Pat diventa Mercenaria: due contro tre

Scritto da , il 2016-09-03, genere orge

Sono nervosissima: è per oggi.
La Giusy è via dalle amiche e il cornuto si è fatto una ragione che oggi non faremo il nostro trio settimanale con la Klizia, dopo che lei gli ha telefonato dicendo di non star bene… Il poverino è così triste che si è organizzato per vedere l’anticipo di campionato in streaming, così non pensa più alla fica.
Perfetto, così io posso vedermi con le amiche…
…cioè con la mia amante.
Klizia, cioè Eva, passerà a prendermi fra mezz’ora; e io ancora non ho deciso cosa mettermi.
Cazzo, è la prima volta che vado a prostituirmi… Cosa posso mettere che sia sexy abbastanza ma non mi faccia sembrare un puttanone da quattro soldi? Il confine è molto sottile, e io non ho più vent’anni!
Neanche trenta, se è per quasto…
Poi devo giocare in squadra con Eva: non dobbiamo farci sfigurare a vicenda, però dobbiamo valorizzare i nostri lati migliori.
Per esempio: io sono un metro e ottanta, e Eva è dieci centimetri più piccola, quindi niente tacchi… Ma allora i polpacci mi diventano troppo grossi per colpa del troppo jogging. Soluzione: stivali senza tacco. Non molto originale, li porto sempre… E non sono molto sexy. Quindi per compensare, mini di ecopelle nera.
Ho delle belle gambe, molto lunghe, slanciate e abbronzate, anche se non più troppo lisce… Forse un po’ muscolose, sempre colpa del troppo jogging. Quindi niente calze, tanto fa ancora abbastanza caldo.
La mini nera va con il giubbotto coordinato: exy e sportivo, un po’ da byker perversa. Hmmm… Ma cosa ci metto sotto il giubbotto? Mica facile per una piatta come la pialla di San Giuseppe… Sono riuscita a riempire una seconda di reggi solo mentre ero incinta, e ormai ho rinunciato. Il Mauri vorrebbe che mi rifacessi le tette, ma io non ne voglio sapere. Certo che in confronto a Eva, che figura ci faccio? Lei non solo ha una terza piena, ma le stanno anche su da sole come se avesse diciott’anni!
OK: piuttosto che fare finta o nascondere quel che non c’è, esaltiamo quello che c’è: toppino di seta grigio, bello blusante e senza niente sotto. Così quando mi tolgo il giubbotto mi si vedono subito i capezzoli, che sono sempre belli lunghi e duri e mi sgamano per la troia in fregola che sono. Le mutandine coordinate con il toppino per fortuna le ho, mentre il reggi non l’ho mai comprato.
Vediamo, niente gioielli: non è serio indossare qualcosa di valore quando vai a battere. Però la bigiotteria va benissimo. Poco ai polsi, non va bene in stile byker, però una catenina al collo ci sta bene… E orecchini lunghi e leggeri con le clip perché non ho i buchi. Già, credeteci o no, ho sempre avuto paura. Se lo dite in giro vi strappo gli occhi.
Mi guardo allo specchio e mi aggiusto il ciuffo biondo scuro: ho i capelli corti a spinacio, e il ciuffo è fondamentale, mi toglie un bel po’ di anni… Ho sempre odiato truccarmi e un tempo da bravo maschiaccio non lo facevo proprio, ma ormai è diventato indispensabile perché sole e anni hanno cominciato a incidermi la faccia come il monte Rushmore. Quindi ci vado un po’ pesante.
Però il rossetto non lo metto: mi rifiuto. Ho le labbra sottili, e sembro di plastica. Se fossi una punk mi starebbe bene il nero, ma non sarei io; lucidalabbra, quello sì.
E un po’ di matita intorno agli occhi. Come vorrei che fossero blu: con i miei capelli sarebbero perfetti… Invece sono grigio topo. Ottimo per una cattiva prof di mateca, non se vuoi sedurre un uomo.
Ho scordato qualcosa?
No, le unghie lasciamole perdere: me le mangio. Speriamo che non se ne accorgano.
Ah sì, la borsetta… Quella nera, ovviamente.
Direi che ci siamo… Più o meno.
Passo per il salotto e dico al Mauri di non aspettarmi. Lui non mi vede nemmeno, la sua Inter sta già perdendo e lui ne ha solo per l’arbitro.
Il cell vibra: è Eva. Cinque minuti.
Scendo nell’ascensore e aspetto nell’androne: non vorrei trovare clienti già sul marciapiede davanti a casa mia…
Sì lo ammetto: ho un po’ di nodo allo stomaco. In fondo è la prima volta che vado a prostituirmi, e mi sento un po’ come prima di un esame.
Però sono anche eccitata. Molto eccitata.
Oh dio, il profumo sarà giusto? Troppo sportivo? Poco intenso?
Spero di non far fare brutta figura a Eva: lei ha quasi dieci anni meno di me, ed è una professionista seria. Sexy da far paura…
Eccola. Accosta al marciapiedi con la sua Focus rossa e io salto a bordo senza che nessuno mi noti.
Ci baciamo sulle labbra, e le nostre lingue si sfiorano appena: non voglio rovinarle il rossetto. Lei sì che ha delle belle labbra carnose, degne di un bel rosso vivo…
E’ bellissima.
E si vede che oltre che bella, è anche una professionista esperta: è eccitante ma non è volgare neanche un po’. Un vestitino color crema che contrasta con la sua splendida pelle olivastra: piuttosto corto, ma meno della mia minigonna, scopre le braccia ma non la schiena. Sarebbe quasi casto se non fosse per le autoreggenti nere a rete, che sono devastanti. Con i tacchi alti (si è attrezzata anche lei per contrastare la differenza in altezza), una volta in ppiedi deve essere uno schianto.
Ha le braccia scoperte, ma piene di bigiotteria di gusto; e diversi graziosi anelli alle dita (cazzo, sapevo di essermi dimenticata qualcosa: ho solo la vera matrimoniale…) che sembrano lunghissime.
E’ stata dal parrucchiere: i suoi splendidi capelli neri come l’ala di un corvo sono vivi e lucenti, e ricadono mossi sulle spalle andando ad esaltarle le spalle esili.
La desidero violentemente, e nel contempo mi chiedo come posso sperare di essere alla sua altezza con i nostri clienti.
- Pat, sei splendida! – mi dice lei con un sorriso disarmante e così sincero che quasi ci credo. Quasi…
- Sei gentile Eva, ma quella splendida sei tu, e i nostri clienti se ne accorgeranno benissimo.
- Tu credi? – arriccia il naso facendo le fossette che mi piacciono tanto – Gli uomini sono tutti uguali, ma hanno anche una varietà incredibile di piccole sfumature nei loro gusti: noi due insieme siamo una coppia perfetta per rimorchiare. Una bionda slanciata e una mora formosa; una trentenne sportiva e sofisticata e una ventenne ingenua e un po’ perversa… Faremo furore, vedrai!
