Una storia di paese
di
Silvestro Gatto
genere
gay
Un racconto di paese
In un paesino del Nord, circa ics anni fa, viveva Roberto, che tutti chiamavano Berto. L’uomo aveva più o meno quarant’anni.
Da piccolo, quando aveva pochi mesi, aveva avuto una grave malattia ed era rimasto ritardato. Pertanto, aveva l’abitudine di vagare per il paese e cantare. Tutti lo amavano e più o meno tutti lo sopportavano. Non faceva del male a nessuno. A casa aveva una madre che cercava di accudirlo nel migliore dei modi. Lo aveva educato ad essere rispettoso e all’uso morale dei propri organi genitali. Aveva imparato a rispettare le donne e i bambini. aveva anche imparato a lavarsi e a non toccarsi in maniera indebita.
La sua vita cambiò un giorno, quando, istigato da alcuni ragazzini, bevve in pochi minuti 3 litri d’acqua. Quando ebbe l’esigenza di fare la pipì, era lontano da casa e intorno non c’era neanche un bagno pubblico. Cercò quindi di appartarsi dietro a un albero e cominciò a pisciare.
Proprio lì vicino, passò una donna anziana che veniva dalla messa. Quando vide Berto pisciare, cacciò un urlo disumano.
Alcuni, che non erano lontani dal posto, corsero per capire cosa fosse successo. La donna era sbiancata in volto. Balbettava, non riusciva a parlare.
Berto intanto, troppo impegnato a dirigere il flusso, non fece caso a quel grido acuto e stava già andando verso casa, ignaro di quello che era accaduto.
Quando la donna si riprese, spiegò a tutti che aveva visto Berto pisciare. E tutti si fecero una risata. Sapevano tutti che Berto era un po’ ritardato. Ma lei disse che aveva visto ben altro!
E tutti si chiedevano cosa avesse mai visto. Lei ancora non riusciva a spiegarlo a voce alta. Una sua amica le si accostò e le porse l’orecchio.
Anche la sua amica, sentendo il racconto della vecchietta, aprì la bocca e corse via facendosi il segno della croce.
Poiché nel paese poi la gente parla, in sostanza si venne a sapere che la donna aveva visto il pisello di Berto, un pisello che misurava almeno 25 cm. Un manganello, più o meno.
Nel paese, la cosa si diffuse e tanti ridevano.
Un giorno, Berto andò a un bar del paese, un chiosco estivo che era stato allestito tra gli alberi del parco. C’era un gruppetto di uomini, alcuni della stessa età di Berto. Alcuni cominciarono a prenderlo in giro: “Berto ha il pisello manganello! Il pisello manganello!“
Lui li guardava e non capiva. Allora, ingenuamente, chiese a loro perché dicevano quella frase e perché cantavano quella canzoncina.
Loro gli dissero: “Tirati giù i pantaloni, facci vedere! Così capirai perché.“
Berto si ricordò di quello che gli aveva spiegato la mamma, ma quella era una circostanza diversa. Aveva bisogno di capire perché lo chiamavano Berto pisello manganello. Allora si tirò giù i pantaloni e le mutande e, in effetti, agli occhi di quegli avventori apparve un cetriolo delle dimensioni descritte dalla povera vecchietta.
“Faccelo vedere bene! Tiralo su con la mano e fai venire fuori la cappella!”
Berto prese il suo pisello, lo sollevò e tirò indietro la pelle. E guardava tutti non riuscendo a capire che cosa volessero.
Uno dei più stronzi del gruppo gli disse di massaggiarlo perché faceva bene alla salute.
“E come lo dovrei massaggiare?” Chiese il poveretto.
Gli spiegarono come si faceva e lui cominciò a seguire quei suggerimenti. Improvvisamente, i 25 cm del pisello di Berto, diventarono 30 o forse di più. Quell’ignobile pitone che si ritrovava nelle mutande, aveva alzato la testa e voleva mordere.
Il problema era che adesso Berto si sentiva un un po’ strano. Quel massaggio gli piaceva e voleva continuare.
Si guardava intorno con la faccia interrogativa. E tutti gli dicevano: “Massaggia il manganello! Massaggia il manganello!”
Tra l’altro, erano anche contenti di dirglielo. Allora anche Berto era molto contento di massaggiarselo. Qualcuno dei presenti tirò fuori uno smartphone e cominciò a filmare l’incredibile Berto.
Il poveretto, man mano che l’eccitazione saliva, non capiva come comportarsi. Qualcuno gli portò una sedia e lui si sedette. Nel frattempo, continuava a massaggiare il suo manganello. Dopo un po’ qualcuno gli suggerì di togliersi la camicia, perché faceva caldo. In effetti era un giorno d’estate.
Berto si tolse la camicia e poi anche i pantaloni. Rimase completamente nudo. Alcuni si sedettero vicino a lui per osservarlo da vicino. Alcuni con gli occhi ma altri lo filmavano. Lui era molto contento di tanta attenzione. Tutti apprezzarono la sua igiene impeccabile, frutto di una madre zelante e attenta. Gli faceva il bagno tutti i giorni.
Qualcuno si avvicinò a Berto, durante il massaggio. Gli disse: “Ti piace Berto? Vedi che è un massaggio che fa molto bene? Allarga bene le gambe e fai vedere tutto a queste persone che apprezzano molto la tua disponibilità. Quando ti va, vieni sempre qui a farti questo massaggio. Però ricordati di non dirlo alla tua mamma, altrimenti non ti farà più uscire di casa. “
Berto faceva sì con la testa, ma era molto concentrato sul suo pisello. Comunque, all’arco pene le gambe e no tocca alcuni, si erano seduti proprio di fronte a lui e lo guardavano e lo filmavano.
Il pisello manganello sembrava crescere ancora e Berto lo guardava e guardava anche tutti gli astanti, che ormai erano a mezzo metro da lui. Cercava di allargare bene le gambe, ancora di più.
Ormai quasi tutti, con lo smartphone, lo stavano filmando sul viso, sul corpo, ma soprattutto sul manganello.
“Berto! Tra poco sentirai l’esplosione di mille colori dentro il tuo corpo e sarà una cosa bellissima. Mi raccomando, tieni sempre le gambe belle larghe e gli occhi aperti e guarda sempre il mio telefono così poi ti faccio rivedere il filmato.“ disse il Artemio.
Berto faceva ancora sì con la testa. Improvvisamente, apri la bocca e guardò fisso nello smartphone che lo stava filmando. Dentro di lui una sensazione bellissima e mai provata che gli faceva tremare le ossa. Quella sensazione partì come un missile verso il cielo e improvvisamente esplose in un piacere mai provato prima e gridò: “Mille colori! Mille colori!”
Quel pitone svettante che aveva in mezzo alle gambe vomitò mezzo litro di sperma. Probabilmente era la prima sborrata del povero Berto. Lui fu bravo. Aveva gli occhi aperti e fissava lo smartphone del Artemio. Anche le sue gambe erano belle aperte, ma molta della sborra che uscì dal suo manganello colpì quelli che erano lì seduti, o in ginocchio, davanti o in mezzo alle sue gambe. Nessuno si offese, tutti risero e gli fecero l’applauso!
Lui, dopo un po’ si fermò. Sorrideva soddisfatto, ma anche evidentemente sorpreso da quello che aveva provato e che forse non aveva mai provato nella sua vita.
“Berto, aspetta. Fatti fotografare!”
Berto restava lì, nudo, con le gambe aperte e con il manganello ancora fumante, che teneva stretto tra le mani. Quando qualcuno si avvicinava per fargli una foto, lui tirava indietro la pelle del suo manganello per fargli vedere bene la punta, che tutti desideravano vedere.
Tutti fecero una foto a Berto e al suo manganello.
“Allora, ti è piaciuto?” gli chiese un suo coetaneo.
“Sì. Magari torno anche domani a fare un altro massaggio qui al bar. Anzi, magari vengo anche stasera. E magari vengo anche oggi pomeriggio. Magari lo chiedo alla mamma.” Rispose l’ingenuo Berto.
Il suo coetaneo gli rispose:
“No! Lascia stare la mamma. Ormai sei grande. Vedi? Noi abbiamo la stessa età. Io non chiedo più il permesso alla mamma per venire al bar.“
Berto stava per alzarsi dalla sedia, quando uno dei presenti si azzardò a dire: “Ma perché non ti fai un altro massaggio? Magari prima, beviti una birra!” E gli portarono un boccale di birra
A Berto piaceva molto la birra, anche la mattina.
Pertanto, si rimise a sedere, bevve la sua birra, e ricominciò a massaggiarsi. Stavolta con meno curiosità, ma più efficienza. Andava veloce!
Uno dei presenti si avvicinò gli disse: “Fai piano Berto, non devi farti male. Il massaggio deve essere delicato. Ti faccio vedere come “.
Questi, gli prese il cazzo e gli fece vedere come si massaggiava, impugnandoglielo a fatica, dato il calibro del serpente.
