Ep 2: Jhonny Love - volontariato all’ambulatorio
scritto il 2026-10-16 tempo di lettura 12 min
di
Jhonny Love
genere
gay
cura
C−
Nonostante la calura soffocante dell’estate di Rovente non desse tregua, le cose in casa non accennavano a rallentare. Durante la colazione, lo zio Antonio era stato chiaro: per Jhonny era arrivato il momento di darsi da fare e trovarsi un’occupazione per la bella stagione. Curioso di scoprire cosa avesse da offrire il paese, il ragazzo si era spinto fino alla bacheca comunale in piazza, dove un volantino ingiallito aveva subito catturato la sua attenzione: l'ambulatorio medico cercava un volontario per mansioni d'ufficio e assistenza.
Senza farselo dire due volte, Jhonny si era presentato dal Dottor Zambon. Il medico era un uomo anziano sulla settantina, un po' curvo, dai radi capelli argentei e dagli occhiali perennemente appoggiati sulla punta del naso acquilino. Con la sua voce rauca, la camminata lenta e uno sguardo bonario e paterno, il vecchio dottore aveva accolto con entusiasmo quel ragazzo così premuroso ed educato, affidandogli subito la gestione dell'accettazione e dei piccoli compiti di routine.
I primi giorni passarono leggeri: a Jhonny il lavoro piaceva e la sua presenza fresca e solare portava un po' di vita nell'ambulatorio. Indossava il camice, unico indumento oltre al solito piccolo tanga e un paio di ciabatte in gomma.
Un caldo pomeriggio, mentre il Dottor Zambon riordinava le schede dei pazienti, bussò alla porta il signor Alfio. Era un uomo sulla cinquantina, di statura media, con folti capelli brizzolati e un naso pronunciato che gli dava un’aria austera ed energica. Aveva un appuntamento fissato per un'iniezione di routine. Jhonny ci mise solo un secondo a riconoscerlo: era il padre di un suo ex compagno delle scuole superiori, ma per evitare imbarazzi preferì non darlo a vedere e lo accolse con il suo solito sorriso candido.
«Si accomodi pure, Signor Alfio.» disse il Dottor Zambon, sistemandosi i guanti. «Facciamo subito.»
Con l’assistenza premurosa di Jhonny, il dottore fece avvicinare l'uomo al lettino delle visite. Alfio si sbottonò lentamente i bermuda, calando anche gli slip e appoggiando le mani sul bordo di legno. Fece un sospiro e mise bene in fuori il sedere, divaricando leggermente le gambe toniche ricoperte di peluria.
Il vecchio medico preparò la siringa e picchiettò con cura sulla natica per individuare il punto preciso, per poi affondare con calma l'ago. «Ecco fatto... Un piccolo fastidio, ma il farmaco è molto concentrato,» spiegò Zambon mentre sfilava la siringa. «Attento ora, signor Alfio: tra le controindicazioni comuni di questo principio attivo ci possono essere vertigini, un po' di nausea, improvvisa vasodilatazione ed erezione, o un leggero arrossamento della cute.»
Il dottore si voltò poi verso il suo giovane assistente. «Signor Alfio, mantenga la posizione per qualche minuto, per carità. Jhonny, caro, fai un bel massaggio alla natica e alle zone limitrofe: serve a far circolare subito il medicinale ed evitare che si formi un ematoma.»
Jhonny annuì con aria innocente, sorridendo al dottore che si era seduto alla scrivania a compilare i moduli.
Jhonny mosse le dita con calma, applicando prima una leggera pressione circolare sul punto in cui era penetrata la siringa. La pelle di Alfio era tesa, calda, leggermente ruvida. Con un’espressione seria e professionale stampata in volto, come se stesse eseguendo il protocollo medico più rigoroso del mondo, il ragazzo lasciò scivolare le mani più in basso, lungo il solco tra i glutei, fino ad addentrarsi con delicatezza nello spazio tra le cosce.
Quando i polpastrelli sfiorarono la peluria folta e la sacca calda delle palle di Alfio, l'uomo ebbe un leggero sussulto e contrasse i muscoli delle gambe.
«Tutto bene, signor Alfio?» chiese Jhonny con voce candida e un filo di premura artificiosa. «Sto solo stimolando il flusso sanguigno nelle zone adiacenti, come ha chiesto il Dottor Zambon, per evitare che il farmaco ristagni.»