Eva lancia la Focus nel traffico, e la nostra avventura ha inizio.

Parcheggiamo nel garage sotterraneo dell’albergo, praticamente sotto Piazza del Duomo; Eva indossa il suo spolverino e saliamo insieme con l’ascensore direttamente nell’atrio lussuosissimo dell’hotel.
Durante il tragitto Eva mi ricorda le regole fondamentali del gioco: loro hanno già pagato per bonifico bancario una fortuna per l’incontro, e si aspettano pieno accesso, quindi non dobbiamo necare loro nulla. Però l’uso dei preservativi è obbligatorio, non possono praticarci violenza. E naturalmente non devono conoscere le nostre reali identità, quindi lei per tutta la sarata sarà nuovamente “Klizia” anche per me…
Quanto a me, io sarò “Ursula”: un buon nome da byker, con una nuance sadomaso che si addice al mio abbigliamento.
La hall è più o meno circolare e tutta in marmo bianco, con diversi salottini in stile moderno sparsi lungo le pareti.
Eva parla velocemente alla concierge e poi mi guida al bar dove ordiniamo un cocktail analcolico e ci sediamo ad un tavolinetto tondo in un angolo non lontano dal bancone ma in posizione riparata.
Ci accomodiamo sul divanetto in modo da dominare la sala, e lasciamo libere le due sedie davanti a noi.
Eva mi spiega che l’appuntamento è lì, alle otto in punto.
- Nervosa? Mi chiede.
- Si nota molto.
- No, per niente… Sei abbastanza naturale. Ma se ti conosco, sotto sotto sei un po’ nervosa.
Stringo le labbra: - Sono un fascio di nervi. Ma sono anche eccitata come una troia.
Un bel sorriso: - Perfetto. Esattamente come speravo che ti sentissi… Se non fossi nervosa sarebbe davvero strano. E se non fossi eccitata, sarebbe un peccato. Vedrai, ci divertiremo un mondo, Pat!
Non facciamo in tempo a sorseggiare i nostri Ginger Ale, che veniamo raggiunti da due giovanotti.
Due ragazzotti dell’età di Eva, abbastanza ben fatti e vestiti in modo casual ma decisamente costoso, con i capelli spettinati ad arte e l’aria di quelli che tanto papà l’albergo se lo compra se vuole.
Gianni e Riccardo, uno con i capelli color sabbia già un po’ radi e con il riporto ma con un sorriso davvero simpatico, l’altro con una folta zazzera nera e gli occhi azzurri davvero notevoli, ma già con qualche chilo di troppo anche se non molto visibile a causa della satura (è alto quanto me).
Li ribattezzo Rick e Gian nella mia testa e stringo loro la mano. Eva, più professionale, li bacia velocemente sulla guancia e viene ricambiata allo stesso modo.
Mi sento già una stupida.
Per fortuna loro sono gentili e si complimentano con Eva per la sua amica (io). Rick in particolare mi strizza l’occhio e si siede davanti a me.
Ci spiegano velocemente che la serata è in onore del loro amico Luca che si deve sposare domenica mattina, e che loro vogliono viziare in modo che in futuro possa convenientemente rimpiangere i tempi in cui usciva con loro libero e senza vincoli.
- Magari riusciamo anche a fargli cambiare idea all’ultimo momento! – esclama Gian con un certo ottimismo.
Sono un po’ incerta se solidarizzare con la sposa inconsapevole o con il povero Luca che dovremo traviare di lì a poco, poi mi rammento di mio marito e del mio matrimonio, e decido di solidarizzare con rick e Gian.
Sono simpatici, anche se un po’ troppo giovani per i miei gusti (gli uomini a me piacciono un po’ più maturi, sarà l’età), e passiamo una decina di minuti chiacchierando allegramente davanti agli altri clienti del bar. I due ragazzotti sono chiaramente un po’ gasati di farsi vedere insieme a noi, e questo riduce il mio nervosismo e incrementa un po’ la mia sicurezza in me stessa.
Sono sempre più eccitata; mi chiedo quale dei due vorrà scoparmi per primo.
O dovrei dire, quale dei due dovrò scopare per primo?
Interessante, comincio ad entrare nello spirito della mercenaria… E’ un la voro, una sfida professionale: un atto a freddo brutale, più che una lenta seduzione a temperatura crescente. Davanti a me non ci sono due potenziali partner, ma due clienti, due portatori di pene da soddisfare con una prestazione professionale.
L’idea mi ingrifa da pazzi; mi sento riscaldare le parti basse, e avverto la familiare sensazione dei capezzoli che si induriscono sotto il giubbotto.
Luca arriva subito dopo, e ci guarda un po’ sorpreso. Sapeva di dover incontrare i suoi amici, ma non di trovarli in dolce compagnia…
Lo sposo è un po’ più piccolo e rotondetto degli altri due. Alto quanto Eva, meno aitante e più imbolsito degli altri, ma con un bel viso simpatico. Castano, occhi scuri, la barba lunga e gli abiti firmati (un contrasto che gli uomini credono irresistibile e che mi respinge quanto e più del sudore rancido).
La storia non gli è subito chiara, pensa che siamo due amichette dei suoi compari e si chiede come mai non glie le avevano presentate prima…
Ma perché ci hanno appena conosciute naturalmente! E’ così che si vive da scapoli, se lo è già scordato? Una donna nuova ogni venerdì sera… Ma già, lui preferisce sposarsi…
Dai ragazzi non scherzate, se ci sentisse la Giuseppina…
Giuseppina! Non ci posso credere, sposa una che si chiama davvero così? Forse i suoi amici hanno ragione a cercare di traviarlo all’ultimo momento…
Allora Luca, noi abbiamo prenotato una suite di sopra e pensavamo di divertirci un po’ con te per l’ultima volta… Sì, cioè, per l’ultima volta da scapolo!
Forte, che idea ragazzi, mi piace un casino…
Avanti, di sopra e facciamo quattro salti!
Ma, e le vostre amiche?
Ma vengono anche loro, vero ragazze? C’è uno stereo da sballo, e un bel bar…
Non è difficile traviare Luca. Direi che non chiede di meglio.
Ci alziamo in piedi e andiamo verso l’ascensore: Gianni ci fa strada e Rick manovra Luca in modo che da dietro possa ammirare i nostri lati B. Immagino che ora i due marpioni debbano “vendere” la merce al festeggiato e capire chi fra noi due sia la preferita…
Già nell’ascensore Eva e io siamo una di fronte all’altra, con i maschioni fra di noi e Luca in mezzo, ancora un po’ frastornato, che si guarda intorno.
Non mi sembra un’idiota, deve aver capito che noi siamo in offerta…
Gian apre con la card la porta della Suite ed entriamo per prime guardandoci intorno.