Berto lo guardava e sorrideva perché gli piaceva quel massaggio. Gli piaceva che qualcuno gli toccasse il manganello, perché era più bello di quando si toccava da solo.
L’uomo fece quindi per togliere la mano e permettere a Berto di ricominciare da solo, ma Berto lo fermò e gli disse: “Tu sei bravo. Continua tu.”
“Eh no, Berto. Tu ce l’hai troppo grosso, io non ce la faccio.”
Berto lo guardò in modo strano e poi gli disse di tirarsi giù i pantaloni. L’uomo non era molto contento, ma tutti cominciarono a fischiare e a prenderlo in giro. Allora si tirò giù i pantaloni. Era lì in piedi vicino a Berto che invece era rimasto seduto. Così, davanti alla faccia di Berto apparve un pisello molto più piccolo del suo, anche se era nella media per uomini di quella età.
Berto glielo guardò e poi guardò quell’uomo in faccia. Quindi gli disse: “Anche tu hai il pisello manganello. Il mio è un po’ più manganello. Adesso provo io a massaggiartelo.”
Berto, molto ingenuamente, cominciò a fare una sega a quell’uomo, il quale dopo aver per qualche momento cercato di sottrarsi, vista l’efficacia del massaggio delle potenti mani del nostro amico, lo lasciò fare. Si, Berto era veramente molto bravo.
Dopo qualche minuto, infatti, l’uomo ebbe un orgasmo e sputò fuori dal suo pisello un sacco di sperma
Berto d’istinto gridò: “Mille colori! Mille colori!”
L’uomo che aveva goduto, traballò, ma poi rise e mise una mano sulla spalla di Berto.
Tutti quelli intorno avevano filmato la scena, naturalmente, e fecero un bell’applauso a Berto e alle sue capacità come massaggiatore.
Berto lasciò il manganello dell’uomo, l’uomo che tutti chiamavano Culorotto.
Allora, Artemio, il padrone del bar, si avvicinò a Berto, che era ancora seduto con le gambe larghe, e si calò i pantaloni, rivelando anche lui un discreto manganello. Quindi disse a Berto che esiste anche il massaggio del ghiacciolo e che piace a molti e a lui sarebbe piaciuto ricevere da Berto il massaggio del ghiacciolo.
Berto gli chiese quale fosse. E lui gli rispose che bisognava fare finta che il manganello fosse un ghiacciolo. A Berto piacevano i ghiaccioli. Quindi si avvicinò al pisello del signore e cominciò a leccare e succhiare. Tutti lo applaudivano.
Berto però si rese conto che il sapore del ghiacciolo era diverso. Quello che stava leccando era leggermente salato. Ma Artemio, che sembrava molto contento della bocca di Berto, gli spiegò che il manganello, diversamente dal ghiacciolo, se lo lecchi e lo succhi bene cresce e non si consuma mai. Anzi, se sei bravo, alla fine ti regala anche una cremina salata. Berto, infatti, diceva sempre che gli piacevano i piatti salati più dei dolci. Era un bene per lui quel ghiacciolo salato.
Berto, quindi, continuò a leccarlo e succhiarlo più velocemente. Ogni tanto si fermava e lo guardava e non capiva. Quel coso in effetti non si consumava, ma anzi, sembrava crescere davvero!
Allora Berto, che era molto curioso e goloso, volle vedere se era vera anche quella cosa della cremina.
Poi guardava in faccia il padrone del manganello e gli sembrava felice.
Dopo qualche minuto di lecca e succhia, Artemio cominciò a ragliare che sembrava davvero un somaro. Improvvisamente, dal manganello uscì la cremina, un po’ salata infatti, ma a Berto piaceva e la succhiò tutta, fino all’ultima goccia.
Artemio fu molto contento per il massaggio che Berto gli fece con la bocca. Sorrise e gli diede un bacio sulla testa quasi pelata.
Intorno, ancora applausi. Ma Berto non lasciava il manganello dell’uomo. Continuava a baciarlo e a massaggiarlo.
Allora lui gli spiegò che adesso era il turno di Berto di vedere mille colori. Berto capì quasi subito. Ma prima chiese a quel signore se a lui piaceva il ghiacciolo. Egli gli fece un sorriso e gli disse di sì. Quindi, si chinò sul manganello di Berto, che stava ancora seduto, e cominciò a leccarlo e succhiarlo come un ghiacciolo, anche se quel coso era difficile da tenere in bocca!
Il pubblico fece un altro applauso. Berto era contento perché quel signore era bravo.
Non solo gli stava succhiando e leccando il manganello, ma con una mano gli massaggiava le due palline da ping pong che aveva sotto il manganello. Inoltre, con la mano gli percorreva quel piccolo tratto che c’era fra il buco della cacca e il manganello. A Berto piaceva quel massaggio, soprattutto se accompagnato da quello del ghiacciolo.
“Berto, guarda qui! Berto, guarda qui!” Dicevano quelli del bar mentre guardavano. Berto faceva le facce buffe, grazie al massaggio che stava ricevendo. Tutti lo stavano filmando e Berto era contento di essere famoso e di far divertire tutti quanti.
Anche il ghiacciolo di Berto cominciò a vibrare e ci fu l’esplosione di tanti e tanti colori e Berto urlò che era felice. Seguì un altro scrosciante, applauso. Berto sorrideva soddisfatto mentre tutti gli facevano, chi un video e chi una foto.
Quando Artemio si sollevò dopo aver leccato e succhiato il manganello di Berto, anche per lui ci furono molti applausi e molte fotografie. Anche lui era contento, perché aveva scoperto un nuovo amico. Lui e Berto si strinsero la mano.
Berto era contento di essere stato succhiato e leccato come un ghiacciolo ed era anche contento di essere tutto nudo. Si sentiva proprio agio, soprattutto davanti a tante persone che gli facevano le foto e gli applausi. Lui per tanto tempo aveva dovuto sopportare delle mutande che non erano sicuramente adatte alle dimensioni del suo pisello. Adesso, tutto nudo, gli sembrava di essere in paradiso.
Arrivò il capo dei vigili urbani del paesino e si ritrovò davanti quello spettacolo. Chiese cosa fosse successo e tutti gli spiegarono la storia di Berto e del suo manganello, ma anche del massaggio che aveva fatto all’altro uomo e del gioco del ghiacciolo.
Quel capo della Polizia locale, che forse era un po’ più ritardato di Berto, fece spallucce e disse che Berto poteva andare anche in giro nudo per il paese. perché tanto era un invalido riconosciuto e nessuno poteva fargli niente, e che non c’è nulla di male nel mangiare un ghiacciolo.
Gli altri, però, consigliarono Berto di andare in giro nudo soltanto nel bar del chiosco, dove i bambini non potevano entrare e dove raramente entrava qualche donna.
Berto comprese che quello era un consiglio un po’ più valido rispetto a quello che diede il capo dei vigili urbani.
Berto si rivesti e tornò a casa. La sua mamma lo aspettava per il pranzo. Quando lo vide entrare, notò un viso stranamente felice. Allora la mamma chiese a Berto che cosa gli fosse accaduto di così bello. Lui si ricordò delle raccomandazioni che gli fecero quelli del bar. Allora si limitò a dire che aveva conosciuto nuovi amici e aveva bevuto una birra.
La mamma continua a guardarlo, perché non era stupida come Berto. Vedeva che aveva allacciato la camicia saltando un bottone e che non stava nei pantaloni. Allora prese Berto e lo portò in camera per sistemarlo. Quando fece per allacciargli la camicia, si accorse che Berto era accaldato e sudato. Quindi gli sbottonò i pantaloni e si accorse che Berto era senza mutande.
La mamma rimproverò il figlio e gli chiese che fine avessero fatto le sue mutande. Lui rispose che se l’era tolte, perché gli davano fastidio. Il suo manganello era troppo grosso per quelle mutande.
La Mamma fece una faccia offesa. Però spiegò pazientemente a Berto che quello non era il manganello, ma il pisellino per fare la pipì. Berto guardò la mamma e si tirò giù i pantaloni. Poi le chiese se quello a lei sembrava un pisellino.
La mamma disse che Berto aveva lo stesso pisellino del suo povero papà, che era morto quando Berto aveva soltanto due anni.
Ma visto che Berto era così accaldato, la mamma lo portò a fare il bagno.
Lo mise sotto la doccia e, dopo che si fu bagnato per bene, cominciò ad insaponarlo con una spugna morbida, quella che piaceva a Berto
Lavandogli il pisellino, successe qualcosa che non era mai successa fino ad allora. Il pisellino divenne un manganello. Berto sorrise e lo fece notare alla sua mamma. La mamma si ricordò improvvisamente di suo marito, perché Berto aveva lo stesso pisellino o forse lo stesso manganello. Berto però aveva un volto triste.
La mamma lo vide e forse capì subito perché fosse triste.
Allora disse a Berto che adesso gli avrebbe fatto un massaggio per farlo stare meglio e far tornare piccolo il manganello.
La donna si spogliò completamente e si infilò nella doccia insieme a Berto. La doccia era molto grande e quindi c’era spazio per tutti e due.
