Secondo tradimento con l'extracomunitario

Scritto da , il 2020-06-10, genere tradimenti

Vogliosa di cazzo nero, avevo adocchiato un extracomunitario che stazionava fuori dal supermercato in cerca di mance. Un nero sui 40 anni, labbroni grossi, alto e dall'aspetto trasandato.

Ogni volta che andavo a fare la spesa, mi salutava e mi sorrideva, senza minimamente immaginare i miei propositi e le mie intenzioni da gran troia nei suoi confronti ma, o perché ero con il mio compagno, o perché quando ero sola lui non c'era, non potevo far altro che fantasticare, immaginare e desiderare le cose più oscene e proibite.

E fantasticavo su di lui, mi eccitavo e mi masturbavo tantissimo al pensiero che, oltre al tradimento, si aggiungeva anche il volerlo fare con un uomo di colore, cosa questa che credo sia il desiderio proibito e segreto di tutte noi donne. Insomma, tradire il mio compagno con uno sconosciuto nero, un vero bull da monta, era una cosa che mi infoiava davvero tanto.

Un mattino, con il pensiero fisso di trombarmi quel negrone e non riuscendo più a resistere al desiderio di fare la porca con lui, feci una pazzia. Verso le 13 mi appostai nei pressi del supermercato e quando lui andò via, lo seguii fino a che non scoprii dove abitava.

Ora sapevo dove viveva, ma non avevo il coraggio di prendere l'iniziativa, non sapevo come fare ad agganciarlo, fino a che, non riuscendo più a resistere, con la fica in fiamme, lo seguii ancora una volta e bussai alla sua porta. Mi aprì un suo amico, anche lui di colore, ed io rimasi delusa, non sapevo cosa fare perché non sapevo il suo nome e, imbarazzatissima, non sapevo cosa dire.

Fortunatamente lui parlava l'italiano, e così riuscii a fargli capire che cercavo il suo amico del supermercato. L'amico lo chiamò e lui venne alla porta e, sorpreso nel vedermi, chiese sorridente di cosa avessi bisogno.

Nel pallone totale, ma determinata a farmi trombare da lui, mi inventai una scusa dicendogli che dovevo caricare delle cose pesanti in macchina e che mi serviva il suo aiuto. Lui accettò subito, calzò di nuovo le scarpe ed insieme andammo al parcheggio del supermercato che era poco distante.

Arrivati alla mia auto, mi sorrise e, vedendo che non c'era nulla da caricare, rimase a guardarmi con aria smarrita. Temendo di essere notata da qualcuno che magari mi conosceva, gli dissi di entrare in fretta in auto perché dovevo parlargli.

Una volta in auto, eccitatissima e decisa ad affondare il colpo, con una voglia matta di sparargli immediatamente un bel pompino, dovetti mantenermi dall'impulso fortissimo di calargli subito i pantaloni e prenderglielo in bocca da vera porca, ma era pericoloso, eravamo troppo in vista e così, mi limitai a poggiargli la mano sulla patta e notai che anche lui era già eccitato, intuii la sua erezione sentendo come un tubo duro e grosso sotto la mano. Infoiata all'inverosimile e decisa ad andare fino in fondo, senza più indugi, gli dissi chiaramente che volevo che mi sfondasse come una troia, che desideravo succhiargli il cazzo, insomma che volevo farmi scopare, subito, ora.

Il nero scoppiò in una fragorosa risata ed io, pensando ad un suo rifiuto, mi sentii ridicola ed umiliata, ma subito dopo il porco mi mise una mano sulla fica e disse che se volevo questo, lui era disponibile. Mi chiamava "signora", infatti disse:

"Signora, se tu vuole questo, ok"!!!

E mi confessò anche che non aveva di certo molte possibilità di scoparsi una bella italiana porca e che aveva molta voglia di farlo. Era fatta, realizzai che tra poco avrei finalmente gustato il suo bel cazzo, ma essendo troppo in vista, gli chiesi impaziente dove potessimo andare per stare in pace, senza essere disturbati per un paio di ore a fare le nostre porcate.

Mi disse di aspettarlo ed uscì dall'auto. Io, con la fica già bagnata al pensiero di quello che mi aspettava, approfittai per chiamare il mio compagno dicendogli che non avrei pranzato (se non un bel pezzo di carne nera - pensai maliziosamente tra me e me), che sarei andata a fare una passeggiata e, dopo avergli detto di amarlo, riagganciai.

