Piss Garden Party
di
Figlia pisciona
genere
pissing
Un bel giorno Erzebet mi telefona: c’era una festa segreta e lei era stata invitata. Aveva accettato sia per passione che per soldi, questo me lo disse subito, anzi mi fece capire che avremmo guadagnato in un giorno quanto avremmo alzato in un mese. Conoscendo il tipo mi aspettavo un Piss Party e infatti non mi sbagliavo. Mi feci però confermare sulla parola che la pipì non l’avremmo bevuta, quelle cose l’ho viste fare in un video di Eva Tender e mi chiedo come potesse sopportare quel cocktail amaro servito dentro una coppa di champagne. In ogni caso da quella festa mi sarei aspettato anche di peggio, tipo pissing nel buco del culo. Quando Erzebet passò a prendermi non poteva sapere che avevo già bevuto un sorso di whisky per mettermi coraggio, ma ormai il dado era tratto e poi i soldi fanno sempre comodo. Erzebet era una zozza ma sapeva come non mettersi dei guai, quindi di lei mi fidavo. Eravamo sorelle di pissing e ora anche di affari.
La villa era isolata e aveva un ampio prato protetto da muri contro gli sguardi indiscreti. Nel giardino c’era anche una piscina di quelle a vasca interrata. Tutto si svolgeva di giorno – era un sabato estivo – nel prato della villa. Il motivo l’ho capito presto: dopo era più facile pulire. Ci aspettava almeno una dozzina di maschi, mentre due giovanissime ragazze slave (e troie) arrivarono subito dopo di noi. Nel frattempo, due tecnici piazzavano le luci e a quel punto ho capito che gli operatori avrebbero ripreso tutto per produrre un pornazzo. In realtà Erzebet me lo aveva accennato ed io avevo accettato: ormai ero maggiorenne e singola, per cui non avevo niente da perdere a farmi vedere nuda o in pose spinte. Quello che invece non potevo immaginare è di cosa è capace la gente arrapata e perversa e cosa sono disposte a subire le ragazze povere venute dall’Est.
Intanto tutti nudi, via gli orpelli e dritti i piselli. Subito dopo, le due giovanissime slave si misero una accanto all’altra in ginocchio, mentre gli uomini in cerchio iniziarono a turno a pisciargli addosso. Sembra che quelle due non aspettassero altro: tenevano la bocca aperta, chiudevano gli occhi a ogni schizzo in faccia e ridevano ogni volta che una pisciata più lunga le irrorava la schiena nuda. I capelli erano corti, forse se li erano tagliati apposta. Solo dopo ho saputo che gli era stato pagato l’aereo low cost da chissà dove, più mille euro per due pose, cifra normale per le dilettanti. Disposte a tutto pur di portare quei soldi a casa, mi facevano pena ma eccitavano da matti tutti i maschi presenti. Non so se ci fosse un’autobotte di acqua Rocchetta o Lauretana nei paraggi, ma tutti pisciavano con schizzi abbondanti e precisi, manco fossero pompieri. Ma a questo punto toccava a noi. Erzebet mi prese per la mano come una sorella maggiore e insieme corremmo nude verso il gruppo, gridando frasi sconce e buttandoci per terra in attesa della doccia dorata. Nel frattempo, le due ragazze si asciugavano gli occhi, contente dei rinforzi. Il trucco era scolato loro dagli occhi sulle guance e una delle due si era quasi strozzata per il piscio in bocca ingoiato male. No, non erano fatte di cocaina come pensavo, erano solo due puttanelle che con la pioggia d’oro avevano trovato la miniera d’oro e avevano aspettato il diciottesimo compleanno per lavorare. Il nostro ingresso fu salutato con gioia, ma Erzebet si fece subito rispettare: anziché farsi pisciare addosso afferrò per il braccio un ragazzo, lo costrinse a sdraiarsi sull’erba. Erzebet era una ragazzona ungherese molto robusta, per cui quello non reagì e quando lei gli mise il piede sul torace era chiaro che gli sarebbe arrivata addosso la pioggia dorata. Battimani a scena aperta, Erzebet aveva preso la scena ed io mi associai: chi vuole farsi pisciare addosso? Subito si candidarono in due, molto giovani e forse anche coppia gay. Feci del mio meglio per schizzargli il caldo liquido in bocca, buttandomi poi indietro e spalancando le gambe. Uno schizzo ancora usciva zampillando, ma a nessuno venne in mente di scoparmi, pazienza. A questo punto il mio destino era segnato: mi inginocchiai ad occhi chiusi mentre sentivo stringere il cerchio dei cazzi intorno a me, pronta per farmi la doccia calda. Erzebet invece dava una mano alle due slave – sapeva il russo – per guidare meglio le loro esibizioni. Gli operatori cercavano scene forti e primi piani, bisognava accontentarli. Non credevo ai miei occhi: Erzebet si mise alle spalle di una delle due slave inginocchiate e con le mani le aprì la bocca tenendola spalancata, un invito a pisciarle dentro. Non so in quanti lo fecero, almeno in cinque, mentre l’altra si limitava a chiudere gli occhi e ad aprire la bocca ogni tanto, sputando la metà di quello che non ingoiava. Io restando in disparte facevo un pompino a un negro, sperando che poi me lo mettesse dentro. Somigliava al mio patrigno, perlomeno per la lunghezza del suo cazzo nero, in quello sono tutt’altro che razzista. Ma il regista m’interruppe con un cenno: quello lo farai dopo, per ora solo pissing. Portarono infatti alcune coppe di champagne, subito riempite da baldi giovani incontinenti. Bere l’urina mi faceva schifo e avevo giurato di fare tutto tranne quello, ma il brindisi era previsto dal copione e le slave penso lo sapessero già, visto che non reagirono a questa proposta schifosa. Incrociai lo sguardo di Erzebet, la quale mi fece un cenno: ormai siamo in ballo e dobbiamo ballare: il video era una piss drinking orgy. Sicuramente ne bevemmo meno delle due puttanelle, ma ricordo ancora il senso di amaro in bocca. Da quel giorno ogni volta che vedo una coppa di champagne mi viene un senso di ribrezzo ed eccitazione nello stesso tempo.
