Ilaria e Marco insieme - Capitolo 2: L'esplorazione condivisa
scritto il 2026-11-06 tempo di lettura 6 min
di
mrb
genere
Corna, Dominazione
cura
A−
Nei giorni successivi a quella prima sera nel salotto di Marica, la quiete della nostra routine domestica non era tornata quella di prima. Era rimasta sospesa, percorsa da una corrente sotterranea di tensione e di silenziosa attesa. Ilaria continuava a indossare i suoi abiti sobri per andare a lavorare all'asilo, ma tra le pareti di casa i nostri sguardi si cercavano con una frequenza diversa,
carica di un pudore nuovo e di una sottile, inconfessabile curiosità.
I nostri rapporti intimi erano diventati più frequenti e, anche se le mie prestazioni finivano sempre con la stessa disarmante rapidità, Ilaria aveva trovato il coraggio di chiedermi di toccarla e un paio di volte, di nuovo, di leccarla.
Dopo il sesso, prima di dormire, mi chiedeva di restare nudo sotto le coperte e lei, spesso, non indossava le mutandine. Erano grandi novità per noi, piccoli strappi alla regola che ci facevano sentire complici.
Una sera, spinti da questa nuova confidenza, entrammo insieme nella doccia. Era una cosa che non facevamo mai. L'acqua calda scivolava sui nostri corpi, lavando via anni di abitudini silenziose. Inebriato dal suo profumo e dal calore, senza che
lei me lo chiedesse, mi lasciai scivolare spontaneamente in ginocchio sul piatto doccia bagnato. Iniziai a leccarla dolcemente, sentendo i suoi brividi mescolarsi al getto dell'acqua, finché Ilaria, con un sorriso colmo di affetto, mi prese per le spalle e mi fece alzare. Con le mani scivolose di sapone, mi accarezzò e mi fece una sega lenta, dolce, accompagnandomi fino a farmi venire
contro le piastrelle umide, regalandomi un piacere inaspettato e bellissimo. Un sabato pomeriggio, con la scusa di fare un giro in centro per commissioni, Ilaria mi aveva preso per mano e, con un sorriso ambiguo e inspiegabilmente deciso, mi aveva guidato lungo una via laterale poco frequentata, fermandosi
davanti alla vetrina discreta di un negozio che evitavamo sempre di guardare.
– Entriamo, Marco – aveva detto semplicemente, tirandomi per un polso.
All'interno, l'atmosfera era soffusa e profumata di incenso. Ad accoglierci c'erano i proprietari, una coppia di sessantenni dall'aria distinta e vagamente cinica, che ci guardarono con la competenza di chi riconosce subito chi sta varcando per la prima volta quel genere di confini. La donna, decisamente invadente, si
era avvicinata direttamente a me con un sorriso educato ma tagliente, annullando all'istante ogni distanza di cortesia. Dopo qualche secondo di convenevoli senza chiedere alcun permesso, aveva posato una mano pesante proprio sopra i miei pantaloni, tastando con disinvoltura la consistenza del mio corpo e lanciando un'occhiata divertita a Ilaria.
– Vedo che il giovanotto ha bisogno di supporto per stimolare questa bella ragazza – aveva commentato la proprietaria, senza il minimo imbarazzo, insistendo con la mano per poi farci cenno di seguirla tra gli scaffali. – Per uomini così... diciamo
tradizionali, ci vuole qualcosa che smuova le certezze. Venite, lasciate fare a me, ci penso io a guidarvi. Noi, inesperti
e intimoriti da quella sfacciataggine, ci eravamo fatti docilmente condurre.
Ilaria aveva osservato la scena con pura curiosità, priva di qualsiasi vena autoritaria, lasciando che fosse la donna a prendere in mano la situazione e a consigliarci. La proprietaria ci propose un set specifico: una serie di plug
in acciaio lucido, freddi e pesanti, spiegandoci come usarli per
abituare gradualmente il corpo e rimarcando che erano utili per entrambi.
Poi ci portò davanti a un'ampia parete di dildo. Ce n'erano di ogni foggia e misura; la donna scartò subito quelli più estremi e quelli minuscoli, mettendo sul bancone diverse opzioni. La scelta di Ilaria, sempre supportata dalla negoziante, cadde su un dildo di medie dimensioni rispetto a quelli esposti, ma che a me appariva
comunque imponente. Era un modello sagomato, liscio e iperrealistico, realizzato in un materiale morbido color carne, una via di mezzo perfetta per iniziare.
Mentre pagavamo alla cassa, sentivo il sangue pulsarmi nelle orecchie per la vergogna e per un'eccitazione che facevo fatica a controllare. Ci sedemmo insieme sul tappeto, vicini e complici. Ilaria tirò fuori il dildo dalla confezione, lo esaminò con
curiosità e, accarezzandomi i capelli con una dolcezza disarmante, sorrise.
– Guarda che bello, Marco.