Berto, per la prima volta vide i grandi seni della mamma e il suo sedere grosso, che era più grosso di quello di Berto, sebbene la mamma fosse più piccola.
Lei gli sorrideva e gli disse che quello che stava per fargli era una cosa riservata della famiglia. E quindi non avrebbe dovuto dirlo a nessuno.
Berto ubbidiva sempre alla sua mamma e quindi gli fece di sì con la testa. La mamma era abbastanza alta da accostare il suo grande sedere al manganello di Berto.
Berto vide sparire il suo manganello tra le grosse chiappe della mamma. Ebbe quasi la sensazione di averlo immerso dentro una torta calda, ma non bollente, calda come quella che si è un po’ raffreddata e si può mangiare.
La mamma faceva movimenti con il sedere, avanti e indietro, e Berto sentiva il suo manganello come se venisse massaggiato.
La mamma lo guardava con un viso un po’ felice e un po’ triste. Berto pensava che forse la mamma provasse del dolore. Lui glielo chiese. Lei gli fece di no con la testa e gli disse di stare tranquillo ed aspettare e magari di muovere anche lui il bacino un po’ avanti e un po’ indietro, come la mamma.
La donna, dopo qualche minuto, sembrava che gridasse senza gridare, ma sembrava anche felice. Anche Berto, poco dopo la mamma, avvertì l’arrivo di quella strana e meravigliosa sensazione dei mille colori.
Allora gridò: “Mille colori! Mille colori”
Anche la madre riuscì a vedere mille colori, dopo quasi 38 anni di una vita in bianco e nero.
La madre di Berto si sfilò dal suo manganello e poi lo guardò. Berto sembrava felice, ma aveva gli occhi pieni di domande.
Lei prese le mani di Berto e le appoggiò sui suoi grandi seni e gli disse: “Caro figlio mio, da oggi in poi hai il mio permesso di toccarmi il seno, ma anche il culo…puoi toccarmi dove vuoi e puoi anche venire in bagno quando io sono in bagno. Non ti nascondo più nulla. Ma tu non devi dire niente a nessuno.”
“Lo so, figliolo, che oggi abbiamo fatto qualcosa di strano. Ma tu non ci pensare. Non ti ho fatto del male e non mi hai fatto del male. Sarà una cosa che resterà fra me e te. Hai capito?”
“E…e per il massaggio dei mille colori?” Chiese Berto titubante.
“Ogni tanto ti farò un bel massaggio, si. Io a te e tu a me. Sei contento, Roberto?” Quando la mamma lo chiamava con il nome intero, voleva dire che si trattava di una materia importante.
Berto aveva un grande sorriso e fece di sì con la testa. Ma la madre lo fece giurare.
Poi uscirono dalla doccia e si asciugarono. La mamma fu molto premurosa e cercò un paio di mutande più grandi per il suo figliolo. Ma tra quelle che aveva a disposizione, nessuna andava bene. Disse a Berto che sarebbe andata al mercato la mattina dopo a cercare qualcosa di più grande. Se lui voleva, nel frattempo, poteva restare nudo in casa. L’importante era che nessuno lo vedesse.
A Berto vennero in mente molti pensieri, alcuni dei quali avevano a che fare con la sua mattinata al bar. A lui piaceva stare nudo, anche perché molti lo ammiravano ed erano contenti del suo manganello. Soprattutto Culorotto. Ma poi, perché si chiamava così? Non era importante.
Dentro casa, quindi il nostro Berto se ne andava in giro nudo. La sua mamma no. Eppure anche lei aveva cose grosse che non stavano sempre a posto. Allora Berto gliel’ho chiese.
Lei lo guardò per qualche secondo e poi disse che tutto sommato anche lei avrebbe potuto fare la stessa cosa, l’importante è che, se qualcuno bussava alla porta, avessero entrambi una vestaglia da indossare velocemente.
Berto guardò la sua mamma. Andava in giro nuda anche lei per la casa e questo gli sembrava giusto. Però c’era qualcosa che non gli quadrava. I grandi seni che aveva davanti e il grosso culo che aveva dietro gli facevano pensare sempre ai mille colori. Lui non capiva perché, ma poi si ricordò di quando avevano fatto la doccia insieme, di quando la mamma si strusciava su di lui con il suo grosso culo. E si ricordò anche che riuscì a vedere mille colori, anche senza usare le mani o la bocca.
Quel pomeriggio, comunque, Berto andò al bar nuovamente. C’era meno gente. Berto guardò nelle sue tasche e vide che aveva ancora 10 €. La mamma gli dava 10 € al giorno da spendere e non doveva spenderne di più. Lei diceva sempre che aveva da mangiare, aveva da vestirsi, aveva da dormire e aveva da pulirsi. Che cosa mai avrebbe dovuto farci con i soldi? Soltanto per i suoi vizi. E guai se l’avesse visto con una sigaretta in bocca!
L’unico vizio di Berto era bere uno o due birre al giorno. La birra gli piaceva. Ma anche quei tanti colori che era riuscito a vedere la mattina al bar e poi con la mamma.
Quando arrivò al bar, Artemio il barista lo salutò e gli disse che aveva apprezzato molto lo spettacolo della mattina, il suo massaggio e anche quello che Berto aveva fatto con Culorotto.
Allora, Berto, che sapeva che il barista conosce tutto di tutti, gli chiese proprio di quel signore. Lui conosceva Culorotto. In un paese si conoscono più o meno tutti, ma non si sarebbe mai aspettato che fosse così bravo nei massaggi di mano e di bocca. Come non se lo sarebbe mai aspettato da Artemio.
Il barista fece un sorriso. Rispose a Berto che ci sono cose che si possono dire e altre che non si possono dire. Artemio spiego che Culorotto era suo fratello e che si chiama così proprio in virtù delle cose che non si possono dire.
Le spiegazioni semplici a Berto piacevano. Evidentemente, anche quel signor Culorotto aveva una mamma che gli diceva che alcune cose si possono fare e altre no, che alcune cose si possono dire e altre no e che alcuni amici si possono avere, ma altri no.
Il barista chiese a Berto se gradiva una birra gratis. Poi, visto che Berto non era un’aquila, gli spiegò “birra senza pagare”. Allora Berto capì.
A lui piaceva la birra. E quindi disse al barista che gli sarebbe piaciuto avere una birra senza pagarla. Ma cosa avrebbe dovuto fare?
Al barista sarebbe bastato vedere Berto tutto nudo farsi un bel massaggio, come la mattina.
A Berto piaceva la birra, gli piaceva stare nudo e gli piaceva anche il massaggio che gli avrebbe fatto vedere tanti colori.
Quindi, non vide niente di male nel barattare una birra, che gli piace, facendo in cambio tre cose, tre cose che gli piacciono. Berto si sentiva fortunato.
In un attimo si spogliò e comincio a massaggiarsi il manganello. Il barista, invece, prese il telefono e cominciò a filmarlo. Berto lo vide e pensò che forse al barista piaceva rivedersi a casa con comodo Berto che si massaggia il manganello. Si ricordò di allargare bene le gambe. Berto ci teneva che Artemio potesse vedere bene ogni angolo del suo corpo.
E quindi, per accontentarlo si faceva inquadrare e ogni tanto faceva anche qualche boccaccia per prenderlo in giro. Dopo aver fatto qualche boccaccia, però, sentiva che i colori cominciavano a farsi sentire sopra la sua testa, nel suo ventre, e anche nelle gambe. Quindi si sedette e, non appena i colori si manifestarono tutti insieme, urlò: “Mille colori! Mille colori!!” Un po’ cremina calda uscì dal pisellone di 30 centimetri e qualche gocci cadde sul bancone, accanto al latte freddo.
Il barista si complimentò con Berto e gli chiese di tenere un attimo il manganello sfoderato per fargli un po’ di foto. Berto si sentiva una star e sorrideva.
Poi arrivò Culorotto, il fratello di Artemio. Era contento di trovare Berto nudo, ma fu triste quando seppe che aveva già visto tanti colori. Berto era molto contento dí vedere Culorotto, perché aveva una domanda importante. Era importante, ma riguardava sua mamma e quindi non poteva dIre niente. Oppure, poteva dirlo ma senza dire della mamma.
Berto faceva fatica ad avere a che fare con cose contorte.
Allora si alzò tutto nudo e andò al bancone, dove Culorotto beveva una birra.
Berto gli disse che aveva avuto una strana avventura. Una signora (ma non disse il nome) gli aveva preso il manganello con il culo e glielo aveva massaggiato. Lei poi ha visto tanti colori. E dopo anche lui. Tanti, ma tanti colori. Berto non capiva cosa fosse successo.
Culorotto gli disse che quella donna era fortunata, perché non capita spesso di incontrare un pisello manganello. Ma quando lo incontri, se sei bravo, vedi tanti, ma tanti colori.
