Erotici Racconti

Storie di ordinaria famiglia 01

Scritto da , il 2011-07-09, genere incesti

CAPITOLO 1 - L’iniziazione della suocera

Sposato da oltre 8 anni, il menage familiare cominciava naturalmente a perdere colpi. Momenti di caduta del desiderio, momenti di tensione interpersonale, ne riscontrava una fatale frizione latente, che portava la nostra coppia ad avere rapporti sempre più radi che raramente raggiungevano le vette di piacere conosciute lungamente in un passato appena trascorso. Inevitabilmente tale situazione continuava a trascinarsi, inutili film pornografici, indumenti intimi seducenti, falli artificiali, foto spinte e riprese amatoriali.
Ci ritenevamo di natura calda ma la consapevolezza di vivere, per vari motivi, lunghi periodi di crisi aveva intaccato anche gli intervalli amorosi, più freddi, oltre che più rari.
Mia moglie era di natura fedele, anche a causa dell’educazione poco permissiva ricevuta, con un fuoco interno però che, nei momenti gai, lasciava intravedere una natura irrefrenabile ma, purtroppo, sempre trattenuta nei limiti della coppia. Aveva sempre rifiutato di allargare il nostro rapporto; qualcosa nel momento di valicare l'aveva sempre trattenuta.
La felice svolta della crisi si ebbe in un periodo in cui ella dovette trasferirsi a casa degli ormai anziani genitori per accudirli a causa di contemporanea malattia. Lavorando per molte ore, la sera, rimanevo solo nella nostra casa evitando di percorrere quelle poche decine di chilometri che ci separavano, incontrandola lì solo per i week-end. Un venerdì sera mi recai, finalmente, per pernottare, nella casa dei suoi genitori, trovandoli sulla completa via di guarigione anche se ancora convalescenti a letto.
La notte, desiderando interrompere il lungo digiuno, mi accostai a mia moglie cominciando naturalmente a stuzzicarla. Pian pianino risalii con la mano lungo il fianco per arrivare a carezzarle le sue grosse mammelle. I piccoli capezzoli, al contatto, si indurirono immediatamente; ella tento di tenermi a bada affermando che la mamma si alzava spesso la notte, vanamente.
La mia mano era già scesa sul suo monte di Venere e mentre giocherellava con i peli esercitava una leggera pressione, naturalmente ella si trovò a dischiudere, inconsciamente, le gambe. Il desiderio troppo a lungo represso, era evidentemente intenso, e, lesto, ne profittai per introdurre un dito al margine del suo frutto riscoprendone il tepore. Titillandole lievemente il clitoride, facevo rimbalzare le altre dita all'ingresso della sua passerina sentendola lievemente inturgidirsi. Non ci volle molto perché l'umida voglia si manifestasse, allora introdussi un dito nella sua calda caverna, sentendola immediatamente aderire e salutare il corpo estraneo. Cominciò, leggermente, ad inarcare le reni per incontrarsi più a fondo con la mia carezza mentre la sua mano, leggera, era scesa sul mio inguine carezzando leggermente il mio membro che, in verità, non ci mise molto a presentare il saluto alla visitatrice.
Continuai a carezzarla lievemente, per farle crescere ancora il desiderio e ci aiutammo reciprocamente a liberarci degli indumenti. Con la bocca mi impegnai a baciarle e leccarle le tette scendendo poi, lentamente, molto lentamente, centimetro dopo centimetro. La sentii gemere. Sottovoce mi invitò a muovere velocemente il dito che le sollazzava la caverna o a baciarla proprio li.
Avvicinai le mie labbra alle sue nascoste labbra, alitandole caldamente e donandole dei baci leggeri. Il desiderio le crebbe a tal punto che la sua mano, dapprima circumnavigando il suo ventre e poi decisamente scese, per darsi subitaneo sollievo. La bloccai dolcemente, facendole sospirare ancora un poco quel sollievo che agognava e, finalmente, dopo aver goduto dei suoi gemiti e delle sue invocazioni, cominciai con la lingua a leccarle l'orlo del desiderio. Volutamente mi attardai sulla soglia, vorticando la lingua lungo le pareti esterne continuando ad alitarle caldo fiato all'interno, giocando con i suoi peli, succhiandoli e tirandoli con le labbra. Poi, millimetro dopo millimetro, varcai la soglia del suo antro. Fui accolto da una miriade di profumi intensi, dalla sua calda voglia e, diressi la lingua verso l'alto, alla ricerca del suo punto estremo.
