24 settembre 2026, ore 17:45
di
EvaDiNotte
genere
confessioni
Sono di nuovo qui, a sfogarmi in quello che sta diventando il mio diario online.
È passata una settimana dalla "cena" con Paolo e non riesco ancora a farmene una ragione.
Sto aspettando Giacomo, dovrebbe tornare a casa tra poco.
Abbiamo scopato praticamente tutti i giorni.
Lo cerco continuamente. La mattina prima di alzarmi, quando torno dal lavoro, dopo cena, nel cuore della notte. Va avanti così da giorni.
Una volta l’ho trascinato in camera ancora con la giacca del lavoro addosso e me lo sono fatto venire in bocca, in piedi, contro l’armadio. L'altro giorno sono salita su di lui mentre leggeva un libro sul divano, senza nemmeno togliermi la gonna.
Mi ha detto ridendo: «Non facevamo sesso così neanche a vent’anni…»
Non sapevo cosa rispondere, così mi sono chinata e l'ho preso in bocca. Lui mi ha appoggiato una mano sui capelli, delicatamente, senza spingere. Sono venuta mentre lo succhiavo, non mi era mai successo.
Domenica nostro figlio è andato ad un festival di fumetti e cosplay. L'ho salutato con un bacio, l'ho guardato uscire di casa con quel costume assurdo e sono tornata in camera da Giacomo.
L’ho svegliato baciandogli il cazzo, poi mi sono seduta sopra di lui ancora mezzo addormentato e ho cominciato a muovermi piano, sentendolo indurirsi completamente dentro di me. Quando ha aperto gli occhi gli ho messo le mani sul petto e ho accelerato. Sono venuta così, guardandolo in faccia.
Abbiamo fatto colazione nudi in cucina. Dopo dieci minuti eravamo di nuovo in camera. Questa volta l’ho voluto sopra di me, le gambe aperte, le mani che gli stringevano il culo mentre spingeva. I suoi colpi erano profondi, regolari. Sono venuta una seconda volta e lui mi ha riempita subito dopo.
Nel pomeriggio è stato più lento, quasi pigro. Coccole, baci, carezze, nessuna fretta, alla fine è salito di nuovo sopra di me ed è entrato lentamente, delicatamente, come se fosse la prima volta...
Dio quanto mi è piaciuto…
Martedì sera Giacomo era a una cena di lavoro. Sono rimasta a casa, sola, ad ascoltare i Radiohead e a leggere i messaggi di Paolo.
Mi ha scritto tutti i giorni. Messaggi brevi. «Come stai?», «Vorrei rivederti». «Non riesco a smettere di pensare a te». Ma anche: «Sei stata fantastica». «È stato bellissimo».
Alla fine gli ho risposto. Prima: «Lasciami in pace». Poi ho cancellato il messaggio e ho scritto: «Lasciami un po' di tempo, per favore».
Ieri ho chiesto a Giacomo di prendermi dietro.
Di solito non mi piace. Mi fa male, mi mette a disagio. Lo faccio solo ogni tanto, per farlo contento.
Stavolta invece avevo voglia di farlo. Mi sono messa a quattro zampe sul letto e gli ho detto semplicemente «Inculami». Giacomo è sembrato stupito, ma non se l'è fatto ripetere. È entrato piano, centimetro dopo centimetro. Gli ho chiesto di non fermarsi. Ha spinto fino in fondo e poi ha cominciato a pomparmi lentamente, all'inizio, poi con forza, tenendomi i fianchi, io spingevo indietro incontrando ogni colpo.
Sono venuta così, con il viso premuto contro il cuscino mentre lui mi scopava il culo.
«Eva, non so cosa ti sta succedendo ma mi piace parecchio…»
Neanche io so cosa sta succedendo. Forse è il rimorso. Forse sto cercando di dimostrare a me stessa che lo desidero ancora, che Paolo è stato solo un incidente.
Forse ho solo voglia di cazzo… Cristo… c'è da uscirne pazza…
Sento la macchina di Giacomo nel cortile.
Vado ad aprirgli la porta.
Sono nuda. Gli piacerà…
Eva.