Alfio, con leggero imbarazzo e il respiro leggermente affannato, si limitò ad annuire, lasciando uscire un basso brontolio di assenso. Convinto che quelle toccate così intime e metodiche facessero rigorosamente parte della terapia, si sforzò di rimanere immobile, riappoggiando le mani sul bordo del lettino.
Jhonny sorrise tra sé. Approfittando del fatto che il vecchio dottore era intento a scrivere, il ragazzo si chinò leggermente in avanti. Le sue dita iniziarono a massaggiare con costanza le palle pesanti dell'uomo, prima impastandole dolcemente e poi facendole scorrere tra i palmi.
Sentiva perfettamente come, sotto l'effetto della stimolazione, il corpo di Alfio stesse reagendo: la pelle della zona perineale si faceva sempre più calda e il respiro dell'uomo cominciava a farsi corto, pesante.
Il Dottor Zambon si pulì gli occhiali con il fazzoletto e disse a voce alta: «Bene, Jhonny, direi che è sufficiente così. Signor Alfio, può rivestirsi tranquillamente se si sente bene e non ci sono particolari problemi.»
Alfio, ancora appoggiato al lettino, tossicchiò leggermente e rimase un attimo fermo. «Veramente, Dottore... forse un piccolo problema c'è,» mormorò con la voce leggermente incrinata.
Girandosi a fatica verso i due, l'uomo cercò maldestramente di coprirsi il bacino unendo le mani e tirando verso il basso il bordo della sua polo, nel vano tentativo di nascondere l'evidente protuberanza che spingeva forte contro la stoffa.
Il Dottor Zambon si lasciò scappare una risatina sorniona. «Ah, guardi che glielo avevo detto! È una reazione del tutto normale, soprattutto se non si hanno rapporti da un po'. Lasci controllare...»
Il medico si avvicinò e, con fare puramente clinico, sollevò il lembo della maglia di Alfio. Il cazzo dell'uomo schizzò fuori rigido e maestoso: bello roseo, lungo e accentuatamente ricurvo verso l'alto, incorniciato da un cespuglio di peli folti e scuri che ricoprivano il pube e le palle penzolanti.
Proprio in quel momento, il telefono fisso sulla scrivania del dottore iniziò a squillare con un trillo insistente. Zambon andò a rispondere e il suo volto si fece subito serio: «Sì... capisco. Arrivo subito.»
Riagganciata la cornetta, il medico si voltò in fretta verso il suo giovane assistente. «Jhonny caro, è un'emergenza a casa del signor Berto, devo correre da lui. Visto che il signor Alfio era l'ultimo paziente della giornata, ti dispiace sistemare tu la faccenda, verificare che stia bene e poi chiudere lo studio?»
«Ci penso io, Dottore. Non si preoccupi.» rispose Jhonny con un candore disarmante, mentre i suoi occhi chiari non riuscivano a staccarsi da quel magnifico membro teso e ricurvo che aspettava solo di essere "curato".
Non appena la porta dello studio si chiuse alle spalle del Dottor Zambon, il silenzio nell'ambulatorio diventò improvvisamente denso e carico di tensione.
Il signor Alfio, visibilmente in imbarazzo per la situazione in cui si trovava, provò a balbettare qualche scusa: «Non so proprio cosa mi prenda... questo farmaco deve essere davvero forte...»
«Non si preoccupi, signor Alfio.» lo rassicurò Jhonny con un sorriso candido e la solita aria innocente.
Con gesti calmi e felini, il ragazzo afferrò lo stetoscopio appoggiato sul carrello, se lo infilò alle orecchie e lasciò scivolare il disco di metallo tra le dita. Senza staccargli gli occhi di dosso, si inginocchiò lentamente davanti all'uomo. Con una mano afferrò la base di quel cazzo rigido, rosa e sporgente, mentre con l'altra appoggiava la membrana fredda dello stetoscopio lungo il tronco e poi sulle palle pesanti e pelose, fingendo un'accurata auscultazione medica.
«Il battito qui è molto accelerato... c'è un forte afflusso di sangue, sembra molto teso» mormorò Jhonny con voce bassa, mentre la sua mano iniziava a muoversi su e giù con ritmo lento e avvolgente lungo l'asta ricurva.
Alfio, con le mani strette al bordo del lettino, lo guardava dall'alto con un mix travolgente di imbarazzo, incredulità e puro piacere. Un leggero gocciolamento di liquido trasparente e denso iniziò a far capolino dalla punta del membro, lubrificando la presa di Jhonny che continuava a segarlo senza sosta.