Bagnata come mai, chiuse gli occhi gemendo di piacere, movendo le sue anche a simulare un amplesso. Leccandola ancora accostai due dita all'uscio del piacere e dapprima ritirai la lingua e, dopo aver atteso un istante, facendola sobbalzare, le introdussi di schianto nella vorace gabbia di piacere. Mi pregò di continuare velocemente, come piaceva a lei. Intanto si torceva, per scivolarmi sotto, cercando con la bocca il mio cazzo che trovò ben turgido e baciò subitaneamente cominciando a leccarlo. Nella posizione del 69 alternavo colpi di mano a colpi di lingua, mentre ella con una mano mi soppesava e stringeva i testicoli e con la bocca accoglieva la mia erezione.Scesi verso il buchino posteriore e cominciai a picchiettarlo con la lingua mentre il mio mento le comprimeva la passerina. Un suo dito cercò il mio buchino, cominciando a giocarci. La sua bocca succhiò voracemente i testicoli. Io introdussi a fondo la lingua nel suo didietro carezzando le pareti intestinali.
Un profondo desiderio ci travolse. Sfilandomi dalla posizione, le feci alzare le gambe ed accostai il mio cazzo alla sua fessura. Fermandomi sul bordo, diedi dei leggeri movimenti, percorsi con il pene l’intero perimetro delle sue labbra e poi, di colpo, la penetrai.
Quasi urlò dal piacere, costringendomi a ricordarle che non eravamo soli. Andavo su e giù lentamente. Il mio cazzo sembrava pompare in una caverna intrisa di calda margarina, tanta era la sua secrezione. Ora le facevo desiderare la mia cappella, ora l’affondavo sveltamente nell’umida grotta. Sempre allacciati ci girammo nel letto finché ella non si trovò di sopra, non poté trattenersi e gemendo di piacere cominciò a cavalcarmi sempre più velocemente avvicinandosi inesorabilmente all'orgasmo. Sentivo sotto le mie dita che la pelle del suo culetto cominciava a riempirsi di gioiosi brividi, il piacere stava per sopraffarci, l’estasi stava completamente catturando le nostre menti, le manovre inconsce per arrivare insieme al parossismo più acuto erano ormai innestate… ma ... la porta della nostra stanza si apri, e dal vano, apparve la testa bianca di mia suocera, la quale, avendo inteso dei lamenti, pensava che la figlia potesse stare male, non immaginando che, invece, in quel momento si trovava molto, molto bene. Ci vide così nudi ed infissi l'un nell'altra.
Il piacere si trasformò dolorosamente in entrambi, lasciandoci un senso di disagio ed un dolore in basso al ventre. La suocera rimase evidentemente sorpresa ed .. immobile. Per quei pochi, infiniti istanti che mi permisero di intravedere il suo corpo, nel gioco di luce esterno alla nostra stanza. Potei ammirare, coperto da una leggera camicia da notte, l’offuscata visione delle tette flosce e cadenti, i confini delle sue grosse cosce, la prominenza non estrema della sua pancia. Non era certamente una visione arrapante ma, ogni misura deve esser presa secondo il metro utilizzato e, chissà perché, mi ritrovai a pregustare il desiderio di vederla nuda.
Così, mentre mia moglie si era sfilata, lasciandomi alla sua vista col cazzo duro e lucido di umori ella, mormorando qualche scusa, accennò a ritirarsi e richiudere la porta. Sveltamente mi alzai dal letto e la chiamai, nel riaffacciarsi il suo sguardo non potette esimersi dal guardare il mio organo eretto. La invitai ad entrare per parlare un po', tanto la festa era bella che rovinata. Confusa rivolse lo sguardo alla figlia, che intanto era scivolata sotto il lenzuolo, ed io ne approfittai per prenderle una mano e, quasi tirandola, la feci entrare, richiudendo la porta e facendola accomodare sul letto.
