Erotici Racconti

Le impellenti e gradevoli esigenge di mio genero

Scritto da , il 2017-01-05, genere incesti

Io sono Maria, una donna di 55 anni di bella presenza. Certamente non posso dire di essere una ragazzina o una 40enne rampante ma, altrettanto certamente, posso dire che faccio ancora la mia bella figura. Tutto sommato sono ancora attraente essendo snella e con un bel corpo. Prima del fattaccio, che sarà oggetto del mio racconto, non avevo mai tradito mio marito, anche se, da una decina di anni, il sesso tra noi è proprio al lumicino. Non mi sono mancate nemmeno le occasioni, ma il nostro, insomma, è un paesino di appena 1000 abitanti. Nella mia stessa situazione era ed è una mia intima amica; anche i nostri mariti sono amici, amici di quelli che si spartiscono il sonno. Capirete quindi la confidenza tra di noi e le confidenze che ci siamo sempre fatte. E fu così che 3 anni fa, messe da parte dai nostri rispettivi mariti ma vogliose, ci siamo messe a lesbicare tra noi. E' stata e continua ad essere un'esperienza fantastica. Non sono quindi una santa senza peccati ma tutto avrei potuto immaginare tranne quello che è accaduto recentemente. Mia figlia, 26 anni, è stata assunta da un ente. Prima di essere immessa in servizio, fortunatamente nella stessa città capoluogo di provincia, a pochi km dal paesino dove vivo io, dove vive lei con Beppe, suo marito, e la bambina di appena 5 mesi, avrebbe dovuto frequentare un corso di formazione previsto e organizzato dallo stesso ente nella sede regionale distante poco meno di 150 km. Una follia viaggiare giornalmente per cui, avendo fra l'altro tutto spesato, sarebbe rientrata venerdì pomeriggio e sarebbe ripartita domenica pomeriggio. Quindi ho dovuto trasferirmi a casa loro per accudire la nipotina che, fortunatamente, aveva iniziato lo svezzamento. Mio marito sarebbe venuto di tanto in tanto, soprattutto la mattina e per il pranzo. Con mio genero non ho avuto mai problemi: bel ragazzo 29enne, educato, rispettoso e con il quale vado perfettamente d'accordo. La prima settimana tutto normale. Io dormivo nella stanzetta naturalmente con la culletta della nipotina accanto. Il mercoledì della seconda settimana, dopo pranzo, dopo che mio marito era andato via e la bambina dormiva, ero seduta in poltrona a seguire la tv. Improvvisamente vedo arrivare velocemente, nella mia direzione, mio genero tenendosi con la mano sinistra l'elastico della tuta e la mano destra dentro, sul cazzo. Che ha? mi sono chiesta. Mi dice di scusarlo ma che non resiste più. Quindi mi raggiunge e tira fuori un cazzo che, ancora mezzo moscio, è più grosso di quello di mio marito. Resto sbalordita sia del cazzo che del suo comportamento. Mi chiama suocera, come quando scherziamo e quando mi sfotte e dice che non ci può fare niente e che non ce la fa più e siccome Loredana, mia figlia nonché sua moglie, non c'è a chi deve rivolgersi? Chi la deve sostituire? Gli dico di coprirsi subito e che non si deve neanche permettere di pensare una porcheria del genere. Cerco di spingerlo indietro e di alzarmi ma tenendomi dalla nuca mi tiene ferma e mi sbatte quel coso sulle guance e sul muso. Sono fuori di me ma quel coso ha un buon odore e sentirmelo sbattere sul muso non mi è indifferente. Intanto è già duro e non appena cerco di parlare mi ritrovo la cappella in bocca. Non mi trovavo in una situazione del genere, con un cazzo in bocca, non so più da quanti anni. Con mio marito non lo faccio più, né con nessun altro. Mi diletto con la fica e il clitoride della mia amica ma ritrovarmi con un bel cazzone in bocca è tutta un'altra