Schiava e felice

scritto il 2026-10-16 tempo di lettura 4 min

di
genere
dominazione
cura
B+

Sono diventata una schiava.

Una schiava felice.

Sei entrato in modo così sottile nella mia vita, così in punta di piedi che non ricordo neppure quando sia accaduto; ma poco dopo tutto è esploso nella mia routine quotidiana.

Non sono una donna sola, perduta, annoiata; non sono la classica moglie stanca di lavare i calzini al marito ricevendo in cambio il suo russare scomposto, qualche rutto, tante partite di calcio e sempre più rare scopate veloci e senz’anima.

Sono, o per meglio dire credevo di essere, una donna realizzata, con un buon lavoro e tante amicizie; cultura, denaro e coda di uomini piacenti non mi mancano.

L’unica cosa di cui non sapevo aver bisogno eri tu; adesso ci sei e hai travolto tutto il resto con pochissime frasi.

Scacco matto in una manciata di mosse, e la mia corona di regina è caduta ai tuoi piedi.

E ai tuoi piedi sogno ogni sera e ogni risveglio di poter essere, in ginocchio, davanti al tuo cazzo nudo, svettante, venoso.

Quel cilidro che mi dici sempre che non riuscirò a prendere completamente perchè troppo largo per la mia “bocca di rosa”.
Parole tue, di scherno, di quel dominio e controllo che ogni giorno di più hai esercitato su di me senza che me ne accorgessi.

O forse, che ti ho concesso liberamente perchè ne sono rapita; lo desidero, ogni tuo messaggio è una scarica elettrica che frammenta i miei pensieri, diluendoli del mio umido desiderio.

Non passa giorno che non mi bagni di te; gli altri uomini, colleghi, amici, spasimanti, tutti scomparsi: ci sono, ma non li guardo, non ne percepisco più l’odore, non mi attrae niente altro che la vibrazione del telefono che annuncia il tuo arrivo.

Mi sono ribellata talvolta, e mi hai puntia via via più duramente.

Il padrone deve frustare la schiava, è un suo diritto; un dovere, anzi, perchè la schiava stia al suo posto e non si ribelli più.

Non so se mi ribellerò ancora, so soltanto che ho accolto ogni tua punizione come un dono giusto, un fardello dolce, un giogo leggero da sostenere.
Sei un padrone che non mi fa mai mancare ciò di cui ho bisogno, alternando parole sapide ad altre piccanti, preoccupandoti della mia salute e subito dopo della mia eccitazione.

Non so nulla di te e questo mi sconvolge, potrei essere una barchetta in un oceano agitato, in una tempesta di guai; anzi me lo hai detto più volte, “non sai in che guaio ti stai cacciando” quando mi ricordi che nel nostro gioco tu sei il padrone, e io una semplice cagna in calore.

Ogni giorno spingi il gioco verso un nuovo confine, ma io non conosco limiti se tu mi guidi, sono pronto a ogni sfida, a ogni perversione, a ogni peccato.

Giorni fa mi hai comunicato che tra noi doveva finire tutto, che non poteva andare avanti perchè avevi troppe cose da fare.

Ho provato a resistere, a dirmi che ero vissuta trentasette anni senza di te e potevo viverne altri mille.
Che se fossi uscita con la gonna giusta avrei portato a casa il più bell’uomo del paese, che avevo l’agenda piena di inviti, di amicizie, di impegni e distrazioni.

Mentivo a me stessa; dopo un solo giorno senza un tuo messaggio sono impazzita come un’eroinomane in crisi d’astinenza.

Sbattevo la testa per casa cercando qualcosa per distrarmi, mi sono ingozzata di cibo e di alcool, mi sono masturbata con il vibratore che mi hai regalato te e ho invitato a cena la mia migliore amica per sentirmi dire: “Stai da schifo, ma che ti è succeso?”.

Non le ho detto nulla, tu sei solo mio, voglio che rimanga per sempre così.

Ti ho implorato di non abbandonarmi.

Ti ho scongiurato di frustarmi a tuo piacimento, pur di non perderti, pur sapendo che la mia prigionia sarebbe stata ancora più ferrea.

Voglio essere la tua unica schiava, obbedirti in ogni tua richiesta sapendo che mi porterai in un paradiso di piacere senza limiti.

Mi sorprendi ogni giorno, al solo pensiero di una nuova sfida sento la pressione sul clitoride che aumenta, le mie labbra si fanno umide e i miei battiti accelerano senza freni.

Lo so che un giorno mi dirai: “Vediamoci”, me lo hai promesso, è l’ultima sfida del tuo gioco sottile.

Sei uno stronzo, ma so che manterrai la promessa.

Ti prego, scopami.
di
84
visite
1
voti
valutazione
1
il tuo voto

Commenti dei lettori al racconto erotico

cookies policy Per una migliore navigazione questo sito fa uso di cookie propri e di terze parti. Proseguendo la navigazione ne accetti l'utilizzo.