Intanto lanciai un occhiata di intesa a mia moglie la quale, rispose con un gesto che chiedeva se fossi scemo o meno. Incurante chiesi a mia suocera perché si fosse alzata e come mai non riusciva a dormire. Mentre rispondeva che si era recata in bagno e stava per coricarsi nuovamente, non trovai scuse che mi potessero esser utili a sbloccare la situazione e non trovai niente di meglio da dire che, visto che noi eravamo nudi e lei aveva potuto vederci nudi, anche lei avrebbe dovuto spogliarsi per non farci sentire in imbarazzo; cosicché avrei potuto finalmente controllare se quanto diceva la figlia era vero, cioè che le tette erano uguali e grosse a quelle di sua madre; mentre il culo, che ella aveva piccolo, era più grosso ed arrotondato di quello della figlia.
La suocera mi guardò quasi sconvolta, poi cercò lo sguardo della figlia, quindi si alzò per andarsene.
Non volendo desistere la fermai e cominciai a sollevarle la vestaglia. Alle sue naturali resistenze, vigliaccamente, le intimai di stare zitta perché il marito avrebbe potuto svegliarsi e sentire, e allora sarebbero stati guai. Non mancai di invitare mia moglie ad aiutarmi.
Dopo un attimo di imbarazzo l'idea cominciò a divertirla e venne in mio aiuto. Insieme riuscimmo a sfilare la camicia da notte alla mamma, lasciandola solo con le grosse mutande di cotone bianco. La vista di quel corpo sfatto e cadente non fece altro che riaccendere il mio desiderio e cominciai a confrontare le poppe di entrambe che veramente si somigliavano tenuto conto dei trenta anni di differenza. Grandi, enormi, simili per attaccatura, per forma, per dimensioni, per capezzoli, differivano per elasticità e solidità peraltro aleatoria già in quelle di mia moglie. Non ricordo cosa dissi ma, distintamente ricordo che, andai con una mano verso la fica di mia moglie mentre l'altra si introdusse sotto le mutande della suocera a cercare ulteriori similitudini fra loro.
Colsi di sorpresa la vecchia. Così, quando serrò le gambe, la mia mano era già introdotta in mezzo e come potevo, tentavo di carezzarla. Tentò di togliermi, con le sue, la mano, ma fu la figlia allora a impedirglielo, bloccandole le braccia. Sentivo che la fica di mia moglie stava lentamente ricominciando a secernere umori, mentre la suocera era come inebetita guardando dubbiosa ora me, ora la figlia la quale, in preda all'eccitazione, la invitò a lasciarsi andare che, tanto, non avremmo detto niente a nessuno.
Chi lo avrebbe mai immaginato? Nonostante le evidenti difese morali e lo stato di grave imbarazzo sentii che la fica della suocera s’inumidiva leggermente. Bene. Non era più massa morta se il suo organismo cominciava a reagire, tanto bastò a spronarmi nel folle progetto. Pregai mia moglie di togliere le mutande alla madre, subitaneamente lei eseguì e, alle mancate obiezioni della mamma, la costrinse sul letto, aiutandomi ad allargarle le carnose cosce. Chiesi a mia moglie se mi consentiva di dare precedenza alla mamma e, ottenutala, giocai un po’ con la fica della vecchia e alzatele le cosce la infilzai con un sol colpo.
Fu come scossa da una carica di alta tensione, divenne dapprima pallida e poi di molteplici colori. Non potevo darle tempo di ragionare e cominciai a pistonarla con buona intensità, non mancando di carezzarle i glutei per quel che era possibile. La figlia le carezzava le grosse mammelle mentre si titillava la propria fica, io continuavo a sgropparle le reni e, inevitabilmente, le sue barriere si frantumarono, dapprima sentii caldi umori invaderle la fica. Poi i suoi fianchi accennarono ad adeguarsi al ritmo imposto. Infine, chiaramente, gemiti languidi le uscirono dalla gola e ricominciò, forse dopo anni, a gustare un piacere che credeva ormai perduto. La figlia si masturbava ora ossessivamente, mentre chiedeva alla madre se gli piaceva quel cazzo infisso nella sua fica, In ginocchio sul letto, era china con la bocca sopra un capezzolo della madre che aspirava e mordicchiava voluttuosamente.
