Stupro di una moglie

Scritto da , il 2017-05-29, genere voyeur

Io e mia moglie siamo una coppia modello, lei 44 anni, io 46, ci conosciamo da molti anni e siamo felici.
Tuttavia, un po’ per noia, un po’ per il tempo che passa senza sussulti, da qualche anno avverto un certo distacco in materia sessuale.
Forse è per questo che nel profondo del mio animo, da molto tempo ho il desiderio di una nuova avventura.
Non da intraprendere da singolo, con un’amante o una escort, magari giovanissima, ma con lei, mia moglie.
E magari con un terzo.
E’ da qualche tempo infatti che mi chiedo se sono un cuckold e non so come rispondermi.
Mentre nel mio animo mi facevo queste domande, se cioè mi sarebbe piaciuto assistere ad un amplesso di mia moglie con uno sconosciuto, è capitata una cosa che sarebbe andata al di là di ogni mio recondito pensiero, oltre ogni immaginazione: lo stupro di mia moglie.
Osservare lo stupro della propria moglie è qualcosa di molto perverso, difficile da raccontare, perché è talmente ricco di emozioni nuove che ti travolgono, ti svuotano, lasciandoti in balia di un mare in tempesta, alla fine del quale non sai cosa pensare e fare.
L’episodio nacque in occasione di una gita in campagna, fatta in compagnia di amici qualche mese fa, verso la fine dell’estate scorsa, col caldo che ancora non era svanito ma col freddo che ancora non era apparso.
Così decidemmo di fare una scampagnata in un luogo ameno della nostra regione del sud Italia, in una radura ricca di verde e arbusti, nelle vicinanze di un lago naturale.
Nella radura c’era altra gente, ragazzi, bambini accompagnati da genitori, in compagnia di animali. Insomma le classiche allegre famigliole meridionali in gita.
Noi eravamo al bordo della radura, muniti di ricchi cestini per il pic-nic, bibite, palloni, stuoini e teli da spiaggia per stenderci a riposare o prendere il sole.
Mia moglie ed io avevamo accettato con piacere la proposta degli amici, perché eravamo stanchi dei primi giorni di lavoro dopo la ripresa lavorativa e ci eravamo trovati ad aspettare con un po’ di trepidazione la gita.
Mia moglie fa l’insegnante ed è una donna piacente. Mora di altezza medio-piccola, occhi chiari, seno prorompente malgrado l’età e i figli partoriti, con una bella presenza ma discreta, quasi pudìca che però emana un vago senso di sesso misterioso, in chi sa cogliere le sfumature delle donne. E non sono molti.
Quel giorno aveva indossato una maglia scura ed una gonna corta sopra una scarpa con tacco leggermente rialzato, che ne metteva in risalto sia la prorompente femminilità del seno, sia le cosce sode e voluttuose. Non a caso più di un maschio – sconosciuto ma anche qualche amico – ogni tanto si voltava di sottecchi a guardarla, pensando di non essere osservato.
Ma c’ero io - che in quel periodo era un po’ che mi facevo domande sul mio status di potenziale cuckold – che vigilavo come un falco su mia moglie pronto a cogliere il minimo indizio.
Notai che un certo signore, che stava nei pressi del nostro gruppo fissava con intensità mia moglie, le sue gambe ben tornite, che però sembrava non essersi accorta di nulla.
Così durante la colazione al prato, ad un certo punto mi allontanai per fare un bisognino.
Nel frattempo anche mia moglie si era allontanata per fare una passeggiata, dato che avevamo mangiato in abbondanza, lei sicuramente più di quanto mangiasse normalmente.
Così, una volta fatti i miei bisogni, mi misi a seguirla. Un po’ per curiosità, un po’ per sincera preoccupazione.
Si stava inoltrando nel fitto boschetto adiacente la radura seguendo il tracciato del piccolo sentiero.
Nel frattempo anche l’uomo che la fissava si era allontanato dal suo gruppo di amici. Non ci volle molto per accorgermi che si era inoltrato anche lui lungo lo stesso sentiero. Quasi come se volesse seguire mia moglie.
Dopo circa un quarto d’ora, mia moglie lasciò il sentiero e si inoltrò all’interno, verso alcuni cespugli che celavano la vista. Qui lo sconosciuto la raggiunse.
Mia moglie gli chiese con tono duro “Cosa vuoi da me? perché mi hai seguita? ”
Lui rispose con un certo distacco “Sappiamo tutti e due cosa voglio da te.”
Evidentemente, a mia insaputa, i due avevano avuto un primo approccio nella radura, tra i due gruppi di amici. Poi, temendo di essere scoperti, si erano dati questo appuntamento al buio.
