fa “faccia presto: non mi lasci troppo tempo solo qui in mezzo! Ci saranno solamente noiose questioni di lavoro; sa, se potessi l’accompagnerei”, e istantaneamente mi vedo da fuori …
Ci avviamo insieme verso la toilette, lui mi prende per un braccio, e mi porta in quella degli uomini: mi tira dentro e chiude la porta in fretta. Gli lancio uno sguardo interrogativo, come per dire “ma cosa sta facendo?”, lui mette l’indice davanti alle sue labbra, poi, guardandomi dice piano “E’ da stamattina che lo vuoi, vero cagna? – io resto a bocca aperta: le sue parole mi arrivano dirette come uno schiaffo improvviso – adesso puoi prenderlo”; subito avverto nuove contrazioni sconvolgermi dentro e, mentre lui mi fissa senza parlare, sento le ginocchia cedere e piegarsi da sole (no, non sono io che mi abbasso!) e, quando sono al livello dei suoi pantaloni, lui continua “tiralo fuori e fammi vedere cosa sai fare … non te lo dico più che sei una cagna, tanto lo sai bene cosa sei” (altra stimolazione, altra scossa, altro spasmo giù!). Slaccio velocemente la cintura, gli apro il bottone e la zip, e i pantaloni calano sul pavimento, e vedo il suo gonfiore da sopra i boxer grigi e neri; lo libero da quella stretta, ed è già duro … pronto … grosso! Passano pochi attimi di silenziosa attesa (la sua) e di ammirazione (la mia): faccio appena un accenno ad alzare la mano destra verso l’oggetto della mia attenzione, e il proprietario di quel magnifico attributo me lo spinge con irruenza e con forza verso la bocca. Io, dopo solo un accenno di resistenza, apro e cerco di accoglierlo tutto, ma è enorme, e sento che mi arriva direttamente in gola, non riesco a prendere il respiro, e del resto lui non ci va piano, anzi, mi prende quasi subito la testa con le mani e spinge a ripetizione, e io sento che non ce la faccio a respirare, e che sono rapita dalla situazione, dalla mia posizione, da lui che mi guarda, dal posto in cui siamo ... da tutto: me lo sento in gola con sempre maggiore irruenza … una lunga serie di conati e di lacrime che non riesco a trattenere e lui che continua sempre più veloce – letteralmente “scopandomi” la bocca – senza sosta! Alzo per un attimo gli occhi con il trucco ormai sfatto, verso di lui, che mi osserva e mi sembra che abbia quasi un’espressione sadica e selvaggia, mentre continua a stantuffarmi senza pietà, togliendomi il respiro e facendomi scendere a impossibili compromessi con lo stomaco, fin quando interrompe per un lungo secondo la sua smania e subito dopo mi esplode dentro, riempendomi la bocca in un modo che fatico a trattenere … cerco di mandare giù il più in fretta possibile, per provare anche a guadagnare aria e a riprendermi, dopo questa lunga apnea, e all’improvviso sento la sua voce vicina, mentre mi dice …
“… se continua a fissare il bicchiere con l’aperitivo, si perderà un invitante antipasto; non aveva detto di aver bisogno del bagno?” … immediatamente ho un brivido, che mi scuote dentro e mi fa sobbalzare il cuore: ero davvero in apnea! … adesso sento i capezzoli ultrasensibili (mi fanno male per quanto reclamano e per come sono presenti) e sono strabagnata! Come se lui, in quel modo, mi avesse dato il permesso di andare, mi alzo e vado al bagno. Sono in affanno, e non so se, camminando, sto sculettando ma soltanto perché tutte queste emozioni mi fanno sentire instabile: so solo che lui non è l’unico a guardarmi mentre mi allontano dal tavolo.
Entro nel bagno, chiudo a chiave, e mi appoggio sul lavandino, fissando il mio riflesso allo specchio: (= allora Fede? Cosa ti succede? Che cazzo stai facendo oggi? =) prendo lo spray nella borsa, ma mi accorgo 1. Che ho il respiro e i battiti accelerati, 2. Che stamattina ho gettato il foglietto che lo accompagnava; allora cerco di esaminare la scatolina, ma riesco solamente a leggere “non superare le dosi consigliate” (= CAZZO! =) … sotto, sento che mi pulsa, quasi impazzita: mi tiro su il vestito e mi rendo conto che il perizoma ormai non serve quasi più a niente. Potrei strizzarlo per quanto è bagnato, ma mi ostino (solo per un’ultima parvenza di decenza) a tenerlo in mezzo alle labbra, per paura di lasciare le mie traccia intime ovunque io possa sedermi! Dopo essermi lievemente calmata, esco e torno al tavolo.
