Tess e l'Asiatico - capitolo I

Scritto da , il 2020-08-29, genere dominazione

Tess era bellissima, alta, giunonica, corpo bruno e capelli corvini, Tess appariva, nonostante il suo immenso e splendido corpo, fragile ed indifesa, aveva un seno immenso, una quinta, ed era tutta burro e crema. Ora aveva ventisette anni e da quattro era stata trasformata in quello che era. Il fatto è che Tess, dopo solo qualche mese dalla sua trasformazione si era accettata nel suo nuovo stato, si era vista come una donna e non immaginava potesse essere altro. Si vedeva come tale non solo per il sesso, ma anche psicologicamente. E quando era stata costretta a fare la puttana, anche in quel caso, rapidamente si era vista come un oggetto sessuale. Un oggetto degradato e che chiunque poteva comprare e usare come voleva. Erano stati anni intensi, solo quattro anni, ma che a lei erano sembrati lunghissimi, una vita. Una vita di sesso, in cui aveva subito centinaia di uomini, soprattutto negli ultimi due anni. Da quando Mr. Martin, il suo Padrone, dopo averla precedentemente trasformata in una shemale, l’aveva di nuovo trasformata in una puttana. Tess ricordava molti di quegli uomini, alcuni l’avevano anche amata o se ne erano perdutamente invaghiti. I clienti da spennare che a lei facevano tenerezza e pietà, quelli che la vezzeggiavano e non le facevano male, lei cercava, per il loro bene di tenerli a distanza, di non incoraggiarli, ma quelli ritornavano sempre. Ma Tess ricordava soprattutto quelli che l’avevano impressionata di più e che avevano condizionato la sua vita. Tra questi c’era certamente Mr. Martin, il suo Padrone, quello che aveva trasformato il corpo di un giovane uomo, un po’ gay, in una splendida donna con un ciondolo sul davanti ormai perennemente moscio, ma che quando veniva manovrata a dovere diventava ipersensibile. Tess rimpiangeva di averlo tradito, non era libera ed il tradimento era stato la causa di tutto quello che era diventata, ma con lui faceva una bella vita se solo se ne fosse resa conto. Poi c’era stato Mr. Smith, il guardiano alle dipendenze di Mr. Martin di cui Tess si era scioccamente innamorata e che era stato l’elemento scatenante per costringere Mr. Martin a farla diventare una puttana. Poi era comparso, brevemente, ma in modo intenso ed indimenticabile, un italiano matto, ma portentoso, che l’aveva rapita e usata rozzamente e gentilmente per diversi giorni, prima di riconsegnarla alla tenutaria del bordello. Infine Mr. Duke, un altro farabutto che attualmente condizionava la sua vita essendo il proprietario dell’attuale bordello in cui esercitava. C’erano state anche due donne, due Mistress, che avevano molto condizionato la sua vita, Miss Morgana, tenutaria del primo bordello in cui aveva esercitato, e Miss Pamela, tenutaria dell’attuale. Tra tutti costoro c’era stato un uomo che l’aveva molto impressionata sia nel bene che nel male. Nel male perché sapeva come far male e lo faceva, nel bene perché era stato il miglior amante che avesse mai avuto, riusciva a farla godere come nessuno e in mille modi diversi. Tess sapeva di piacergli immensamente, ma di lui aveva paura tanto quanto ne era attratta. Tess non sapeva neanche come quell’uomo si chiamava. Lei lo chiamava l’Asiatico.

L’asiatico e la sorella erano molto ricchi. Erano dei finanzieri che agivano spesso ai confini della legge e possedevano innumerevoli talenti. Entrambi erano bravi nel loro lavoro: la finanza, che li aveva resi ricchi. Un sapere ed una passione trasmessi dal loro padre che aveva lasciato loro un bel gruzzolo. Un gruzzolo che l’asiatico, prima da solo, e poi insieme alla sorella, aveva moltiplicato cento volte. Tutti e due erano campioni in diverse discipline di arti marziali. Lui era anche un chimico e lei una bravissima hacher. Insieme costituivano una squadra formidabile.

