L'ambulante in Sri Lanka

di
genere
etero

Quando ho divorziato da mio marito sono andata in vacanza in Sri Lanka. Avevo un bel po' di soldi da poter spendere finalmente per me stessa e decisi che mi meritavo una bella vacanza di relax, da sola, libera finalmente.
Una mattina me ne stavo su una spiaggetta a pochi passi dall'albergo dove alloggiavo, tranquilla, poca gente per lo più coppie di anziani o gruppi organizzati che partivano per escursioni in barca. Arrivò un ragazzo che vendeva teli mare, braccialetti, le solite cose.

Non mi andava molto di chiacchierare e così cercai di liquidarlo il prima possibile, ma lui si fece insistente. Allora gli diedi corda per un po'. Lo osservai mentre mi faceva vedere le sue cose, cominciò a stendere qualcuno dei suoi teli, poi mi fece vedere gli occhiali da sole e le altre cose. Mi resi conto che era bellissimo: un ragazzone nero altissimo, sui 25 anni, in pantaloncini colorati e canottiera bianca. Un fisico statuario, i muscoli definiti e perfetti, la pelle lucida, i denti bianchissimi. Gli guardai sfacciatamente il pacco quando si sedette accanto a me sotto il mio ombrellone, lo desideravo. Me lo sarei scopato lì in spiaggia, lo immaginai che mi montava da dietro, i muscoli del suo culo che si contraevano mentre me lo spingeva dentro. E come me lo sarei cavalcato, io nel pieno dei miei 50 anni, con le mie curve da menopausa, il mio seno abbondante sulla sua faccia. Immaginavo gli anzianotti degli ombrelloni vicini che si godevano lo spettacolo e i ragazzotti delle escursioni in fila coi cazzi duri per scoparsi anche loro questa gran milf che ero.
Persa in quel sogno erotico ad occhi aperti mi ridestai solo quando mi accorsi che mi stava chiamando "Signora, signora stai bene? signora, allora compri qualcosa?" in inglese. Dopo qualche secondo ancora di silenzio, lo guardai negli occhi e gli dissi: "Compro tutto quello che hai qui, se vieni nella mia stanza tra un'ora. Camera 158." Presi la borsa con le mie cose e mi avviai verso l'hotel.
Che troione che sono, pensai mentre facevo una doccia e mi venne da ridere.
Mi misi a letto, era quasi passata un'ora dall'offerta che avevo fatto ad un venditore ambulante di cui non sapevo neanche il nome, in Sri Lanka... Che cosa assurda. Però che bello che era... Ripensai a lui e mi eccitai di nuovo, cominciai a toccarmi immaginando che gran cazzo che avesse dentro quei pantaloncini...

Avevo la fica bagnatissima, mi ero rassegnata alla masturbazione pensando che ormai non sarebbe venuto quando qualcuno bussò alla porta. Mi ricomposi e andai ad aprire.

Era lui.

Lo feci accomodare sul divanetto che avevo in balcone. Misi da bere sul tavolo, poi mi sedetti accanto a lui e mi accesi una sigaretta. Lui prese una birra. "Come ti chiami?", gli chiesi. Mi disse che tutti lo chiamavano Kash, diminuitivo di Kashif. Io sono Vittoria, gli dissi.

Se ne stava seduto in silenzio a sorseggiare la sua birra.

Gli dissi che era molto bello, che ero divorziata e in quella vacanza volevo divertirmi.
Mi tolsi il prendisole, non avevo nulla sotto. Mi inginocchiai davanti a lui, la mia faccia sul suo pacco.
La sua pelle odorava di spezie, sicuramente a casa sua cucinavano spesso dei curry.
Gli tirai giù i pantaloncini e le mutande e gli presi in mano l'uccello. Mi lasciava fare, sapeva che l'avrei pagato dopo anche se non avevamo stabilito un prezzo.
"Chissà quante te ne fai di stronze come me, ricche in vacanza eh..." gli dissi mentre glielo menavo.
Non mi rispose, aveva la testa all'indietro, gli occhi chiusi, il respiro un po' più veloce.
In pochi secondi avevo tra le mani un grosso uccello scappellato di almeno 30 cm. Lo presi in bocca. Succhiavo mentre facevo su e giù con un mano, con l'altra gli massaggiavo le palle, gli solleticavo il buco del culo. Adesso sorrideva, "Oh yeah, bitch...suck it, yeah..."

Lo presi a smorzacandela. Volevo quel cazzone tutto dentro come piace a me. Mi feci una bella cavalcata, lui mi prendeva le chiappe a piene mani e mi spingeva sul suo cazzo per ficcarmelo bene, mi succhiava i capezzoli, ansimava. Mi mise sul tavolo, mi teneva le gambe aperte sulle sue braccia e spingeva, oh se spingeva e io gemevo, gli dicevo di spingere più forte, più forte, volevo sentire i coglioni sbattermi sul culo. Stavo godendo da impazzire, ma volevo di più, volevo sentirlo sempre di più quell'uccello enorme. Gli dissi che volevo farlo sul letto, così ci spostammo dentro.
In camera da letto c'era uno specchio bellissimo e le anche le ante della cabina armadio erano fatte a specchi. Volevo vederlo che mi scopava, insomma.

Mi misi carponi sul letto e gli dissi "fuck me hard, baby. fuck me" ridendo come una matta.
Non se lo fece dire due volte. Lo guardai mentre me lo sbatteva nel culo, ed era perfino meglio di come me l'ero immaginato. Quelle sue gambe di marmo, i muscoli del culo che gli si contraevano ad ogni spinta erano uno spettacolo. Gridavo che lo volevo ancora, ancora più forte e ancora e ancora, e lui spingeva spingeva spingeva e mi schiaffeggiava le natiche. Mi piacevano i suoi grugniti, mi piaceva sentirlo ansimare.
Venni gridando almeno tre volte sotto quei colpi di minchia fortissimi. Ad un certo punto aveva accelerato con le spinte e capii che sarebbe venuto di lì a poco e gli gridai di venirmi tutto dentro.

Restammo a letto sudati in silenzio per diverse ore. Di lì a poco avrei scoperto qualcosa di ancora più interessante...
scritto il
2026-08-10
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