Mi siedo; sono appena passati con l’antipasto e, tra le altre prelibatezze, impiattate e presentate ad arte, vedo che ci sono anche ostriche e cozze … lui mi guarda e mi dice: “mi deve scusare: durante la sua assenza sono andato in bagno anche io, per lavarmi le mani ma … queste squisite specialità, se non si mangiano usando le mani, non si possono apprezzare appieno … tra l’altro – sorridendomi di gusto – dicono che siano anche afrodisiache! Ma immagino che, fin quando non si possa sperimentare con il proprio partner, magari imboccandosi l’un l’altro, non si sia in grado di poterlo dimostrare, no?” … e a quel punto inizia a prendere un’ostrica, avvicinandola alle labbra, e ne aspira il tenero, sapido contenuto. Lo guardo rapita, mentre, succhiando e lappando, esaurisce ognuno dei gusci presenti nel suo piatto e, ad ogni risucchio (sottolineato dal verso che produce), io sento le mie gambe stringersi con forza, e chiudendo gli occhi, avverto lì la sollecitazione del perizoma … oddiooooo! Mi pulsa da morireeeee … se vi dico che non mi sono mai mai mai sentita così mi credete? … e riuscite a capire in che stato mi trovo?
“Non le gradisce? Le assicuro che sono buonissime!” (= Fede cazzooooo! Apri quegli occhi e mangia! … sono solo frutti di mare! =) Devo sforzarmi per prenderne una, ma già guardandone la forma da vicino, sento che non riesco a smettere di pensare alle parole che lui mi ha appena detto! Lentamente, la avvicino alla bocca, e mi arriva l’odore forte del mare, pungente come il mio odore intimo; passa un eterno istante in cui sono sospesa, con le dita che sostengono quel cibo, la bocca appena aperta, il naso che percepisce quell’odore, gli occhi coinvolti nell’ammirare tutto ciò ... e, quando anche io aspiro, succhiando quel contenuto gelatinoso che mi finisce in bocca, ho uno spasmo intimo, che continua ancora più forte mentre assaporo (ad occhi chiusi) quel gusto di mare tanto sfacciatamente selvatico, e solo alla fine riesco a mandare giù, come se ingoiassi tutte insieme quelle sensazioni, e … esiste un’alternativa all’orgasmo? … e ne ho mangiata soltanto una! Provo allora a ripetere “meccanicamente” tutti i precedenti movimenti, quando mi accorgo che lui mi sta osservando, sorridendo … e nuovamente “brava, sei bravissima … accoglilo nella tua bocca, così, sì … dai, adesso manda giù: sì, manda tutto giù, ingoia tutto … lo sai cosa sei?” … percepisco i suoi pensieri: li ascolto chiaramente! Per favore, non venite a farmi tutte le prediche possibili e immaginabili sul nesso tra cibo e sesso: in questo momento, io sento solo che sto per esplodere! E le sensazioni che provo per ognuno di quei bocconi che succhio, che assaporo, e che mando giù non fanno altro che amplificare, dentro di me, la voglia, facendola ribollire esattamente come fosse il magma incandescente, presente all’interno di un vulcano; ho un solo e unico desiderio: lasciarla andare, come una disperata liberazione. Sì, avete capito bene: mi sento disperata, e basterebbe solamente guardare le mie gambe sotto il tavolo, per capire il mio stato indecente. Inoltre, anche il prosecco che viene servito, contribuisce ad aumentare il livello di euforia, che sento salirmi lentamente alla testa e che mi fa sentire confusa, come se non riuscissi più a controllarmi.
