Il monovolume (Parte 3) Finale
scritto il 2026-10-07 tempo di lettura 2 min
di
Il Denigrante
genere
confessioni
cura
A+
Dopo la serata a tre, Giulia sembrava un po’ più distante, anche se si era divertita molto con me e Pierò. Per provare a ritrovare quell’intimità, la invitai a trascorrere una serata diversa: una cenetta intima immersi nei boschi, in un piccolo angolo di montagna non lontano da casa mia, con un panorama che sembrava fatto apposta per noi.
Arrivò puntuale, lasciò l’auto in un parcheggio anonimo e salì sulla mia macchina. Ci incamminammo lentamente lungo la strada, con me che avevo tutto il necessario per preparare la cena. Mangiammo insieme, godendoci quel momento semplice ma speciale, e subito dopo iniziammo a toglierci i vestiti, come se il silenzio e la natura intorno a noi spingessero a lasciar cadere ogni barriera.
Gettai sull’erba una coperta, per rendere il nostro amplesso più comodo e lontano da ogni fastidio della natura selvaggia. Cinsi la sua vita con le braccia e le accarezzai i seni generosi, Giulia aveva una misura abbondante, un dono che non passava inosservato. Con delicatezza sfilai il perizoma e iniziai a esplorare il suo corpo, leccando il suo sesso e stimolando il clitoride con attenzione.
Facemmo l’amore con una passione travolgente, intensa e libera da ogni freno. Quando la girai, mi mise in guardia con un sorriso malizioso: “Non fare scherzi da prete.” Ma era tardi per tornare indietro, e il mio membro imboccò la via più stretta dei suoi due ingressi, mentre venivo copiosamente tra i suoi gemiti di piacere, continuando a stimolarle il clitoride.
Dopo, ci rivestimmo lentamente e la accompagnai fino all’auto. Quella fu l’ultima volta che la vidi. In un messaggio successivo mi scrisse: “Lasciami andare, come una farfalla.” E io rispettai il suo desiderio senza oppormi.
Di lei mi restano le fotografie erotiche che le scattai prima di ogni amplesso, ricordi di una complicità che solo noi conoscevamo. Recentemente l’ho incontrata di nuovo: madre di due bambini e felicemente sposata. L’ho osservata sorridendo con attenzione, trovandola ancora affascinante. Salutandola, ho pensato al nostro segreto condiviso e un sorriso tenero mi ha attraversato il volto.
Buona vita, Giulia…
Arrivò puntuale, lasciò l’auto in un parcheggio anonimo e salì sulla mia macchina. Ci incamminammo lentamente lungo la strada, con me che avevo tutto il necessario per preparare la cena. Mangiammo insieme, godendoci quel momento semplice ma speciale, e subito dopo iniziammo a toglierci i vestiti, come se il silenzio e la natura intorno a noi spingessero a lasciar cadere ogni barriera.
Gettai sull’erba una coperta, per rendere il nostro amplesso più comodo e lontano da ogni fastidio della natura selvaggia. Cinsi la sua vita con le braccia e le accarezzai i seni generosi, Giulia aveva una misura abbondante, un dono che non passava inosservato. Con delicatezza sfilai il perizoma e iniziai a esplorare il suo corpo, leccando il suo sesso e stimolando il clitoride con attenzione.
Facemmo l’amore con una passione travolgente, intensa e libera da ogni freno. Quando la girai, mi mise in guardia con un sorriso malizioso: “Non fare scherzi da prete.” Ma era tardi per tornare indietro, e il mio membro imboccò la via più stretta dei suoi due ingressi, mentre venivo copiosamente tra i suoi gemiti di piacere, continuando a stimolarle il clitoride.
Dopo, ci rivestimmo lentamente e la accompagnai fino all’auto. Quella fu l’ultima volta che la vidi. In un messaggio successivo mi scrisse: “Lasciami andare, come una farfalla.” E io rispettai il suo desiderio senza oppormi.
Di lei mi restano le fotografie erotiche che le scattai prima di ogni amplesso, ricordi di una complicità che solo noi conoscevamo. Recentemente l’ho incontrata di nuovo: madre di due bambini e felicemente sposata. L’ho osservata sorridendo con attenzione, trovandola ancora affascinante. Salutandola, ho pensato al nostro segreto condiviso e un sorriso tenero mi ha attraversato il volto.
Buona vita, Giulia…
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