Berto non capiva perché la mamma avesse usato il culo. Allora Culorotto gli disse che glielo avrebbe spiegato. Proprio per questo, disse a Berto di sedersi sulla sedia, di tirare su le gambe e poi allargarle. Berto era curioso e lo fece. Intanto, molte persone che avevano cominciato ad arrivare al bar si avvicinarono per vedere il manganello di Berto, ma forse anche il culo, perché adesso si vedeva molto bene.
Culorotto disse a Berto che aveva proprio un bel culo e che si vedeva proprio bene, perché teneva ben larghe le gambe. Poi si fece dare dal suo fratello barista il burro che usava per le tartine e lo spalmò nel culo di Berto, spiegandogli che stava per fare un massaggio al culo per vedere molti colori. Più di mille!
Infatti, mentre le dita dí Culorotto gli frugavano il culo, il manganello di Berto riprendeva vita e cominciava ad alzarsi. Berto era contento di farsi frugare il culo da Culorotto perché era veramente bravo.
A Berto piaceva anche perché con le dita, Culorotto riusciva ad entrare molto in profondità e a lui piaceva questo strano massaggio. Poi Culorotto con l’altra mano, prese anche il manganello di Berto e cominciò a massaggiarlo, come aveva fatto la mattina.
A Berto piacevano due massaggi, perché due sono meglio di uno. Chissà quanti colori vedrà questa volta! Questo pensava il nostro amico.
Dopo qualche secondo, accadde qualcosa di strano. Culorotto si tirò giù i pantaloni, si mise in ginocchio davanti alle gambe aperte di Berto, mettendo sotto le ginocchia due cuscini, così che il manganello di Culorotto arrivasse proprio all’altezza del buco del culo di Berto
Quindi, Culorotto, tolse le dita della mano dal culo di Berto e inserì al suo posto il suo manganello, allargando ancora di un poco il buco. Il massaggio divenne ancora più bello! Berto era veramente contento del suo nuovo amico, che gli faceva provare delle sensazioni piene di colori.
Ogni volta che il manganello gli entrava nel culo, Berto provava sensazioni straordinarie, come se tutte le mani del mondo lo accarezzassero, entrandogli dentro il ventre, baciandogli sempre tutte le guance.
Molti, moltissimi colori cominciarono ad apparire davanti agli occhi di Berto, che faceva una faccia strana, ma anche buffa. In molti lo stavano riprendendo da vicino, sia la faccia che il suo buco del culo, che veniva dilatato dal manganello di Culorotto.
Berto cominciò a dire le cose che dicono tutti, come ad esempio: “Si si si si si”. E lo diceva al ritmo del massaggio che riceveva.
Culorotto cominciò a guardare verso il cielo, senza però mai smettere di massaggiare anche il manganello di Berto.
Improvvisamente, Berto gridò: “Siiiiii….vedo tanti colori! Vedo tanti colori!”
I colori gli salivano su dal ventre, dove Culorotto scavava nel culo e dove massaggiava il pisello.
Fu incredibile per Berto. Il suo manganello spruzzò tanta cremina, quasi come la mattina, ma dentro il suo culo esplose un miliardo, su forse più di un miliardo di colori. Berto non conosceva bene tutti i numeri, ma sapeva che un miliardo sono tanti tanti.
La testa gli si era chiusa come una scatola. Non avvertiva più né caldo né freddo. I rumori della folla intorno erano come quelli delle cicale quando le senti a un chilometro o come il gatto dentro casa dell’Adalgisa (una vicina) che non apriva mai le finestre per paura dei ladri.
In quel mondo strano, dove Berto andava soltanto quell’attimo prima di dormire, una fontana di crema calda gli invase l’intestino. Era Culorotto, che stava vedendo tantissimi colori. Forse tanti come Berto o forse no.
Culorotto fu così contento che a Berto diede anche un bacio sulla bocca. “Sulla bocca non si danno i baci!” Pensava Berto. Glielo aveva detto la mamma, ma una volta glielo diede lo stesso perché lui si era girato. Era diventato tutto rosso. Ma poi la mamma rise.
Invece, Culorotto no. Lui gli diede un bacio sulla bocca, due baci e poi gli spinse la lingua dentro la bocca, come fanno gli uccellini sui documentari quando sfamano i piccoli. Berto pensava fosse un altro massaggio. Si fidava di Culorotto. Allora aprì bene la bocca e si fece esplorare tutti i denti, il palato, la lingua e anche sotto.
Culorotto, quindi, tirò fuori il manganello dal culo di Berto e si rivestì. Gli spettatori fecero un lungo applauso ai due, massaggiatore e massaggiato.
Berto, però, si mise in ginocchio e disse a Culorotto di tirare fuori il manganello, perché non era giusto che lui avesse ricevuto due massaggi (tre con quello della bocca, ma non vide nessun colore) e Culorotto soltanto uno. Berto era un uomo corretto, governato dall’aritmetica, anche nel suo altruismo. Culorotto fece di sì con la testa.
Berto, allora, prese il manganello di Culorotto e lo trattò come un ghiacciolo che non vuole sciogliersi, ma dal quale ti aspetti una cremina, ma devi avere un po’ di pazienza. Berto era molto paziente.
Dopo pochi minuti, però, Culorotto disse delle cose strane, che Berto non comprese a causa del vociare della folla che diceva: “Godi! Godi! Godi!”
E finalmente, la cremina calda invase la bocca di Berto, che però non smise di succhiare, fino a quando Culorotto non gli toccò la testa, come quando ci si arrende nella lotta.
Da quel giorno, Berto, Culorotto e Artemio divennero veri amici e amavano massaggiarsi a vicenda, mentre tutto il paese si divertiva a guardarli e riprenderli.
Berto tornò a casa per la cena. Sua madre aveva cucinato le polpette, che a Berto piacciono tanto. Quando Berto entrò, la vide accanto al piano cottura intenta a cucinare. Era nuda. Il suo culo grosso si vedeva molto bene. Ma guardandola bene, in effetti non era tutta nuda. Indossava un grembiule. Dietro il grembiule era aperto e davanti le due grandi mammelle della mamma di Berto facevano fatica a starci dentro. Una, infatti, aveva un occhio di fuori. Un capezzolo.
Berto sorrise e poi andò in bagno a lavarsi bene le mani, il culo e il manganello. Quindi si tolse tutti, ma proprio tutti i vestiti e tornò in cucina, dove la mamma stava ancora cucinando.
“Scusa figliolo se non sono nuda. Ma se la padella mi schizza dell’olio, poi mi brucio. Tu non vuoi che mamma si faccia male, vero?”
“No no no. A mamma soltanto tanti colori.” Rispose Berto. Poi si avvicinò e toccò il culone della mamma. Ma ritrasse subito la mano, quasi impaurito.
La mamma lo guardò mentre ancora cucinava. Gli sorrise e gli disse: “Puoi toccarlo. Ti ricordi cosa ti ho detto stamattina?”.
Berto ci pensò un attimo. Erano successe molte cose belle e molte cose strane. Ma poi si ricordò di quanto detto dalla mamma a proposito dello stare nudi e toccare.
Allora, si tranquillizzò e tornò a toccare il culo della mamma. Le accarezzava la chiappa come si accarezza un gatto. La mamma gli disse: “Metti la mano in mezzo alle chiappe della mamma. Lì ci sono due buchi con il quali si possono vedere, come dici tu, tanti colori.”
Berto mise la mano in mezzo alle grosse chiappe della mamma. In effetti sentì due buchi, uno era più elastico e umidiccio, mentre l’altro era secco e stretto. Berto, con un’espressione corrucciata, volle frugare con il suo grosso dito medio nel buco umido. Però, quando vide la mamma che faceva degli strani gridolini, si fermò. La mamma gli sorrise: “Su, continua pure.”
Berto era felice quando la mamma gli sorrideva. E poi sentiva un odore strano, come quando mischi qualcosa di dolce e di salato. O l’odore strano fi alcune cantine con vino e cibo.
Andò quindi avanti con la sua curiosità esplorativa. La mamma faceva andare il culo di qua e di là, poi il suo respiro si fece affannoso, fino a quando disse quasi sottovoce;’: “Godo…siii…godo!”
Poi si girò e, sorridendo, guardò ancora il figlio: “Adesso vai a lavarti le mani. Le polpette sono pronte.
Berto tolse la mano dal grande culo della mamma e se la portò sl naso. Sì, era un odore tra il sublime e il maledetto che penetrava nel corpo e scendeva fino….fino al manganello. Sì, fino al manganello, che piano piano stava risvegliandosI.
Berto era nudo. La mamma lo osservava e vedeva il suo pisello che stava crescendo.
“Adesso mangiamo le polpette!” Ordinò lei, senza alcuna possibilità di ribattere.
Berto andò a lavarsi le mani. Gli dispiaceva però buttare via quel buon odore. Ma sapeva dove andare a riprenderlo. E allora sorrise e si lavò bene le mani. Lo aspettavano le polpette e una mamma tutta nuda.
Non tutti conoscono questa storia di paese, avvenuta qualche anno fa. E chissà se continua.
Fine
NDA: questo racconto è unicamente frutto della fantasia. Un eventuale riferimento a persone o luoghi reali è puramente casuale.
