Il segreto di mia sorella
di
sorellina
genere
incesti
INIZIO
Questo racconto fa riferimento a fatti veramente successi, ma per evitare di nominare i protagonisti, i nomi sono stati cambiati. Non vi chiedo di crederci, quindi potete tranquillamente pensare che questo racconto sia frutto di fantasia. Se mettete qualche commento, mi fa piacere.
Quel pomeriggio avevo finito di lavorare con una sola cosa in mente: andare a circolo, cambiarmi e prepararmi per l'allenamento di tennis.
Poi, proprio quando stavo per uscire dall'ufficio, mi arrivò il messaggio del mio compagno.
"Scusa Luca, oggi non sto troppo bene. Rimandiamo?"
Sospirai. Non avevo molta voglia di tornare direttamente a casa, ma ormai non avevo alternative.
Quando arrivai al condominio, salii le scale distrattamente, pensando a come avrei passato il resto della serata. I miei, come al solito, sarebbero rientrati verso le sette e mezza. Mia sorella, invece, probabilmente era già a casa.
Mia sorella era una ragazza allegra e piena di energia. Aveva capelli tra il biondo scuro e il castano chiaro, naturalmente ricci, che spesso lasciava semplicemente sciolti. Era alta circa un metro e sessantacinque e da qualche tempo frequentava regolarmente la palestra. Le gambe toniche, il glutei sodi e definiti, gli addominali che si intravvedevano e un piccolo seno (una seconda) sodo e appuntito definivano la sua sessualità. Questo le aveva dato un aspetto atletico e tonico, senza cambiarne il carattere vivace e solare. In casa era spesso lei a portare un po' di allegria, anche se negli ultimi mesi avevo iniziato a rendermi conto che stava diventando sempre più indipendente.
Inserii la chiave nella serratura e aprii.
Fu allora che sentii un rumore.
Mi bloccai.
Proveniva dal corridoio.
All'inizio pensai che mia sorella avesse combinato qualcosa in cucina. Poi sentii nuovamente dei rumori, questa volta più chiaramente provenienti dalla sua camera.
La prima cosa che pensai fu che fosse successo qualcosa.
Presi il telefono e, quasi d'istinto, aprii la schermata delle chiamate mettendo il 112 pronto nel caso fosse stato necessario. Mi mossi lentamente lungo il corridoio, cercando di capire cosa stesse succedendo.
Arrivato davanti alla porta della camera di mia sorella, però, mi fermai.
Non c'era bisogno di entrare. Non erano grida ma gemiti e sussulti.
Avevo capito.
Rimasi immobile per qualche secondo, completamente spiazzato.
Mia sorella era appena maggiorenne. Sapevo che prima o poi avrebbe iniziato a vivere la propria vita, ma fino a quel momento l'avevo sempre vista come la ragazzina di casa. Casta e pura, non come una una donna.
E, soprattutto, non sapevo nemmeno che frequentasse qualcuno.
Mi allontanai immediatamente dalla porta.
La parte più imbarazzante è che quei suoni mi incuriosivano: volevo sapere con chi stava…
I gemiti erano forti, ma all’improvviso sentii un “Vengo, detto dal maschio”.
La cosa più imbarazzante era che adesso non sapevo assolutamente cosa fare. Se fossi entrato in cucina, avrebbe potuto vedermi. Se fossi rimasto lì, sarebbe stato ancora peggio. Alla fine decisi per la soluzione più semplice: uscire.
Senza fare rumore, tornai verso la porta d'ingresso, uscii dall'appartamento e salii al piano superiore.
Mi sedetti qualche minuto sulle scale.
"Perfetto, Luca", pensai. "Adesso stai nascondendoti nel tuo stesso condominio."
Passarono circa dieci minuti.
Poi sentii la porta dell'appartamento aprirsi.
Mi irrigidii.
Qualcuno uscì.
Rimasi in silenzio, cercando di non farmi vedere.
Sentii dei passi avvicinarsi alle scale. “Com’è possibile?” pensai.
Comparve una ombra.
Aveva una corporatura normale, con una leggera pancetta frutto probabilmente di qualche birretta in più. Era piuttosto alto, capelli castani corti e una brizzolatura qua e là. Indossava una semplice maglietta scura e un paio di jeans. Aveva un viso dai lineamenti marcati e un'espressione tranquilla, quasi sicura di sé. Una barba media ma curata.
All'inizio vidi soltanto la sua sagoma.
Poi alzò lo sguardo.
Rimasi completamente senza parole.
Era lui.
Il nostro vicino.
Lo conoscevo di vista. Viveva qualche piano più sotto ed era un uomo sulla 50ina che incontravo spesso sulle scale o davanti al portone. Ci eravamo salutati diverse volte, ma non avevamo mai parlato davvero.
Per qualche secondo nessuno dei due disse niente.
Poi lui mi vide.
Si fermò.
Mi guardò.
E fece un piccolo sorriso.
Non un sorriso normale.
Un sorrisetto appena accennato, quasi divertito.
"Ciao, Luca."
"Ciao..." risposi, cercando disperatamente di sembrare naturale.
Lui riprese a salire.
Quando mi passò accanto, ebbi la netta sensazione che avesse capito tutto.
Ma quanto?
Aveva intuito che ero lì?
Aveva capito perché ero uscito di casa?
Oppure era semplicemente un sorriso casuale e io, in quel momento, stavo dando significato a ogni minimo gesto?
Lo guardai continuare a salire le scale.
Poi rimasi lì da solo.
E una domanda mi attraversò la mente:
Possibile che sapesse che avevo capito?
Non avevo nessuna risposta.
Ma quel sorrisetto continuava a tornarmi in mente.
Ma anche la domanda: “Possibile che mia sorella vada con lui?”