Stucco veneziano, pavimento in parquet di legno pregiato e marmo italiano un po’ dappertutto; vista panoramica su Milano attraverso una terrazza ormai al buio, e un soggiorno con una collezione di vasi cinesi. Più in là si vede una sala da pranzo per almeno sei persone e le porte che devono immettere a bagno, cucina e camera da letto. Saranno almeno cento metri quadrati. Mica male…
Luca sfila lo spolverino di Eva per appenderlo all’ingresso, e io mi lascio togliere il giubbotto da Rick mentre Gian comincia a preparare due cocktails nel bar, e non credo che questi saranno analcolici.
Chiacchieriamo un po’ per sciogliere il ghiaccio, e io avverto gli sguardi intensi dei maschi già arrapati che ci spogliano con gli occhi… E’ una buona cosa che abbiamo tutta la notte a disposizione, così non ci saltano addosso e possiamo goderci fino in fondo la nostra avventura.
Perché questo è per me: un’avventura, la prima che riesco a condividere con la mia Eva. Un’avventura abbietta, degradante, che farà di me una puttana per il resto della vita, e che contribuirà a liberarmi delle pastoie sociali e consuetudinarie che mi impediscono di esprimere fino in fondo la mia prorompente sessualità.
Mi sento ribollire fra le gambe; mi tirano i capezzoli, e l’effetto deve essere ben visibile perché colgo gli sguardi di Luca e di Rick puntati sul mio toppino… Bene.
Siamo in piedi al banco del bar, nell’angolo della sala più lontano dalla porta-finestra che dà sulla terrazza.
Eva nota come le mie punte hanno calamitato parecchia attenzione, e allora si attrespola su uno degli sgabelli accavallando le gambe.
Il risultato è devastante: l’orlo del vestitino si solleva scoprendole le cosce fasciate dalle calze a rete fino all’orlo degli elastici.
Io mi bagno solo a guardarla, e immagini l’effetto sui maschi…
No, non è competizione ostile: siamo d’accordo nel bilanciare la provocazione in modo da cercare di attrarre e attizzare i nostri clienti con la stessa intensità e quindi da dividerci il lavoro in modo uniforme nel corso della serata.
Luca e Gian sembrano dimenticarsi della mia esistenza e puntano la mia amica come cani da caccia che hanno individuato la preda.
Gian tira fuori una bustina e prepara con gesti sicuri qualche linea di coca.
Mi coglie alla sprovvista: a questo non sono preparata… Mi scernisco in fretta, dicendo che non è professionale: niente sballo sul lavoro.
Eva esita un po’: posso vedere che è tentata, ma alla fine si nega anche lei Già, è più giovane e più esposta alle tentazioni trasgressive.
I tre figli di papà non hanno problemi, e si fanno una bella sniffata ciascuno.
Mandiamo giù i cocktail: Black Russian per me, non prendo nota di cosa facciano gli altri, ma in pochi minuti la combinazione di polvere e drink fa il suo effetto sui ragazzotti che si fanno subito piuttosto intraprendenti.
Noto che Rick e Gian (perché quell’acoppiata di nomi mi ricorda qualcuno?) mantengono un filo di riserbo in modo da consentire al festeggiato di fare la sua scelta se scoparsi prima Eva oppure la sottoscritta.
Mi lascio accarezzare una coscia nuda da Luca, poi sento che Rick mi palpeggia pesantemente il seno da dietro mentre Gian fruga con una certa insistenza sotto l’orlo del vestitino di Eva.
Alla fine il futuro sposo fa la sua scelta e sorprendentemente sceglie me: deve essere già partito, perché solo un ubriaco potrebbe preferirmi a uno stacco di fica come Eva, per di più agghindata come è questa sera…
Luca mi sfiora le labbra con un bacio un po’ disagevole perché mi coglie di sorpresa ed è un bel po’ più basso di me, e mi sussurra: - Ursula, sei splendida…
Mi sento gratificata, così schiudo le labbra e gli mollo la lingua per giocarci un po’.
Lui mi bacia in profondità, con molto entusuiasmo e poca dimestichezza, e sento una mano brancarmi con poca classe una chiappa attraverso l’ecopelle della mini.
Capita l’antifona, Rick e Gian riorientano le loro attenzioni su Eva e si disinteressano completamente di noi.
Bene: a quanto pare toccherà a me soddisfare le voglie del festeggiato.
Comincio a darmi da fare.
Poso il calice del Black Russian ancora mezzo pieno sul bancone del bar e getto le braccia nude al collo del mio cliente, strofinandomi tutta contro di lui per eccitarlo di più e lasciarmi baciare più intensamente.
La sua bocca sa di alcool fruttato, quindi non è poi così male. Sento la sua pancia premermi sullo stomaco con più forza di quanto faccia la sua erezione poco più in basso, ma d’altra parte sono lì per lavorare, non per godermi un maschio di mia scelta, quindi la cosa non mi disturba.
La mia libido è concentrata su di me: sulla mia depravazione, sul mio volontario sottomettermi ad un’attività degradante profondamente desiderata per soddisfare i miei masochistici istinti di autodistruzione. Lo strumento finale della mia degradazione è tutto sommato irrilevante, come lo è la virilità del mio cliente.
Mi lascio palpeggiare passivamente, permettendo al cliente di controllare la merce e di verificarne la qualità. Rispondo al bacio lasciandomi anche sfuggire qualche mugolìo di piacere emesso ad arte quando le sue mani si fanno più intraprendenti.
Ho anche modo di verificare che le mie arti risultano efficaci, perché il bozzo nei pantaloni di Luca si fa più duro contro la mia coscia, che sfrego lentamente su di lui nel tentativo di arrazzarlo sempre di più…
Con la coda dell’occhio vedo che Eva – anzi, Klizia – è ancora sul trespolo, con i due ragazzotti addosso. Gian è in ginocchio con la testa fra le sue gambe spalancate, alle prese con la sua fica ancora parzialmente protetta dalle mutandine tirate di lato; Rick è dietro di lei, che gioca con le sue tette tonde e sode scodellate fuori dall’abitino colorato. Lei ha la testa rovesciata all’indietro per fare linguainbocca con il suo spasimante moro, e la vista della sua lingua che si aggroviglia in modo osceno mi eccita quanto e più della sensazione del maschio che mi pomicia senza alcuna classe all’inpiedi davanti a lei.
Che strana sensazione: il miopartner mi lascia del tutto indifferente, eppure la situazione mi eccita da impazzire. Ho una voglia tremenda di godere, e quindi per assurdo ho voglia di un cazzo che di per sé non mi attizza per niente.
Certo che la libido femminile è davvero strana… Per i maschi è facile: loro vogliono solo riempire un buco. Noi invece abbiamo bisogno di una miscela complicata di sensazioni e di atmosfera, e possiamo sentirci spinte a fare cose innominabili che di norma non vorremmo mai fare.
Come me adesso: non vedo l’ora di consumare l’atto, e di sentirmi definitivamente degradata al rango di prostituta.
- Portami in camera da letto – sussurro al mio improvvisato partner – Voglio essere scopata con comodo…
L’idea gli piace.