A quel punto, il ragazzo si fermò per un istante, alzò lo sguardo languido verso l'uomo e si sfilò lo stetoscopio dalle orecchie.
«Fa davvero un caldo soffocante qui dentro, non trova?» sospirò.
Con un movimento lento e provocante, Jhonny aprì i bottoni del camice bianco facendolo scivolare dalle spalle: sotto non indossava altro che un piccolo tanga in pizzo nero che gli fasciava i fianchi e lasciava scoperte le forme sode, mentre sul petto liscio risaltavano i suoi capezzoloni rosei e turgidi per la tentazione.
Il signor Alfio spalancò gli occhi alla vista di quel corpo giovane e scoperto, mentre un respiro pesante gli si bloccava in gola.
«Forse... per far passare questa vasodilatazione ci vuole qualcosa di più drastico» mormorò Jhonny con un tono di maliziosa innocenza.
Senza attendere risposta, il ragazzo si sporse in avanti e avvolse le labbra calde e bagnate intorno alla cappella gonfia di Alfio. L'uomo lasciò andare un gemito soffocato. Jhonny prese a pomparlo con cura, assaporando fino in fondo la consistenza dura di quella carne ricurva e il gusto intenso e salato che trasudava dalla punta. Lo succhiava con vigore e vedeva il petto dell'uomo alzarsi e abbassarsi freneticamente, madido di un sottile velo di sudore.
Dopo qualche minuto di pompino profondo, Jhonny si alzò lentamente in piedi, lasciando scivolare via del tutto il camice bianco che cadde a terra. Rimasto unicamente con il piccolo tanga in pizzo nero ad evidenziare le sue forme, guardò l'uomo negli occhi: «È meglio che si spogli completamente, signor Alfio, così sta più comodo...»
Si avvicinò e gli afferrò il bordo della polo, sollevandogliela con delicatezza fin sopra la testa per sfilargliela. Alfio rivelò così un tronco robusto da cinquantenne, segnato da una sparsa e affascinante peluria brizzolata che dal petto scendeva giù fino alla pancia.
L'uomo, ormai del tutto sopraffatto dall'estasi e dalla sorpresa, scosse la testa mormorando con voce tremante: «Questo... questo è un sogno...»
Jhonny sorrise dolcemente, gli prese le mani grandi e ruvide e se le posizionò sul proprio corpo: una sul petto, proprio sopra un capezzolone roseo e turgido, e l'altra dietro, ad afferrare la chiappa soda incorniciata dal pizzo.
«Tocchi pure, signor Alfio... è tutto vero,» gli sussurrò all'orecchio.
Poi si piegò leggermente verso di lui, avvicinando il proprio petto al viso dell'uomo: «Vuole leccarli? Le piace?»
Il signor Alfio non se lo fece ripetere due volte. Sopraffatto dalla brama, affondò la faccia sul petto liscio del ragazzo, avvolgendo con la lingua bagnata i capezzoli di Jhonny e inondandoli di abbondante saliva. Con la mano dietro gli strizzava con foga il culo sodo, strizzando le dita tra le forme del ragazzo, mentre Jhonny, tenendo il ritmo, riprendeva a segargli con forza e devozione il cazzo rigido, portandolo sempre più vicino al limite.
Il signor Alfio scivolò lentamente verso il basso, afferrando i bordi del pizzo nero per sfilare il tanga e lasciarlo cadere sulle caviglie di Jhonny. Senza esitare, l'uomo stampò una serie di baci caldi sulle chiappe sode del ragazzo, per poi affondare la lingua con foga e precisione direttamente nel suo buchetto. Jhonny, con la schiena inarcata e un sospiro soffocato di puro godimento, iniziò a segarsi con ritmo deciso il cazzo rigido e dritto.
Dopo qualche istante di inteso piacere, Jhonny si voltò, fece alzare in piedi il signor Alfio e, prendendolo delicatamente per l'asta ancora tesa e bagnata, lo condusse verso il lettino delle visite. Qui il ragazzo si posizionò a pecorina, sporgendo il bacino all'indietro e mostrando la fessurina calda, bagnata e pronta.
«Bisogna fare una prova fondamentale, signor Alfio... dobbiamo verificare se questo farmaco le permette ancora di avere rapporti completi» mormorò Jhonny con uno sguardo di pura provocazione.
