Erotici Racconti

Storie di ordinaria famiglia 02

Scritto da , il 2011-07-10, genere incesti

CAPITOLO 2 – La suocera a casa nostra

La sera ci lasciammo con la promessa che ella sarebbe ben presto venuta a stare qualche giorno con noi. Nell'attesa con mia moglie definimmo ogni dettaglio per le future prove della mamma e, quando finalmente passai a prenderla per portarla a casa, ella certo non immaginava cosa la attendeva.
Mia moglie stava preparando per andare in tavola, io ne approfittai per mettere un film porno che fingevo di guardare distrattamente, mentre parlavo del più e del meno, mia suocera era inevitabilmente attratta da quelle visioni che, probabilmente, neppure immaginava esistessero.
Mangiammo e, non appena finito, adducendo stanchezza, chiedemmo permesso per ritirarci a dormire 1asciandola da sola, per la verità un po' sorpresa del nostro comportamento. Avevamo avuto cura di sistemare la sua sedia di fronte alla nostra porta, dal buco della serratura ci alternavamo a spiarla, evidentemente turbata da quelle oscene visioni stringeva le cosce, si portava le mani in grembo, si muoveva sulla sedia. Non si spinse oltre se non qualche fugace pressione della mano all'altezza della fica, era chiaramente eccitata ma non lo era al punto di masturbarsi li. Finito il film spense il tutto e se ne andò a letto.
Trascorso qualche minuto, attenti a non far rumore, con mia moglie ci avvicinammo alla stanza ove era coricata tendendo le orecchie. Dopo qualche istante, il caratteristico sciacquettio di una fica densa di umori, ci confermò che le visioni avevano avuto il loro effetto. Di scatto aprimmo la porta accendendo la luce. La sorpresa nella suocera era evidente. Ella si era sfilata le mutande e mentre si rovistava le grosse poppe con una mano si sditalinava vigorosamente. "Che bella mamma porca" udii esclamare a mia moglie mentre impediva alla mamma di ricoprirsi ed anzi la spogliò e la costrinse a seguirci nella nostra stanza. La legammo al nostro letto, avendo cura di legarle le gambe divaricate in modo che non potesse chiuderle, le bloccammo le mani e cominciammo il nostro spettacolo in esclusiva per lei.
Con mia moglie cominciammo a baciarci, ad accarezzarci, a girarsi l'un l'altro sopra il letto, ci mettemmo nella posa del 69 donandoci reciproco orale piacere. Mia suocera aveva visione della passera della figlia sottoposta al mio lavorio di lingua, di labbra, di dita. Vedeva distintamente il buchino posteriore che, sveltamente sollecitato, si apriva e chiudeva come un dolce carnivoro carnoso fiore. Le mie mani correvano lungo la schiena, i fianchi, le natiche di mia moglie; poi, intingendo un dito nella sua fica densa di umori, lo andai a conficcare nel suo intestino ed a cercarlo con la lingua attraverso la sua fica.
Mia moglie ricambiava in tutto il piacere che le stavo donando, passando dal cazzo, alle palle, al buchino rettale. Era una bocchinara ormai esperta ed in grado di raggiungere altissime espressioni nella materia. Sfilandomi da sotto feci metterla carponi e, avvisando la suocera di guardare, ché dopo sarebbe toccato a lei, avvicinai il cazzo all'entrata posteriore esercitando la giusta pressione perché questo potesse intrufolarsi fra le chiappe protese, introdussi dapprima la cappella fermandomi e poi, d'un sol colpo, tutto il resto del membro, rimasi ancora fermo qualche istante e poi, lentamente, cominciai una superba inculata che mia moglie dimostrò di apprezzare.
La sua mano veniva ad incontrare le mie palle che sbattevano sulla sua fica, le sue dita correvano a sentire l'uccello infisso nel culo attraverso quella sottile membrana che divide le due vie di piacere. La suocera appariva intanto stranita, le avevamo interrotto la masturbazione e continuavamo ad eccitarla con la nostra visione, impedendole di serrare le gambe o di darsi sollievo. Non tardò a chiederci di slegarla, ma era troppo il divertimento di farle crescere all'inverosimile il desiderio per darle ascolto, aumentammo anzi l'intensità dei nostri gemiti. Distrattamente passai una mano sulla sua passera: era fradicia. Il sugo le colava lungo il solco delle chiappe, feci come per penetrarla con il dito, ma tornai a dedicarmi a mia moglie. Infissi girammo, fino a che mia moglie non si trovò faccia a faccia con la mamma raccontandole tutto il piacere che provava. Aumentai il ritmo e la mamma riuscì ad ammirare l'espressione di profonda libidine che attraversava il volto della figlia e le tette che dondolavano come impazzite. Chiese ancora alla figlia di slegarla, di toccarla, di leccarla. L'eccitazione la stava portando fuori di testa ed intrecciò la lingua con quella che la figlia gli porgeva badando però a non esaudire gli altri suoi desideri. L'inculata ebbe il suo premio, mia moglie venne con rantoli di godimento imperiosi, urlando tutto il suo piacere ed assumendo una espressione beata nel volto. La mamma non ne poteva più, ci implorò che voleva godere.