Mi afferra per mano e mi trascina nella stanza da letto, che si rivela essere davvero ampia. Una larga finestra sulla Galleria, una chaise-longue accanto al tavolinetto, un divanetto senza schienale in mezzo alla stanza, e un grande lettone bianco pieno di cuscini e con un enorme specchiera dietro la testata, che sembra più un campo da battaglia che non un posto dove riposare…
Luca comincia lentamente a spogliarmi, abbassandomi le spalline del top e scoprendomi una tetta. Interrompe subito l’opera per attardarsi a darmi una bella succhiata al capezzolo, e io apprezzo con un gridolino di aperta libidine.
Lui ci prende gusto e continua: i miei capezzoli sono scuri e piuttosto lunghi anche in fase di riposo; quando sono eccitata diventano davvero grossi e viene voglia di masticarli anche a me… Peccato che la combinazione di collo lungo e tette piatte non mi consente questa forma di autoerotismo.
Miagolo di dolore quando i denti di Luca si fanno più aggressivi, e mi stacco lentamente da lui.
Non voglio che l’imbranato mi sciupi i vestiti, così lascio cadere l’altra spallina e nel dubbio mi sfilo anche la minigonna dalla testa, rimanendo con il toppino grigio in vita e il tanga coordinato ancora addosso: quelli se vuole può sfilarmeli lui…
Vuole. Mi viene addosso e mi bacia di lingua, mentre con le mani comincia goffamente ad abbassarmi l’elastico del tanga.
Cerco di agevolarlo con piccoli movimenti dei miei fianchi stretti, e alla fine il leggero tessuto di seta mi cala fino a metà coscia.
Gli piazzo la mano sulla patta dei pantaloni e registro la presenza di un pene in erezione. Niente di speciale, sembra perfettamente a norma.
Con pochi gesti da donna vissuta abbasso la zip e sfodero l’attrezzo maschile dalla sua tana, cominciando lentamente a segarlo per portarlo alla massima estensione.
Lui mi palpa il culo con gesti goffi ma volenterosi. Forse se lo addestro un po’ riuscirà a soddisfare la sposina, di lì a una quarantina di ore…
Le mutandine a mezza coscia mi danno fastidio. Mi divincolo un momento e le scalcio via assieme al toppino arrotolato, e adesso sono nuda: ho ancora addosso solo gli stivali sotto il ginocchio che mi esaltano le gambe e la poca bigiotteria gialla che evidenzia l’abbronzatura integrale faticosamente costruita nel corso dell’estate fra terrazza e solarium.
Il ragazzotto guarda e apprezza, devo dire con più interesse di quanto ne legga mai negli occhi di mio marito.
Sorrido languida e mi mordicchio il labbro inferiore, poi fletto il capo lateralmente rilasciando un’ondata di feromoni dalla base del collo, e l’effetto è immediato.
Il maschio arrapato si strappa di dosso la camicia e i pantaloni rimanendo rapidamente nudo davanti a me, poi avanza deciso a predere quel che gli viene offerto.
Non sono impresionata: il corredo genetico di base appare tutto sommato discreto, ma il figlio di papà non sembra aver avuto molta cura di quanto gli è stato donato da madre natura: la sua pancetta pallida si addice più a un ragioniere cinquantenne che a un ventenne rampante, e il pelame sparso sul torace non nasconde delle tette decisamente più generose delle mie (vabbè, ci vuole poco).
OK, chi disprezza compra, e io sono qui per venere, non per comprare, quindi metto da parte le mie considerazioni estetiche e mi dedico al mio lavoro concentrandomi piuttosto su di me che non su di lui.
E’ venuto il momento di praticare sesso mercenario.
Allargo le braccia e mi lascio abbracciare. Gli do la lingua e mi strofino come una cagna in calore. Mugolo soddisfatta mentre il maiale mi stringe goffamente e fruga il mio corpo alla ricerca delle polpe che gli piacciono di più…
Poi mi lascio cadere all’indietro sul letto tirandolo con me.
E’ imbranato, e invece di accompagnarmi delicatamente sul materasso mi si lascia cadere goffamente addosso, interrompendo per un momento il flusso delle sensazioni erotiche che mi aveva piacevolmente avvolta in maniera così stimolante.
Provo l’impulso di mollargli un calcione fra le palle con lo stivale sinistro, ma non sarebbe professionale. Riprendo il controllo e ricomincio a baciarlo riprendendo il filo della mia cerebrale eccitazione.
Ci rotoliamo nudi sul lettone, e quando sono sopra interrompo il rotolamento e comincio a scendere con le labbra lungo il suo corpo pallido e flaccido fino a raggiungere la sua virilità.
Stimo la mercanzia con sguardo professionale: quindici-sedici centimetri, diemetro regolare, liscio, pelle chiara, palle gonfie e pelose. Duro quanto basta da prenderlo in bocca senza che mi venga da ridere, ma non abbastanza da potermi scopare. Niente di che, ma neanche da buttare: un inno alla mediocrità.
Gli sorrido come se fossi piacevolmente sorpresa da ciò che ho trovato: sì, come no… Lo impugno e me lo ficco in bocca con genuina passione.
Il mio primo cazzo a pagamento… Nel senso che è lui che mi paga. L’idea da sola mi fa sballare, altro che coca!
Lo insalivo per bene, lecco con gusto, succhio le palle, l’asta e la cappella, bacio la testa, serro le labbra alla base del glande, lo lascio andare e lo sego con forza, poi lo prendo di nuovo in bocca e lo spingo in fondo per sgolinarlo un attimo prima di ricominciare tutto da capo.
Lui annaspa, prima sorpreso e poi contento del servizietto che gli sto propinando. Mi accarezza la testa e mi sussurra qualche carineria da quattro soldi che io non ascolto nemmeno, concentrata come sono sulle mie sensazioni. Il calore che mi monta fra le gambe, il sapore in bocca che in fondo non è male, l’eccitazione per l’atto immondo che sto commettendo, la soddisfazione per le corna che sto mettendo a mio marito, il brivido del proibito, la consapevolezza della degradazione morale cui ho scelto di sottopormi, la gioia di condividere la vita e le emozioni di Eva… Tutto questo si rimescola nella mia mente e nelle mie viscere, rendendo un atto tutto sommato abbastanza squallido un’esperienza eccitante oltre ogni immaginazione.
Mentre spompino Luca comincio a masturbarmi, ma mi rendo conto senza sorpresa di essere già pronta.
Sento un po’ di casino alle mie spalle e giro lo sguardo verso la porta: gli altri ci hanno raggiunti e si stanno sistemando sulla chaise-longue. Peccato, nel lettone c’era posto… Ma naturalmente quasta è la festa di Luca e gli altri sono solo di contorno: Eva non forzerà la situazione, lasciando a Rick e Gian la direzione della sceneggiatura. E loro cercheranno di mettere Luca più a suo agio possibile; il che lascia me padrona della situazione, almeno per il momento.