Alfio non se lo fece ripetere. Si posizionò dietro di lui e appoggiò la cappella bagnata sull'ingresso del ragazzo, spingendo con decisione per far entrare prima la testa ricurva e poi, un centimetro alla volta, tutto il resto della sua asta calda. Jhonny sussultò vistosamente, stringendo tra le mani il telo del lettino mentre accoglieva dentro di sé quella carne di pietra.
«Sì... spinga... lo spinga ancora più in fondo, signor Alfio» ansimò il ragazzo.
L'uomo afferrò saldamente i glutei di Jhonny con entrambe le mani e iniziò a scoparlo con affondi regolari e profondi. A ogni stoccata, le palle penzolanti e pelose di Alfio sbattevano con un rumore sordo e bagnato contro le chiappe del giovane. Si lasciò andare a versi gutturali e ariosi di godimento. La stimolazione profonda fu così intensa che Jhonny, continuando a segarsi con la mano libera, finì per schizzare abbondante sperma sul pavimento dell'ambulatorio mentre Alfio continuava a possederlo senza tregua.
Dopo diversi minuti di ritmo incalzante, il respiro del signor Alfio si fece affannoso e irregolare: «Sto per venire... non ce la faccio più a trattenermi...»
«No, aspetti! Dobbiamo assolutamente analizzare l'eiaculazione!» disse Jhonny con tono fintamente professionale.
Con mossa agile, si sfilò il cazzo dell'uomo dal culo e si inginocchiò subito davanti a lui. Gli prese l'asta tra le dita e ricominciò a masturbarlo energicamente, sfiorando e leccando la cappella gonfia con la punta della lingua, mentre con l'altra mano gli massaggiava dolcemente le palle piene.
Pochi secondi dopo, Alfio s'irrigidì con un lungo gemito e iniziò a spruzzare una sequenza di potenti schizzi di liquido caldo, densi e copiosi, che andarono a colpire la bocca di Jhonny, imbrattandogli la faccia, i capelli biondi e colandogli sul petto liscio.
Dopo qualche secondo di respiro affannoso, Jhonny si leccò con cura i baffi di sperma, si ripulì alla bell'e meglio con i fogli di carta medica del lettino e aiutò il signor Alfio a ricomporsi e a rimettersi i bermuda. L'uomo, visibilmente stravolto, sudato e ancora tramortito da quell'inaspettata "terapia", lo ringraziò con uno sguardo tra il senso di colpa e l'incredulo. Fu allora che Jhonny gli chiese come stesse suo figlio e il signor Alfio rimase di stucco quando capì chi aveva
Senza farselo dire due volte, Jhonny si era presentato dal Dottor Zambon. Il medico era un uomo anziano sulla settantina, un po' curvo, dai radi capelli argentei e dagli occhiali perennemente appoggiati sulla punta del naso acquilino. Con la sua voce rauca, la camminata lenta e uno sguardo bonario e paterno, il vecchio dottore aveva accolto con entusiasmo quel ragazzo così premuroso ed educato, affidandogli subito la gestione dell'accettazione e dei piccoli compiti di routine.
I primi giorni passarono leggeri: a Jhonny il lavoro piaceva e la sua presenza fresca e solare portava un po' di vita nell'ambulatorio. Indossava il camice, unico indumento oltre al solito piccolo tanga e un paio di ciabatte in gomma.
Un caldo pomeriggio, mentre il Dottor Zambon riordinava le schede dei pazienti, bussò alla porta il signor Alfio. Era un uomo sulla cinquantina, di statura media, con folti capelli brizzolati e un naso pronunciato che gli dava un’aria austera ed energica. Aveva un appuntamento fissato per un'iniezione di routine. Jhonny ci mise solo un secondo a riconoscerlo: era il padre di un suo ex compagno delle scuole superiori, ma per evitare imbarazzi preferì non darlo a vedere e lo accolse con il suo solito sorriso candido.
«Si accomodi pure, Signor Alfio.» disse il Dottor Zambon, sistemandosi i guanti. «Facciamo subito.»
Con l’assistenza premurosa di Jhonny, il dottore fece avvicinare l'uomo al lettino delle visite. Alfio si sbottonò lentamente i bermuda, calando anche gli slip e appoggiando le mani sul bordo di legno. Fece un sospiro e mise bene in fuori il sedere, divaricando leggermente le gambe toniche ricoperte di peluria.