Dopo pochi minuti, il bull nero ritornò e mi disse che aveva le chiavi di una casa sfitta dove nessuno ci avrebbe disturbati. Impaziente di beccarmi finalmente il suo cazzo, misi in moto e, seguendo come inebetita le sue indicazioni, raggiungemmo di li a poco un quartiere malfamato e squallido. Per strada vidi solo uomini di colore, pochissime donne e quasi nessun abitante locale, tranquillizzata da questo in quanto nessuno mi avrebbe potuto notare o riconoscere.

Entrammo in uno stabile fatiscente abitato solo da extracomunitari. Passando accanto ad un gruppo di negroni, mi sentivo i loro occhi addosso, occhi che bramavano il mio corpo, la mia fica, la mia bocca. Dopo un tempo che mi sembrò interminabile, aprì la porta di un piccolo appartamento dove notai un tavolo, un paio di sedie ed un divanetto, poi c'era un piccolo bagno ed una stanzetta. Lui mi portò proprio in questa stanzetta, arredata solo con una sedia, una sorta di comodino ed un letto matrimoniale con solo il materasso, senza coperte o lenzuola. L'aria era umida e viziata, un forte odore di muffa mi assalì, ma capii subito che li nessuno ci avrebbe disturbati e potevo finalmente dar vita a tutte le mie fantasie erotiche e farmi finalmente fottere dal nero, il primo della mia vita. Ero eccitata come una cagna in calore.

In un attimo lui si tolse la maglietta, i jeans e gli slip, rimanendo con solo il cappellino bianco, poi mi spogliò e rimanemmo così ambedue nudi.

Io ero come in trance, pensavo solo a quello che sarebbe accaduto tra breve, pensavo eccitata a quanta sborra mi sarei beccata visto che lui, di certo non scopava tutti i giorni e, nonostante i soliti sensi di colpa per il tradimento che mi accingevo a compiere, volevo godermi la mia laida avventura, il mio primo cazzone nero senza pensare ad altro. Ci sdraiammo su quel lurido letto puzzolente e cominciammo ad abbracciarci, baciarci e rotolarci, assaporando a vicenda il calore dei nostri corpi. Nelle sue braccia sembravo un fuscello. Lui alto e grosso, io mingherlina nel mio metro e 65. Io sopra di lui, mi baciava con foga, con le sue grosse labbra, io contraccambiavo con le lingue che si intrecciavano, si succhiavano e si ciucciavano, mentre mi accarezzava il culo, o meglio, me lo palpava così come mi accarezzava le cosce e le tette, stringendomele con le sue grosse mani, pizzicandomi i capezzoli. Sentivo il suo torace sotto le mie tette e mi eccitavo sempre di più, impazzita dalla lussuria e dalla voglia di cazzo, ero una vera porca assatanata di sesso selvaggio.

Quando poi iniziò a baciarmi il collo, persi completamente il controllo, così gli chiesi, con voce ansimante, di volerlo in bocca. Lui si alzò in piedi sul letto ed io, inginocchiata ed impaziente, cominciai subito a sparargli un gran pompino mentre mi titillavo la fica.

Aveva un cazzo non esageratamente grosso, più largo che lungo, duro, nero come la pece, i coglioni grossi e la cappella larga, trasbordante dall’asta, turgida, gonfia ed eccitante; mi ricordava un grosso fungo nero. Già pregustando quel grosso cazzo in fica e, perché no, in culo, decisa a farlo diventare durissimo, presi a pompare a ritmo sempre più serrato il suo cazzo con un'espressione di disgusto perchè, dal forte odore che emanava, capii che lui non aveva di certo molta cura della sua igiene personale. Infatti percepivo puzzo di urina e di smegma. Gli stavo facendo un appassionato e selvaggio pompino nonostante il suo cazzo emanasse un odore non proprio piacevole, ma ancora più eccitata da ciò, leccavo i residui di smegma golosamente, non mi faceva di certo schifo, anzi aumentava la mia folle eccitazione. Lui mi accarezzava la nuca guardandomi ciucciare e godendo tantissimo, mentre mi lavoravo la sua grossa cappella maleodorante, turgida, me la passavo sul volto, la leccavo, la ciucciavo e la ingoiavo facendola scivolare nella mia bocca fino alla gola. Avanti e indietro sul cazzo a ritmo sostenuto, quando arrivavo alla cappella, la risucchiavo prima di farla uscire dalla bocca; mi fece notare che ero veramente una grande pompinara.