Incuriosito, stetti lì a vedere come sarebbe finita, certo che mia moglie avrebbe messo a posto lo sconosciuto.
Ma non fu così, perché mia moglie cominciò a balbettare “Lasciami in pace ….. vattene”.
“Altrimenti …….. ??” concluse ironico lo sconosciuto.
Mia moglie tacque, ben sapendo che era sola, in trappola, si era addentrata troppo nel bosco e non sapeva che io ero lì.
Io ero lì, però ero troppo sconvolto da quello che vedevo e sentivo per essere davvero presente a me stesso. Ero incuriosito dalla piega che avevano preso gli eventi. Avevo un misto di piacere e incredulità, di eccitazione e paura.
Rimasi dunque zitto, mentre avrei dovuto intervenire a difesa di mia moglie.
Ma la situazione mi intrigava molto.
Lo sconosciuto si avvicinò a mia moglie, che rimase invece ferma, immobile. Ma il suo rossore, il suo ansimare tradivano invece una forte emozione, che potevano materializzarsi in maniera inaspettata, sia per me che per lo sconosciuto.
L’uomo giunse vicino a mia moglie, le fece una carezza sul seno, ma lei lo allontanò, senza molto convincimento.
Allora lui ne fu incoraggiato, le alzò la gonna, lei fece per scappare, ma lui la bloccò, la cinse con le braccia e la gettò a terra.
Lei tentò con la forza della disperazione di liberarsi da quella morsa, ma fu vano.
Lui la girò faccia carponi, le mise una gamba in mezzo alle sue e le alzò la gonna, lasciando le sue intimità scoperte, lo slip, le autoreggenti a rete, l’ombra della peluria sulla fica di mia moglie. Tutto esposto al pubblico, anche se lì non passava nessuno.
Mia moglie reagì ancora una volta con forza, cercando di scalciare, di colpire ma fu inutile, era troppo più forte, e poi le stava completamente addosso.
Lui aveva la faccia libidinosa da arrapato: aveva visto lo spettacolo delle intimità di mia moglie e già pregustava di assaggiarne il sapore. Si slacciò rapidamente il pantalone e cacciò fuori la nerchia.
Aveva un attrezzo di almeno 30 cm di lunghezza e altri 5 di diametro.
Era molto grosso e mi venne da pensare che dovevo intervenire, altrimenti avrebbe fatto molto male a mia moglie.
Ma ero immobilizzato, estasiato davanti allo spettacolo che mi si parava davanti. Ero molto stupito della mia reazione, che non avrei mai pensato di provare nel vederla presa così, con la violenza, da un altro.
Ero eccitatissimo da questa violenza carnale che si consumava davanti a me, ma al tempo stesso spaventato da quello che il cazzone enorme avrebbe fatto sulla mia povera mogliettina indifesa.
Lui le gridò di aprire le gambe; poi, vedendo che lei non ubbidiva, gliele spalancò con le sue, in effetti senza troppo sforzo.
A quel punto mia moglie era quasi completamente distesa sul terreno, lui le era addosso con la nerchia da fuori minacciosa, che si avvicinava sempre più al suo obiettivo.
Ad un certo punto appoggiò la punta del suo cazzo sulla fica di mia moglie e cominciò un movimento lento ma deciso di penetrazione. Fu subito dentro di lei. Era entrato immediatamente, senza nessuna difficoltà, segno che evidentemente il sesso di mia moglie era già umido e lubrificato.
Mia moglie rimase immobile mentre lui la prendeva e muoveva i primi colpi dentro di lei. Poi passò ad aumentare i colpi, affondandoli sempre di più e vibrandoli con sempre maggiore forza, mentre mia moglie piagnucolava senza convinzione “ti prego……. Lasciami stare…… mio marito……… “.
“Tuo marito è un cornuto e lo sai, visto che se venuta fin qui. Era questo che volevi e lo sai bene. Quindi ora non fare la povera verginella innocente e fatti scopare, visto che sei già tutta bagnata.”
Queste parole mi colpirono e mi stordirono. E dovettero stordire anche mia moglie perché a quel punto restò zitta.
Quando fu tutto dentro, l’uomo cominciò a pompare dentro la fica di mia moglie che se ne stava inerme, dimenandosi debolmente.
Allora, vista la sua passività, lui le abbassò il busto verso terra, alzandole il culo, in modo che fosse più alto.
Poi posò le mani sui fianchi di mia moglie e prese a chiavarla alla pecorina, costringendola ad accompagnarlo in un movimento avanti-indietro lento e profondo, che spingeva a fondo nelle sue intimità.
Lei si dimenava ma le sue resistenze erano sempre più flebili, sempre meno convinte. Si stava arrendendo senza quasi combattere.