cosa. Che sensazioni! Dimentico pure che si tratta del cazzo del marito di mia figlia, di mio genero che, per l'età che ha, potrebbe essere pure lui mio figlio. Non so cosa mi succede ma prendo a giocare con quella cappella calda, grossa e gustosa. Lui geme e va più dentro nella mia bocca. Porto su le mani, con la destra lo prendo e con la sinistra vado sulle sue palle gonfie; quindi prendo a spompinarlo. Che bello! Avevo dimenticato cosa si provasse con un cazzo in bocca. Geme, mi dice che sono brava, che gli piace e prende a muoversi come se mi scopasse nella passera. Mio marito nella mia bocca non l'aveva mai fatto. Mi scopa sempre più velocemente fino a quando capisco che sta per venire. Non me lo tira fuori e il suo sperma mi fa quasi affogare. Però! Che gusto! Avevo dimenticato il gusto dello sperma. Prende il fazzoletto dalla tasca, me lo tira fuori e si pulisce. Anch'io cerco qualcosa per pulirmi e corro in bagno. Quando esco io, entra lui. Siamo entrambi mortificati e non ci guardiamo nemmeno. Sento che sta facendo la doccia. Dopo mi chiede per la cena ed esce per comprare qualcosa. Penso a quello che è successo e non ho nemmeno il coraggio di guardarmi allo specchio. Figuratevi quando telefona mia figlia: è come se mi vedesse o come se capisse dalla mia voce, tanto che mi chiede il perché del mio balbettio. Non me ne ero accorta. Meno male che qualche minuto dopo si sveglia la mia adorata nipotina e mi distraggo. Quando rincasa mi elenca quello che ha comprato e si mette a giocare con sua figlia. Io faccio la doccia e, come le altre sere, con i riscaldamenti sto leggera: pigiama e vestaglietta. Mentre do la poppata alla bimba lui si cambia: sotto tuta e maglietta. La bimba si addormenta e preparo. Ceniamo mentre seguiamo il tg. Muti; non parla nessuno. Certi momenti mi sembra pentito; io mi vergogno di stare seduta al suo fianco. Dopo cena io riordino e seguo un film. Lui si trasferisce per seguire, sull'altra tv, la campagna referendaria sulla riforma costituzionale. Alle 11,00, dopo la poppata alla bimba, gli auguro la buonanotte e gli dico che vado a letto. Dopo una decina di minuti va a letto pure lui. Le camere da letto sono vicine, in fondo al corridoio proprio di fronte e, come le altre sere, lasciamo le porte aperte per ogni evenienza. La luce del suo comodino però resta accesa ed ad un tratto, come quando mi sfotte o scherza, chiama: "Suocera?" "Cosa c'è?" "Mi dispiace" "Acqua passata. Non ci pensare più" "Si, va bene. Però mi dispiace per te perché non hai goduto" "Non ho bisogno. Non ho le tue esigenze urgenti". Sono nervosa e visto che siamo in argomento voglio dirgliene di santa ragione. Quindi mi alzo e mi fermo proprio davanti alla porta appoggiandomi con la spalla sul battente e incrociando le braccia. Evidentemente questo mio comportamento è interpretato in modo completamente opposto alle mie reali intenzioni. Mi pento di essermi alzata. Infatti si scopre, tira giù pigiama e slip e mostra il suo cazzo mezzo moscio. Gli dico che si era già permesso una volta e che non si deve permettere più. Per tutta risposta lo impugna e prende a segarsi lentamente. Solo lì impalata a guardare e deglutendo. Non so nemmeno come richiamarlo che lui mi ripete che è dispiaciuto per me perché non avevo goduto. Non mi è indifferente quella scena e non so cosa mi prende. Mi dice che mia figlia in questi casi prima se lo mette fra le tette e poi in bocca. Sto per dirgli che è un porco e invece gli dico che le mie tette non sono grosse e sode come quelle di mia figlia. Non so che espressione ha il mio viso, ma se traspare tutta