Bene, se le cose stanno così, guardate cosa vi combina la Visentin!
Rilascio il cazzo dalla morsa della mia gola famelica e mi sollevo sulle braccia. Mi guardo intorno un momento: vedo che Eva – anzi, Klizia – è stesa sulla chaise-longue a gambe aperte, con il cazzo di Gian in bocca e la testa di rick fra le gambe, e che si sta tutto sommato divertendo. Come sospettavo, prostituirsi le piace davvero.
I nostri sguardi si incontrano e riusciamo a sorriderci brevemente, scambiandoci un occhiolino d’intesa.
Con pochi gesti rapidi gli infilo il profilattico aggiustandolo con la bocca (che schifo, odio la gomma in bocca anche se è profumata) e incontro il cenno di approvazione della mia compagna più esperta.
Allora sollevo una gamba smettendo di segare il cazzo che ho in mano, scavalco Luca e mi sistemo su di lui a spegnimoccolo. Lo guardo negli occhi mentre mi infilo lentamente il suo coso nella fica, e leggo la delizia che prova mentre lentamente mi calo su di lui riempiendomi con la sua carne soddisfacentemente tosta.
- Hmmm… - ansimo, infilzandomi tutta e chiudendo gli occhi assaporando il riempimento.
Mi ritrovo seduta sui suoi fianchi che il cazzo è ancora lontano dalla cervice, ma mi sento mediamente piena. Stringo i muscoli della vagina adattandomi alla sagoma e alla consistenza dell’ingombro, mi assesto un momento, gli sorrido fingendomi pienamente soddisfatta delle sue misure, e poi comincio a muovermi prima in circolo, e poi basculando.
Lui mi mette le mani prima sulle tette, massaggiandole un po’, poi sui fianchi, come se pretendesse di dirigere i miei movimenti.
Io sono ben disposta ad assecondarlo, ma mi rendo conto ben presto che il ragazzotto non ha idea di cosa effettivamente vuole fare con la fica che sta riempiendo, così riprendo le redini del gioco e comincio a muovermi lentamente su e giù.
- Oohhh! – geme lui lamentosamente, con un’espressione deliziata sul viso – Sì, muoviti… Mi fai impazzire!
OK, se è questo che vuole, lo farò impazzire.
Comincio a dimenarmi su di lui, pompandomi a ritmo crescente, e intanto con una mano gli accarezzo le palle.
Vedo che gli piace: comincia a smaniare, assapora le sensazioni che gli sto donando anche se non sa come gestirle. Non sa più dove mettere le mani, mi accarezza le cosce, mi branca le chiappe, mi strizza le tette, mi tira i capezzoli… Fa un po’ di confusione, ma mi fa divertire.
Comincio perfino a provare piacere, e senza neanche rendermene conto comincio a stropicciarmi il clito per incrementare il piacere. So che così non arriverò mai all’orgasmo, ma è gradevole lo stesso.
Dietro di me sento ansimare Klizia, e intuisco che si sta facendo scopare anche lei. Mi accorgo che se alzo lo sguardo sulla specchiera posso vedere benissimo quello che succede sulla chaise-longue, e mi riempio gli occhi della mia amica montata a pecorina da Rick mentre continua a spompinare Gian che la tiene per la testa come se le scopasse la gola. E’ davvero uno spettacolo: non mi è mai capitato di andare con due maschi, ma è evidente che lei è miù smagata di me…
Mi chiedo se dopo toccherà a me dover soddisfare due cazzi alla volta: già, Klizia mi aveva detto che in questi casi due contro tre è il rapporto migliore… Due esperte professioniste contro tre clienti; se ai maschi piace cambiare, e di solito è così, devo aspettarmi un’altra “prima volta” di lì a poco.
Hmmm… A molto poco, se leggo bene l’espressione dello sposo novello: Luca sembra davvero vicino al punto di non ritorno. Forse ci sto dando dentro troppo. Rallento il ritmo della mia cavalcata e comincio a far rotolare le chiappe sul suo inguine ad un ritmo più pacato per farlo durare più a lungo…
Lui mi ringrazia pizzicandomi con forza i capezzoli fin quasi a farmi veramente male. Fosse stato mio marito si sarebbe preso un ceffone, ma è un cliente di riguardo quindi lo ringrazio piegandomi su di lui e mettendogli la lingua in bocca. In questo modo fra l’altro gli schiaccio le tette sul petto e gli impedisco di farlo di nuovo.
Sento le sue mani sul culo, e adesso è lui che cerca di spingere da sotto dentro di me: deve essere frustrato per l’allontanarsi dell’orgasmo.
Possibile che volesse finire tutto così presto?
Gielo chiedo in un orecchio.
La risposta non è delle più coerenti: - Sì… No… Ursula, mi fai impazzire…
Alzo l sguardo sullo specchio cercando di coordinarmi con la mia compagna: siamo d’accordo di cercare di farli venire insieme, quindi scruto in cerca di un segno sullo stato degli altri due maschi, un’indicazione sul ritmo da imprimere alla mia scopata.
Non posso vedere la faccia di Gian, che scopa la faccia di Klizia stando in piedi e dandomi le spalle, ma Rick che la monta a pecora dietro di lei mi appare stravolto, rosso come un peperone e chiaramente allo stremo.
Mentre sto guardando, il moro ha un sussulto, annaspa ed emette un suono animalesco.
La faccia di Klizia è nascosta dal culo di Gian, ma l’espressione dell’altro maschio la dice tutta: le sta venendo dentro alla grande.
Spero che la mia compagna sia riuscita ad imporgli in preservativo…
Accelero la mia cavalcata tornando al ritmo di prima, inarcandomi sulle reni e infliggendo all’uccello del futuro sposo un trattamento urto.
Sotto di me Luca annaspa, sussulta, fa smorfie quasi comiche cercando di controllarsi, dimena le braccia cercando di toccarmi tutta, e infine sgrana gli occhi e mi gode dentro, allagando il suo preservativo di seme giovane e vitale…
Mi eccita l’idea che sto sottraendo quel seme alla futura legittima consorte. Chissà se sarà capace di tenersi il pollo, o se lui continuerà ad andare a puttane anche dopo il matrimonio?
Da ragazzina mi eccitava da pazzi portare via il ganzo a quelle che mi stavano antipatiche, anche se lui non mi piaceva. Portarlo via ad una tanto più giovane deve essere impagabile…
Mi piego di nuovo a baciarlo.
Lui risponde debolmente, chiaramente appagato.
Mi strofino un po’ facendo la gatta, poi però mi accorgo che lui si sta smosciando a tempo di record e rischio che il contenuto del preservativo mi scoli dentro; così mi rivolto di fianco staccandomi da lui, glie lo sfilo e lo getto in terra accanto al lettone. Quando mi rivlto per baciarlo di nuovo come bonus, lo trovo più di là che di qua.
Sospiro e mi volto in tempo per assistere alla venuta di Gian nelle fauci di Klizia.