Alternandoci, avvicinammo il viso alla sua vecchia passera, spandendoci sopra caldi aliti, sfuggendo ai suoi inarcamenti di reni e sfiorando con le lingue quel fradicio ingresso. Continuammo a baciarla, dal collo alle poppe, dal grasso bianco ventre ai fianchi, all'interno delle cosce, dietro le ginocchia; la leccammo con grande delicatezza, la portammo al punto di non essere più una donna ma, solo un animale che reclamava null'altro che il proprio piacere. Avvicinai la mia lingua alle sue labbra ed ella me la risucchiò immediatamente, riscoprendo quali inebrianti sensazioni può donare un bacio se ben dato e se corrisposto al momento giusto.
Ci rendevamo perfettamente conto che per lei la situazione era insostenibile, veniva da quasi dieci anni di digiuno, da qualche giorno aveva riscoperto e riassaporato le gioie dell'amore e appreso una sua natura passionale che per decenni aveva ignorato. I suoi istinti erano tutti risvegliati - ci confessò poi che, dopo i nostri primi incontri, aveva vanamente tentato di risvegliare il marito, evento che non si era mai permessa in quaranta anni di matrimonio, egli l'aveva gelata dicendole che era troppo vecchia per risvegliare alcunché, aveva allora riscoperto il piacere della masturbazione, ogni giorno sentiva il bisogno di calmare il fuoco che le attanagliava il basso ventre e vinceva quella sensazione di mollezza alle gambe, dandosi solenni raspate di fronte allo specchio ove si ammirava mentre godeva - il nostro trattamento le era ora arrivato al cervello, donandole una pazza voglia di piacere che quasi la faceva urlare. Arrivò ad implorarci ancora di slegarla.
Un essere umano in tali condizioni è quanto di più arrapante possa esserci per chi esercita la posizione di dominio, le slegai le gambe e, tenendole sempre divaricate, avvicinai il cazzo alla sua colante fica, ella inarcò le reni per favorire la penetrazione rimanendo sospesa in quella posizione che, vista con animo distaccato, doveva apparire alquanto buffa. Con un colpo violentissimo le infilai il cazzo dentro, rimanendo un istante e ritraendolo, altrettanto velocemente subito dopo. Le rilegai le gambe.
Non credo possibile raccontare le espressioni del volto di chi riceve un simile trattamento, una maschera di godimento, che si trasforma dolorosamente in delusione, la sensazione di aver per un attimo goduto di una cosa. che appare ora irraggiungibile, la consapevolezza di aver solo saggiato quanto si vorrebbe invece gustare.
La figlia la avvertì che non era ancora il momento e prese allora due falli artificiali facendoli vedere alla mamma, cominciò a leccarne uno sulla punta e poi lungo i fianchi, lo umettò ben bene, lo accese mettendo al massimo le vibrazioni e se lo schiaffò di getto nella fica. L'altro lo accese e lo poggiò sulla fica della mamma che si venne a trovare nella situazione di essere piacevolmente sollecitata all'entrata con l'istinto di muovere i fianchi per favorire la penetrazione, ma con la consapevolezza che ogni movimento le avrebbe fatto ricadere il fallo sul lenzuolo. Penso che un siffatto trattamento possa anche arrivare a far impazzire una persona in calore, le secrezioni della suocera erano così abbondanti che, colandole dalla fica lungo il buchetto, avevano infradiciato il lenzuolo. Dopo alcuni minuti, durante i quali quella porca della figlia continuava a donarsi piacere, in barba ai desideri della mamma, decisi finalmente di intervenire e mostrando il cazzo alla vecchia le chiesi se lo voleva, rispose più volte di si e di fare presto. Soggiunsi che l'avremmo slegato solo se mi autorizzava ad entrare nel suo buco posteriore.