Finito l'antipasto (abbondante, con l'aggiunta di altri buonissime portate), il pranzo continua a va avanti, tra spaghetti allo scoglio e risotto di mare; poi, per evitare di appesantire esageratamente tutti i commensali – in previsione della conclusione della riunione – decidiamo di passare direttamente al dolce e poi al caffè ... e io, mentre sono soprapensiero, mi ritrovo improvvisamente a succhiare la cialda a sigaretta che accompagna il tiramisù, dopo averla intrisa di panna! (e non vi dico come divento rossa in faccia, quando mi rendo conto che lui mi sta guardando!) ... senza contare che, durante tutto il pasto, non ha fatto altro che farmi domande personali, informandosi su di me e sulla mia situazione di donna separata, piuttosto che sulle mie competenze nel lavoro!
Una volta terminata la pausa pranzo, e ancora dopo quella dedicata ai fumatori, riprendiamo le auto per tornare all'ufficio, e il viaggio di ritorno è la fotocopia spiccicata di quello di andata, con la differenza che con la sua mano – stavolta – mi prende il polso per complimentarsi per l'ottima scelta del posto e per la bontà del cibo (eh, sì: anche il ristorante lo avevo prenotato io), ma quella mano non la stacca più dal mio polso, e io, con quella presenza sulla mia pelle, ricomincio ad avvertire le contrazioni giù, e le stimolazioni dovute al perizoma ficcato dove voi sapete (e che, tenendo le gambe accavallate e strette – per evitare possibili odorosi effluvi, ma soprattutto per non rischiare di lasciare tracce visibili sul sedile – mi rende impossibile pensare ad altro ... accidenti alle buche stradali assassine!)
Arrivati in ufficio, salendo le scale, si ripete la sensazione della sua mano poggiata sulla mia schiena, come per aiutarmi a salire (= ancora? =) ; poi, una volta giunti nello studio, ricomincia la riunione e, lentamente (mentre io sono costantemente presa da mille pensieri proibiti), si arriva alla conclusione con la firma dei documenti.
Prima di tornare nella mia stanza, ricevo chiaramente di nuovo i complimenti del direttore (che mi sembrano di un finto!) e del rappresentante, che sottolinea ancora il mio fascino, la mia preparazione, e la bellissima giornata passata in compagnia, con me al suo fianco, sugellando la sua ammirazione con un nuovo baciamano che mi dà nuovamente i brividi, e che mi manda scosse violente proprio lì sotto ... non c'è più storia: mi rendo conto che devo correre in bagno e porre fine a questo supplizio, perchè non ce la faccio più, davvero!! ... già, se non fosse occupato (= MERDAAAA!!! =) ... in più mi arriva un Wapp di mia figlia che, in un vocale, mi dice di avere urgente bisogno della carta fedeltà del nostro negozio di abbigliamento, per comprare in sconto le scarpe che le piacciono tanto e che la sua amica ha appena acquistato; le rispondo che devo passare prima in farmacia, ma lei mi travolge come un fiume in piena, perchè – le ha detto la sua amica – in negozio era rimasto appena un solo altro paio del suo numero di piede. Provo allora a inviarle la foto della carta ... ma dopo pochi minuti mi dice che dal cellulare non riescono a leggere il codice a barre, e che la promo scade proprio oggi, e che quindi "sono pregata" di fare presto, prima che il negozio chiuda ... (= CAZZO non è possibileeee!!! = ma perchè oggi ho tutti contro? Anche mia figlia ci si mette???) Questo impeto di rabbia, mi fa stringere le gambe, e mi fa ricordare la presenza del perizoma proprio lì dove chiunque di voi indovinerebbe, così penso di andare finalmente in bagno, quando, nel corridoio, vedo che la mia collega ci sta entrando proprio in quel momento (= nooooo!!! =) Chiudo allora la porta della mia stanza e decido ormai di toglierlo, perchè sopportarlo continuamente lì è diventata una "tortura", e poi stasera non ho più "appuntamenti", quindi, vada come vada ... lentamente lo sfilo e, voi non immaginate il senso di libertà che sento una volta "scollato"! Mi sembra quasi di essere finalmente tornata a vivere e a muovermi come sempre, senza quella costante presenza umida, bagnata, indecente che mi ha tormentato e stuzzicato il bottoncino per ore! Lo osservo per un momento, e non so come definirlo: è veramente ridotto in un modo osceno! ... per non parlare di quell'odore caldo e penetrante che sprigiona! Lo appallottolo, e lo metto in borsa, camminando poi velocemente per il corridoio e scendendo le scale, con la consapevolezza di essere nuda sotto

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