Lalla parte III

Scritto da , il 2020-06-27, genere voyeur

LALLA 3 IL PRIMO INCONTRO A BASE DI SESSO
Dopo qualche giorno dal nostro terzo appuntamento, ricevetti una telefonata da Lalla, che mi invitava a casa sua il giorno dopo, nel pomeriggio.”Ciao Caro come stai, sei in forma? “ chiese con voce sensuale, come al solito. “Quando chiami tu anche se non lo sono ci torno, ed anche il mio “fratellino””. Rispondo io ridendo. “Su non dire certe cose al telefono, ci potrebbe essere qualcuno che ascolta” ribattè con dolcezza Lalla, che difficilmente si arrabbiava. E’ un’ottimista per natura, ma è sempre molto accorta nei comportamenti interpersonali, che gestisce con innata diplomazia. Questo è l’aspetto di Lalla che mi piace di più, oltre al suo fisico giunonico. “Bene mi fa piacere che siate entrambi in forma e mi raccomando, siatelo soprattutto domani pomeriggio a casa mia, nel pomeriggio. Mamma esce e va da una sua vecchia amica, con la quale parlerebbe ore e ore, ma secondo me ha mangiato la foglia…..!” aggiunse ridendo Lalla. “Dici? Beh sai lei ha una certa esperienza, non c’è da meravigliarsi se ha capito che fra di noi c’è qualcosa di più di una semplice amicizia e poi mi sa che lo faccia per te…..!” risposi in maniera ilare. “Dici caro?” insiste Lalla. “Secondo me è così. Tua mamma sa di cosa hai bisogno, c’è passata anche lei da quella strada o no?” risposi io. “E’ un ragionamento lineare che non fa una grinza. Dovresti impegnarti molto in filosofia, più che in poesia, pardon in letteratura! Comunque domani pomeriggio dalle 14.30 in poi tutte le ore van bene, ma non mi capitare all’ora di cena, sennò rischi di rimanere a digiuno o con un piatto d’insalata!” aggiunse ridendo di gusto. “Claro che sì. Non ti preoccupare ho già preparato la borsa e fatto il biglietto del treno ahahah Ora salgo in vettura e parto……!” risposi ridendo, intanto me lo stavo menando pensando al futuro prossimo molto prossimo e poco futuro. “Sei un uomo di spirito, pardon un ragazzo di spirito” ribattè lei divertita ed immaginavo che si stesse accarezzando la patata. “Si sono nato dentro ad un tino di grappa……ahahahah!” “Bene caro, mi metti allegria a domani, mi raccomando studia, ma non fare lavori di fatica, quelli rimandali a domani….ahahahah! Ciao bacio ciao ciao!” concluse Lalla e io risposi: “Due baci sulle guance ed uno ………! Hai capito vero?” risposi. “Non bisogna essere Einstein per capire dove vuoi andare a parare sai?” e chiuse la chiamata. Ringalluzzito dalla proposta di Lalla mi impegnai a fondo ad aggiornare il manoscritto, anche se sapevo che il giorno dopo l’avrei portato solo per fargli cambiare aria. Quando ebbi finito i compiti mi misi a fantasticare su quella che sarebbe stata la giornata di domani. Cercai di mettere a punto dei piani, in base alle mie cognizioni, allora ancora scarsine, sul sesso. Accontentare un partner non è sempre semplice. Non te la cavi con una botta, a mò dei conigli. Ci sono dei preliminari da seguire e curare nei minimi dettagli. Ad esempio il corteggiamento. Presentarsi con un mazzo di fiori o classici cioccolatini, addolcisce l’umore della donna e la rende ancor più disponibile. Optai per questi ultimi, i fiori vanno bene, ma dopo due o tre giorni finiscono nella spazzatura, mentre i cioccolatini durano un po' di più, tranne che con persone come me. Intanto mi consumavo il pene con una serie di seghe. “E se la facessi salire su una scala con una scusa e poi le sbirciassi sotto? Chissà che vestito ed intimo indosserà? Meglio un sessantanove o un semplice pompino seguito da una slinguata alla passera in calore?” con questi pensieri “peccaminosi” cercavo di godere al massimo e feci una o due sborrate seduto sulla tazza con tanto di documentazione alla mano. Anche in campo sessuale bisogna arrivare preparati, poi fare volare la fantasia è un altro discorso più