Il vecchio medico preparò la siringa e picchiettò con cura sulla natica per individuare il punto preciso, per poi affondare con calma l'ago. «Ecco fatto... Un piccolo fastidio, ma il farmaco è molto concentrato,» spiegò Zambon mentre sfilava la siringa. «Attento ora, signor Alfio: tra le controindicazioni comuni di questo principio attivo ci possono essere vertigini, un po' di nausea, improvvisa vasodilatazione ed erezione, o un leggero arrossamento della cute.»
Il dottore si voltò poi verso il suo giovane assistente. «Signor Alfio, mantenga la posizione per qualche minuto, per carità. Jhonny, caro, fai un bel massaggio alla natica e alle zone limitrofe: serve a far circolare subito il medicinale ed evitare che si formi un ematoma.»
Jhonny annuì con aria innocente, sorridendo al dottore che si era seduto alla scrivania a compilare i moduli.
Jhonny mosse le dita con calma, applicando prima una leggera pressione circolare sul punto in cui era penetrata la siringa. La pelle di Alfio era tesa, calda, leggermente ruvida. Con un’espressione seria e professionale stampata in volto, come se stesse eseguendo il protocollo medico più rigoroso del mondo, il ragazzo lasciò scivolare le mani più in basso, lungo il solco tra i glutei, fino ad addentrarsi con delicatezza nello spazio tra le cosce.
Quando i polpastrelli sfiorarono la peluria folta e la sacca calda delle palle di Alfio, l'uomo ebbe un leggero sussulto e contrasse i muscoli delle gambe.
«Tutto bene, signor Alfio?» chiese Jhonny con voce candida e un filo di premura artificiosa. «Sto solo stimolando il flusso sanguigno nelle zone adiacenti, come ha chiesto il Dottor Zambon, per evitare che il farmaco ristagni.»
Alfio, con leggero imbarazzo e il respiro leggermente affannato, si limitò ad annuire, lasciando uscire un basso brontolio di assenso. Convinto che quelle toccate così intime e metodiche facessero rigorosamente parte della terapia, si sforzò di rimanere immobile, riappoggiando le mani sul bordo del lettino.
Jhonny sorrise tra sé. Approfittando del fatto che il vecchio dottore era intento a scrivere, il ragazzo si chinò leggermente in avanti. Le sue dita iniziarono a massaggiare con costanza le palle pesanti dell'uomo, prima impastandole dolcemente e poi facendole scorrere tra i palmi.
Sentiva perfettamente come, sotto l'effetto della stimolazione, il corpo di Alfio stesse reagendo: la pelle della zona perineale si faceva sempre più calda e il respiro dell'uomo cominciava a farsi corto, pesante.
Il Dottor Zambon si pulì gli occhiali con il fazzoletto e disse a voce alta: «Bene, Jhonny, direi che è sufficiente così. Signor Alfio, può rivestirsi tranquillamente se si sente bene e non ci sono particolari problemi.»
Alfio, ancora appoggiato al lettino, tossicchiò leggermente e rimase un attimo fermo. «Veramente, Dottore... forse un piccolo problema c'è,» mormorò con la voce leggermente incrinata.
Girandosi a fatica verso i due, l'uomo cercò maldestramente di coprirsi il bacino unendo le mani e tirando verso il basso il bordo della sua polo, nel vano tentativo di nascondere l'evidente protuberanza che spingeva forte contro la stoffa.
Il Dottor Zambon si lasciò scappare una risatina sorniona. «Ah, guardi che glielo avevo detto! È una reazione del tutto normale, soprattutto se non si hanno rapporti da un po'. Lasci controllare...»
Il medico si avvicinò e, con fare puramente clinico, sollevò il lembo della maglia di Alfio. Il cazzo dell'uomo schizzò fuori rigido e maestoso: bello roseo, lungo e accentuatamente ricurvo verso l'alto, incorniciato da un cespuglio di peli folti e scuri che ricoprivano il pube e le palle penzolanti.
Proprio in quel momento, il telefono fisso sulla scrivania del dottore iniziò a squillare con un trillo insistente. Zambon andò a rispondere e il suo volto si fece subito serio: «Sì... capisco. Arrivo subito.»
Riagganciata la cornetta, il medico si voltò in fretta verso il suo giovane assistente. «Jhonny caro, è un'emergenza a casa del signor Berto, devo correre da lui. Visto che il signor Alfio era l'ultimo paziente della giornata, ti dispiace sistemare tu la faccenda, verificare che stia bene e poi chiudere lo studio?»