La suocera cominciava chiaramente a godere, rossa in viso, con una mano si stringeva la mammella libera mentre gli occhi cominciavano ad uscirle dalle orbite, i suoi gesti erano l'eloquenza della risposta dei fatti. La invitai a godere e, quasi come se non aspettasse che il mio invito, si lasciò andare ad un piacere troppo a lungo trattenuto. Sotto di me la sentii vibrare e gemere lungamente. Mai era accaduto che una donna godesse tanto sotto i miei colpi e non potei vieppiù resistere inondandole la fica con una razione enorme di sperma, che scaricai voluttuosamente e copiosamente nel suo capace antro. Feci scivolare il cazzo indietro ed ella cercò immediatamente di sostituirlo con la sua mano. La vecchia era lì, sotto i nostri occhi e chiedeva ancora di godere, mentre si masturbava la mano della figlia si unì alla sua ed a due mani continuarono quell'opera maestosa.
Non potevo chiedere di più per essere di nuovo in tiro. Alla pecorina introdussi il cazzo nella fica bollente e sbrodolante di mia moglie, mentre ella chinava la bocca sulla fica della mamma, schizzinosa non aveva il coraggio di leccarla ma, trovai il modo di costringerla, le tolsi il cazzo dalla fica ripromettendoglielo solo se avesse succhiato tutto il mio nettare, depositato nella fica della mamma. In cerca di salvezza per il proprio piacere non poté che convincersi e, dapprima timidamente, poi con chiaro gusto, invitata anche dai colpi del mio cazzo che cominciavano a sobbalzarla, dilatò la fica della mamma cominciando a leccarla e a succhiarne il contenuto, aumentando l'intensità all'unisono con l'aumentare dei colpi del mio cazzo nella sua fica.
La suocera, non più in grado di connettere, scopriva un piacere nuovo che, poi ci confessò, neanche immaginava esistesse; rossa in volto, gli occhi pieni solo del suo bianco, apprezzava il piacere donatole dalla figlia Dimentica di ogni imbarazzo, spingeva con le mani la nuca della figlia sulla sua vecchia passera, sentendo riesplodere il piacere. Mia moglie era in un vero e proprio delirio orgasmico, leccare una fica bagnata dal marito, perlopiù della mamma, le provocava uno stato di eccitazione animalesca, il suo volto, che intravedevo nello specchio, era stravolto ed il piacere finalmente le scoppiò nella fica e nel cervello donandole una secrezione che definire abbondante è descrivere per ampio difetto. Una vera scarica di umori, lasciando la sua fica, le colava lungo le cosce bagnando il lenzuolo; un'espressione, beata e porca come mai aveva avuto, le attraversava il viso alzato dalla fica della mamma mentre con le dita continuava a masturbarla. Sbrodolò litri di piacere mentre anche la mamma ripartecipava al delirio, non volevo ritardare ulteriormente il secondo mio orgasmo e rivenni di nuovo, stavolta nel caldissimo rifugio di mia moglie.
Sfinito, mi sfilai allungandomi sul letto mentre mia moglie rimase esausta poggiata con la testa sul ventre della mamma. Il tempo di prendere fiato e invitai mia moglie a distendersi supina affinché la mamma le ricambiasse il piacere, leccandole la fica con dentro il mio sperma. La vecchia in verità provò a dire che gli sembrava cosa contro natura, che non l'aveva mai neppure immaginato, ma la figlia oramai era completamente partita, se la rigirò sopra e nella posizione del 69 cominciò a rileccarle la fica invitando la madre a fare altrettanto. Sotto di essa la fica pulsante della figlia pareva invitarla e, non potette sottrarsi. Chiaramente inesperta, cominciò piano piano a leccare da fuori la fica della figlia. Io la consigliavo ma, più che le parole poterono i fatti, ed ella seguì esattamente quanto la figlia le donava, ricambiandolo. Sempre di più la sua lingua penetrava le profondità bagnate di mia moglie e poi, quando sentì due dita introdursi nella sua, ricambiò inserendo due dita nella fica sottostante.