Mi fece fermare, si distese sul letto e mi disse di adagiarmi accanto a lui. Io eseguii il suo desiderio e, impugnato il grosso cazzo all'altezza dei coglioni, ripresi impaziente la pompa interrotta, andando su e giù ritmicamente sul cazzo. Scesi fino alle palle che presi a risucchiare in bocca, a leccare con avidità e con una voglia di cazzo incredibile.

Lo stare completamente nudi, in un posto sordido e squallido a sparare un pompino ad un extracomunitario sconosciuto abbordato in strada, mi faceva perdere letteralmente la testa, mi faceva sentire porca, troia, traditrice, ed infatti, in preda ad una eccitazione incredibile, irrefrenabile, non riuscivo a fermarmi, pompavo, pompavo senza sosta quel grosso cazzo ad occhi chiusi e mugolavo, mi lamentavo godendo tantissimo con la bocca piena. Leccavo i coglioni, salivo sul tubo che leccavo e mordicchiavo per poi soffermarmi sulla cappella dura, me lo portavo fino in gola, con il naso che lambiva il suo addome, provavo nausea che subito ricacciavo indietro, ma era nulla in confronto all'intenso piacere sessuale che mi dava il succhiare il suo cazzo, mentre a gambe larghe mi toccavo la fica ormai bagnata all'inverosimile. Lui con voce roca mi diceva:

"Brava signora, come lo succhi bene, continua così e vedrai che bella sorpresa, vedrai quanta sborra beccherai"!

Gli chiesi di chiamarmi pompinara e lui cominciò a dire:

“Si brava signora italiana pompinara, come lo succhia bene, così, ciuccia la mia cappella troia italiana, così…..”.

Ad un certo punto, mi invitò a mettermi su di lui in un classico 69 e, mentre ripresi a spompinarlo, sentivo le sue mani che mi allargavano le chiappe e la sua lingua umida e calda che mi ispezionava la fica ed il buco del culo. Roteavo il bacino prigioniera del nero che mi stava dando un piacere intenso con la sua lingua, mentre succhiavo e ciucciavo il suo cazzo, reggendo i coglioni con tutte e due le mani.

Era paradisiaco sentire quella lingua passare sulle mie parti intime, bello sentire le tette schiacciate sul suo corpo sotto di me, mentre ciucciavo e succhiavo il suo cazzo, indugiando sempre sulla grossa cappella, con la bocca allargata allo spasimo, succhiavo talmente forte che mi si formavano delle fossette sulle guance, le narici allargate, avide di aria da respirare visto che la bocca era occlusa dalla grossa mazza. Lui sentiva il forte risucchio sulla cappella e si lamentava dal forte piacere che gli regalavo.

Dopo qualche minuto, mi disse di volermi scopare e così mi fece rigirare, mi afferrò il culo e me lo ficcò in fica in uno smorzacandela da antologia. Io appoggiata su di lui, con le tette che sbattevano sul suo torace, godevo sentendomi quel grosso attrezzo nero che mi sfondava la fica entrando e uscendo ritmicamente, ansimavamo entrambi mentre mi pompava alla grande dandomi sempre della troia, della porca. Ad un certo punto, presi io il controllo della situazione dettando il ritmo, alzandomi per poi abbassarmi violentemente e ritmicamente sul suo uccello, scappellandolo con le labbra della fica, mentre lui mi afferrava sempre per le chiappe, io rilassavo i muscoli per agevolarlo ad entrare con tutto il suo cazzo nella mia vulva, in una girandola di emozioni e piacere che mi portò a mugolare sommessamente mentre, con un lamento prolungato, venni intensamente.

Esausta ed affannata, volle scoparmi a pecora, mi sistemò carponi a pecorina e cominciò a stantuffarmi violentemente da dietro, con le sue mani sul culo si impegnava a farlo entrare per intero nella mia fica. Sul materasso chiazzato dai resti di chissà quante scopate, godevo come una porca, mugolavo e strillavo sapendo che nessuno ci poteva sentire, tradendo il mio compagno, trombavo con gusto e libidine, mi stava letteralmente massacrando. Mentre il cazzo mi ispezionava la patata, sfregandosi sulle sue pareti, venni una seconda volta e l'orgasmo fu qualcosa di incredibile, qualcosa che non avevo mai provato prima in vita mia. Intenso, appagante, devastante al punto che squirtaii abbondantemente.