L’ultima parte per fortuna prevedeva solo sperma, era un bukkake. Qui era divertente perché dovevamo succhiarne quanti più possibile e farli diventare duri. Le due slave pare che in vita avessero fatto solo quello, ma devo dire che dopo quelle umilianti docce di piscio questo era il paradiso. Erzebet riusciva a impegnare anche tre o quattro uomini insieme e si vedeva che le piaceva proprio. Per lei scopare era normale quanto lavarsi i denti e da lei avevo imparato che ogni tanto puoi anche mettere nel cassetto tutte le idee sull’amore romantico e lasciarti andare. Anch’io allargai le gambe e mi feci sbattere da diversi ragazzi a turno, mentre gli altri si masturbavano e ci schizzavano addosso lo sperma. Alla fine, non ci vedevamo più per quanto ce n’era andato anche negli occhi. Quando riuscii a riaprirli, scoprii che Erzebet lo prendeva anche dietro e non era la prima volta: quando un grosso cazzo uscì dal suo sfintere dopo aver scaricato lo sperma nel retto, mi accorsi che l’ano era ben dilatato, roba che vuol dire anni di anale. Giovane com’era – avevamo entrambe 20 anni – doveva averlo preso dietro almeno dai quindici anni in su. Applausi a scena aperta quando fece schizzare lo sperma dal culo come fosse squirting, mentre le due slave ancora si facevano sbattere a turno. Una delle due alla fine fece il numero: seduta su un cazzo dritto si fece inculare e in questo modo le partì un getto di piscio stimolato da mille terminazioni nervose dei suo giovane corpo. La paga se l’era meritata anche lei, l’operatore le aveva fatto un primo piano della fica zampillante, al costo di bagnare l’obiettivo della videocamera. Alla fine, tutti in piscina. A lavarci. No, non mi sentivo sporca, al massimo appiccicosa, visto quello che mi avevano schizzato addosso. Baciai Erzebet e le due slave sulla bocca. No, non era una scena lesbica, era sorellanza. Ma fu ripresa lo stesso per il film.
La villa era isolata e aveva un ampio prato protetto da muri contro gli sguardi indiscreti. Nel giardino c’era anche una piscina di quelle a vasca interrata. Tutto si svolgeva di giorno – era un sabato estivo – nel prato della villa. Il motivo l’ho capito presto: dopo era più facile pulire. Ci aspettava almeno una dozzina di maschi, mentre due giovanissime ragazze slave (e troie) arrivarono subito dopo di noi. Nel frattempo, due tecnici piazzavano le luci e a quel punto ho capito che gli operatori avrebbero ripreso tutto per produrre un pornazzo. In realtà Erzebet me lo aveva accennato ed io avevo accettato: ormai ero maggiorenne e singola, per cui non avevo niente da perdere a farmi vedere nuda o in pose spinte. Quello che invece non potevo immaginare è di cosa è capace la gente arrapata e perversa e cosa sono disposte a subire le ragazze povere venute dall’Est.
