Erotici Racconti

Una corsetta al parco Cap. 2

Scritto da , il 2018-11-08, genere trio

Dopo due giorni Daniela si rese conto che i due uomini le erano venuti dentro e presa dal panico corse in farmacia a prendere un test di gravidanza. Non poteva rimanere in cinta! Come lo avrebbe giustificato a suo marito! Erano troppo giovani!
Ma non negava che le era piaciuto. Appena ritornata a casa fece il test che risulto negativo. Pericolo scampato pensò rilasciando il fiato che inconsapevolmente aveva trattenuto.
Doveva stare più attenta la prossima volta. Non poteva mandare all’aria il suo rapporto e la sua vita per una cosa del genere.
Quella domenica, il lunedì e il mercoledì successivi evitò di andare a correre preferendo masturbarsi infilandosi a volte tre dita in figa a volte con due dita nella figa uno nel culo, altre volte ancora solo nel culo ripensando a quell’esperienza.
Quando quel venerdì andò a correre non fece in tempo a fare un chilometro che i due uomini si avvicinarono a lei.
“Ehi ciao!” disse l’uomo con i capelli grigi, “Ciao bella!” disse l’altro e la baciarono sulle guance cosa che lei ricambiò. “Ciao” rispose lei chinando il capo arrossendo per la vergogna.
“Non essere timida. Non ti devi vergognare. Non è sembrato che l’altro giorno fossi timida. Remissiva sì ma non timida.” disse uno di loro. “Ci sei mancata in questi giorni. Dove sei stata?” le chiesi l’altro. “Non… non mi sentivo bene.” Rispose divincolandosi dalla loro presa.
“Lasciatemi andare.” disse poco convinta. “Dai vieni con noi. Farai comunque la tua sessione di ginnastica.” E si misero a ridere.
Daniela si stava iniziando a eccitare e guardando le loro patte gonfie non capì più niente.
Li seguì in trans. Arrivati allo stabilimento bar della spiaggia iniziarono a baciarla e a toccarla tutta. Lei di rimando toccava i loro cazzi sopra i pantaloni.
La fecero mettere a novanta e le misero un cazzo in bocca e uno in figa. “Mmm come è calda.” “Sei proprio una pompinara.” Daniela intanto mugulava.
La stavano sbattendo come voleva.
“Guarda come grondi. Ti stai bagnando tutta.” Ed era vero, aveva le cosce bagnate dai sui umori che intanto colavano sui pantaloncini.
Cambiarono varie posizioni. Le vennero ripetutamente in bocca, tette, sulla pancia. “Bevi puttana. Bevi tutto. E poi devi ripulire tutto bene.” “Facci vedere come ti piace.” Le dicevano.
Daniela eseguiva tutto e mugulava.
La misero a quattro zampe e si alternavano a scoparla in figa e in culo. Cosa che a Daniela piaceva dato che avevo scoperto la volta precedente che godeva molto con il culo.
Quando la stavano scopando contemporaneamente si avvicinò un uomo. “Guarda guarda guarda. Chi abbiamo qui?” Daniela era impaurita. Chi era quell’uomo? Cosa voleva? Quanto aveva visto? Erano queste le domande che le frullavano nella mente. “È una a cui piace farsi scopare dagli sconosciuti.” Rispose l’uomo dai capelli grigi. “Ti vuoi unire anche tu? Tanto c’è posto.” Continuò l’altro. “Non me lo faccio ripetere. Non capita tanto spesso avere una ragazza così.” Intanto si calò i pantaloni. Dopo essersi segato un po’ le infilò il cazzo in bocca. “Sei proprio una puttanella, lo sai? Succhialo bene.” “Senti come ti riempiono i nostri cazzi.” “Mmmm”
Era la prima volta che partecipava a un’orgia. E le piaceva un sacco.
“Ancora… vi prego… di più…” Diceva Daniela quando aveva la bocca libera dal cazzo.
“Puttanella.” “È proprio una puttanella.”
Continuarono a scoparla e ad apostrofarla per un bel po’. Finché appena di venire uscirono da lei. Si misero davanti e iniziarono a segarsi.
“Adesso ti faremo una doccia piccola zoccoletta.” le dissero continuando a segarsi. Con urlo liberatorio le vennero addosso.
Alla fine la aiutarono ad alzarsi e dopo essersi tutti rivestiti il più anziano dei tre le dice un biglietto “Questo è il mio numero. Se vuoi essere ancora scopata chiama.” Era buio e c’erano poche persone quando Daniela, imbrattata di sperma e barcollante, ritorno a casa.
Appena arrivata a casa andò direttamente a letto solo con lo sperma addosso e crollò in un sonno profondo.
Non aveva le forze di andarsi a togliere tutta quella sborra.
Era però appagata: non sentiva più la sua figa piangere di essere riempita di un cazzo.

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