Qualsiasi barriera morale o di dolore era ormai frantumata, rispose immediatamente di si, vogliosa di sentirsi riempire o comunque dar sollievo. La figlia intanto era esplosa nuovamente nel suo piacere, circondando piacevolmente di umori il suo fallo artificiale che non mancò di accostare alla bocca della mamma per farglielo leccare, la quale, succube, non esitò un istante ingurgitando la grossa cappella.
Solo dopo che ebbe completamente prosciugato gli umori della figlia cominciammo lentamente a slegarla, cominciando dalle gambe che, immediatamente, serrò sfregandole con decisione. Con altrettanta decisione la fermammo e, solamente dopo che le ebbe riallargate, le slegammo le mani impedendole comunque di darsi piacere. Mettemmo due cuscini sulla sponda del letto ed ella ci si trovò sdraiata sopra con il carnoso bianco culo all'aria in bella evidenza. La figlia, tenendole le braccia, l'aveva costretta a parcheggiare il viso sopra la sua fica. Le cosce penzolanti fuori dal letto, la massa bianchissima delle sue chiappe ben protesa erano così arrapanti da prendermi il cervello, con la mano mi ritrovai a frugarle brevemente la fica, mai avevo inteso tante contrazioni intorno alle mie dita dalla fica di una donna. Bagnai le dita nel suo succo andando ad umettarle il retto, intinsi nella sua fica il mio uccello per bagnare anch'esso, quindi appoggiai la cappella sul suo buchino chiedendole che mi domandasse di incu1arla.
Fermandomi vinsi le sue ultime resistenze, inebriata anche dai sordidi umori della fica della figlia, finalmente, mi chiese di ficcarglielo dentro, la spinsi a dire sconcezze sempre più esplicite e iniziai a penetrarla, mi fermai a metà cappella minacciandola che se avesse continuato a serrare il buchino mi sarei definitivamente ritirato. Le consigliai invece di spingere come se dovesse defecare, approfittai dell'attimo in cui allentò la tensione per ficcare l'uccello fino in fondo al suo culone bianco con un violentissimo colpo del quale assorbì tutta la decisione poiché sobbalzò come se l'avesse colpita una scossa elettrica.
Riuscimmo a fermarla solamente perché eravamo in due, intanto il suo sfintere stringeva vorticosamente la base del mio cazzo regalandomi brividi intensi e voluttuosi, mi sforzai di restare fermo alcuni secondi, gloriandomi di essere il primo a violare quello sfintere poderoso, il primo ad affondare il mio timone in quelle chiappe tenere come il burro. Ma non ne avevo più per molto. Ben presto cominciai a percorrerle avanti e indietro l'intestino sempre più velocemente donando certamente ad ella delle sensazioni contrastanti, indefinibili. Sentivo comunque che cominciava a rispondere ai miei colpi agitando le chiappe. Godevo una situazione inebriante, saldamente infisso nel suo culo. Mi sfilai e, sollevandole un poco le gambe, la infilai nella fica.
Bagnata e calda, mi donava indicibili sensazioni che colpirono il mio cervello con la scarica di emozioni che mi faceva sentire molli le gambe e contratto lo stomaco. Lei cominciò immediatamente a godere, era totalmente in balia del piacere troppo represso per essere sopportabile, le sue chiappe erano scosse da brividi. Ella stessa respirava, paonazza, a fatica. La figlia intanto le strizzava le mammelle - come lei non voleva fatto - la mamma affondò il viso nella sua fica contribuendo a togliersi aria, mentre la suocera stava finalmente per esplodere liberando tutte le sue tensioni sfilai, seppur a fatica, il mio cazzo.
Ella era li sul letto, bocconi, sotto la pancia due cuscini che facevano brillare il culo bianco, la figlia, riprendendole le braccia, le serrò le cosce intorno alla testa non mancando di rimproverare la madre di essere una porca e di fare cornuto il marito, di essere solo una vecchiarda vogliosa, una puttana invecchiata. Si rivolse allora a me chiedendomi di punirla ed io, che non aspettavo altro, con la palma ben aperta, le assestai uno schiaffone su ogni chiappa lasciando ben impresse le mie dita sul culone. Cominciai anche io ad insultarla e, metodicamente, la sculacciavo violentemente. Il suo culone diventò ben presto vermiglio e vane erano le sue invocazioni a smetterla.
