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Quel culo che neanche Giotto

Scritto da , il 2016-07-19, genere etero

Mi chiamo Roberto, lavoro da anni nello stesso piccolo ufficio della stessa piccola azienda della stessa città. Una noia infinita. Non succede mai niente e quel poco che succede farebbe più scalpore tra le chiacchiere delle anziane alle panchine, che davanti ad una birra tra trentenni. Della mia vita sessuale non c'è molto da dire, qualche storiella qua e là, nulla di emozionate è generalmente finiscono con un "è stato appassionante, ma ciao". Eppure quella sera qualcosa accadde. Ero lì, seduto su una panchina sul lungo mare, e d'un tratto la vedo. O meglio, lo vedo. Un culo così non lo scordi più. Tondo, perfetto, grosso quel tanto da riempire entrambe le mani. Un culo da afferrare e affondarci le dita. Era appoggiato su due gambe sinuose ma affusolate che gli facevano da piedistallo. Non ho ricordi della faccia di lei, ero distratto dalle due tette enormi che generosamente aveva strizzato in un reggiseno a balconcino troppo stretto per contenerle. Una terza, una quarta? Non so. Ma nella mia testa quei due capezzoli erano già nella mia bocca. Quasi senza accorgermene mi alzai di scatto e le andai dietro. Lei continuava a camminare facendo dondolare quel suo culo tosto. Tra le mie gambe la bestia si stava svegliando. Era spesso un problema con le donne, non a tutte piace come ce l'ho. Non è tanto lungo, ma è largo, se ci metto una lattina a fianco non si nota la differenza. Parlai con lei quel tanto da convincerla a darmi una possibilità, che era una Troia lo si capiva dalla gonna Lunga tanto attillata da essere quasi inutile. Che non portava l'intimo era sotto gli occhi di tutto il lungomare. Non arrivammo nemmeno in camera, in ascensore avevo la mia bocca sui suoi capezzoli di marmo e lei già godeva. Gli sbattei il pacco sul pube e mi guardò stupita, mi capita spesso. Lei tira giù la zip e tira fuori il mostro, voleva menarmelo ben ben, ma non gli bastava una mano sola. "Ti prego, prendilo in bocca, è da tanto che non parla con qualcuno", non se lo fece ripetere. Ha preso a spompianarmelo, ma le entrava a fatica in bocca. Mi stavo eccitando troppo, l'ho presa per la coda e lo spinta giù fino a sentire le labbra sulle palle, quasi la soffocavo, ma non potevo farci niente, continuavo a pensare a quel suo culo e a quanto fosse arrapante. Fuori dall'ascensore la buttai per terra e le spalancai le gambe, le leccai il clitoride mentre con l'indice la penetravo e col pollice aiutavo la lingua. Venne senza ritegno, urlando in mezzo al corridoio. "Ne voglio di più, dammene di più! Devi sbattermi, hai capito? Mi devi sbattere come non ci fosse nessun altra al modo, come fosse la tua ultima volta!" Amo le donne che comandano, Dio quanto mi fanno impazzire, esco di testa. Gliel'ho piantato con un colpo secco, su fino alle palle. "Dio se è grosso, si sfondami! Sfondami!" Più mi piantava le unghie nella schiena più sbattevo forte, sempre più veloce, sempre più foga. È venuta urlando e ansimando, ma non le ho dato tregua, con uno strattone l'ho girata le ho afferrato la gonna e lo strappata in due. "Che cazzo fai stronzo?" Mi ha gridato "questa né la Paghi!" Gli ho messo una mano sulla bocca " ora gli ordini li do io, hai capito? Ora ti stai zitta, sai cosa voglio vero? Si che lo sai, con un culo così non puoi non saperlo. Ora te lo pianto dentro, ma ti conviene star buona buona o ti farà parecchio male, voi sederti stasera vero?" E di colpo lei si lascia andare, si fa docile, punto la cappella sul suo buco e comincio a incularla. Mi ci vuole parecchio per entrare, è così piccolo quel buchino. Un colpo, due colpi, tre colpi.. Continuò centimetro per centimetro, finché tutto d'un tratto lo sfintere cede, e da lì, non ha più scampo. Gliel'ho sbattuto su per quel culo per venti minuti, volevo distriggerlo, avanti e indietro per tutta la lunghezza, uscivo e rientravo con un colpo secco, la guardavo soffrire e godere. Non volevo venire, volevo che quel culo fantastico rimanesse lì a far godere il mio cazzo per sempre. La sbattevo per i fianchi, le affondavo le dita nella carne, le prendevo tra le mani quel culo epico e glielo ficcavo dentro fino a farla gridare. L'ho riempita di sborra fino all'ultima goccia.

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