Io ero stravolto. Prima avrei dovuto intervenire e non lo avevo fatto. Adesso ero sconvolto dallo spettacolo di mia moglie violentata da uno sconosciuto davanti ai miei occhi, ignara di essere a pochi metri da suo marito.
Mi sembrava tutto così incredibile, assurdo, eccitante, perverso.
Ma stavo per avere le risposte alle domande che da tempo mi andavo facendo. Così mi tirai fuori il pisello e inizia a masturbarmi davanti allo spettacolo di uno sconosciuto che si chiavava mia moglie senza chiederle il permesso.
Il fatto poi che se la chiavasse su un prato, in un luogo pubblico, se possibile accresceva la mia eccitazione.
Ero infatti intimorito ed eccitato dal fatto che qualcuno potesse arrivare in silenzio e li vedesse scopare, vedesse mia moglie con le cosce spalancate, la fica al vento, sbattuta come una troia da un perfetto sconosciuto, facendomi fare la figura del maritino cornificato. Fesso e contento.
Lui continuava a chiavarla brutalmente, mia moglie sempre meno resistente, quasi assente, passiva.
Uno stupro in piena regola. E la vittima era la mia cara mogliettina.
Ma dopo un poco lei iniziò a muoversi, rossa in viso, mentre sentiva il cazzo del suo stupratore che la violentava, scorrendo nel profondo della sua vagina, ormai bagnata e ben lubrificata.
Ad un certo punto vidi mia moglie alzarsi sulle mani, sulle ginocchia mettendosi a quattro zampe e smettere di dimenarsi.
Rossa in viso, iniziò ad ansimare, a gemere: vidi mia moglie mordersi le labbra dal piacere che lo sconosciuto le perpetrava con la sua mazza da baseball infilata in mezzo alle sue gambe ormai ben larghe sul prato.
Non potevo credere ai miei occhi: a mia moglie evidentemente piaceva, si sollazzava e godeva ad essere violentata da quell'uomo, da un bruto stupratore.
Ormai rassegnata alla monta, mia moglie si lasciò andare completamente nelle mani del suo stupratore: vidi il suo viso contrarsi dalle espressioni di piacere estremo che il suo uomo le stava infliggendo, e si abbandonò al ritmo del suo uccello che entrava e usciva dentro di lei.
Io guardavo ammirato lo spettacolo di quel cazzo che entrava e usciva con regolarità dalla fica di mia moglie, si insinuava tra le sue gambe, spariva nella selva oscura del triangolo sessuale della mia consorte, che ansimava come una troia in calore.
Adesso la monta bestiale della mia mogliettina non era più una punizione, ma una dolce ricompensa per aver avuto l’ardire di sgattaiolare dalla radura, sparire dagli amici, ingannare il marito, al solo scopo di farsi prendere dallo sconosciuto, che glielo stava menando in mezzo alle gambe, scopandola all’aperto come una troia, anch’egli ricompensato per essere stato l’unico in tutta la radura, ad avere compreso le voglie incredibili di quella signora matura, ignote a lei stessa.
Ormai lo sconosciuto infilava tutto il suo cazzone dentro la fica di mia moglie, facendo battere rumorosamente i suoi coglioni contro le sue gambe.
Lui continuava a muoversi dentro di lei, mugolando e grugnendo come un animale.
Mia moglie gemeva e ansimava, fino a raggiungere un primo forte orgasmo prolungato.
Vedere lei, col suo visino da mogliettina innocente e l’aria di insegnante irreprensibile, provare piacere ad essere posseduta da uno sconosciuto mi faceva star male dal piacere fisico, ero fuori di me dall’eccitazione. Iniziai a carezzare il mio pisello.
Quella visione a un tempo perversa e celestiale di mia moglie violata da quello sconosciuto, aveva un effetto inebriante su di me. I miei sensi erano all’apice, la mia eccitazione fuori controllo, ero assatanato, come i due amanti dinanzi a me del resto.
Pensavo a quello che stava avvenendo, e quasi non credevo ai miei occhi: i coglioni dello sconosciuto sbattere sulle natiche di mia moglie e lei godere della verga che si insinuava dentro la sua intimità.
Lui la scopava da dietro mentre lei con gli occhi socchiusi lanciava un gemito di piacere dopo l’altro.
Ormai la mia dolce metà era in piena estasi, godimento allo stato puro, un orgasmo continuo.
Raggiunse l’orgasmo uno, due, tre, quattro, cinque forse sei volte: e lui non aveva ancora finito di scoparla.
Forse erano di più. Avevo perso il conto, perché intanto avevo ejaculato nel cespuglio dietro cui mi ero nascosto, con un orgasmo inebriante.