Lo spettacolo era cosi eccitante che mi salì al cervello. Davanti ai miei occhi, mamma e figlia, reciprocamente si masturbavano, provai ad avvicinare l'uccello alla bocca della vecchia ma ella non raccolse l'invito - più tardi ebbe a confessarci che mai aveva preso in bocca un uccello - ripiegai allora su mia moglie la quale non aspettava altro e, mentre continuava a masturbare la mamma, lo ingoiò d'un colpo cominciando a leccarlo e succhiarlo con una foga incredibile ed in modo straordinario, come era capace. Con le mani poggiate sul bianco culo della suocera, raggiunsi ben presto di nuovo l'estasi e, venni nella bocca di mia moglie, la quale, voracemente inghiotti anche quel residuo piacere, mentre anch'esse raggiungevano di nuovo il traguardo dell' orgasmo.
Ci abbandonammo sfiniti sul letto, ma volli baciare sulla bocca mia suocera, rivolgendogli sinceri complimenti, poiché era stata veramente brava ed aveva dimostrato di avere una natura calda e sensuale proprio come la figlia. Insistetti affinché anche le due donne si baciassero e la vecchia dovette certamente sentire il sapore del mio sperma sulle labbra della figlia. Ancora rossa come un pomodoro, si alzò, ed, infilandosi gli indumenti, si accomiatò sorridendoci.
Un lungo, profondo, ristoratore sonno ci colse, abbracciati e soddisfatti.
Il giorno dopo, ci alzammo tutt'altro che di buona ora, trovando i suoceri già svegli da molte ore. La sorella di mia moglie venne a prelevare il padre, per portarlo a una visita di controllo, ed io ebbi modo di ritornare con mia suocera su quanto avvenuto nella notte trascorsa. Dapprima imbarazzata, poi sciogliendo il suo pudore, mi confessò che erano quasi dieci anni che non faceva più l'amore e che, se dapprima aveva tentato di darsi piacere da sola, gli anni e le situazioni, le avevano fatto dimenticare i brividi dell'eccitazione e che, per lunghi anni, aveva vissuto in assoluta castità. Le chiesi se le era piaciuto e, arrossendo un poco, rispose di si; sinceramente ammise che, anche se non avremmo dovuto farlo, il piacere superava molto il rimorso. Gli chiesi allora se avremmo avuto modi di rifarlo ed ella non rispose, abbassando lo sguardo. Avvicinandomi la abbracciai e mi chinai a cercarle le labbra, con la lingua m’intrufolai cercando la sua, le sue timide resistenze cedettero e rispose al mio bacio.
Profittando che mia moglie era sotto la doccia, cominciai a carezzarla, a stringerle il seno, a palparle pian pianino il didietro, disse no qualche volta ma, non le diedi tregua. Le slacciai la cinta, abbassai lo zip e le feci scivolare il vestito sulle spalle e lungo le braccia, tirandole fuori un seno che succhiai avidamente. Eravamo in cucina, la rivoltai e, piegandola sul tavolo, le abbassai le mutande. Apparve il suo immenso culo, bianco e carnoso, nello splendore della sua anziana età. Con la mano le solleticavo la fica, con un dito il buchino posteriore, provocandole un irrigidimento delle natiche; era eccessivamente sensibile in quel punto, inutile insistere. Mi dedicai alla sua fica, le feci allargare quel che possibile le cosce e scesi con il viso ad alitarle la passera che, nonostante la notte trascorsa, cominciava a inumidirsi. Mi ritrovai a pensare che la natura di madre e figlia fossero veramente simili, trovata la chiave giusta, entrambe non opponevano più resistenza. Con la punta della lingua, colpii ripetutamente la sua voglia mentre le massaggiavo le natiche; sentii che il basso ventre cominciava un lento movimento e tirai fuori l'uccello, appoggiandolo all'entrata della sua fessura, gli chiesi se lo volesse dentro. Evitò di rispondere. Gli confermai che sarei entrato solo se lo avesse richiesto, continuando a massaggiarle con i polpastrelli la zona del basso ventre. Mi sussurrò di darglielo.