complesso e determinato da vari fattori. Mi addormentai facendomi l’ennesima sega, cercando di non imbrattare il lenzuolo. Finalmente suonò la campanella alle 13 e corsi a casa per mangiare qualcosa, prepararmi e alle 14.30 in punto mi avviai zainetto in spalla verso l’abitazione di Lalla che distava dieci minuti a piedi da casa mia, due fermate di autobus. Alle 14.45 suonavo il campanello di casa sua ed estrassi dallo zaino la scatola di cioccolatini, aggiustando il nastro che l’avvolgeva. Fu proprio Lalla ad aprirmi, bella come un raggio di sole, con quel sorriso dolce e accattivante. “Buon pomeriggio Lalla” dissi porgendole il pacchettino con una mano, tremante dal desiderio che si era intensificato osservando il vestiario che indossava. Eravamo in primavera inoltrata ed il sole cominciava a scaldare e le donne cominciavano ad esibire le loro forme, indossando capi leggeri e trasparenti, come quel camicione ricamato che indossava la mia ospite. Sotto il minimo indispensabile un due pezzi di cotone nero, arricchito da un reggicalze e calze nero fumo, che, data la stagione, dovevano farle caldo, ma conoscendola non poteva davvero farne a meno, almeno in quella particolare circostanza, anche perché sapeva che era un’arma di seduzione non indifferente. Quando aprì la porta fu investita da un raggio di sole, che trapassando la stoffa leggera del camicione mettendo in evidenza non solo le forme giunoniche ma anche l’intimo accattivante che indossava, per non parlare del profumo leggero che emanava la sua pelle bianca come la luna investita dai raggi solari. Insomma come inizio prometteva bene. Dopo aver preso con grazia e con un grazie il pacchettino di cioccolatini e averlo appoggiato su un tavolino, mi tirò a se per baciarmi sulle guance e poi in bocca, dove le nostre due lingue si intrecciarono in un lungo, intenso ed appassionato bacio, mentre con un braccio mi stringeva vogliosa al seno, di cui sentivo i capezzoli duri, con l’altro chiudeva il portoncino d’ingresso a doppia mandata. Intanto strofinando il mio viso sul suo seno solido , facendole sentire il volume compatto del mio uccello teso all’inverosimile, premendo sulla stoffa sottile del suo vaporoso camicione, che saliva sempre di più sopra il ginocchio, le cinsi i fianchi e ci stringemmo in un abbraccio passionale, ci sfiorammo le natiche premendo voluttuosamente su di esse, in una “entente cordiale”, scevri da ogni tabù, anzi consci della nostra trasgressione. La presi sotto le natiche e alzandole il vestito fin sopra i glutei la sollevai da terra una ventina di centimetri. Quando la riposai a terra mi disse, senza mezzi termini: “Caro il mio ercolino incosciente non hai pensato per un attimo che avremmo potuto perdere l’equilibrio e “patapunfete” cadere rovinosamente a terra. Non sono mica una ragazzina di 13 anni.” “Se è per questo ci sono delle mie compagne di classe che occhio e croce pesano molto più di te tesoro!” le risposi candidamente . “E come fai ad esserne certo hai alzato anche loro, eh briconcello?” ribattè prontamente Lalla. “Su non perdiamo tempo in chiacchere futili, diamoci da fare!” dissi io. “Calmino giovanotto. Una cosa alla volta. Prima mettiamo via queste cose!” disse indicando la scatola dei cioccolatini ed il mio zaino. Dopo aver riposto i due oggetti nel suo studio mi prese per mano e mi condusse nella sua camera da letto: “Ecco qui staremo meglio e più tranquilli, aspetta che abbasso le tapparelle….” Disse al colmo dell’eccitazione. Aveva infatti una vistosa chiazza ad altezza figa e alcuni rivoli avevano lasciato traccia lungo il camicione. “Mamma mia com’era carica” pensai io.”Si vede lontano un miglio che sei arrapata qui c’è bisogno dell’idraulico.” Le dissi ridendo. “Ma dove le vedi queste perdite caro, qui non ci sono rubinetti.” Rispose lei ingenuamente. “Ci sono ci sono eccome, uno