Silvestro Gatto
In un paesino del Nord, circa ics anni fa, viveva Roberto, che tutti chiamavano Berto. L’uomo aveva più o meno quarant’anni.
Da piccolo, quando aveva pochi mesi, aveva avuto una grave malattia ed era rimasto ritardato. Pertanto, aveva l’abitudine di vagare per il paese e cantare. Tutti lo amavano e più o meno tutti lo sopportavano. Non faceva del male a nessuno. A casa aveva una madre che cercava di accudirlo nel migliore dei modi. Lo aveva educato ad essere rispettoso e all’uso morale dei propri organi genitali. Aveva imparato a rispettare le donne e i bambini. aveva anche imparato a lavarsi e a non toccarsi in maniera indebita.
La sua vita cambiò un giorno, quando, istigato da alcuni ragazzini, bevve in pochi minuti 3 litri d’acqua. Quando ebbe l’esigenza di fare la pipì, era lontano da casa e intorno non c’era neanche un bagno pubblico. Cercò quindi di appartarsi dietro a un albero e cominciò a pisciare.
Proprio lì vicino, passò una donna anziana che veniva dalla messa. Quando vide Berto pisciare, cacciò un urlo disumano.
Alcuni, che non erano lontani dal posto, corsero per capire cosa fosse successo. La donna era sbiancata in volto. Balbettava, non riusciva a parlare.
Berto intanto, troppo impegnato a dirigere il flusso, non fece caso a quel grido acuto e stava già andando verso casa, ignaro di quello che era accaduto.
Quando la donna si riprese, spiegò a tutti che aveva visto Berto pisciare. E tutti si fecero una risata. Sapevano tutti che Berto era un po’ ritardato. Ma lei disse che aveva visto ben altro!
E tutti si chiedevano cosa avesse mai visto. Lei ancora non riusciva a spiegarlo a voce alta. Una sua amica le si accostò e le porse l’orecchio.
Anche la sua amica, sentendo il racconto della vecchietta, aprì la bocca e corse via facendosi il segno della croce.
Poiché nel paese poi la gente parla, in sostanza si venne a sapere che la donna aveva visto il pisello di Berto, un pisello che misurava almeno 25 cm. Un manganello, più o meno.
Nel paese, la cosa si diffuse e tanti ridevano.
Un giorno, Berto andò a un bar del paese, un chiosco estivo che era stato allestito tra gli alberi del parco. C’era un gruppetto di uomini, alcuni della stessa età di Berto. Alcuni cominciarono a prenderlo in giro: “Berto ha il pisello manganello! Il pisello manganello!“
Lui li guardava e non capiva. Allora, ingenuamente, chiese a loro perché dicevano quella frase e perché cantavano quella canzoncina.
Loro gli dissero: “Tirati giù i pantaloni, facci vedere! Così capirai perché.“
Berto si ricordò di quello che gli aveva spiegato la mamma, ma quella era una circostanza diversa. Aveva bisogno di capire perché lo chiamavano Berto pisello manganello. Allora si tirò giù i pantaloni e le mutande e, in effetti, agli occhi di quegli avventori apparve un cetriolo delle dimensioni descritte dalla povera vecchietta.
“Faccelo vedere bene! Tiralo su con la mano e fai venire fuori la cappella!”
Berto prese il suo pisello, lo sollevò e tirò indietro la pelle. E guardava tutti non riuscendo a capire che cosa volessero.
Uno dei più stronzi del gruppo gli disse di massaggiarlo perché faceva bene alla salute.
“E come lo dovrei massaggiare?” Chiese il poveretto.
Gli spiegarono come si faceva e lui cominciò a seguire quei suggerimenti. Improvvisamente, i 25 cm del pisello di Berto, diventarono 30 o forse di più. Quell’ignobile pitone che si ritrovava nelle mutande, aveva alzato la testa e voleva mordere.
Il problema era che adesso Berto si sentiva un un po’ strano. Quel massaggio gli piaceva e voleva continuare.
Si guardava intorno con la faccia interrogativa. E tutti gli dicevano: “Massaggia il manganello! Massaggia il manganello!”
Tra l’altro, erano anche contenti di dirglielo. Allora anche Berto era molto contento di massaggiarselo. Qualcuno dei presenti tirò fuori uno smartphone e cominciò a filmare l’incredibile Berto.
Il poveretto, man mano che l’eccitazione saliva, non capiva come comportarsi. Qualcuno gli portò una sedia e lui si sedette. Nel frattempo, continuava a massaggiare il suo manganello. Dopo un po’ qualcuno gli suggerì di togliersi la camicia, perché faceva caldo. In effetti era un giorno d’estate.
Berto si tolse la camicia e poi anche i pantaloni. Rimase completamente nudo. Alcuni si sedettero vicino a lui per osservarlo da vicino. Alcuni con gli occhi ma altri lo filmavano. Lui era molto contento di tanta attenzione. Tutti apprezzarono la sua igiene impeccabile, frutto di una madre zelante e attenta. Gli faceva il bagno tutti i giorni.
Qualcuno si avvicinò a Berto, durante il massaggio. Gli disse: “Ti piace Berto? Vedi che è un massaggio che fa molto bene? Allarga bene le gambe e fai vedere tutto a queste persone che apprezzano molto la tua disponibilità. Quando ti va, vieni sempre qui a farti questo massaggio. Però ricordati di non dirlo alla tua mamma, altrimenti non ti farà più uscire di casa. “
Berto faceva sì con la testa, ma era molto concentrato sul suo pisello. Comunque, all’arco pene le gambe e no tocca alcuni, si erano seduti proprio di fronte a lui e lo guardavano e lo filmavano.
Il pisello manganello sembrava crescere ancora e Berto lo guardava e guardava anche tutti gli astanti, che ormai erano a mezzo metro da lui. Cercava di allargare bene le gambe, ancora di più.
Ormai quasi tutti, con lo smartphone, lo stavano filmando sul viso, sul corpo, ma soprattutto sul manganello.
“Berto! Tra poco sentirai l’esplosione di mille colori dentro il tuo corpo e sarà una cosa bellissima. Mi raccomando, tieni sempre le gambe belle larghe e gli occhi aperti e guarda sempre il mio telefono così poi ti faccio rivedere il filmato.“ disse il Artemio.
Berto faceva ancora sì con la testa. Improvvisamente, apri la bocca e guardò fisso nello smartphone che lo stava filmando. Dentro di lui una sensazione bellissima e mai provata che gli faceva tremare le ossa. Quella sensazione partì come un missile verso il cielo e improvvisamente esplose in un piacere mai provato prima e gridò: “Mille colori! Mille colori!”
Quel pitone svettante che aveva in mezzo alle gambe vomitò mezzo litro di sperma. Probabilmente era la prima sborrata del povero Berto. Lui fu bravo. Aveva gli occhi aperti e fissava lo smartphone del Artemio. Anche le sue gambe erano belle aperte, ma molta della sborra che uscì dal suo manganello colpì quelli che erano lì seduti, o in ginocchio, davanti o in mezzo alle sue gambe. Nessuno si offese, tutti risero e gli fecero l’applauso!
Lui, dopo un po’ si fermò. Sorrideva soddisfatto, ma anche evidentemente sorpreso da quello che aveva provato e che forse non aveva mai provato nella sua vita.
“Berto, aspetta. Fatti fotografare!”
Berto restava lì, nudo, con le gambe aperte e con il manganello ancora fumante, che teneva stretto tra le mani. Quando qualcuno si avvicinava per fargli una foto, lui tirava indietro la pelle del suo manganello per fargli vedere bene la punta, che tutti desideravano vedere.
Tutti fecero una foto a Berto e al suo manganello.
“Allora, ti è piaciuto?” gli chiese un suo coetaneo.
“Sì. Magari torno anche domani a fare un altro massaggio qui al bar. Anzi, magari vengo anche stasera. E magari vengo anche oggi pomeriggio. Magari lo chiedo alla mamma.” Rispose l’ingenuo Berto.
Il suo coetaneo gli rispose:
“No! Lascia stare la mamma. Ormai sei grande. Vedi? Noi abbiamo la stessa età. Io non chiedo più il permesso alla mamma per venire al bar.“
Berto stava per alzarsi dalla sedia, quando uno dei presenti si azzardò a dire: “Ma perché non ti fai un altro massaggio? Magari prima, beviti una birra!” E gli portarono un boccale di birra
A Berto piaceva molto la birra, anche la mattina.
Pertanto, si rimise a sedere, bevve la sua birra, e ricominciò a massaggiarsi. Stavolta con meno curiosità, ma più efficienza. Andava veloce!
Uno dei presenti si avvicinò gli disse: “Fai piano Berto, non devi farti male. Il massaggio deve essere delicato. Ti faccio vedere come “.
Questi, gli prese il cazzo e gli fece vedere come si massaggiava, impugnandoglielo a fatica, dato il calibro del serpente.
Berto lo guardava e sorrideva perché gli piaceva quel massaggio. Gli piaceva che qualcuno gli toccasse il manganello, perché era più bello di quando si toccava da solo.