Appena ebbe pronunciato quelle parole, con un colpo secco la infilzai, facendola sobbalzare, ma, immediatamente la sua fica cominciò a contrarsi intorno alla mia cappella. Mi tirai indietro molto lentamente e mi fermai con la cappella appena infilata nella fessura. Istintivamente si spostò all'indietro per infilarsi oramai pronta a godersi una nuova sbronza di piacere.
Cominciai a pomparla lentamente e, quando mi accorsi che mia moglie, finita la doccia, era ferma sulla soglia a guardarci con aria maliziosa, le cennai il silenzio. La mamma non poteva accorgersi così della sua presenza. Cominciai a lodare la suocera, affermando che era più calda ed accogliente della figlia, intanto aumentavo la cadenza e poi le dissi che l'avrei scopata dal buchino posteriore. Ella non volle, affermando che non l'aveva mai fatto e che avrebbe sentito troppo male, non insistetti. Con le mani le cercai i seni, si tirò fuori anche l'altro dal reggiseno per facilitare il mio compito, aumentai la foga e l'intensità dei colpi sbattendo violentemente con il ventre sulle sue chiappe, non resse a lungo - aveva dieci anni di arretrato - sbuffando e gemendo, venne con grida beate e anch’io mi scaricai dentro di lei inondandola di sperma che, misto al suo piacere, cominciò a colarle lungo le cosce e poi sopra le mutande rimaste a mezza gamba. Con il fiato lungo rimase poggiata sul tavolo. Il suo culone bianco era all'aria, io mi sfilai e feci un cenno a mia moglie la quale si umettò un dito con la saliva e, con un sol colpo, lo ficcò nel posteriore della mamma, cogliendola alla sprovvista e gridandole che era proprio una porca.
La vecchia tentò di sottrarsi, ma anch'io glielo impedii, spiegandole che non le avremmo fatto alcun male. Vane furono le sue insistenze, le sue ammissioni che non aveva mai utilizzato quel buco e che fosse oramai vecchia per iniziare, i suoi gemiti di dolore. Mia moglie, non se ne diede per inteso e cominciò a far scorrere il dito negli intestini della mamma, affermando che poteva anche sentire la fica ancora viva da quella posizione. Infatti, golosa, le infilò un altro dito nella vagina, mettendosi a sfregarlo contro quello nel buchino, donando certamente alla madre, quella sensazione mista ed indefinita ove il dolore confina con il piacere. Quando senti che la mamma cominciava a provarci gusto, con un movimento improvviso, sfilò le dita e trascinando la mamma sul letto le disse di guardare perché le avrebbe insegnato una cosa. Mi fece allora distendere di fianco alla mamma e cominciò a regalarmi un super pompino condito da succhi e leccate anche alla palle e più giù, badando a ben mostrare alla mamma quali erano gli accorgimenti da usare. Il mio uccello non tardò a indurirsi e lei immediatamente ne approfittò. Si mise a cavalcioni e, dandomi le spalle, se lo ficcò nella fica, cominciando una bella cavalcata. Fu in quella posizione, tra un sospiro e l'altro che tenne alla mamma una vera lezione di sesso, le spiegò che esistevano mille e mille modi per godere e che lei li avrebbe imparati tutti, alla sola condizione di essere sempre disposta ad ascoltare quanto le avremmo detto. La mamma alla vista della figlia che dondolava aritmicamente infissa sul mio uccello, scese con la mano a sollazzarsi la fica, mentre l'altra veniva a soppesarmi le palle. Quel dolce contatto esterno mi aiutò ed accelerò la mia venuta, che sgorgò all'unisono con quella di mia moglie. Intanto la suocera terminava la sua masturbazione.


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