Lei mi ha spiegato che è buona norma per una mercenaria non praticare l’ingoio ai clienti a meno di un sostanzioso extra da stipulare in anticipo… Ma in questo caso la marchetta pattuita è tale da richiedere un piccolo sacrificio.
Adesso sono di fianco, e vedo distintamente il gozzo di Klizia andare su e giù mentre ingoia coscenziosamente la sborra che il biondo le ha rovesciato in gola…
Finito di inghiottire tutto, la mia amica mora lascia andare il cazzo appena svuotato, si forbisce le labbra dagli ultimi filamenti e gira lo sguardo per incontrare il mio.
Ci sorridiamo soddisfatte, e lei mi mostra brevemente un pollice sollevato.
Rick e Gian crollano esausti sulla chaise-longue accanto a Klizia e trovano anche il modo di coccolarla galantemente per un po’ prima di afflosciarsi del tutto… Una gentilezza che a me è stata negata.
Mi sollevo sui gomiti e mi guardo intorno: tutti e tre i maschi, da assatanati che erano due minuti prima, sembrano fuori combattimento, almeno per il momento.
Che gioventù! Ai miei tempi…
Klizia mi fa un cenno e mi richiama al dovere.
E’ passata meno di un’ora, e i ragazzotti hanno pagato per una notte di sollazzo: non possiamo fermarci adesso…
Bene: ora viene la parte che mi intriga di più!
Annuisco a Klizia e le faccio cenno di raggiungermi: il lettone è bello largo, e Luca sta ronfando da una parte. C’è tutto lo spazio perché lei si distenda accanto a me.
Con i maschi fuori gioco, Klizia ridiventa Eva e Ursula torna a essere Pat, almeno per un po’.
La mia amica si arrampica sul lettone dalla parte opposta rispetto a Luca, con un sorriso lascivo sul viso ancora perfettamente truccato.
La accolgo a braccia aperte.
Ci scambiamo un lungo bacio di lingua strofinandoci una contro l’altra, rotolandoci abbracciate, assaporando una il profumo e il sapore del corpo accaldato dell’altra.
Anche Eva è praticamente nuda: vestitino e biancheria intima giacciono sul pavimento accanto alla chaise-longue, e indossa ormai soltanto autoreggenti e tacchi a spillo. Mi godo il contatto con la sua pelle appena coperta da un velo sottile di traspirazione animale, che le dona un sapore aspro di sesso e che mi eccita da pazzi.
- Sei stata bravissima – mi sussurra – Tempismo perfetto. E’ importante che nessuno si senta lasciato indietro rispetto agli altri…
- Mi sono eccitata tantissimo a guardarti nello specchio – ammetto – Mi facevi venire una voglia…
- Bene. Adesso è il momento di togliertela…
Cominciamo a pomiciare come due lesbiche marce. Lo desideriamo entrambe, ma è anche la cosa professionale da fare per eccitare di nuovo i nostri clienti: niente come un’esibizione saffica riesce a arrapare di nuovo un maschio usato.
Raggiungo con una mano la sua fica umida e comincio a giocare con il suo clito bello gonfio di voglia, strappandole un belato di piacere.
Lei intanto approfitta della mia statura, abbassa appena la testa e mi prende un capezzolo in bocca cominciando a succhiarlo di gusto, facendomi rabbrividire tutta.
Giochiamo fra noi innocentemente per un po’, poi Eva decide che è il momento di fare sul serio e si rivolta.
Mi si arrampica sopra e io mi ritrovo sulla faccia la sua splendida fica giovane, dal pelo cortissimo, scuro e a forma di pigna che mi piace tanto… Lei si tuffa in avanti fra le mie cosce spalancate, e comincia a brucare nel mio folto pelo biondo. Io la fica me la curo pochissimo, giusto ai lati: la mia peluria è così rada e leggera che assomiglia ad un batuffolo d’oro, e siccome non cresce praticamente del tutto, non ho mai ritenuto di tagliarla e neppure di spuntarla: così il mio boschetto è bello folto e per trovare il clito occorre frugare un po’…
- Aahhh…
Eva l’ha trovato quasi subito: ormai conosce il suo territorio. Come io conosco il mio.
Mi aggrappo alle sue chiappe tonde e sode aprendole un po’, e comincio a lavorare con la lingua prima per allargarle le valve appena richiusesi dopo l’accoppiamento un po’ asciutto a causa del preservativo, e poi per stuzzicarle e blandirle il clito che spicca libero al di sopra del suo pelo nerissimo, irto e corto che mi fa pizzicare la lingua.
Con le mani accarezzo la pelle cremosa delle natiche e quella fasciata di nylon delle gambe, e con la lingua raccolfgo le prime gocce del suo piacere.
Pianto i tacchi degli stivali nel materasso, tendo le gambe, e spingo con il pube contro il suo viso, come per spingela ad andare più a fondo dentro di me.
Eva intuisce il mio desiderio: smette di lavorarmi il clitoride e comincia a scavare dentro la mia passera infuocata alla ricerca del mio munto caldo…
Voglio godere anch’io come hanno goduto i maschi, e del resto assistere ad un orgasmo femminile è sempre il modo migliore per farlo tirare di nuovo a un uomo.
Immagino che per Eva sia lo stesso, così mi do da fare anche io: solo che Eva è clitoridea, e nel suo caso slinguarle il clito è appunto la cosa giusta da fare…
- Hmmm…
- Aahhh!
Andiamo avanti per un po’, lavorandoci di lingua a vicenda, accarezzandoci e dimenandoci tutte sul lettone. Allungando lo sguardo riesco a vedere che i due maschi sulla chaise-longue sono svegli e ci stanno guardando, sempre più ingrifati.
Bene: sembra che i giovanotti abbiano la ripresa abbastanza rapida, come è giusto che sia…
Mi godo il sapore del sesso di Eva: caldo, ricco, profumato di femmina, sottile e viscoso al punto giusto. Una prelibatezza.
Più ne gusto e più ne desidero, così la mia lingua continua a vagare fra le profondità vaginali e la sommità del clito, impegnata nel doppio compito di saziare le mie voglie e di aizzare quelle della mia compagna.
Per lei il compito è apparentemente più facile, poiché i miei succhi e il mio punto G sono entrambi all’interno della vagina che sta leccando con tanta passione, ma è anche vero che far godere una donna leccandole il punto G è assai più laborioso che farlo lavorando un clito, così alla fine raggiungiamo il traguardo entrambe allo stesso momento…
Siamo davvero ben coordinate.
- Oh! Oohhh… Sììì!
- Hmmm! Godooo…
La sento venire con un sussulto sopra di me, nel momento stesso in cui raggiungo anch’io l’orgasmo e le bagno le labbra con il mio piacere.
Mi abbevero alla sua sorgente parasisiaca, e lei sugge i miei succhi con una foga che a sua volta mi attizza ulteriormente.