L’uomo fece quindi per togliere la mano e permettere a Berto di ricominciare da solo, ma Berto lo fermò e gli disse: “Tu sei bravo. Continua tu.”
“Eh no, Berto. Tu ce l’hai troppo grosso, io non ce la faccio.”
Berto lo guardò in modo strano e poi gli disse di tirarsi giù i pantaloni. L’uomo non era molto contento, ma tutti cominciarono a fischiare e a prenderlo in giro. Allora si tirò giù i pantaloni. Era lì in piedi vicino a Berto che invece era rimasto seduto. Così, davanti alla faccia di Berto apparve un pisello molto più piccolo del suo, anche se era nella media per uomini di quella età.
Berto glielo guardò e poi guardò quell’uomo in faccia. Quindi gli disse: “Anche tu hai il pisello manganello. Il mio è un po’ più manganello. Adesso provo io a massaggiartelo.”
Berto, molto ingenuamente, cominciò a fare una sega a quell’uomo, il quale dopo aver per qualche momento cercato di sottrarsi, vista l’efficacia del massaggio delle potenti mani del nostro amico, lo lasciò fare. Si, Berto era veramente molto bravo.
Dopo qualche minuto, infatti, l’uomo ebbe un orgasmo e sputò fuori dal suo pisello un sacco di sperma
Berto d’istinto gridò: “Mille colori! Mille colori!”
L’uomo che aveva goduto, traballò, ma poi rise e mise una mano sulla spalla di Berto.
Tutti quelli intorno avevano filmato la scena, naturalmente, e fecero un bell’applauso a Berto e alle sue capacità come massaggiatore.
Berto lasciò il manganello dell’uomo, l’uomo che tutti chiamavano Culorotto.
Allora, Artemio, il padrone del bar, si avvicinò a Berto, che era ancora seduto con le gambe larghe, e si calò i pantaloni, rivelando anche lui un discreto manganello. Quindi disse a Berto che esiste anche il massaggio del ghiacciolo e che piace a molti e a lui sarebbe piaciuto ricevere da Berto il massaggio del ghiacciolo.
Berto gli chiese quale fosse. E lui gli rispose che bisognava fare finta che il manganello fosse un ghiacciolo. A Berto piacevano i ghiaccioli. Quindi si avvicinò al pisello del signore e cominciò a leccare e succhiare. Tutti lo applaudivano.
Berto però si rese conto che il sapore del ghiacciolo era diverso. Quello che stava leccando era leggermente salato. Ma Artemio, che sembrava molto contento della bocca di Berto, gli spiegò che il manganello, diversamente dal ghiacciolo, se lo lecchi e lo succhi bene cresce e non si consuma mai. Anzi, se sei bravo, alla fine ti regala anche una cremina salata. Berto, infatti, diceva sempre che gli piacevano i piatti salati più dei dolci. Era un bene per lui quel ghiacciolo salato.
Berto, quindi, continuò a leccarlo e succhiarlo più velocemente. Ogni tanto si fermava e lo guardava e non capiva. Quel coso in effetti non si consumava, ma anzi, sembrava crescere davvero!
Allora Berto, che era molto curioso e goloso, volle vedere se era vera anche quella cosa della cremina.
Poi guardava in faccia il padrone del manganello e gli sembrava felice.
Dopo qualche minuto di lecca e succhia, Artemio cominciò a ragliare che sembrava davvero un somaro. Improvvisamente, dal manganello uscì la cremina, un po’ salata infatti, ma a Berto piaceva e la succhiò tutta, fino all’ultima goccia.
Artemio fu molto contento per il massaggio che Berto gli fece con la bocca. Sorrise e gli diede un bacio sulla testa quasi pelata.
Intorno, ancora applausi. Ma Berto non lasciava il manganello dell’uomo. Continuava a baciarlo e a massaggiarlo.
Allora lui gli spiegò che adesso era il turno di Berto di vedere mille colori. Berto capì quasi subito. Ma prima chiese a quel signore se a lui piaceva il ghiacciolo. Egli gli fece un sorriso e gli disse di sì. Quindi, si chinò sul manganello di Berto, che stava ancora seduto, e cominciò a leccarlo e succhiarlo come un ghiacciolo, anche se quel coso era difficile da tenere in bocca!
Il pubblico fece un altro applauso. Berto era contento perché quel signore era bravo.
Non solo gli stava succhiando e leccando il manganello, ma con una mano gli massaggiava le due palline da ping pong che aveva sotto il manganello. Inoltre, con la mano gli percorreva quel piccolo tratto che c’era fra il buco della cacca e il manganello. A Berto piaceva quel massaggio, soprattutto se accompagnato da quello del ghiacciolo.
“Berto, guarda qui! Berto, guarda qui!” Dicevano quelli del bar mentre guardavano. Berto faceva le facce buffe, grazie al massaggio che stava ricevendo. Tutti lo stavano filmando e Berto era contento di essere famoso e di far divertire tutti quanti.
Anche il ghiacciolo di Berto cominciò a vibrare e ci fu l’esplosione di tanti e tanti colori e Berto urlò che era felice. Seguì un altro scrosciante, applauso. Berto sorrideva soddisfatto mentre tutti gli facevano, chi un video e chi una foto.
Quando Artemio si sollevò dopo aver leccato e succhiato il manganello di Berto, anche per lui ci furono molti applausi e molte fotografie. Anche lui era contento, perché aveva scoperto un nuovo amico. Lui e Berto si strinsero la mano.
Berto era contento di essere stato succhiato e leccato come un ghiacciolo ed era anche contento di essere tutto nudo. Si sentiva proprio agio, soprattutto davanti a tante persone che gli facevano le foto e gli applausi. Lui per tanto tempo aveva dovuto sopportare delle mutande che non erano sicuramente adatte alle dimensioni del suo pisello. Adesso, tutto nudo, gli sembrava di essere in paradiso.
Arrivò il capo dei vigili urbani del paesino e si ritrovò davanti quello spettacolo. Chiese cosa fosse successo e tutti gli spiegarono la storia di Berto e del suo manganello, ma anche del massaggio che aveva fatto all’altro uomo e del gioco del ghiacciolo.
Quel capo della Polizia locale, che forse era un po’ più ritardato di Berto, fece spallucce e disse che Berto poteva andare anche in giro nudo per il paese. perché tanto era un invalido riconosciuto e nessuno poteva fargli niente, e che non c’è nulla di male nel mangiare un ghiacciolo.
Gli altri, però, consigliarono Berto di andare in giro nudo soltanto nel bar del chiosco, dove i bambini non potevano entrare e dove raramente entrava qualche donna.
Berto comprese che quello era un consiglio un po’ più valido rispetto a quello che diede il capo dei vigili urbani.
Berto si rivesti e tornò a casa. La sua mamma lo aspettava per il pranzo. Quando lo vide entrare, notò un viso stranamente felice. Allora la mamma chiese a Berto che cosa gli fosse accaduto di così bello. Lui si ricordò delle raccomandazioni che gli fecero quelli del bar. Allora si limitò a dire che aveva conosciuto nuovi amici e aveva bevuto una birra.
La mamma continua a guardarlo, perché non era stupida come Berto. Vedeva che aveva allacciato la camicia saltando un bottone e che non stava nei pantaloni. Allora prese Berto e lo portò in camera per sistemarlo. Quando fece per allacciargli la camicia, si accorse che Berto era accaldato e sudato. Quindi gli sbottonò i pantaloni e si accorse che Berto era senza mutande.
La mamma rimproverò il figlio e gli chiese che fine avessero fatto le sue mutande. Lui rispose che se l’era tolte, perché gli davano fastidio. Il suo manganello era troppo grosso per quelle mutande.
La Mamma fece una faccia offesa. Però spiegò pazientemente a Berto che quello non era il manganello, ma il pisellino per fare la pipì. Berto guardò la mamma e si tirò giù i pantaloni. Poi le chiese se quello a lei sembrava un pisellino.
La mamma disse che Berto aveva lo stesso pisellino del suo povero papà, che era morto quando Berto aveva soltanto due anni.
Ma visto che Berto era così accaldato, la mamma lo portò a fare il bagno.
Lo mise sotto la doccia e, dopo che si fu bagnato per bene, cominciò ad insaponarlo con una spugna morbida, quella che piaceva a Berto
Lavandogli il pisellino, successe qualcosa che non era mai successa fino ad allora. Il pisellino divenne un manganello. Berto sorrise e lo fece notare alla sua mamma. La mamma si ricordò improvvisamente di suo marito, perché Berto aveva lo stesso pisellino o forse lo stesso manganello. Berto però aveva un volto triste.
La mamma lo vide e forse capì subito perché fosse triste.
Allora disse a Berto che adesso gli avrebbe fatto un massaggio per farlo stare meglio e far tornare piccolo il manganello.
La donna si spogliò completamente e si infilò nella doccia insieme a Berto. La doccia era molto grande e quindi c’era spazio per tutti e due.
