Monovolume 2

di
genere
tradimenti

Il monovolume 2

I giorni sembravano non passare mai. Continuavo a pensare a Giulia e al suo modo di scopare: brutale, erotico, disturbante.
All’improvviso, mentre ero immerso nei miei pensieri, squillò il telefono. Risposi. Era lei, Giulia.
— Ciao, puttana. Hai un amico fidato?
— Certamente — risposi sicuro.
— Allora avvisalo: questo sabato voglio essere fottuta da due uomini. Sul tavolo ci devono essere formaggio, vino rosso e ciliegie.
Pensai che era una vera pacchia.
Chiamai Piero, mio amico fidato, calabrese dalle ottime prestazioni (a suo dire). L’appuntamento era alle 21. Avrei prelevato Giulia e poi saremmo andati a casa di Piero, un appartamentino discreto in città.
Così feci. Arrivati al piano con l’ascensore, Giulia indossava solo una pelliccia, sotto calze, reggicalze e perizoma.
La feci girare sul pianerottolo, esibendola come una vacca all’esposizione delle bestie.
— Ti piace la vacca? — chiesi a Piero.
— Niente male — rispose lui, osservandola con interesse.
A quel punto entrammo in casa, tutti e tre.
Giulia si distese sul tavolo della cucina, con una sicurezza che non ammetteva repliche. Il formaggio e le ciliegie erano sparsi davanti a lei, e ogni tanto portava un boccone alle labbra carnose, mescolando sapori dolci e salati con la stessa naturalezza con cui si faceva leccare la figa. Il vino rosso le scivolava lento sulla gola, accendendo il desiderio e disegnando una lucentezza provocante nei suoi occhi.
Piero e io la guardavamo in silenzio, rapiti da quella scena sensuale e quasi sacrale: il contrasto tra i sapori, il suono dei nostri respiri, e il piacere che cresceva nell’aria come una nube che ci avvolgeva.
Lei ci sfidava con lo sguardo, ma era chiaro che voleva essere presa, dominata, consumata. Con una rapidità che non lasciava scampo, Piero prese l’iniziativa. Si inginocchiò davanti a lei, la sua lingua scavava con attenzione, mentre le sue mani si muovevano sicure sul suo corpo morbido.
Giulia gemeva, appoggiando la testa all’indietro, mentre io la osservavo, l’erezione che cresceva fino a diventare una bestia irrefrenabile. Poi, senza perder tempo, mi feci avanti. La presi sul tavolo, il mio corpo contro il suo, e iniziai a scoparla con ritmo deciso, profondo.
Lei spompinava Piero con una passione selvaggia, urlando e graffiandomi la schiena, mentre io la scuotevo dolcemente, cercando di controllare l’urto delle mie spinte.
Ogni volta che sentivo il piacere crescere, rallentavo, allungavo il momento, mentre Giulia ci guidava con i suoi gemiti, le sue mani, la sua voce rotta dal desiderio.
Venni sette volte quella notte, senza mai perdere il controllo, con l’adrenalina che mi faceva sentire vivo come non mai. Le ultime due vennero mentre la accompagnavo a casa. Prima un pompino caldo e urgente, poi una scopata della staffa nel suo appartamento, con la luce soffusa e le tende chiuse.
Piero non fu da meno: venne cinque volte, lasciando dietro di sé una scia di sudore e respiro affannoso.
Quando tutto finì, ci lasciammo con un’intesa tacita, consapevoli di aver vissuto qualcosa di raro, un momento fuori dal tempo dove corpo e desiderio avevano fatto la loro legge.

scritto il
2026-08-22
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