Il mio è uno di quegli orgasmi che invece di placare il desiderio, lo accrescono ulteriormente.
Spingo con la fica contro il viso di Eva, e mi getto sulla sua lappando con rinnovato vigore, quando sento cigolare il letto e muoversi il materasso, come se qualcuno ci fosse appena salito sopra accanto a noi.
Sposto lo sguardo: è Gian, che ha già piazzato una manona sopra la schiena nuda di Eva, accarezzandola lascivamente.
Alle sue spalle, Rick si sta segando seduto sulla chaise-longue, un sorriso lubrico negli occhi azzurri.
Il nostro spettacolino ha funzionato, e i clienti sono pronti per il secondo round.

Io preferirei continuare con Eva, ma siamo due professioniste sul lavoro, e quindi capisco che è il momento di lavorare: prima il dovere e poi il piacere…
Eva ridiventa Klizia: si solleva da me e branca il maschio stampandogli un bel bacio in bocca.
Io mi giro su un fianco e allungo una mano verso la virilità del maschio.
Hmmm… Non male. Il cazzo di Gian è bello duro: forse appena un centimetro più lungo di quello del suo amico, ma decisamente più grosso… Comunque quel che conta è che sia duro; ed essendo appena venuto, probabilmente durerà anche un bel po’.
Mi allungo e lo prendo in bocca. Sento il sapore della saliva di Klizia, che però scompare subito mescolandosi alla mia e lasciando il posto a quello del liquido seminale di Gian.
Spompino di gran lena, come ci si aspetta da me, e per un po’ perdo la cognizione di quel che accade intorno a noi.
Poi sento le mani esperte di Klizia che mi manovrano sul fianco e mi sottraggono il membro maschile: bello, è il momento del pompino stereo! Ne ho sentito tanto parlare, ma non l’ho mai fatto…
Hmmm… Mi piace! Eva succhia la cappella mentre io lecco i testicoli… Poi entrambe lappiamo la verga intostata, incrociandoci fra noi e scambiandoci la salica, finché lei non scende più in basso e io risalgo per succhiare a mia volta il glande, per poi ricominciare da capo a ritroso.
Gian ansima e rantola di piacere accarezzandoci i capelli mentre lo lavoriamo di bocca, finché non ci blocca.
- Basta! – annaspa senza fiato – Adesso voglio scoparvi anch’io…
Giusto, è l’unico che ancora non ha intinto il biscottino in una fica.
Mi distendo sulla schiena e allargo le gambe offrendogli il mio vello d’oro.
Lui sorride come un bambino in un negozio di caramelle e mi si piazza fra le cosce spalancate per prendermi alla missionaria.
Klizia gli impugna l’uccello, lo veste con un preservativo e me lo punta alla fica.
E’ un istante, e mi sento penetrare da un bel cazzo duro.
- Hmmm! – guaisco – Sì, dentro! Più in fondo…
Alzo le gambe a squadra prendendogli la testa fra gli stivali. Lui mi abbraccia le cosce nude e comincia a sbattermi come una bistecca al sangue, strappandomi un grugnito di piacere ad ogni affondo.
Devo essere diventata troppo rumorosa, perché Klozia decide di sedermisi in faccia per farmi stare zitta…
Ora vengo scopata a dovere da un maschio, e intanto mi ritrovo di nuovo la fica sgocciolante di Klizia in faccia: non vedo più niente e posso respirare solo a fatica, ma sono in paradiso.
Ricomincio a slinguarla di gusto, ma stavolta me ne infischio del suo piacere: scavo in profondità dentro la sua spacca per suggerne tutto il succo che posso, di cui sono ghiotta più di ogni altra cosa…
Slinguo, succhio, bevo, e intanto vengo scopata alla grande: pazienza se non posso vedere cosa accade intorno a noi…
Klizia mi racconterà più tardi che mentre io la slappavo da sotto, lei faceva lingua in bocca con Gian aoitandolo a tenermi sollevate le gambe con gli stivali puntati verso il soffitto.
A quel punto anche Luca cominciava a riprendersi e ci guardava tutto rosso in faccia. Rick aveva smesso di segarsi e ci aveva raggiunti sul lettone, deciso a divertirsi anche lui.
Ma io avevo la parte del leone, o meglio della tigre: mi godevo il cazzo più duro del momento nella pancia, e intanto divoravo la fica succulenta di Klizia. Cosa potevo chiedere di più?
L’inciucio fra l’altro è anche durato un bel po’, perché Gian aveva il cazzo duro e le palle vuote: essendo anche giovane, era la ricetta ideale per una scopata a lungo termine… Così a lungo termine che ad un certo punto ho cominciato a sentire qualcosa che mi montava dentro…
Non ci posso credere: sto per godere! Sarà l’onda lunga dell’orgasmo precedente con Eva, sarà il fatto che comunque sto ancora lavorandomi il sesso della mia compagna, sarà che la chiavata del Gian va avanti da un bel pezzo… Insomma, ci sono quasi… Quasi…
- Ah! – annaspo senza fiato – Ah… Aahhh!!! Vengooo…
Scalcio e mi dimeno con tanta forza da disarcionare Klizia, che mi rotola a fianco. M’incurvo in un perfetto arco dorsale piantando gli stivali nel letto e prendendo Gian alla massima profondità, e godo disastrosamente, stringendo i lombi del maschio fra le mie cosce muscolose e spremendolo come un tubetto di dentifricio.
Lui annaspa, rantola ed esplode a sua volta.
Klizia è rapida ad estrarre il cazzo dalla mia passera, sfilare il preservativo e prendere lo schizzo di sborra nella bocca spalancata. Uno spettacolo fantastico, da grande professionista, e che non manca di essere apprezzato a dovere dal pubblico.
Rick e Luca a questo punto appaiono arrazzati come tori, e vogliono scopare anche loro.
Io sarei un po’ stanca, ma sono lì per lavorare ed è giusto che faccia uno sforzo per guadagnarmi il pane…
Rick è l’unico che non mi ha scopata: incrocio il suo sguardo allupato e mi predispongo alla nuova monta.
Lui esita un momento rivolgendosi a Luca. Poi, assicuratosi che il festeggiato adesso abbia occhi solo per Klizia (che ancora non ha praticamente neppure toccato), decide che è davvero il momento di sbattersi anche la bionda Ursula… Che poi sarei io!
L’unico vero aspetto positivo di un’orgia con i preservativi per un maschio, è che quando si tromba gli avanzi di un altro non trova la fica piena di sborra altrui: ad alcuni piacciono gli “sloppy seconds”, ma ai più fanno un po’ schifo, e lo capisco benissimo.
Comunque, siccome Gian mi ha scopata con la gomma, Rick mi trova bagnata soltanto del miopiacere, e la cosa chiaramente gli aggrada.
Mi scopa alla mamma e papà mentre Luca s’ingroppa la Klizia a pecorina accanto a noi, ed è il turno di Gian fare un po’ da spettatore…
Pochi colpi, e già Rick vuole cambiare gioco: mi fa girare e mettere a quattro zampe accanto a Klizia, in modo da prendermi allo stesso modo del suo amico.