Berto, per la prima volta vide i grandi seni della mamma e il suo sedere grosso, che era più grosso di quello di Berto, sebbene la mamma fosse più piccola.
Lei gli sorrideva e gli disse che quello che stava per fargli era una cosa riservata della famiglia. E quindi non avrebbe dovuto dirlo a nessuno.
Berto ubbidiva sempre alla sua mamma e quindi gli fece di sì con la testa. La mamma era abbastanza alta da accostare il suo grande sedere al manganello di Berto.
Berto vide sparire il suo manganello tra le grosse chiappe della mamma. Ebbe quasi la sensazione di averlo immerso dentro una torta calda, ma non bollente, calda come quella che si è un po’ raffreddata e si può mangiare.
La mamma faceva movimenti con il sedere, avanti e indietro, e Berto sentiva il suo manganello come se venisse massaggiato.
La mamma lo guardava con un viso un po’ felice e un po’ triste. Berto pensava che forse la mamma provasse del dolore. Lui glielo chiese. Lei gli fece di no con la testa e gli disse di stare tranquillo ed aspettare e magari di muovere anche lui il bacino un po’ avanti e un po’ indietro, come la mamma.
La donna, dopo qualche minuto, sembrava che gridasse senza gridare, ma sembrava anche felice. Anche Berto, poco dopo la mamma, avvertì l’arrivo di quella strana e meravigliosa sensazione dei mille colori.
Allora gridò: “Mille colori! Mille colori”
Anche la madre riuscì a vedere mille colori, dopo quasi 38 anni di una vita in bianco e nero.
La madre di Berto si sfilò dal suo manganello e poi lo guardò. Berto sembrava felice, ma aveva gli occhi pieni di domande.
Lei prese le mani di Berto e le appoggiò sui suoi grandi seni e gli disse: “Caro figlio mio, da oggi in poi hai il mio permesso di toccarmi il seno, ma anche il culo…puoi toccarmi dove vuoi e puoi anche venire in bagno quando io sono in bagno. Non ti nascondo più nulla. Ma tu non devi dire niente a nessuno.”
“Lo so, figliolo, che oggi abbiamo fatto qualcosa di strano. Ma tu non ci pensare. Non ti ho fatto del male e non mi hai fatto del male. Sarà una cosa che resterà fra me e te. Hai capito?”
“E…e per il massaggio dei mille colori?” Chiese Berto titubante.
“Ogni tanto ti farò un bel massaggio, si. Io a te e tu a me. Sei contento, Roberto?” Quando la mamma lo chiamava con il nome intero, voleva dire che si trattava di una materia importante.
Berto aveva un grande sorriso e fece di sì con la testa. Ma la madre lo fece giurare.
Poi uscirono dalla doccia e si asciugarono. La mamma fu molto premurosa e cercò un paio di mutande più grandi per il suo figliolo. Ma tra quelle che aveva a disposizione, nessuna andava bene. Disse a Berto che sarebbe andata al mercato la mattina dopo a cercare qualcosa di più grande. Se lui voleva, nel frattempo, poteva restare nudo in casa. L’importante era che nessuno lo vedesse.
A Berto vennero in mente molti pensieri, alcuni dei quali avevano a che fare con la sua mattinata al bar. A lui piaceva stare nudo, anche perché molti lo ammiravano ed erano contenti del suo manganello. Soprattutto Culorotto. Ma poi, perché si chiamava così? Non era importante.
Dentro casa, quindi il nostro Berto se ne andava in giro nudo. La sua mamma no. Eppure anche lei aveva cose grosse che non stavano sempre a posto. Allora Berto gliel’ho chiese.
Lei lo guardò per qualche secondo e poi disse che tutto sommato anche lei avrebbe potuto fare la stessa cosa, l’importante è che, se qualcuno bussava alla porta, avessero entrambi una vestaglia da indossare velocemente.
Berto guardò la sua mamma. Andava in giro nuda anche lei per la casa e questo gli sembrava giusto. Però c’era qualcosa che non gli quadrava. I grandi seni che aveva davanti e il grosso culo che aveva dietro gli facevano pensare sempre ai mille colori. Lui non capiva perché, ma poi si ricordò di quando avevano fatto la doccia insieme, di quando la mamma si strusciava su di lui con il suo grosso culo. E si ricordò anche che riuscì a vedere mille colori, anche senza usare le mani o la bocca.
Quel pomeriggio, comunque, Berto andò al bar nuovamente. C’era meno gente. Berto guardò nelle sue tasche e vide che aveva ancora 10 €. La mamma gli dava 10 € al giorno da spendere e non doveva spenderne di più. Lei diceva sempre che aveva da mangiare, aveva da vestirsi, aveva da dormire e aveva da pulirsi. Che cosa mai avrebbe dovuto farci con i soldi? Soltanto per i suoi vizi. E guai se l’avesse visto con una sigaretta in bocca!
L’unico vizio di Berto era bere uno o due birre al giorno. La birra gli piaceva. Ma anche quei tanti colori che era riuscito a vedere la mattina al bar e poi con la mamma.
Quando arrivò al bar, Artemio il barista lo salutò e gli disse che aveva apprezzato molto lo spettacolo della mattina, il suo massaggio e anche quello che Berto aveva fatto con Culorotto.
Allora, Berto, che sapeva che il barista conosce tutto di tutti, gli chiese proprio di quel signore. Lui conosceva Culorotto. In un paese si conoscono più o meno tutti, ma non si sarebbe mai aspettato che fosse così bravo nei massaggi di mano e di bocca. Come non se lo sarebbe mai aspettato da Artemio.
Il barista fece un sorriso. Rispose a Berto che ci sono cose che si possono dire e altre che non si possono dire. Artemio spiego che Culorotto era suo fratello e che si chiama così proprio in virtù delle cose che non si possono dire.
Le spiegazioni semplici a Berto piacevano. Evidentemente, anche quel signor Culorotto aveva una mamma che gli diceva che alcune cose si possono fare e altre no, che alcune cose si possono dire e altre no e che alcuni amici si possono avere, ma altri no.
Il barista chiese a Berto se gradiva una birra gratis. Poi, visto che Berto non era un’aquila, gli spiegò “birra senza pagare”. Allora Berto capì.
A lui piaceva la birra. E quindi disse al barista che gli sarebbe piaciuto avere una birra senza pagarla. Ma cosa avrebbe dovuto fare?
Al barista sarebbe bastato vedere Berto tutto nudo farsi un bel massaggio, come la mattina.
A Berto piaceva la birra, gli piaceva stare nudo e gli piaceva anche il massaggio che gli avrebbe fatto vedere tanti colori.
Quindi, non vide niente di male nel barattare una birra, che gli piace, facendo in cambio tre cose, tre cose che gli piacciono. Berto si sentiva fortunato.
In un attimo si spogliò e comincio a massaggiarsi il manganello. Il barista, invece, prese il telefono e cominciò a filmarlo. Berto lo vide e pensò che forse al barista piaceva rivedersi a casa con comodo Berto che si massaggia il manganello. Si ricordò di allargare bene le gambe. Berto ci teneva che Artemio potesse vedere bene ogni angolo del suo corpo.
E quindi, per accontentarlo si faceva inquadrare e ogni tanto faceva anche qualche boccaccia per prenderlo in giro. Dopo aver fatto qualche boccaccia, però, sentiva che i colori cominciavano a farsi sentire sopra la sua testa, nel suo ventre, e anche nelle gambe. Quindi si sedette e, non appena i colori si manifestarono tutti insieme, urlò: “Mille colori! Mille colori!!” Un po’ cremina calda uscì dal pisellone di 30 centimetri e qualche gocci cadde sul bancone, accanto al latte freddo.
Il barista si complimentò con Berto e gli chiese di tenere un attimo il manganello sfoderato per fargli un po’ di foto. Berto si sentiva una star e sorrideva.
Poi arrivò Culorotto, il fratello di Artemio. Era contento di trovare Berto nudo, ma fu triste quando seppe che aveva già visto tanti colori. Berto era molto contento dí vedere Culorotto, perché aveva una domanda importante. Era importante, ma riguardava sua mamma e quindi non poteva dIre niente. Oppure, poteva dirlo ma senza dire della mamma.
Berto faceva fatica ad avere a che fare con cose contorte.
Allora si alzò tutto nudo e andò al bancone, dove Culorotto beveva una birra.
Berto gli disse che aveva avuto una strana avventura. Una signora (ma non disse il nome) gli aveva preso il manganello con il culo e glielo aveva massaggiato. Lei poi ha visto tanti colori. E dopo anche lui. Tanti, ma tanti colori. Berto non capiva cosa fosse successo.
Culorotto gli disse che quella donna era fortunata, perché non capita spesso di incontrare un pisello manganello. Ma quando lo incontri, se sei bravo, vedi tanti, ma tanti colori.
Berto non capiva perché la mamma avesse usato il culo. Allora Culorotto gli disse che glielo avrebbe spiegato. Proprio per questo, disse a Berto di sedersi sulla sedia, di tirare su le gambe e poi allargarle. Berto era curioso e lo fece. Intanto, molte persone che avevano cominciato ad arrivare al bar si avvicinarono per vedere il manganello di Berto, ma forse anche il culo, perché adesso si vedeva molto bene.