Continuavo a massacrarle le chiappe, godendo di quel rosso sempre più cupo. Evidentemente il dolore non fu più sopportabile perché, dapprima quasi svenne ma, immediatamente dopo morse la prima cosa che si trovò sotto la bocca, la fica della figlia. Mia moglie lanciò un urlo e si staccò massaggiandosi la passera. La mamma tentò allora di rialzarsi ma lo impedii tenendola per le reni. Mia moglie, inviperita, riuscì a rilegarle le mani alla sponda del letto e la madre si ritrovò nuovamente immobilizzata, completamente alla mercé della figlia che le pizzicò violentemente le tette e poi, recuperato il cazzo artificiale. lo intinse fortemente nel culone, lo mosse violentemente alcune volte e, lasciandolo infisso a fondo, cominciò a sculacciarla, a tirarle i pochi peli intorno alla fica a morderle le chiappe, non mancando di spingere sempre più a fondo il fallo negli intestini.
La scena era comunque eccitante ma mi parve che si stesse esagerando, la vecchia, ormai piangente, non aveva neanche la forza di lamentarsi. Riuscii a calmare mia moglie e sfilai da quelle chiappe rosse e caldissime il fallo artificiale, sostituendolo col mio uccello, sentivo quelle chiappe caldissime riscaldarmi il basso ventre; la ripresi davanti cominciando a pomparla con foga. Quando affondavo le chiappe mi bruciavano la pancia. Lentamente ricominciò a salirle il piacere, le pareti vaginali ricominciarono a contrarsi intorno al mio uccello, ella mi pregò di non smettere e la rassicurai aumentando l'intensità dei colpi e la sentii di nuovo scossa da una serie di sussulti interminabili. Sembrava fosse in preda ad una emorragia, tante erano le sue secrezioni alle quali aggiunsi un'abbondante razione di sperma che anche io a avevo troppo a lungo represso. Gememmo a lungo. Lo giuro, non mi era mai capitato di vedere e sentire godere una donna a quel grado di intensità. Finalmente mi sfilai coricandomi affianco a lei, ella mi chiese di slegarla e mentre le spiegavo che quell' amore che aveva conosciuto solo tradizionalmente aveva mille e mille sfaccettature che non avremmo mancato di farle conoscere il più possibile, la figlia uscì, ed io continuai a dirle che non era ancora il momento di slegarla perché l'attendeva un'altra prova, il suo stupendo supplizio non era ancora terminato.
Mia moglie rientrò, dopo qualche minuto, con tutto l'armamentario per un poderoso clistere. Le spiegò accuratamente che aveva preparato circa tre litri di acqua, olio, aceto e camomilla destinati al suo bel culone, naturalmente neppure intese le timide proteste e conficcò il cannello negli intestini della mamma, apri il piccolo rubinetto ed i tre litri cominciarono a defluire nelle capienti viscere materne. Comunque li accolse tutti e ben presto cominciò ad avere lo stimolo di defecare, le spiegai che anche uno stimolo represso poteva essere trasformato in piacere, la vidi poco convinta ed allora, profittando della riconquistata durezza dell'uccello, la infilzai nella passera cominciando a pistonarla e costringendola, suo malgrado, da un lato a partecipare all'amplesso, attività che non le dispiaceva certo, e dall'altro a trattenere la massa liquida che certamente bruciava e premeva per uscire. Ancora una volta ci sorprese, dimostrando di apprezzare moltissimo anche questo nuovo piacere e, francamente, non ebbi il coraggio di interrompere l'andirivieni fra le pareti vaginali per sbatterglielo nelle chiappe. La sentii nuovamente godere scossa da poderosi sussulti, fu naturale che si unissero dei piccoli fiotti scappatigli dal culo, mi implorò di slegarla che non ce la faceva proprio più a tenere, ma la figlia, sollevandole la testa, la costrinse prima a sbocchinarmi.
Lo spettacolo offerto da mia suocera era fantastico. Le grosse chiappe rosse serrate intorno al buchino, la sua bocca accoglieva il mio uccello, in una posizione certamente scomoda e la figlia le carezzava i lati dei seni e la schiena. Dimostrò di essere un'ottima allieva, la sua bocca si dimostrò capace ed accogliente, la sua lingua precisa tanto che ben presto le preannunciai che stavo per venire e che avrebbe dovuto ingoiare tutto il mio desiderio. La mia libidine era all'estasi, quella dormiente vecchietta si stava trasformando in una vera macchina di piacere, questo aggiungeva sale al nostro godimento ed ella dimostrò di aver imparato la lezione inghiottendo diligentemente tutto il mio sperma, che la figlia non mancò di chiederle se fosse saporito, porgendogli finalmente i complimenti per come aveva superato quel particolare battesimo e tutte le iniziazioni di quella fantastica notte. Non ce la faceva proprio più e la slegammo ed ella prontamente mosse il suo culone porpora alla volta del bagno dove si scaricò e si risciacquò.