«Ci penso io, Dottore. Non si preoccupi.» rispose Jhonny con un candore disarmante, mentre i suoi occhi chiari non riuscivano a staccarsi da quel magnifico membro teso e ricurvo che aspettava solo di essere "curato".
Non appena la porta dello studio si chiuse alle spalle del Dottor Zambon, il silenzio nell'ambulatorio diventò improvvisamente denso e carico di tensione.
Il signor Alfio, visibilmente in imbarazzo per la situazione in cui si trovava, provò a balbettare qualche scusa: «Non so proprio cosa mi prenda... questo farmaco deve essere davvero forte...»
«Non si preoccupi, signor Alfio.» lo rassicurò Jhonny con un sorriso candido e la solita aria innocente.
Con gesti calmi e felini, il ragazzo afferrò lo stetoscopio appoggiato sul carrello, se lo infilò alle orecchie e lasciò scivolare il disco di metallo tra le dita. Senza staccargli gli occhi di dosso, si inginocchiò lentamente davanti all'uomo. Con una mano afferrò la base di quel cazzo rigido, rosa e sporgente, mentre con l'altra appoggiava la membrana fredda dello stetoscopio lungo il tronco e poi sulle palle pesanti e pelose, fingendo un'accurata auscultazione medica.
«Il battito qui è molto accelerato... c'è un forte afflusso di sangue, sembra molto teso» mormorò Jhonny con voce bassa, mentre la sua mano iniziava a muoversi su e giù con ritmo lento e avvolgente lungo l'asta ricurva.
Alfio, con le mani strette al bordo del lettino, lo guardava dall'alto con un mix travolgente di imbarazzo, incredulità e puro piacere. Un leggero gocciolamento di liquido trasparente e denso iniziò a far capolino dalla punta del membro, lubrificando la presa di Jhonny che continuava a segarlo senza sosta.
A quel punto, il ragazzo si fermò per un istante, alzò lo sguardo languido verso l'uomo e si sfilò lo stetoscopio dalle orecchie.
«Fa davvero un caldo soffocante qui dentro, non trova?» sospirò.
Con un movimento lento e provocante, Jhonny aprì i bottoni del camice bianco facendolo scivolare dalle spalle: sotto non indossava altro che un piccolo tanga in pizzo nero che gli fasciava i fianchi e lasciava scoperte le forme sode, mentre sul petto liscio risaltavano i suoi capezzoloni rosei e turgidi per la tentazione.
Il signor Alfio spalancò gli occhi alla vista di quel corpo giovane e scoperto, mentre un respiro pesante gli si bloccava in gola.
«Forse... per far passare questa vasodilatazione ci vuole qualcosa di più drastico» mormorò Jhonny con un tono di maliziosa innocenza.
Senza attendere risposta, il ragazzo si sporse in avanti e avvolse le labbra calde e bagnate intorno alla cappella gonfia di Alfio. L'uomo lasciò andare un gemito soffocato. Jhonny prese a pomparlo con cura, assaporando fino in fondo la consistenza dura di quella carne ricurva e il gusto intenso e salato che trasudava dalla punta. Lo succhiava con vigore e vedeva il petto dell'uomo alzarsi e abbassarsi freneticamente, madido di un sottile velo di sudore.
Dopo qualche minuto di pompino profondo, Jhonny si alzò lentamente in piedi, lasciando scivolare via del tutto il camice bianco che cadde a terra. Rimasto unicamente con il piccolo tanga in pizzo nero ad evidenziare le sue forme, guardò l'uomo negli occhi: «È meglio che si spogli completamente, signor Alfio, così sta più comodo...»
Si avvicinò e gli afferrò il bordo della polo, sollevandogliela con delicatezza fin sopra la testa per sfilargliela. Alfio rivelò così un tronco robusto da cinquantenne, segnato da una sparsa e affascinante peluria brizzolata che dal petto scendeva giù fino alla pancia.
L'uomo, ormai del tutto sopraffatto dall'estasi e dalla sorpresa, scosse la testa mormorando con voce tremante: «Questo... questo è un sogno...»
Jhonny sorrise dolcemente, gli prese le mani grandi e ruvide e se le posizionò sul proprio corpo: una sul petto, proprio sopra un capezzolone roseo e turgido, e l'altra dietro, ad afferrare la chiappa soda incorniciata dal pizzo.
