La ginnasta. Cap 1

Scritto da , il 2020-10-27, genere dominazione

Con mio marito le cose da un po' non andavano troppo bene. Lui ha quasi vent'anni più di me. Quando l'ho conosciuti ero giovanissima e rimasi affascinata dalla sicurezza che trasmetteva. Il fratello più grande che non avevo avuto. Si prendeva cura di me, mi sentivo protetta e coccolata e questo per qualche anno fu sufficiente. Il sesso lasciava molto a desiderare ma anche questo per il primo periodo non rappresentò per me un problema. Luca si impegnava molto ma definirlo microdotato è un eufemismo e non è mai riuscito a procurarmi un orgasmo. Spesso eiaculava ancora prima che io avessi iniziato a bagnarmi e comunque quasi non lo sentivo dentro di me. Le cose iniziarono ad andare un po' meglio quando pretesi che prima di scopare mi leccasse la fica fino a farmi godere. Il passo successivo fu che dopo essere venuta mi giravo su un fianco concedendogli solo di strusciare il suo cazzetto sul mio culo.
Anche questo dopo un po' glielo concessi con meno generosità e frequenza lasciandolo spesso insoddisfatto, anche se di questo non si è mai lamentato. Più io iniziavo a essere infastidita da lui e più lui si legava a me. Più io lo detestavo e più lui mi adorava e pendeva dalle mie labbra. Io, che ormai anelavo un uomo autorevole e forte, non potevo tollerare questo suo atteggiamento.
Così, come molte coppie, per risolvere il problema decidemmo di fare un figlio, ma anche questa esperienza fu frustrante. Dopo qualche mese di tentativi vani e numerose visite invasive e fastidiose accertammo che anche i suoi spermatozoi erano di bassa qualità e così il passo successivo fu quello di segnarci in una scuola di balli latini.
Nella nostra cittadina la scuola più famosa era gestita da una insegnante rumena di circa sessantanni. Nella zona la sua storia era abbastanza famosa. Era stata una ginnasta professionista. Nel 1976 aveva partecipato alle olimpiadi di Montreal, le olimpiadi che avevano incoronato la sua compagna di squadra Nadia Comaneci, la prima atleta che raggiunse la perfezione prendendo il punteggio pieno alle parallele asimmetriche. Di quella giornata Martina conserva un ricordo nell'ingresso della sua scuola, una gigantografia di lei e Nadia bambine che si abbracciano felici (anche se negli anni successivi Martina si trovó a pensare che forse senza quel mostro di bravura nella sua squadra a farle ombra la sua carriera sarebbe potuta essere diversa). Fatto sta che un anno dopo aver scattato quella foto, durante una gara in Italia, Martina, appena diciottenne, decise di scappare. Fu una fuga rocambolsca durante la pausa fra un esercizio e l'altro mentre erano nel palazzetto dello sport di Padova. Grazie all'aiuta di una ginnasta Italiana conosciuta a Montreal riuscì a eludere la sorveglianza dell'allenatore e dei due accompagnatori dei servizi rumeni che avevano proprio il compito di evitare quelli che loro chiamavano tradimenti. Martina non voleva invece continuare ad essere uno strumento di propaganda di Ceausesco ma sognava una vita normale in un paese libero.
Martina dopo qualche anno aprì una scuola di ginnastica artistica in cui passarono schiere di bambine e lei divenne famosa per la sua esigenza e severità. Pretendeva dalle sue giovani allieve grande disciplina. Nell'ultimo periodo però le ragazze disposte ad allenarsi ogni giorno per più ore rinunciandona svaghi e amiciziendivenneronsempre di meno e così Martina allargò l'offerta prevedendo anche corsi di salsa e tango. Col passare degli anni infatti il ballo era diventata la sua nuova passione.
Così io e Luca ci iscrivemmo al nuovo corso. Il gruppo era per lo più costituito da trentenni e quarantenni equamente distribuiti fra chi voleva imparare a ballare e chi voleva, con un eufemismo, fare nuove conoscenze. Nel complesso era comunque una compagnia piacevole. Anche Martina, a dispetto della sua fama, si dimostró estremamente disponibile e anche divertente con quella strana parlata frutto del mix fra la sua vecchia cadenza su cui si era innestato un forte accento veneto. Poi a me e Luca ci prese in particolare simpatia e, visto che nel gruppo eravamo i più assidui e i più bravini, dopo qualche mese ci propose di fare il sabato delle lezioni supplementari per poi poter partecipare a gare amatoriali.
In quel periodo il rapporto con Luca migliorò leggermente; le nuove conoscenze ci distrassero dal problema; durante le lezioni e nelle cene che spesso facevamo con gli altri alla fine delle lezioni ci piaceva giocare a far credere che fossimo una coppia affiatata e complice, e a forza di interpretare questo ruolo quasi mi convinsi che fosse vero.

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