Erano le quattro del mattino, l'accogliemmo insieme a noi nel nostro letto, stravolti e stanchi ci colse un profondo sonno ma, prima ungemmo il culone rosso per lenire l'infiammazione e più volte nel sonno corsi con la mano a sentirne il tepore. La suocera diede immediatamente un ulteriore dimostrazione di aver imparato le regole del gioco, mentre ancora dormivo, approfittando del sonno profondo mi aveva, unitamente alla figlia, legato prono alle sponde del letto, mi risvegliai sentendomi intorpidito nei movimenti e mi accorsi dello scherzo. Le corde vennero allentate solo per far filtrare dei cuscini sotto la mia pancia, furono inutili i tentativi di sottrarmi rifiutando di alzare i fianchi, una violenta strizzata alle palle donatami dalla vecchia mi convinse alla convenienza di ubbidire.
D'altro canto quando si lancia un gioco bisogna saperne sopportare le conseguenze fino in fondo, mi trovai con le gambe e con il bacino pressoché fuori del letto in una posizione abbastanza scomoda. Come era lecito attendersi il mio culo all'aria non tardò ad attirare l'attenzione delle due donne. Il trattamento all'inizio fu oltremodo piacevole, dividendosi le chiappe cominciarono a baciarmele ed a leccarmele, la lingua della suocera, benché meno esperta si diresse ben presto presso il buchino fornendogli una bella slinguata, non tardò ad intrufolarsi fra le pareti intestinali, cominciò lentamente a salire e scendere lungo il solco. Le sensazioni erano molto piacevoli. Si alternarono al buchino e mia moglie me lo insalivò ben bene scendendo fino alle palle e cominciando a succhiarle voracemente. Mia suocera mi accostò due sue dita alla bocca intimandomi di leccarle bene perché erano destinate ad intrufolarsi nel mio retto. Sollecitai con un rifiuto la sua decisione ed un sonoro schiaffo sulle chiappe mi convinse che era meglio per me leccarle il più possibile per facilitare l'inevitabile penetrazione. Non le bastò e a due mani cominciò un sonoro concerto contro le mie chiappe, ben presto il dolore si fece sentire. Morsi il lenzuolo per non darle la soddisfazione di lamentarmi, mia moglie, intanto prese in bocca il mio uccello, non tardando a riconoscerne le pulsazioni ed il volume che si ingrossava. Le mie chiappe dovevano essere quasi livide quando finalmente mi ripresentò le due dita alla bocca alternativamente se le ficcava nella fica e me le riproponeva per la leccata.
Ubbidiente eseguii il mio compito ed ella pose il suo medio a contatto con il retto, chiedendomi di dire che volevo essere inculato, ripetei naturalmente ogni cosa che mi suggerì ed ella inizio a penetrarmi molto molto lentamente avendo cura di muovere orizzontalmente il suo dito, giunse fino in fondo al retto acquietandosi nella calura delle mie viscere, improvvisamente diede una decina di colpi avendo molta attenzione a farlo scorrere per l'intera lunghezza ed altrettanto improvvisamente infilò anche l'indice a compagnia del medio continuando l'oscena cavalcata.
Il dolore era insopportabile ed emettevo dei gemiti. Questo non la commosse perché con l'altra mano andò a cercarmi le palle stringendole alternativamente, la figlia smise di succhiarmi e cominciò invece a mordermi l'uccello e all'interno delle cosce, contemporaneamente si divertiva a strapparmi i peli. Sottoposto a quel trattamento credevo di svenire dal dolore, ma al peggio non c'è termine, mia suocera sostituì le sue dita con un fallo artificiale acceso alla massima vibrazione che mi schiaffò fra le chiappe senza neppure lubrificarlo. Vanamente mia moglie tentò di tirarmi una violenta sega; il fallo artificiale, ben infisso nel culo, arrivava ai miei centri nervosi e l'uccello si era ritirato. Ricominciarono a sculacciarmi e, evento magico, l'uccello cominciò di nuovo ad indurirsi e non poté resistere agli armeggiamenti di mia moglie.