Ora siamo tutte e due appecorinate con le spalle alla testata, con i maschi dietro di noi che ci trivellano a dovere.
Allungo una mano per accarezzare quella di klizia accanto a me, e lei volge il capo sorridendomi contenta.
Ci stiamo divertendo un mondo insieme… Sono così contenta che lei abbia deciso di condividere con me uno spicchio della sua vita!
Rick si ferma un momento e mi accarezza la schiena.
Mi volto e lo vedo tutto rosso, esitante.
- Posso… Nel culo?
Lo guardo a bocca aperta: intraprendente, il giovanotto!
Klizia mi ha detto che siamo state pagate per offrire accesso completo, quindi immagino di non potermi rifiutare… Sono anni che non lo prendo nel culo, ma un tempo mi piaceva parecchio. Era anche un sistema sicuro per evitare che il cornuto si accorgesse che ero stata con un’altro; poi uno mi aveva fatto male e fino adesso mi sono sottratta… Forse è ora di riaprire il secondo canale!
Gli sorrido e annuisco: - Però usa un po’ di lubrificante…
So che Klizia ne ha nella sua pochette… Lui salta dal letto, la prende e torna dietro di me.
Io appoggio il mento sul materasso e porto entrambe le mani dietro per allargarmi le chiappe ed esporre il buchetto.
Rick ci sputa sopra, poi ci rovescia dentro mezzo flacone di crema al silicone.
Io mi infilo dentru due dita, poi quattro, e stringo i denti.
Rick accosta la cappella durissima: sento il contatto con la pelle del perineo, poi lo sento che comincia a spingere. Estraggo le dita, mi apro le natiche più che posso e spero per il meglio.
Lui spinge con forza, io cerco di rilassarmi, e improvvisamente la larga cappella turgida mi attraversa lo sfintereaffondandomi nelle budella.
- Aaghhh! – urlo di dolore sentendomi sodomizzare per la prima volta dopo anni.
Lui si ferma un momento, un po’ preoccupato: chiaramente è la prima volta che lo mette nel culo a una donna, e teme di avermi danneggiata seriamente.
Il mio buco però si abitua rapidamente: l’ho adoperato parecchio in gioventù, quando non potevo ancora usare la pillola e temevo di restarci… Così dopo un minuto o due sono io che lo incito a scoparmi il culo.
- Avanti, dacci dentro – lo sprono con una voce lubrica che sorprende anche me – Spingi, fammi il culo!
Lui non se lo fa ripetere. Mi afferra per le ossa iliache che sporgono al di sopra delle chiappe strette e comincia a scoparmi con forza.
Klizia torna ad afferrarmi una mano come per farmi coraggio; io stringo i denti per ignorare il dolore residuo, e dopo un po’ comincio ad avvertire il tipico calore nel ventre che accompagna il montare del piacere là dove piacere non si dovrebbe provare, almeno secondo i benpensanti…
Rick m’incula a forza tenendomiper i fianchi, e io strillo e strepito come si conviene ad una donzella sodomizzata. Accanto a noi Luca si scopa Klizia più o meno nella stessa posizione, e dopo un po’ che il fottisterio si protrae sul lettone extra lusso davanti a lui, anche a Gian il cazzo tira di nuovo.
Il biondo si alza in piedi e si avvicina al letto con il cazzo in mano bello tosto ed invitante.
Lo vedo esitare un momento, poi si decide e me lo offre da ciucciare.
Incrocio un momento lo sguardo di Klizia che mi sorride incoraggiante, poi apro la bocca e lo accolgo in gola.
Ho due cazzi in corpo, per la prima volta in vita mia. Mi è capitato di farlo in tre, ma sempre con un’altra ragazza e un maschio… Oppure eravamo tre ragazze. Oppure c’erano diversi ragazzi e anche altre ragazze. Insomma, il punto è che non ho mai avuto due uccelli dentro contemporaneamente. Due maschi da soddisfare insieme.
Sarò capace di coordinarmi? Potrò soddisfarli tutti e due?
Mi impegno, è una questione di dignità professionale.
Succhio un cazzo in gola, e ne prendo un altro nel culo.
- Gghhh…
Mi strozzo, ho difficoltà a respirare. Ma sono anche eccitata come una cagna.
Incredula, mi accorgo che ho anche una mano fra le cosce e mi sto masturbando…
La cappella di Gian mi affonda nel gargarozzo. Quella di Rick mi sfonda il culo e arriva a sollecitare seppur debolmente il mio punto G dal di dietro. Il mio dito sul clito fa il suo lavoro con la perizia che gli è usuale.
Cielo, sto per godere di nuovo…
Klizia si dimena accanto a me, scopata da Luca che deve essere ormai vicino al capolinea: lo sento ansimare sempre più forte, e adesso anche la mia amica geme rumorosamente.
Sento il piacere pervadermi le carni, dall’interno verso l’esterno, come un’onda di piena. Non è un vero orgasmo, ma un piacere diffuso, esterno, estremamente prolungato.
Urlerei come una cagna se potessi, ma ho la bocca piena.
Rick invece urla anche per me, sborrandomi nel culo. Il preservativo deve essersi lesionato come spesso accade praticando sesso anale, perché avverto il calore dello sperma che mi allaga il retto.
Gian annaspa e mi gode in gola. Annaspo, tossisco, mi strozzo… Prendo sborra da entrambe le estremità del mio corpo, e sento che mi finisce tutto nello stomaco dove la sborra dei due compari si mescolerà e verrà digerita insieme.
Si staccano da me all’unisono così come sono venuti; mi affloscio sul lettone come un palloncino sgonfio.
Klizia grida accanto a me: dal tono capisco che non è affatto venuta, ma è Luca che ha tagliato il traguardo e lei gli sta dando soddisfazione…
I nostri tre clienti appaiono piuttosto soddisfatti: si scambiano un cinque, barcollando sulle gambe mentre cercano di darsi un contegno in piedi in mezzo alla stanza.
Klizia mi afferra la testa e mi attira a sé con un sorriso dolcissimo.
- Grazie dell’aiuto – mi sussurra lievemente per non farsi sentire dagli altri, e dal tono della voce capisco che per me è tornata ad essere Eva. La mia Eva…
- Grazie a te – rispondo io debolmente – E’ stato fantastico dividere con te questo momento…
Le offro la lingua sporca, e lei la bacia con passione.
Per un po’ ci scambiamo in bocca i rimasugli della sborrata di Gian, poi quando l’abbiamo fatta sparire tutta, le nostre labbra si legano in un bacio profondo mentre ci rotoliamo sul letto abbracciate, avvolte in un groviglio di membra nude e sudate.
I tre ragazzotti ci osservano deliziati e applaudono, ma noi non li sentiamo neanche, perse nel nostro bacio più intenso e profondo…

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