Infatti una grossa quantità di caldo liquido vaginale mi bagnò dapprima l'interno delle cosce per poi colare sul materasso, intanto lui continuava a scoparmi senza sosta, sudatissimo, instancabile mentre gli afferravo una coscia e lo attiravo verso di me, perchè volevo sentire tutto il suo cazzo dentro, a spaccarmi la vagina in maniera volgare e violenta. Allungavo una mano per toccargli i coglioni da sotto, cosa che lui apprezzò perché mi pompava sempre più forte la fica.

Improvvisamente si fermò, tirò fuori il cazzo dalla fica e sentii qualcosa di duro e caldo che spingeva sulla rosellina anale.

Avevo capito che voleva farmi il culo, cosa per me inedita in quanto non ero mai stata inculata da un nero. Lo desideravo anche io tantissimo, desideravo farmi fare il culo, farmelo sfondare selvaggiamente dall’africano. Così, appoggiata sui gomiti, girata la testa di lato per vedere come mi inculava, sentii la rosellina allargarsi allo spasimo ed un dolore piuttosto acuto. Mi aveva infilato solo la cappella in culo e già mi faceva male, quando poi, pian piano, ficcò tutto il largo cazzo, mi sentii sfondare e il dolore divenne quasi insopportabile, ma era reso nullo in confronto al piacere intenso ed incredibile che provavo nel sentirmi quel grosso palo nero e sconosciuto profanarmi il buco che in natura dovrebbe solo espellere!

Cominciò ad andare avanti ed indietro col cazzo che entrava ed usciva dal mio culo e, a mano a mano che passavano i minuti, lo imploravo di non fermarsi, ora che il dolore si era quasi del tutto attenuato, lasciando il posto solo ad una goduria incredibile, gli dicevo di continuare, lo pregavo di rompermelo, devastarmelo col suo grande cazzo. Mentre mi "faceva" il culo, con un urlo prolungato, ad occhi chiusi, venni intensamente per la terza volta.

Mi disse che stava per venire anche lui. Prontamente, risposi che volevo la sua sborra in bocca, volevo ingoiarla tutta. Lo feci distendere di nuovo, mi ci adagiai di fianco e presi a spompinarlo con l'intento di farlo godere il più possibile in modo che mi riversasse in bocca la più grande quantità di sborra possibile.

Impaziente di godere, mi fece fermare e, a cosce oscenamente allargate, mentre con una mano dietro al collo mi teneva ferma la testa, con l'altra prese a spararsi una sega a pochi centimetri dalla mia bocca. Mentre nella foga mi colpiva la bocca con il suo pugno, guardavo la sua mano che velocemente lo scappellava, ne sentivo l'odore acre e selvatico fino a che, aiutato dal movimento della mia lingua sulla cappella, arrivò il primo schizzo violento, denso, copioso che si scontrò dapprima con la lingua per poi colpirmi all'altezza del naso, ne seguirono altri che io orientai direttamente nella bocca, cercando di ingoiarne la maggior parte, cosa che mi riuscì, mentre altro sperma mi rimase sul viso. Ad ogni schizzo, lui emetteva un lamento di piacere ed io un mugolio di soddisfazione per la grande sborrata che mi stavo beccando in bocca, che ora era un misto di sperma, saliva e sudore. Il viso devastato dalla saliva e dal suo sperma. Ingoiai una quantità incredibile di sborra calda, densa e cremosa.

Rimanemmo distesi per qualche minuto, lui ancora ansimante per l'orgasmo, io col viso pieno di sborra e la bocca impastata, poi ci rivestimmo ed andammo via.

Dopo averlo lasciato al parcheggio del market, ritornando a casa, mi sentivo sporca in tutti i sensi, puzzavo di cazzo e di sborra essiccata, ma ero soddisfatta per essermi finalmente fatta trombare da quel nero, di aver tradito per la seconda volta il mio compagno e, soprattutto, sazia di sborra che tanto amo bere.


N.B.: I MIEI RACCONTI SONO TUTTI REALI E NON IMMAGINARI.

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