Venni fra le sue mani ed ella, giudiziosamente, raccolse nei palmi tutto lo sperma che, immediatamente, mi portò alla bocca perché lo ingoiassi. Mi fissarono il cazzo finto nel culo con del nastro affinché non uscisse ed in ginocchio l'una di fronte l'altra cominciarono a masturbarsi ed a baciarsi. Voltai il più possibile gli occhi per rimirare lo spettacolo, vedevo i loro visi stravolti dal godimento, i loro occhi lucidi, godevo anch'io dei fremiti lussuriosi che si stavano donando, e le vidi venire l'una nelle mani dell'altra esprimendo con sospiri e gemiti del godimento. Naturalmente fui costretto a ripulire con la lingua la loro voglia residua ed a succhiarne tutto il nettare. Il fallo, sempre ben conficcato nel culo, mi doleva assai e chiesi loro di porre fine a quel supplizio, mentre mia moglie usciva dalla stanza mia suocera delicatamente me lo sfilò continuando ad accarezzarmi le chiappe arrossate.
Dovevo immaginarlo, il trattamento del clistere era destinato anche a me. Tre litri di quell'intruglio, che ella era brava a preparare, furono accolti dai miei intestini, il calore della mistura inizialmente arrecò sollievo al mio culo infiammato, poi mi diedero la sensazione di scoppiarmi in pancia e fui costretto ad implorarle di slegarmi ché altrimenti avrei defecato in quella posizione, finalmente mi recai in bagno e dopo essermi scaricato dell'ingombro mi abbandonai sotto una doccia calda.
Le due puttane avrebbero voluto il resto, ma ero troppo dolorante e ricaddi in un sonno profondo. Nel sonno mia suocera ebbe la premura di spalmarmi un unguento che leni il calore ed il dolore e quando mi risveglia ero in piena forma ed affamato. Trovai mamma e figlia vestite con un tanga di pizzo nero e con calze autoreggenti che lasciavano il candore bianco delle loro cosce ben in evidenza, il seno era nudo e le quattro grandi poppe cadevano verso il basso. Le salutai con una bella pastrugnata alle chiappe e con dei lunghi baci, complimentandomi con loro per l'iniziativa che, mio malgrado, avevano preso ed in particolare con mia suocera per aver superato felicemente il disagio. Vederla lì indossare gli indumenti intimi della figlia, con l'aria complice, ebbe il potere di farmi indurire il membro che gli strofinai sulle chiappe, dolcemente mi chiese come mi sentissi, mentre una sua mano, lievemente, mi massaggiava il cazzo. Fummo interrotti da mia moglie che ci richiamò in tavola, presi allora da un cassetto quattro sigari che avevano l'involucro di metallo e le costrinsi a subirne uno nel culo e l’altro nella passera ad entrambe.
Le feci chinare sul tavolo, l'una di fronte all'altra, mi umettai le dita e, scostando il filo del tanga, andai a stuzzicare il culetto di mia moglie infilandole il cilindro di metallo fino a che lo sfintere non si richiuse inghiottendolo completamente. Ripetei il trattamento con la suocera divertendomi a massaggiarle la fica. Riflettei sulla capienza delle loro fiche e decisi di metterne due ognuna davanti.
Mangiammo con ottimo appetito e con le donne che avevano sei mini cazzi piantati nei loro ventri e nei loro posteriori. Ogni tanto si strofinavano leggermente sulla sedia. Chiesi allora alla suocera di raccontarci come faceva l'amore con il marito, ci raccontò che, fintanto che l'avevano fatto era stato sempre e solo nel modo tradizionale arrivando soltanto a timidi giochi di mano. Lasciai cadere lì che sarebbe stato bello iniziare anche il suocero ai piaceri della carne, entrambe, conoscendo bene il soggetto, mi chiesero se fossi pazzo o meno, ritornai più volte sulla mia tesi e poi dissi a mia suocera se era disposta a concedermi tre piaceri che, non si sa quando le avrei richiesto, per essere completamente iniziata ai giochi di sesso. La convinsi e, seppur con ritrosia, mi promise che li avrebbe concessi. Allora tornai alla carica dicendo che il primo riguardava proprio la partecipazione del marito ai nostri giochi. Tanto feci che convinsi le ritrose donne ed insieme ci divertimmo a concordare un piano fin nei minimi particolari per coinvolgere anche lui. Ciò deciso telefonai al suocero, chiedendogli di venire da noi a passare il residuo week-end e recandomi a prenderlo.


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