Questo racconto fa riferimento a fatti veramente successi, ma per evitare di nominare i protagonisti, i nomi sono stati cambiati. Non vi chiedo di crederci, quindi potete tranquillamente pensare che questo racconto sia frutto di fantasia. Se mettete qualche commento, mi fa piacere.
Quel pomeriggio avevo finito di lavorare con una sola cosa in mente: andare a circolo, cambiarmi e prepararmi per l'allenamento di tennis.
Poi, proprio quando stavo per uscire dall'ufficio, mi arrivò il messaggio del mio compagno.
"Scusa Luca, oggi non sto troppo bene. Rimandiamo?"
Sospirai. Non avevo molta voglia di tornare direttamente a casa, ma ormai non avevo alternative.
Quando arrivai al condominio, salii le scale distrattamente, pensando a come avrei passato il resto della serata. I miei, come al solito, sarebbero rientrati verso le sette e mezza. Mia sorella, invece, probabilmente era già a casa.
Mia sorella era una ragazza allegra e piena di energia. Aveva capelli tra il biondo scuro e il castano chiaro, naturalmente ricci, che spesso lasciava semplicemente sciolti. Era alta circa un metro e sessantacinque e da qualche tempo frequentava regolarmente la palestra. Le gambe toniche, il glutei sodi e definiti, gli addominali che si intravvedevano e un piccolo seno (una seconda) sodo e appuntito definivano la sua sessualità. Questo le aveva dato un aspetto atletico e tonico, senza cambiarne il carattere vivace e solare. In casa era spesso lei a portare un po' di allegria, anche se negli ultimi mesi avevo iniziato a rendermi conto che stava diventando sempre più indipendente.
Inserii la chiave nella serratura e aprii.
Fu allora che sentii un rumore.
Mi bloccai.
Proveniva dal corridoio.
All'inizio pensai che mia sorella avesse combinato qualcosa in cucina. Poi sentii nuovamente dei rumori, questa volta più chiaramente provenienti dalla sua camera.
La prima cosa che pensai fu che fosse successo qualcosa.
Presi il telefono e, quasi d'istinto, aprii la schermata delle chiamate mettendo il 112 pronto nel caso fosse stato necessario. Mi mossi lentamente lungo il corridoio, cercando di capire cosa stesse succedendo.
Arrivato davanti alla porta della camera di mia sorella, però, mi fermai.
Non c'era bisogno di entrare. Non erano grida ma gemiti e sussulti.
Avevo capito.
Rimasi immobile per qualche secondo, completamente spiazzato.
Mia sorella era appena maggiorenne. Sapevo che prima o poi avrebbe iniziato a vivere la propria vita, ma fino a quel momento l'avevo sempre vista come la ragazzina di casa. Casta e pura, non come una una donna.
E, soprattutto, non sapevo nemmeno che frequentasse qualcuno.
Mi allontanai immediatamente dalla porta.
La parte più imbarazzante è che quei suoni mi incuriosivano: volevo sapere con chi stava…
I gemiti erano forti, ma all’improvviso sentii un “Vengo, detto dal maschio”.
La cosa più imbarazzante era che adesso non sapevo assolutamente cosa fare. Se fossi entrato in cucina, avrebbe potuto vedermi. Se fossi rimasto lì, sarebbe stato ancora peggio. Alla fine decisi per la soluzione più semplice: uscire.
Senza fare rumore, tornai verso la porta d'ingresso, uscii dall'appartamento e salii al piano superiore.
Mi sedetti qualche minuto sulle scale.
"Perfetto, Luca", pensai. "Adesso stai nascondendoti nel tuo stesso condominio."
Passarono circa dieci minuti.
Poi sentii la porta dell'appartamento aprirsi.
Mi irrigidii.
Qualcuno uscì.
Rimasi in silenzio, cercando di non farmi vedere.
Sentii dei passi avvicinarsi alle scale. “Com’è possibile?” pensai.
Comparve una ombra.
Aveva una corporatura normale, con una leggera pancetta frutto probabilmente di qualche birretta in più. Era piuttosto alto, capelli castani corti e una brizzolatura qua e là. Indossava una semplice maglietta scura e un paio di jeans. Aveva un viso dai lineamenti marcati e un'espressione tranquilla, quasi sicura di sé. Una barba media ma curata.
All'inizio vidi soltanto la sua sagoma.
Poi alzò lo sguardo.
Rimasi completamente senza parole.
Era lui.
Il nostro vicino.
Lo conoscevo di vista. Viveva qualche piano più sotto ed era un uomo sulla 50ina che incontravo spesso sulle scale o davanti al portone. Ci eravamo salutati diverse volte, ma non avevamo mai parlato davvero.
Per qualche secondo nessuno dei due disse niente.
Poi lui mi vide.
Si fermò.
Mi guardò.
E fece un piccolo sorriso.
Non un sorriso normale.
Un sorrisetto appena accennato, quasi divertito.
"Ciao, Luca."
"Ciao..." risposi, cercando disperatamente di sembrare naturale.
Lui riprese a salire.
Quando mi passò accanto, ebbi la netta sensazione che avesse capito tutto.
Ma quanto?
Aveva intuito che ero lì?
Aveva capito perché ero uscito di casa?
Oppure era semplicemente un sorriso casuale e io, in quel momento, stavo dando significato a ogni minimo gesto?
Lo guardai continuare a salire le scale.
Poi rimasi lì da solo.
E una domanda mi attraversò la mente:
Possibile che sapesse che avevo capito?
Non avevo nessuna risposta.
Ma quel sorrisetto continuava a tornarmi in mente.
Ma anche la domanda: “Possibile che mia sorella vada con lui?”
7
voti
voti
valutazione
3.9
3.9
Commenti dei lettori al racconto erotico