È passata una settimana dalla "cena" con Paolo e non riesco ancora a farmene una ragione.
Sto aspettando Giacomo, dovrebbe tornare a casa tra poco.
Abbiamo scopato praticamente tutti i giorni.
Lo cerco continuamente. La mattina prima di alzarmi, quando torno dal lavoro, dopo cena, nel cuore della notte. Va avanti così da giorni.
Una volta l’ho trascinato in camera ancora con la giacca del lavoro addosso e me lo sono fatto venire in bocca, in piedi, contro l’armadio. L'altro giorno sono salita su di lui mentre leggeva un libro sul divano, senza nemmeno togliermi la gonna.
Mi ha detto ridendo: «Non facevamo sesso così neanche a vent’anni…»
Non sapevo cosa rispondere, così mi sono chinata e l'ho preso in bocca. Lui mi ha appoggiato una mano sui capelli, delicatamente, senza spingere. Sono venuta mentre lo succhiavo, non mi era mai successo.
Domenica nostro figlio è andato ad un festival di fumetti e cosplay. L'ho salutato con un bacio, l'ho guardato uscire di casa con quel costume assurdo e sono tornata in camera da Giacomo.
L’ho svegliato baciandogli il cazzo, poi mi sono seduta sopra di lui ancora mezzo addormentato e ho cominciato a muovermi piano, sentendolo indurirsi completamente dentro di me. Quando ha aperto gli occhi gli ho messo le mani sul petto e ho accelerato. Sono venuta così, guardandolo in faccia.
Abbiamo fatto colazione nudi in cucina. Dopo dieci minuti eravamo di nuovo in camera. Questa volta l’ho voluto sopra di me, le gambe aperte, le mani che gli stringevano il culo mentre spingeva. I suoi colpi erano profondi, regolari. Sono venuta una seconda volta e lui mi ha riempita subito dopo.
Nel pomeriggio è stato più lento, quasi pigro. Coccole, baci, carezze, nessuna fretta, alla fine è salito di nuovo sopra di me ed è entrato lentamente, delicatamente, come se fosse la prima volta...
Dio quanto mi è piaciuto…
Martedì sera Giacomo era a una cena di lavoro. Sono rimasta a casa, sola, ad ascoltare i Radiohead e a leggere i messaggi di Paolo.
Mi ha scritto tutti i giorni. Messaggi brevi. «Come stai?», «Vorrei rivederti». «Non riesco a smettere di pensare a te». Ma anche: «Sei stata fantastica». «È stato bellissimo».
Alla fine gli ho risposto. Prima: «Lasciami in pace». Poi ho cancellato il messaggio e ho scritto: «Lasciami un po' di tempo, per favore».
Ieri ho chiesto a Giacomo di prendermi dietro.
Di solito non mi piace. Mi fa male, mi mette a disagio. Lo faccio solo ogni tanto, per farlo contento.
Stavolta invece avevo voglia di farlo. Mi sono messa a quattro zampe sul letto e gli ho detto semplicemente «Inculami». Giacomo è sembrato stupito, ma non se l'è fatto ripetere. È entrato piano, centimetro dopo centimetro. Gli ho chiesto di non fermarsi. Ha spinto fino in fondo e poi ha cominciato a pomparmi lentamente, all'inizio, poi con forza, tenendomi i fianchi, io spingevo indietro incontrando ogni colpo.
Sono venuta così, con il viso premuto contro il cuscino mentre lui mi scopava il culo.
«Eva, non so cosa ti sta succedendo ma mi piace parecchio…»
Neanche io so cosa sta succedendo. Forse è il rimorso. Forse sto cercando di dimostrare a me stessa che lo desidero ancora, che Paolo è stato solo un incidente.
Forse ho solo voglia di cazzo… Cristo… c'è da uscirne pazza…
Sento la macchina di Giacomo nel cortile.
Vado ad aprirgli la porta.
Sono nuda. Gli piacerà…
Eva.
0
voti
voti
valutazione
0
0
Continua a leggere racconti dello stesso autore
racconto precedente
18 Settembre 2026, ore 2:40
Commenti dei lettori al racconto erotico