Io lo fissai tra le sue mani, deglutendo a fatica. – Ma è enorme! Si vede... è finto...
Lei si avvicinò, posando una mano rassicurante sulla mia. – Non pensarci, amore. Tocchiamolo insieme.
Sopraffatto da un misto di umiliazione, gelosia, e da un'erezione improvvisa e incontrollabile, il mio corpo cedette troppo in fretta. Prima ancora che Ilaria potesse davvero coinvolgermi o che il gioco entrasse nel vivo, persi il controllo e venni in pochi secondi, sporcando il tappeto e la mia stessa pancia con un rilascio precoce e miserabile.
Rimasi immobile, con la testa china, aspettando la sua delusione, il rimprovero o la freddezza che mi ero sempre meritato. Invece, Ilaria si comportò con una tenerezza spiazzante, quasi materna. Non si arrabbiò, non mi fece pulire subito, non mi trattò con disprezzo. Mi prese il viso tra le mani, mi asciugò dolcemente con un fazzoletto e mi fece accomodare meglio sul tappeto, accanto alle sue gambe.
–Non preoccuparti, amore mio – mi sussurrò, accarezzandomi la guancia con un affetto antico. – Sei fatto così. Ma adesso il
tuo corpo deve imparare a esistere anche quando hai finito, anche quando sei vuoto.
Senza far pesare la mia debolezza, mi attirò a sé. Cercò di usare il dildo su se stessa, ma i suoi movimenti erano goffi e impacciati; non era abituata a quel tipo di giochi, e l'oggetto le scivolava tra le dita per via del lubrificante. Mi guardò, sorridendo per il suo stesso imbarazzo. Allora le posai le mani sulle sue, aiutandola a sorreggerlo e a trovare la giusta angolazione. Mentre lei, aiutata dalla mia presa, cercava lentamente di farsi soddisfare dal dildo in modo ancora esitante, io mi feci avanti per assecondarla con la lingua,
accompagnando quel momento di esplorazione goffa e bellissima.
Il piacere di Ilaria era evidente per entrambi e la cosa eccitava molto anche me, ad un certo punto mentre ansimava trovo la forza di dirlo: - Che bello amore, sei bravissimo ad usare la lingua e ad aprirmi, guarda come è grosso! – tra un gemito e altro aggiunse: - Amore sono felice, guarda, il tuo pisellino è tornato duro, che
meraviglia, godiamo insieme. – E così successe, lei venne mentre la penetravo col dildo e subito dopo si prese cura di me, con le mani, facendomi godere mentre ci baciavamo.
Il mio corpo, ormai svuotato e tremante, cercava rifugio nella sua dolcezza, inconsapevole che quella profonda complicità, era in realtà la prima vera catena che ci legava per sempre.
Spero piaccia, ogni commento è ben accetto: pasipaolo7@gmail.com
carica di un pudore nuovo e di una sottile, inconfessabile curiosità.
I nostri rapporti intimi erano diventati più frequenti e, anche se le mie prestazioni finivano sempre con la stessa disarmante rapidità, Ilaria aveva trovato il coraggio di chiedermi di toccarla e un paio di volte, di nuovo, di leccarla.
Dopo il sesso, prima di dormire, mi chiedeva di restare nudo sotto le coperte e lei, spesso, non indossava le mutandine. Erano grandi novità per noi, piccoli strappi alla regola che ci facevano sentire complici.
Una sera, spinti da questa nuova confidenza, entrammo insieme nella doccia. Era una cosa che non facevamo mai. L'acqua calda scivolava sui nostri corpi, lavando via anni di abitudini silenziose. Inebriato dal suo profumo e dal calore, senza che
lei me lo chiedesse, mi lasciai scivolare spontaneamente in ginocchio sul piatto doccia bagnato. Iniziai a leccarla dolcemente, sentendo i suoi brividi mescolarsi al getto dell'acqua, finché Ilaria, con un sorriso colmo di affetto, mi prese per le spalle e mi fece alzare. Con le mani scivolose di sapone, mi accarezzò e mi fece una sega lenta, dolce, accompagnandomi fino a farmi venire
contro le piastrelle umide, regalandomi un piacere inaspettato e bellissimo. Un sabato pomeriggio, con la scusa di fare un giro in centro per commissioni, Ilaria mi aveva preso per mano e, con un sorriso ambiguo e inspiegabilmente deciso, mi aveva guidato lungo una via laterale poco frequentata, fermandosi
davanti alla vetrina discreta di un negozio che evitavamo sempre di guardare.
– Entriamo, Marco – aveva detto semplicemente, tirandomi per un polso.
All'interno, l'atmosfera era soffusa e profumata di incenso. Ad accoglierci c'erano i proprietari, una coppia di sessantenni dall'aria distinta e vagamente cinica, che ci guardarono con la competenza di chi riconosce subito chi sta varcando per la prima volta quel genere di confini. La donna, decisamente invadente, si
era avvicinata direttamente a me con un sorriso educato ma tagliente, annullando all'istante ogni distanza di cortesia. Dopo qualche secondo di convenevoli senza chiedere alcun permesso, aveva posato una mano pesante proprio sopra i miei pantaloni, tastando con disinvoltura la consistenza del mio corpo e lanciando un'occhiata divertita a Ilaria.