ce l’ho io e l’altro ce l’hai tu, fai mente locale bellezza, anzi a dire il vero ne abbiamo due entrambi, solo che le perdite sono dai tuoi rubinetti, se non mi credi guardati il vestito da dietro.” Dopo aver abbassato le tapparelle si toccò il camicione da dietro ed esclamò:”Hai ragione caro, mi devo cambiare d’abito mi aiuti a sceglierne uno di tuo gusto?” disse aprendo il guardaroba. “Io sarei orientato verso uno simile a quello che hai indosso!” “Ok vediamo un po'…….Eccolo, ti piace?” “E’ mostruosamente eccitante, ma secondo me dovresti toglierti anche le mutandine, non pensi?” risposi. “Mi sa che hai ragione ora capisco tutta questa umidità che avevo indosso. Non sapevo da dove venisse, ma la colpa è tua. Ti sei strusciato troppo addosso a me con quell’arnese infernale che hai in mezzo alle gambe!” disse ridendo. “Non offendere il mio fratellino, anzi per farti perdonare lo devi baciare. Vieni qui!” le dissi. “Agli ordini!” disse avvicinandosi dopo essersi cambiata davanti a me. Le vidi la figa pelosa sul biondino. “Non te la depili mai? Fa arrapare gli uomini lo sai?” “Ma dimmi un po' dove studi tu, hanno istituito una nuova scuola di sessuologia applicata?” esclamò. “Scusa ma non hai risposto alla mia domanda!” “No, non me la depilo mai! Ma se a te piace, mio caro, lo vado a fare subito!” “Lascia perdere per questa volta, facciamo un paio di esercizi ti va?” le chiesi. “Su cosa sui verbi o sulle preposizioni articolate?” rispose lei divertita. “No sul cazzo alias pisello e sulla figa alias patata: si insomma sulla verdura!” “Ok patate e piselli un’idea per la cena, bravo!” disse brandendo il mio giocattolo. “Aspetta” le dissi. “mi è venuta voglia di leggere un libro che sta in alto nella credenza biblioteca che c’è nell’ingresso. Hai presente?” “Che cosa caro: il libro o la credenza?” mi stavo sganasciando dal ridere:”Ahahhahah ….. buona questa!” e poi dici che io sono spiritoso, se io sono nato in un barile di grappa, tu sei uscita da una botte di wisky invecchiato!” “Oh che carino, ma sentilo, ora ti sistemo io!!” “Alt !” le dissi” prima l’esercizio ginnico e poi il resto ok? “ “Uffa ma io non sono un insegnante di educazione fisica e poi non frequento nemmeno le palestre….però sono curiosa di sapere cosa insegnano in questo istituto di sessuologia applicata! Cosa serve per questo ‘esercizio’ ?” disse ridendo Lalla. “Secondo te cosa serve per arriva in cima all’armadio per prendere un libro? Una sc…. Sca….?” “Una scala, questa la so!” disse sorridendo Lalla. “Vieni ti insegno dov’è e così la metti in posa!” e prendendomi per un braccio mi condusse in cucina, dove c’era il ripostiglio. Lalla aprì la porta e mi indicò le scale dicendomi: “ Scegli pure quella che ti pare, ma poi bisogna rimetterla esattamente allo stesso posto capito tesoro?” “Presenti e ai suoi ordini Comandante.” Risposi io scegliendo la scala. “Ecco questa dovrebbe andar bene” dissi indicando l’oggetto scelto. “molto bene tesoro mio ce la fai a tirarla fuori amore?” Piano piano cercando di non fare cadere le altre scale estrasse quella che serviva e la posizionò di fianco all’armadio biblioteca. Quindi indicando un libro della prima fila in alto chiese a Lalla di prenderglielo. “Ohi bò “ esclamò Lalla “E perché proprio io? Non puoi salire tu per favore?” disse la donna. “Non sei per niente cavaliere” piagnucolò la femmina arrapata, che aveva capito dove volevo andare a parare. E facendomi l’occhiolino salì piano piano la scala che io tenevo puntellata. Intanto sbirciavo sotto il vestito di Lalla e vidi il solchetto con i due buchi, che non gocciolavano più mentre il mio uccello super eccitato da quella celestiale visione d’insieme, pulsava forte. “Ehi cocco di mamma, invece di guardare il panorama, dimmi quale libro devo prendere.” Glielo indicai e si chinò per mostrarmi la copertina. Il titolo era pertinente