Culorotto disse a Berto che aveva proprio un bel culo e che si vedeva proprio bene, perché teneva ben larghe le gambe. Poi si fece dare dal suo fratello barista il burro che usava per le tartine e lo spalmò nel culo di Berto, spiegandogli che stava per fare un massaggio al culo per vedere molti colori. Più di mille!
Infatti, mentre le dita dí Culorotto gli frugavano il culo, il manganello di Berto riprendeva vita e cominciava ad alzarsi. Berto era contento di farsi frugare il culo da Culorotto perché era veramente bravo.
A Berto piaceva anche perché con le dita, Culorotto riusciva ad entrare molto in profondità e a lui piaceva questo strano massaggio. Poi Culorotto con l’altra mano, prese anche il manganello di Berto e cominciò a massaggiarlo, come aveva fatto la mattina.
A Berto piacevano due massaggi, perché due sono meglio di uno. Chissà quanti colori vedrà questa volta! Questo pensava il nostro amico.
Dopo qualche secondo, accadde qualcosa di strano. Culorotto si tirò giù i pantaloni, si mise in ginocchio davanti alle gambe aperte di Berto, mettendo sotto le ginocchia due cuscini, così che il manganello di Culorotto arrivasse proprio all’altezza del buco del culo di Berto
Quindi, Culorotto, tolse le dita della mano dal culo di Berto e inserì al suo posto il suo manganello, allargando ancora di un poco il buco. Il massaggio divenne ancora più bello! Berto era veramente contento del suo nuovo amico, che gli faceva provare delle sensazioni piene di colori.
Ogni volta che il manganello gli entrava nel culo, Berto provava sensazioni straordinarie, come se tutte le mani del mondo lo accarezzassero, entrandogli dentro il ventre, baciandogli sempre tutte le guance.
Molti, moltissimi colori cominciarono ad apparire davanti agli occhi di Berto, che faceva una faccia strana, ma anche buffa. In molti lo stavano riprendendo da vicino, sia la faccia che il suo buco del culo, che veniva dilatato dal manganello di Culorotto.
Berto cominciò a dire le cose che dicono tutti, come ad esempio: “Si si si si si”. E lo diceva al ritmo del massaggio che riceveva.
Culorotto cominciò a guardare verso il cielo, senza però mai smettere di massaggiare anche il manganello di Berto.
Improvvisamente, Berto gridò: “Siiiiii….vedo tanti colori! Vedo tanti colori!”
I colori gli salivano su dal ventre, dove Culorotto scavava nel culo e dove massaggiava il pisello.
Fu incredibile per Berto. Il suo manganello spruzzò tanta cremina, quasi come la mattina, ma dentro il suo culo esplose un miliardo, su forse più di un miliardo di colori. Berto non conosceva bene tutti i numeri, ma sapeva che un miliardo sono tanti tanti.
La testa gli si era chiusa come una scatola. Non avvertiva più né caldo né freddo. I rumori della folla intorno erano come quelli delle cicale quando le senti a un chilometro o come il gatto dentro casa dell’Adalgisa (una vicina) che non apriva mai le finestre per paura dei ladri.
In quel mondo strano, dove Berto andava soltanto quell’attimo prima di dormire, una fontana di crema calda gli invase l’intestino. Era Culorotto, che stava vedendo tantissimi colori. Forse tanti come Berto o forse no.
Culorotto fu così contento che a Berto diede anche un bacio sulla bocca. “Sulla bocca non si danno i baci!” Pensava Berto. Glielo aveva detto la mamma, ma una volta glielo diede lo stesso perché lui si era girato. Era diventato tutto rosso. Ma poi la mamma rise.
Invece, Culorotto no. Lui gli diede un bacio sulla bocca, due baci e poi gli spinse la lingua dentro la bocca, come fanno gli uccellini sui documentari quando sfamano i piccoli. Berto pensava fosse un altro massaggio. Si fidava di Culorotto. Allora aprì bene la bocca e si fece esplorare tutti i denti, il palato, la lingua e anche sotto.
Culorotto, quindi, tirò fuori il manganello dal culo di Berto e si rivestì. Gli spettatori fecero un lungo applauso ai due, massaggiatore e massaggiato.
Berto, però, si mise in ginocchio e disse a Culorotto di tirare fuori il manganello, perché non era giusto che lui avesse ricevuto due massaggi (tre con quello della bocca, ma non vide nessun colore) e Culorotto soltanto uno. Berto era un uomo corretto, governato dall’aritmetica, anche nel suo altruismo. Culorotto fece di sì con la testa.
Berto, allora, prese il manganello di Culorotto e lo trattò come un ghiacciolo che non vuole sciogliersi, ma dal quale ti aspetti una cremina, ma devi avere un po’ di pazienza. Berto era molto paziente.
Dopo pochi minuti, però, Culorotto disse delle cose strane, che Berto non comprese a causa del vociare della folla che diceva: “Godi! Godi! Godi!”
E finalmente, la cremina calda invase la bocca di Berto, che però non smise di succhiare, fino a quando Culorotto non gli toccò la testa, come quando ci si arrende nella lotta.
Da quel giorno, Berto, Culorotto e Artemio divennero veri amici e amavano massaggiarsi a vicenda, mentre tutto il paese si divertiva a guardarli e riprenderli.
Berto tornò a casa per la cena. Sua madre aveva cucinato le polpette, che a Berto piacciono tanto. Quando Berto entrò, la vide accanto al piano cottura intenta a cucinare. Era nuda. Il suo culo grosso si vedeva molto bene. Ma guardandola bene, in effetti non era tutta nuda. Indossava un grembiule. Dietro il grembiule era aperto e davanti le due grandi mammelle della mamma di Berto facevano fatica a starci dentro. Una, infatti, aveva un occhio di fuori. Un capezzolo.
Berto sorrise e poi andò in bagno a lavarsi bene le mani, il culo e il manganello. Quindi si tolse tutti, ma proprio tutti i vestiti e tornò in cucina, dove la mamma stava ancora cucinando.
“Scusa figliolo se non sono nuda. Ma se la padella mi schizza dell’olio, poi mi brucio. Tu non vuoi che mamma si faccia male, vero?”
“No no no. A mamma soltanto tanti colori.” Rispose Berto. Poi si avvicinò e toccò il culone della mamma. Ma ritrasse subito la mano, quasi impaurito.
La mamma lo guardò mentre ancora cucinava. Gli sorrise e gli disse: “Puoi toccarlo. Ti ricordi cosa ti ho detto stamattina?”.
Berto ci pensò un attimo. Erano successe molte cose belle e molte cose strane. Ma poi si ricordò di quanto detto dalla mamma a proposito dello stare nudi e toccare.
Allora, si tranquillizzò e tornò a toccare il culo della mamma. Le accarezzava la chiappa come si accarezza un gatto. La mamma gli disse: “Metti la mano in mezzo alle chiappe della mamma. Lì ci sono due buchi con il quali si possono vedere, come dici tu, tanti colori.”
Berto mise la mano in mezzo alle grosse chiappe della mamma. In effetti sentì due buchi, uno era più elastico e umidiccio, mentre l’altro era secco e stretto. Berto, con un’espressione corrucciata, volle frugare con il suo grosso dito medio nel buco umido. Però, quando vide la mamma che faceva degli strani gridolini, si fermò. La mamma gli sorrise: “Su, continua pure.”
Berto era felice quando la mamma gli sorrideva. E poi sentiva un odore strano, come quando mischi qualcosa di dolce e di salato. O l’odore strano fi alcune cantine con vino e cibo.
Andò quindi avanti con la sua curiosità esplorativa. La mamma faceva andare il culo di qua e di là, poi il suo respiro si fece affannoso, fino a quando disse quasi sottovoce;’: “Godo…siii…godo!”
Poi si girò e, sorridendo, guardò ancora il figlio: “Adesso vai a lavarti le mani. Le polpette sono pronte.
Berto tolse la mano dal grande culo della mamma e se la portò sl naso. Sì, era un odore tra il sublime e il maledetto che penetrava nel corpo e scendeva fino….fino al manganello. Sì, fino al manganello, che piano piano stava risvegliandosI.
Berto era nudo. La mamma lo osservava e vedeva il suo pisello che stava crescendo.
“Adesso mangiamo le polpette!” Ordinò lei, senza alcuna possibilità di ribattere.
Berto andò a lavarsi le mani. Gli dispiaceva però buttare via quel buon odore. Ma sapeva dove andare a riprenderlo. E allora sorrise e si lavò bene le mani. Lo aspettavano le polpette e una mamma tutta nuda.
Non tutti conoscono questa storia di paese, avvenuta qualche anno fa. E chissà se continua.
Fine
NDA: questo racconto è unicamente frutto della fantasia. Un eventuale riferimento a persone o luoghi reali è puramente casuale.
Silvestro Gatto
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