– Vedo che il giovanotto ha bisogno di supporto per stimolare questa bella ragazza – aveva commentato la proprietaria, senza il minimo imbarazzo, insistendo con la mano per poi farci cenno di seguirla tra gli scaffali. – Per uomini così... diciamo
tradizionali, ci vuole qualcosa che smuova le certezze. Venite, lasciate fare a me, ci penso io a guidarvi. Noi, inesperti
e intimoriti da quella sfacciataggine, ci eravamo fatti docilmente condurre.
Ilaria aveva osservato la scena con pura curiosità, priva di qualsiasi vena autoritaria, lasciando che fosse la donna a prendere in mano la situazione e a consigliarci. La proprietaria ci propose un set specifico: una serie di plug
in acciaio lucido, freddi e pesanti, spiegandoci come usarli per
abituare gradualmente il corpo e rimarcando che erano utili per entrambi.
Poi ci portò davanti a un'ampia parete di dildo. Ce n'erano di ogni foggia e misura; la donna scartò subito quelli più estremi e quelli minuscoli, mettendo sul bancone diverse opzioni. La scelta di Ilaria, sempre supportata dalla negoziante, cadde su un dildo di medie dimensioni rispetto a quelli esposti, ma che a me appariva
comunque imponente. Era un modello sagomato, liscio e iperrealistico, realizzato in un materiale morbido color carne, una via di mezzo perfetta per iniziare.
Mentre pagavamo alla cassa, sentivo il sangue pulsarmi nelle orecchie per la vergogna e per un'eccitazione che facevo fatica a controllare. Ci sedemmo insieme sul tappeto, vicini e complici. Ilaria tirò fuori il dildo dalla confezione, lo esaminò con
curiosità e, accarezzandomi i capelli con una dolcezza disarmante, sorrise.
– Guarda che bello, Marco.
Io lo fissai tra le sue mani, deglutendo a fatica. – Ma è enorme! Si vede... è finto...
Lei si avvicinò, posando una mano rassicurante sulla mia. – Non pensarci, amore. Tocchiamolo insieme.
Sopraffatto da un misto di umiliazione, gelosia, e da un'erezione improvvisa e incontrollabile, il mio corpo cedette troppo in fretta. Prima ancora che Ilaria potesse davvero coinvolgermi o che il gioco entrasse nel vivo, persi il controllo e venni in pochi secondi, sporcando il tappeto e la mia stessa pancia con un rilascio precoce e miserabile.
Rimasi immobile, con la testa china, aspettando la sua delusione, il rimprovero o la freddezza che mi ero sempre meritato. Invece, Ilaria si comportò con una tenerezza spiazzante, quasi materna. Non si arrabbiò, non mi fece pulire subito, non mi trattò con disprezzo. Mi prese il viso tra le mani, mi asciugò dolcemente con un fazzoletto e mi fece accomodare meglio sul tappeto, accanto alle sue gambe.
–Non preoccuparti, amore mio – mi sussurrò, accarezzandomi la guancia con un affetto antico. – Sei fatto così. Ma adesso il
tuo corpo deve imparare a esistere anche quando hai finito, anche quando sei vuoto.
Senza far pesare la mia debolezza, mi attirò a sé. Cercò di usare il dildo su se stessa, ma i suoi movimenti erano goffi e impacciati; non era abituata a quel tipo di giochi, e l'oggetto le scivolava tra le dita per via del lubrificante. Mi guardò, sorridendo per il suo stesso imbarazzo. Allora le posai le mani sulle sue, aiutandola a sorreggerlo e a trovare la giusta angolazione. Mentre lei, aiutata dalla mia presa, cercava lentamente di farsi soddisfare dal dildo in modo ancora esitante, io mi feci avanti per assecondarla con la lingua,
accompagnando quel momento di esplorazione goffa e bellissima.
Il piacere di Ilaria era evidente per entrambi e la cosa eccitava molto anche me, ad un certo punto mentre ansimava trovo la forza di dirlo: - Che bello amore, sei bravissimo ad usare la lingua e ad aprirmi, guarda come è grosso! – tra un gemito e altro aggiunse: - Amore sono felice, guarda, il tuo pisellino è tornato duro, che
meraviglia, godiamo insieme. – E così successe, lei venne mentre la penetravo col dildo e subito dopo si prese cura di me, con le mani, facendomi godere mentre ci baciavamo.
Il mio corpo, ormai svuotato e tremante, cercava rifugio nella sua dolcezza, inconsapevole che quella profonda complicità, era in realtà la prima vera catena che ci legava per sempre.
Spero piaccia, ogni commento è ben accetto: pasipaolo7@gmail.com
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