perché parlava dei ‘bordelli’ d’inizio ‘900. Ferma lì,e, visto che ci sei scendi di un gradino e sporgiti leggermente in avanti divaricando le gambe.” Le chiesi. A tale richiesta rispose sarcastica: “Poi mi devo buttare anche di sotto?” “Ma dai che mi sto eccitando a vederti sotto il vestito la fregna ed il lato b. Con le calze sei la fine del mondo. Grazie ora puoi scendere.” Aggiunsi ridendo. “C’è poco da ridere, prendi sto libro e stai attento a non mollare la scala, poi quando sono a terra facciamo un bel discorsetto….al tuo arnese!” disse godendo dalla voglia di farmi un bocchino. Appena fu all’altezza giusta le infilai lesto una mano sotto il vestito. Fece un balzo sulla scala. “Ma ti sei rincretinito figliolo, per poco non ruzzolavo giù!” “Hi quante storie per una palpatina alla patata. Scendi che te la lucido ben bene.” Le risposi. Appena ebbe messo i piedi a terra disse: ”Allora ti è piaciuto il panorama dall’aereo? Vediamo cosa ne pensa il fratellino. Oh direi che si è divertito un mondo.” “Si e ora gradirebbe sentire un po' la tua lingua”. Le misi un tappetto a terra e lei si inginocchiò fra le mie gambe e cominciò a leccare con foga la cappella lucida, sembrava volesse divorarla. Le venni in bocca e gradì molto lo sciroppo allo sperma. Poi avvicinai la scala al battiscopa e le dissi di mettersi a pecora, perché anche il culo voleva la sua parte. “E tu come fai a saperlo, glielo hai chiesto, per caso?.” Disse ridendo a crepapelle. “Ridi ridi, dove è la crema?” “Sul comodino!” rispose “Diamoci una mossa che il tempo passa e non abbiamo ancora cominciato.” “Hai ragione bisogna accelerare i tempi. Con un balzo recuperai il barattolo della nivea e le spalmai ben bene il posteriore e poi la cappella, appoggiai l’arnese allo sfintere e piano piano glielo spinsi dentro facendola gemere dal piacere.” “E’ tremendamente bello prenderlo dietro. Daiiii siiii pompami pompami non ti fermare.” Ululava in preda al delirio. Assieme alla crema avevo preso la boccetta dello sperma e quando sentii il mio cazzo pulsare lo estrassi e riempii la bottiglietta e la sigillai. “La metto un attimo in frigo, ti dispiace?” chiese Lalla, che già pregustava un brindisi con la mamma. Mi raggiunse in camera e disse “Ora che si fa? O meglio cosa propone il maestro di kamasutra? A proposito ho anche quel libro se ti interessa!”. Disse con una vena di ironia. “Beh se devo studiare all’istituto di sessuologia applicata potrebbe tornarmi utile.” “D’accordo, ma sulla scala ci vai tu e anche nudo che voglio vedere com’è fatto un cazzo dal basso verso l’alto!” “Va bene, aggiudicato, così potrai vedere bene anche le palle del toro” “ Esagerato” rispose lei ridendo di gusto “Ti piacerebbe averle grosse come un toro, e magari anche il suo pene. Vero?” aggiunse ilare. “Beh ogni cosa al suo posto ti pare, se il toro ce l’ha così lungo vuol dire che la mucca ce l’ha lunga in proporzione o no? Però l e palle di un toro……uhm, ma no a pensarci bene è meglio lasciare le cose come stanno. Vado a recuperare il libro sul kamasutra. E mentre salivo sulla scala Lalla commentava:”Certo che è proprio un bell’arnese, e visto dal basso mi eccita da matti. Scendi presto che sto impazzendo dalla voglia di succhiartelo.” Disse Lalla pregustando un’ennesima sborrata con conseguente bevuta di sperma. Facemmo un sessantanove da favola, con Lalla che mi succhiava il pene e le palle con una foga non comune. “Si vede che anche lei ha degli arretrati da smaltire” pensavo mentre le pastrugnavo la fica succhiandole il clitoride e facendola gemere dal piacere. Tutto questo per essere rimasta a secco per molti anni. Le venni in gola, mentre anche lei mi riempiva la bocca con i suoi liquidi seminali. Ci accasciammo sfiniti uno accanto all’altra. Fine del primo round della terza parte.

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