L’asiatico era un cinquantenne, ma ne dimostrava almeno dieci di meno, era magro, tutto nervi, i capelli nerissimi, la pelle era di un avorio splendente, un fascio di muscoli e di nervi, agile e scattante. Lui si chiamava Ken.
La sorella era la sua versione più giovane e femminile, si chiamava Kora, aveva solo trenta anni. Avevano lo stesso padre e due madri diverse, ma, considerate le differenze di età, si assomigliavano come se fossero gemelli. Magra anche lei, capelli corvini, come il fratello, lunghi fino alle spalle, la pelle avorio pure lei, denti bianchissimi, un seno sodo ed esuberante, anche se non molto grosso. Sembrava ancora più calma e fredda del fratello e aveva gli occhi neri, luminosi e gelidi. Kora era tendenzialmente lesbica, e in particolare le piacevano le shemale. La ragione principale di queste sue preferenze era che non riusciva a trovare uomini alla sua altezza. L’unico uomo che amava era suo fratello. Non avevano mai fatto sesso direttamente, ma si erano trovati nudi spesso nello stesso letto con nel mezzo o una shemale o una donna. Si vedeva benissimo che tra quei due c’era un’intesa straordinaria.

I due vivevano in Thailandia, un po’ fuori Bangkok, in una grande tenuta che era il loro regno e in cui vigeva solo la loro legge. Si trattava di alcune centinaia di ettari che stavano tra il mare e le colline. Al centro della tenuta sorgeva un palazzo a due piani dove vivevano fratello e sorella. Poi verso il mare c’era una rimessa e un grande molo a cui era attraccato lo yacht della coppia. Sulla destra del palazzo, ma a più di cento metri c’erano degli annessi in cui vivevano i giardinieri e una parte della servitù, quella che non viveva in casa con i padroni, una decina di persone. Sull’altro lato, sempre a una certa distanza vivevano i guardiani e gli autisti di macchine, yacht e jet, un’altra decina di persone.
Dalle pendici della collina in su era tutto un bosco, fitto e lussureggiante, quasi una jungla. Un ruscello attraversava la tenuta e sfociava in mare dalle parti del molo.

L’asiatico decide di rapirle, non aveva neanche provato a comprare Tess e Luciana, probabilmente non erano in vendita o sarebbero costate uno sproposito. E’ vero, lui aveva tanti soldi, ma non voleva rischiare un rifiuto, se ciò fosse successo poi non avrebbe potuto fare più niente, neanche rapirle senza risultare il principale indiziato del rapimento. Tess era per lui e Luciana per la sorella. Kora l’aveva vista solo da lontano, attraverso il cannocchiale, ma si era invaghita all’istante di quella shemale.
Luciana era più giovane di Tess, era una venticinquenne. Era una castana tendente al biondo, piena di curve e con un corpo pastoso, con la pelle bianca tendente all’avorio, alta cnetosettantacinque centimetri scalza e centoottantasette con tacco dodici. Luciana aveva un seno generoso, ma non grosso come quello di Tess, una quarta scarsa, ma era perfetta in tutto, cosce lunghe e formose, culo delizioso, una bocca incantevole e occhi celesti. Mr. Martin l’aveva creata per il suo piacere e del dottore tutto si poteva dire tranne che non avesse buon gusto in quella materia. Tutte le shemale che aveva generato erano diventate bellissime. Non per niente Kora, anche vedendola da distante, ci aveva perso la testa.

Bisognava agire in fretta, subito, quando le due schiave erano ancora, insieme in quel luogo, nel bordello del deserto.
Kora alle quattro del mattino mise fuori uso tutte le telecamere del bordello, sia quelle interne agli edifici che quelle che controllavano gli esterni ed il perimetro. Le guardie si resero conto che qualcosa non andava e diedero l’allarme, ma nessuno riusciva a capire cosa stava succedendo. Nel frattempo e approfittando della confusione Ken e Kora riempirono di gas le stanze dove dormivano Tess e Luciana. Tess dormiva con un’altra shemale di nome Giuliana e Luciana con una bionda, questa volta femmina genetica, di nome Isabella.
Ken e Kora entrarono nelle rispettive camere delle shemale e rapidamente le misero in dei grandi sacchi neri della spazzatura, aprirono qualche foro per farle respirare e misero i sacchi su un carrello. Le due shemale erano profondamente incoscienti. Le caricarono, una nel bagagliaio e l’altra sul sedile di dietro della loro macchina. Poi Kora andò alla reception a saldare il loro debito. Alle cinque del mattino non c’era nessuno e l’operazione si svolse velocemente, Kora lasciò una generosa mancia e l’impiegata non fece una piega. Quello era un posto in cui la gente andava e veniva agli orari più strani.
Quando nel bordello le telecamere rientrarono in funzione, verso le sette del mattino, Ken e Kora erano già a Las Vegas nei pressi dell’aeroporto.
Quando, intorno alle nove, si resero conto che Tess e Luciana erano scomparse, il jet di Ken e Kora era molto al di fuori dello spazio aereo americano.
Mr. Duke, Mr. Martin e Pamela avevano mobilitato tutta la sicurezza del bordello per cercarle, verso mezzogiorno avevano capito che non erano più lì e si stavano chiedendo se erano scappate o erano state rapite. Un’ora dopo si convinsero che erano state rapite e dopo un’altra ora capirono chi le aveva rapite. Però di questi sapevano solo che erano una coppia asiatica, gli unici che avevano lasciato il bordello durante il blackout delle telecamere. I nomi forniti erano sicuramente falsi e di loro rimaneva solo qualche fotogramma negli archivi dei giorni precedenti, lì dove Kora non aveva avuto il tempo di arrivare. Avevano agito fin troppo in fretta.
- Li troveremo! – sentenziò Mr. Duke, - a costo di setacciare tutto il mondo. –
- Facciamo vedere queste foto in giro – suggerì Mr. Martin che aveva subito il colpo più grave, le due shemale, in fondo, erano di sua proprietà, e aveva molte meno risorse di Mr. Duke.
Pamela rimase silenziosa, lei doveva rendere conto della falla della sicurezza e temeva l’ira sia di Mr. Duke che di Mr. Martin. Alla fine, non reggendo il silenzio prese le stampe dei fotogrammi e uscì fuori dalla stanza in cui i due uomini fumavano dalla rabbia e dall’impotenza.