le mia voglia non sto facendo proprio una bella figura. Altro che riprenderlo! Il suo cazzo è duro e lo lascia libero. Svetta dritto. Non è meno di 22-23 cm e il mio sguardo è fisso lì. Mi dice di fargliele vedere ed è sicuro che sono bone come quelle di mia figlia. Mi sento una stupida e senza rendermene conto lo raggiungo, mi fa spazio spostandosi e mi seggo sul bordo del letto. Me ne ero resa conto in bocca ma adesso, ammirandolo con tutta tranquillità, mi rendo conto che è veramente grosso. Lo impugno e lo sego piano; subito la sua mano destra è sulla mia tetta sinistra. Sono in pigiama e non ho reggiseno; il mio capezzolo è subito turgido e me lo stuzzica stringendolo fra il pollice e l'indice. Purtroppo gemo e va a sfilarmi il sopra pigiama. Non mi rendo nemmeno conto: lascio per un attimo il cazzo e sono io stessa a sfilarmelo del tutto. Sono con le tette al vento davanti s mio genero il quale, palpandole, suscitando la mia libidine, mi dice che sono stupende. Intanto riprendo a segarlo dicendogli come possono piacergli le mie tette abituato con quelle di mia figlia. Mi toglie la mano dal cazzo e mi dice che se continuo così lo faccio venire presto. Si alza, si libera di tutto quello che indossa restando nudo, allarga le gambe quasi a cavallo sulle mie cosce e me lo pianta fra le tette. Lo tengo stretto, si muove lentamente e me lo fa sbattere sul mento. Da lì a prenderlo in bocca e spompinarlo non ci vuole niente. Mi sento ringiovanire; mi dice di come sono brava e geme; il sangue mi bolle dentro e penso a quanto sia fortunata mia figlia ad avere un cazzo così sempre a disposizione. Me lo sfila dalla bocca, mi fa alzare e si siede lui. Prende a leccarmi le tette e a mordermi i capezzoli. Va giù lentamente con la lingua abbassandomi pure il sotto del pigiama e le mutandine. Si sofferma sul ventre, poi fra la peluria e, palpandomi il culo, ancora giù. Per istinto allargo le cosce e sento la sua lingua fra le cosce e la lambirmi il clitoride. Impazzisco e sussurro un lungo siiii. Si alza pure lui; mi stuzzica il clitoride con la mano; io impugno il suo cazzo e sento la sua lingua fra le labbra; l'accolgo nella mia bocca vogliosa succhiandola e intrecciando la mia. Presa dalla lussuria e dalla voglia di gustarmi il suo cazzo dimentico pure che si tratta di mio genero, il marito di mia figlia. Me lo fa ricordare lui quando, sdraiandosi supino, mi porta su a cavalcarlo. Sono su; mi strofino la fica sulle sue palle e sul suo cazzone ansimando e poi, io stessa, mi sollevo sulle ginocchia, me lo punto, vado giù e me lo sento penetrare. Mi dice: "Ora capisco perché mia moglie è così troia, assomiglia a sua mamma!" Lo guardo; mi sento completamente infilzata e sento piaceri e sensazioni che avevo dimenticato. Grido perché è troppo bello. Lo cavalco muovendomi su e giù e avanti e indietro mentre lui mi tortura le tette. Subito ho un orgasmo godendo come avevo dimenticato che si potesse godere. Mi butto giù e le nostre lingue si intrecciano in un turbinio di passione, di libidine e di lussuria. Quel porco che è mi incita dicendomi pure che ho le cosce bone e una fica che ci potrebbe entrare un tir. Non finisco di godere; mi rialzo e mi gusto il suo cazzone roteando il bacino. il suo cazzone tutto dentro di me, non so come potesse entrare tutto, è come una barra di ferro incandescente che scava e allarga sempre più le pareti della mia vagina. Orgasmi su orgasmi e più ne ho più aumento il ritmo del mio bacino che roteando faccio arrivare quel porco benedetto di mio genero a non resistere più. "Suocera troiaaaa" grida. Mi sento inondare la