Vedevo la mia mogliettina sul prato, rossa in viso e lasciva, in balia del suo uomo. Lei assecondava i movimenti di penetrazione dello sconosciuto, che la teneva per i fianchi, muovendo il suo sedere assieme alla nerchia di lui, per mantenere il ritmo all’unisono.
Era un rapporto ad alta intensità erotica, quasi animalesco, con lo sconosciuto inginocchiato dietro lei che la montava e ansimava, dandole dei colpi sempre più vigorosi che le sembrava dovessero sfondarle l'utero e le facevano fare ogni volta un sobbalzo in avanti.
E mentre lui la colpiva coi suoi colpi, lei iniziò a gridare dal piacere, alzando il capo con gli occhi chiusi, in un’estasi che pareva senza fine, con le mani piantate a terra per resistere a quella furia animalesca che la chiavava senza fine.
Il viso di mia moglie era arrossato ed estasiato, mentre si mordeva il labbro inferiore in un’espressione lasciva.
Ad un certo punto si accorse che il suo stupratore (ma si poteva ancora chiamarlo così? ) stava per arrivare dentro di lei e volle facilitare la penetrazione per farlo godere nel momento in cui avrebbe riversato tutto il suo sperma dentro di lei.
Così la cara mogliettina si piegò lievemente in avanti, alzando il suo culetto per meglio assecondare i movimenti del cazzo di quell’uomo che tanto piacere le aveva donato e che adesso lei desiderava in parte ricambiare. Non più cerbiatta debole e passiva che era stata all’inizio dell’amplesso, ma femmina vogliosa lasciva e consenziente.
L’uomo, consapevole del piacere che aveva inoculato alla puttana, inorgoglito dalla sua prestazione, eccitato oltre misura, affondò i colpi dentro la fica di mia moglie che era ormai dilatata come mai era successo prima.
Raggiunse un lungo orgasmo, lasciando almeno mezzo litro di sperma dentro di lei, che continuò ad assecondare i colpi per tutta la durata dell’ejaculazione del suo uomo, stando attenta a donargli tutto il suo aiuto a raggiungere il piacere dell’uomo e raggiungendo anche lei un ultimo ennesimo orgasmo.
Anche io massaggiandomi, raggiunsi un altro orgasmo. Questa volta senza precedenti, durato almeno un minuto, forse un minuto e mezzo.
Infine, i due amanti insieme caddero sull’erba. Lui si mosse ancora dentro di lei, lei lo lasciò fare, consapevole di essersi completamente abbandonata a quell’uomo che - come un fine psicologo - l’aveva capita meglio di chiunque altro, persino meglio di sé stessa e di quel cornuto del marito consenziente che era rimasto a guardare mentre lui l’aveva attirata in una trappola e se l’era chiavata proprio alla grande.
Dopo vidi l’uomo che si alzava consegnava qualcosa che non capii a mia moglie e quindi allontanarsi a passo svelto.
Poi vidi mia moglie alzarsi, guardare intorno al punto in cui era avvenuta la violenza, mettersi una mano fra le gambe, toccandosi con le dita, che ritraendole vidi essere piene dello sperma dell’uomo.
Poi si toccò le natiche e trovò anche queste bagnate dai residui del seme del suo amante.
Riprese gli slip, con un fazzolettino si asciugò lo sperma che cadeva copiosamente dalla fica lungo le sue gambe, e li indossò. Quindi si raddrizzò, diede una scrollatina alla gonna e si incamminò mestamente verso la radura dove c’erano gli amici.
Io feci una corsa e raggiunsi il gruppo prima che lei arrivasse.
Quando ci fummo ricongiunti al gruppo di amici, io seduto mia moglie in piedi, feci caso ad un rivolo di liquido biancastro che scendeva lungo la sua gamba sinistra. Appena se ne accorse, qqualche istante dopodi me, lei si affrettò a serrare la gamba sinistra con l’altra, per bloccare quell’osceno rivolo.
Successivamente notai un lesto movimento di strusciamento delle due gambe, in modo da cancellare le prove più evidenti a occhio nudo dell’amplesso che aveva avuto con lo sconosciuto.
Poi tornammo a casa. Durante il viaggio non parlammo molto.
La sera a casa facemmo l’amore con un certo trasporto: io per la prima volta quel giorno, lei per la seconda volta.
Ma quella sera, tutti e due raggiugemmo l’ennesimo orgasmo di quel giorno.
Lei non mi disse assolutamente nulla di quel che era accaduto.
Ma io sapevo.
Avevo assistito inerme e consenziente allo stupro di mia moglie.
Ero diventato un cuckold.

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