«Tocchi pure, signor Alfio... è tutto vero,» gli sussurrò all'orecchio.
Poi si piegò leggermente verso di lui, avvicinando il proprio petto al viso dell'uomo: «Vuole leccarli? Le piace?»
Il signor Alfio non se lo fece ripetere due volte. Sopraffatto dalla brama, affondò la faccia sul petto liscio del ragazzo, avvolgendo con la lingua bagnata i capezzoli di Jhonny e inondandoli di abbondante saliva. Con la mano dietro gli strizzava con foga il culo sodo, strizzando le dita tra le forme del ragazzo, mentre Jhonny, tenendo il ritmo, riprendeva a segargli con forza e devozione il cazzo rigido, portandolo sempre più vicino al limite.
Il signor Alfio scivolò lentamente verso il basso, afferrando i bordi del pizzo nero per sfilare il tanga e lasciarlo cadere sulle caviglie di Jhonny. Senza esitare, l'uomo stampò una serie di baci caldi sulle chiappe sode del ragazzo, per poi affondare la lingua con foga e precisione direttamente nel suo buchetto. Jhonny, con la schiena inarcata e un sospiro soffocato di puro godimento, iniziò a segarsi con ritmo deciso il cazzo rigido e dritto.
Dopo qualche istante di inteso piacere, Jhonny si voltò, fece alzare in piedi il signor Alfio e, prendendolo delicatamente per l'asta ancora tesa e bagnata, lo condusse verso il lettino delle visite. Qui il ragazzo si posizionò a pecorina, sporgendo il bacino all'indietro e mostrando la fessurina calda, bagnata e pronta.
«Bisogna fare una prova fondamentale, signor Alfio... dobbiamo verificare se questo farmaco le permette ancora di avere rapporti completi» mormorò Jhonny con uno sguardo di pura provocazione.
Alfio non se lo fece ripetere. Si posizionò dietro di lui e appoggiò la cappella bagnata sull'ingresso del ragazzo, spingendo con decisione per far entrare prima la testa ricurva e poi, un centimetro alla volta, tutto il resto della sua asta calda. Jhonny sussultò vistosamente, stringendo tra le mani il telo del lettino mentre accoglieva dentro di sé quella carne di pietra.
«Sì... spinga... lo spinga ancora più in fondo, signor Alfio» ansimò il ragazzo.
L'uomo afferrò saldamente i glutei di Jhonny con entrambe le mani e iniziò a scoparlo con affondi regolari e profondi. A ogni stoccata, le palle penzolanti e pelose di Alfio sbattevano con un rumore sordo e bagnato contro le chiappe del giovane. Si lasciò andare a versi gutturali e ariosi di godimento. La stimolazione profonda fu così intensa che Jhonny, continuando a segarsi con la mano libera, finì per schizzare abbondante sperma sul pavimento dell'ambulatorio mentre Alfio continuava a possederlo senza tregua.
Dopo diversi minuti di ritmo incalzante, il respiro del signor Alfio si fece affannoso e irregolare: «Sto per venire... non ce la faccio più a trattenermi...»
«No, aspetti! Dobbiamo assolutamente analizzare l'eiaculazione!» disse Jhonny con tono fintamente professionale.
Con mossa agile, si sfilò il cazzo dell'uomo dal culo e si inginocchiò subito davanti a lui. Gli prese l'asta tra le dita e ricominciò a masturbarlo energicamente, sfiorando e leccando la cappella gonfia con la punta della lingua, mentre con l'altra mano gli massaggiava dolcemente le palle piene.
Pochi secondi dopo, Alfio s'irrigidì con un lungo gemito e iniziò a spruzzare una sequenza di potenti schizzi di liquido caldo, densi e copiosi, che andarono a colpire la bocca di Jhonny, imbrattandogli la faccia, i capelli biondi e colandogli sul petto liscio.
Dopo qualche secondo di respiro affannoso, Jhonny si leccò con cura i baffi di sperma, si ripulì alla bell'e meglio con i fogli di carta medica del lettino e aiutò il signor Alfio a ricomporsi e a rimettersi i bermuda. L'uomo, visibilmente stravolto, sudato e ancora tramortito da quell'inaspettata "terapia", lo ringraziò con uno sguardo tra il senso di colpa e l'incredulo. Fu allora che Jhonny gli chiese come stesse suo figlio e il signor Alfio rimase di stucco quando capì chi aveva
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