vagina da un fiume bollente di sborra che mi fa prolungare ancora di qualche minuto il mio già infinito orgasmo. Senza nemmeno sfilarmi il cazzo, ancora duro, dalla fica, mi fa rotolare e lui insieme a me, ritrovandomi supina con le ginocchia su e lui che prende a pomparmi furiosamente. Le nostre bocche e le nostre lingue non hanno un attimo di tregua. Ho solo l'opportunità, labbra contro labbra, di dirgli: "Così mi sfondi tutta. Mi puoi fare maleeeee" "La troia che sei! Stai godendo come una cagna. Vero troia? Ti piace fare la troia col marito di tua figlia?" "Siiiii" grido allargando ancora le cosce, sentendo il suo cazzone fin dentro lo stomaco e le sue palle che sbattono violentemente, prepotentemente e rumorosamente sul mio culo. E' qualcosa di irreale: se non fosse per il piacere e il grande godimento penserei che si trattasse di un sogno. Ancor di più quando passa le braccia sotto le mie cosce portandole su e sollevandomi pure il bacino. Sono ripiegata su me stessa ad angolo strettamente acuto con i piedi ai lati delle nostre teste e lui a sconquassarmi a più non posso. A parte il fatto che proprio così mio marito non mi aveva mai scopata, sono meravigliata della mia condizione fisica ed atletica. Più mi sente gridare di piacere e più mi sconquassa con colpi che non avevo mai incassato in vita mia. Dopo il mio ennesimo orgasmo mi sfila il cazzo dalla fica e, tenendomi sempre nella stessa posizione, dicendomi anzi di tenermi io le gambe, scende giù e prende a leccarmi. Mi dice che ho la fica tutta aperta. Gogo e sono curiosa. Sollevo la testa nel tentativo di guardare. Riesco a vedere la sua linguaccia che gioca sul mio clitoride, che mi va dentro e poi viceversa. Mi fa impazzire. Ancora di più quando prende a leccarmi pure il culo facendomi sentire la punta della lingua che cerca di forzare l'ano. Mi piace. Che ci posso fare? Penso dicendo a me stessa: te lo immagini se mi vuole sfondare il culo? Non è che sarebbe la prima volta e che il mio culo fosse vergine, ma saranno una decina di anni che mio marito non lo usa più. Mentre ne sento la voglia penso pure come potrebbe il suo cazzone entrarci visto le dimensioni e la lunga inattività del mio ano. Sicuramente, penso, sarebbe terrificante. Non lo è. E' come se leggesse nella mia mente la mia voglia e i miei pensieri. Si mette in ginocchio accovacciato sulle gambe e il mio bacino leggermente sulle sue cosce. Me lo sbatte sulla fica e poi giù a stuzzicarmi l'ano. Gli dico, mentendo, di no perché non l'ho mai fatto, di non scherzare con le cose serie e che non mi va. Mi dice che il mio culo è bello appetitoso e che mi vuole fare vedere come incula quella troia di mia figlia. Forza. All'inizio pensavo peggio, ma non appena pian piano va dentro mi sento lacerare tutta e gli intimo di uscire. Puttana che sono! Subito diventa bello e lui, nel frattempo mi dice tante di quelle parolacce. Prende pure a torturarmi la fica con le mani. Appena mi sente ansimare prende a fare avanti e indietro facendomi sentire il suo cazzone nel più profondo delle mie viscere. Gli dico di si, che mi piace. Godo e lui mi sborra dentro. Sento l'intestino in fiamme e perdo la ragione. Lo tiro su di me ed è con tutto il suo peso dentro il mio culo con me, praticamente, piegata in due. Poi ci addormentiamo. E' cosi per tutta la durata del corso di mia figlia. Quando lei torna, il venerdì pomeriggio, io vado a casa mia. Non vedo l'ora che arrivi la domenica pomeriggio, quando lei riparte ed io torno a fare la nonnina con la bambina e la troia con mio genero.

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