Intanto tutti nudi, via gli orpelli e dritti i piselli. Subito dopo, le due giovanissime slave si misero una accanto all’altra in ginocchio, mentre gli uomini in cerchio iniziarono a turno a pisciargli addosso. Sembra che quelle due non aspettassero altro: tenevano la bocca aperta, chiudevano gli occhi a ogni schizzo in faccia e ridevano ogni volta che una pisciata più lunga le irrorava la schiena nuda. I capelli erano corti, forse se li erano tagliati apposta. Solo dopo ho saputo che gli era stato pagato l’aereo low cost da chissà dove, più mille euro per due pose, cifra normale per le dilettanti. Disposte a tutto pur di portare quei soldi a casa, mi facevano pena ma eccitavano da matti tutti i maschi presenti. Non so se ci fosse un’autobotte di acqua Rocchetta o Lauretana nei paraggi, ma tutti pisciavano con schizzi abbondanti e precisi, manco fossero pompieri. Ma a questo punto toccava a noi. Erzebet mi prese per la mano come una sorella maggiore e insieme corremmo nude verso il gruppo, gridando frasi sconce e buttandoci per terra in attesa della doccia dorata. Nel frattempo, le due ragazze si asciugavano gli occhi, contente dei rinforzi. Il trucco era scolato loro dagli occhi sulle guance e una delle due si era quasi strozzata per il piscio in bocca ingoiato male. No, non erano fatte di cocaina come pensavo, erano solo due puttanelle che con la pioggia d’oro avevano trovato la miniera d’oro e avevano aspettato il diciottesimo compleanno per lavorare. Il nostro ingresso fu salutato con gioia, ma Erzebet si fece subito rispettare: anziché farsi pisciare addosso afferrò per il braccio un ragazzo, lo costrinse a sdraiarsi sull’erba. Erzebet era una ragazzona ungherese molto robusta, per cui quello non reagì e quando lei gli mise il piede sul torace era chiaro che gli sarebbe arrivata addosso la pioggia dorata. Battimani a scena aperta, Erzebet aveva preso la scena ed io mi associai: chi vuole farsi pisciare addosso? Subito si candidarono in due, molto giovani e forse anche coppia gay. Feci del mio meglio per schizzargli il caldo liquido in bocca, buttandomi poi indietro e spalancando le gambe. Uno schizzo ancora usciva zampillando, ma a nessuno venne in mente di scoparmi, pazienza. A questo punto il mio destino era segnato: mi inginocchiai ad occhi chiusi mentre sentivo stringere il cerchio dei cazzi intorno a me, pronta per farmi la doccia calda. Erzebet invece dava una mano alle due slave – sapeva il russo – per guidare meglio le loro esibizioni. Gli operatori cercavano scene forti e primi piani, bisognava accontentarli. Non credevo ai miei occhi: Erzebet si mise alle spalle di una delle due slave inginocchiate e con le mani le aprì la bocca tenendola spalancata, un invito a pisciarle dentro. Non so in quanti lo fecero, almeno in cinque, mentre l’altra si limitava a chiudere gli occhi e ad aprire la bocca ogni tanto, sputando la metà di quello che non ingoiava. Io restando in disparte facevo un pompino a un negro, sperando che poi me lo mettesse dentro. Somigliava al mio patrigno, perlomeno per la lunghezza del suo cazzo nero, in quello sono tutt’altro che razzista. Ma il regista m’interruppe con un cenno: quello lo farai dopo, per ora solo pissing. Portarono infatti alcune coppe di champagne, subito riempite da baldi giovani incontinenti. Bere l’urina mi faceva schifo e avevo giurato di fare tutto tranne quello, ma il brindisi era previsto dal copione e le slave penso lo sapessero già, visto che non reagirono a questa proposta schifosa. Incrociai lo sguardo di Erzebet, la quale mi fece un cenno: ormai siamo in ballo e dobbiamo ballare: il video era una piss drinking orgy. Sicuramente ne bevemmo meno delle due puttanelle, ma ricordo ancora il senso di amaro in bocca. Da quel giorno ogni volta che vedo una coppa di champagne mi viene un senso di ribrezzo ed eccitazione nello stesso tempo.
L’ultima parte per fortuna prevedeva solo sperma, era un bukkake. Qui era divertente perché dovevamo succhiarne quanti più possibile e farli diventare duri. Le due slave pare che in vita avessero fatto solo quello, ma devo dire che dopo quelle umilianti docce di piscio questo era il paradiso. Erzebet riusciva a impegnare anche tre o quattro uomini insieme e si vedeva che le piaceva proprio. Per lei scopare era normale quanto lavarsi i denti e da lei avevo imparato che ogni tanto puoi anche mettere nel cassetto tutte le idee sull’amore romantico e lasciarti andare. Anch’io allargai le gambe e mi feci sbattere da diversi ragazzi a turno, mentre gli altri si masturbavano e ci schizzavano addosso lo sperma. Alla fine, non ci vedevamo più per quanto ce n’era andato anche negli occhi. Quando riuscii a riaprirli, scoprii che Erzebet lo prendeva anche dietro e non era la prima volta: quando un grosso cazzo uscì dal suo sfintere dopo aver scaricato lo sperma nel retto, mi accorsi che l’ano era ben dilatato, roba che vuol dire anni di anale. Giovane com’era – avevamo entrambe 20 anni – doveva averlo preso dietro almeno dai quindici anni in su. Applausi a scena aperta quando fece schizzare lo sperma dal culo come fosse squirting, mentre le due slave ancora si facevano sbattere a turno. Una delle due alla fine fece il numero: seduta su un cazzo dritto si fece inculare e in questo modo le partì un getto di piscio stimolato da mille terminazioni nervose dei suo giovane corpo. La paga se l’era meritata anche lei, l’operatore le aveva fatto un primo piano della fica zampillante, al costo di bagnare l’obiettivo della videocamera. Alla fine, tutti in piscina. A lavarci. No, non mi sentivo sporca, al massimo appiccicosa, visto quello che mi avevano schizzato addosso. Baciai Erzebet e le due slave sulla bocca. No, non era una scena lesbica, era sorellanza. Ma fu ripresa lo stesso per il film.
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