La ginnasta. Cap 2

Scritto da , il 2020-11-01, genere dominazione

Luca e Alessandra iniziano a comprendere la vera natura della loro maestra di ballo.

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Quando il sabato successivo arrivammo alla scuola ad attenderci trovammo una Martina diversa dal solito. Al posto della solita tuta, che portava quando stava in palestra, indossavava un vestito da ballo rosso con uno spacco profondo. Rimasi impressionata dal suo fisico perfetto, vestita così dimostrava 15 anni di meno, segno di un allenamento e una dedizione quotidiana. Mi accorsi che anche lo sguardo di Luca indugiava sulle sue gambe e, approfittando della necessità di osservare i passi che ci mostrava, sui suoi piedi che spuntavano da bellissime scarpe da ballo con un tacco di almeno otto centimetri. Per tutta la lezione, che si protrasse molto più di quanto avessimo immaginato, Martina fu professionale, seria ed esigente. Dopo un paio di ore ininterrotte mi sentivo stanca ma non ebbi il coraggio di chiederle di fare una pausa. Arrivate le 12 ci congedò in modo freddo dicendoci che se volevamo continuare ad essere allenati da lei ci saremmo dovuti impegnare molto di più. Entrambi annuimmo provando un sottile e irrazionale sensondi colpa. Arrivati a casa riempii la vasca e mi immersi nell'acqua calda. Avevo spento la luce e messo un cd degli Agricantus come sottofondo. La lezione era durata quattro ore in cui non ci eravamo mai fermati, avevo le gambe e i piedi indolenziti e il contatto con l'acqua fu piacevole. Iniziai a pensare a Martina e per la prima volta dai tempi del liceo il pensiero di una donna mi eccitó. Piegai le gambe, feci scivolare in avanti il sedere, immersi la testa nell'acqua e mi iniziai a toccare metre puntando i talloni alzavo e abbassavo il bacino per assecondare il piacere. Avevo lasciato la porta aperta e sapevo che Luca mi stava guardando. Era evidente che quella mattinata lo aveva molto eccitato e che lo spettacolo che gli stavo offrendo non faceva che aumentare il suo desiderio. Da parte mia il comportamento scostante di Martina, quel suo corpo sinuoso, la musica etnica che arrivava ovattata e lo sguardo di Luca mi procurarono un orgasmo potente. Uscita dall'acqua, dopo essermi asciugata, mi sdraia nuda sul letto e chiesi a Luca di farmi un massaggio. In questo era diventato bravo. Le sue mani che correvano sulla schiena, sulle gambe per dedicarsi infine ai miei piedi mi fecero eccitare nuovamente. Lo feci cosí spogliare e sdraiare per poi mettermi seduta sulla sua bocca con le mani sulla spalliera del letto a farmi leccare la fica. Dopo essere venuta scivolai indietro con le gambe aperte e mentre mi strusciavo sul suo cazzo diventato durissimo gli chiesi " dimmi cosa pensavi oggi mentre sbavavi guardando i piedi di Martina" e accompagnai la domanda con uno schiaffo in faccia. La risposta di Luca non mi sorpreso "li volevo baciare e mettermi in ginocchio davanti a lei pronto ad eseguire ogni suo ordine"; quello che invece mi stupí fu che i miei pensieri e desideri non fossero troppo diversi da quelli di Luca.
Per i sabati successivi quello che avevamo fatto diventò quasi un rito: la lezione, il bagno, il massaggio e lui che mi fa godere con la lingua. Poi mi sdraiavo accanto a lui e iniziavo a massaggiargli le palle e la punta del pisello facendomi raccontare le sue fantasia che ormai vedevano Martina protagonista. In base alle sue risposte e ai miei capricci decidevo se farlo godere, se rovinargli l'orgasmo smettendo di toccarlo proprio nel momento in cui iniziava a eiaculare oppure lasciarlo del tutto insoddisfatto fermandomi qualche secondo prima. In questo ultimo caso gli dicevo "se ti comporti bene sabato prossimo ti faccio una bella sega e forse anche un pompino"; notavo poi con soddisfaziine che nelle settimane in cui non aveva goduto era ancora più gentile e disponibile nei miei confronti di quanto già non lo fosse normalmente. Le cose andarono avanti cosí per qualche mese con noi che passavamo le serate a casa provando i passi e le sequenze imparate a lezione e Martina che ogni sabato diventava più dura e più esigente. Le cose cambiarono però quando decidemmo che era arrivato il momento di partecipare alla nostra prima gara; anzi, per essere più precisi, quando lo decise Martina.

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