L’asiatico viaggiava continuamente e desiderava portarsi sempre dietro la sua schiava, e quando, come di consueto, con lui c’era la sorella, lei aveva con sé Luciana. Era quindi necessario che le due schiave avessero una nuova identità per poter viaggiare con loro, andare con loro in albergo…
Al contrario di Mr. Martin, l’asiatico sapeva come creare identità e documenti falsi. O meglio era la sorella che era l’esperta nel campo che sapeva creare documenti falsi perfetti e entrare nelle anagrafi di mezzo mondo per mettere le cose a posto. Documenti falsi con cui fratello e sorella si erano registrati nel bordello. Lì erano marito e moglie ed erano coreani.
Tess e Luciana, prima ancora di atterrare in Thailandia, quando erano ancora narcotizzate e nel mondo dei sogni, erano diventate due donne che erano nate in Gran Bretagna, Tess era una scozzese e Luciana una londinese. Ora le due shemale potevano avere una vita quasi normale.

Ken e sua sorella Kora, non erano propriamente asiatici, il padre di Ken era un americano e la madre una coreana che l’aveva concepito giovanissima, non aveva neanche diciotto anni. L’americano era padre anche di Kora che però aveva come mamma una thailandese. Kora era venuta al mondo venti anni dopo Ken. L’americano era morto poco dopo e la madre di Kora quando lei aveva ancora sei anni. Ken per Kora era un fratellastro, ma anche un quasi padre, poi era stato il suo mentore nelle più svariate attività, comprese quelle sessuali. Non erano incestuosi, ma condividevano le stesse passioni in modo sfrenato.

Kora fin da bambina ammirava e adorava suo fratello cercava di imitarlo in tutto quello che faceva. Se lui faceva arti marziali lei ne seguiva l’esempio e cercava di diventare anche più brava di lui. Se lui studiava lei studiava ancora di più, anche se qui i campi furono diversi, se lui faceva soldi a palate lei ne voleva fare ancora di più.
Quando più tardi capì i gusti sessuali del fratello lei lo seguì anche in quel campo. Lui le insegnò tutto quello che poteva senza risparmiarsi e la seguì come un padre fiero dei suoi progressi, poi più tardi, quando lei diventò maggiorenne divennero una squadra in tutto e per tutto.
Kora rimase delusa dal fratello una sola volta, quando lui si fidanzò e si sposò. Quelli furono anni terribili, il loro sodalizio si allentò e Kora cercò di fare da sola. Kora all’epoca aveva sedici anni, un momento cruciale nella sua formazione. Per la ragazza, alla fine, fu un bene, dipendeva dal fratello perché l’adorava, ma scoprì che poteva fare anche da sola.
Quando lui allentò i doveri matrimoniali e ritornò ai suoi vizi Kora aveva diciannove anni e desiderosa di stare vicino al fratello anche nelle sue perversioni, oltre che negli affari. Costruirono quel palazzo che divenne la loro reggia e il luogo sicuro in cui potevano fare quello che volevano. Kora, se possibile, divenne più perversa del fratello. Fu lei ad assumere tutta la servitù e i guardiani, gente pagata bene, ma ubbidiente, professionale ed affidabile. La servitù che entrava in casa era fatta di donne sottomesse. I giardinieri erano contadini analfabeti della provincia, ubbidienti e taciturni. I guardiani, i piloti e gli autisti erano uomini affidabili e ben pagati.




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