Respiro

di
genere
etero

Lo avevamo deciso senza deciderlo.
Bastava uno sguardo di troppo, un messaggio non inviato, un silenzio lasciato a metà.
Tu a casa, sola.
Io con una scusa tirata via, detta a bassa voce mentre chiudevo la porta di casa.
Un incastro perfetto.
Un crimine necessario.
Quando hai aperto la porta, i tuoi capelli erano ancora umidi, sciolti, liberi.
Il vento entrava dalle finestre spalancate e li agitava come se sapesse tutto.
Come se volesse partecipare a quel momento.
Non dissi una parola.
Non ce n'era bisogno.
Era come se mi stessi aspettando da ore.
Mi hai guidato in salotto con la naturalezza di chi sa esattamente cosa sta per succedere.
Le tende si muovevano lente, il pomeriggio si stendeva pigro tra le pareti.
Ma tu, no.
Tu eri fuoco sotto la pelle.
— “Dimmi che sei venuto solo per scoparmi.” lo hai detto senza vergogna, con quel tono a metà tra l’ordine e la confessione.
Pochi attimi ed eri già nuda.
Ti ho preso per i fianchi e ti ho sbattuta contro il muro, con rabbia contenuta e desiderio che non voleva più stare buono.
Le mie mani ti afferravano come se volessero imprimerti addosso il mio marchio.
Le tue gambe si sono aperte senza esitazioni, e ho sentito subito il calore, la voglia...tutta la tua attesa.
— “Brava, così…” — ti ho sussurrato nell’orecchio, e tu hai sorriso, con quegli occhi che si accendono solo quando sai che stai facendo qualcosa di proibito.
Ti ho sollevata, le cosce strette ai miei fianchi.
Sono entrato in te senza grazia, senza permesso, come se ti fossi sempre appartenuto.
La mia bocca sui tuoi capezzoli, e la mia virilità dentro di te.
La tua testa è caduta all’indietro, i capelli contro il muro, il vento ancora tra di noi.
Ti ho scopato con forza, con rabbia, con l’eccitazione sporca di chi sa che sarà il nostro piccolo segreto.
I tuoi gemiti si confondevano col fruscio delle tende, e con lo sciabordio bagnato dei nostri corpi che sbattevano.
Non c’era più un noi in quel momento: solo pelle che brucia, labbra che mordono, mani che graffiano.
Ti ho presa lì, contro la parete, il tuo culo perfetto spinto contro il mio ventre mentre sospiravo il tuo nome, mentre ti dicevo quanto sei bella mentre godi.
Hai stretto le lenzuola tra le dita quando sei venuta sul mio cazzo, copiosa, bagnandomi del tuo caldo orgasmo.
Hai urlato senza ritegno, vibrando, mi hai invocato come se fossi l’unica cosa reale rimasta in quella casa vuota.
E io ti ho riempita.
A fondo.
Senza pietà.
Con la voglia di chi ha aspettato troppo.
Di chi sa, che ogni secondo è rubato.
Quando ci siamo stesi sul pavimento, sudati, ansimanti, le gambe intrecciate e il cuore che batteva ancora troppo forte, hai detto solo:
— “Resta ancora cinque minuti.”
— “Solo cinque?”
— “O finiremo per distruggerci...”
E ho sorriso.
Perché sapevamo entrambi che sarebbe successo comunque.
-"Ma almeno, sappiamo di essere belli mentre bruciamo."
scritto il
2026-08-02
2 3
visite
0
voti
valutazione
0
il tuo voto
Segnala abuso in questo racconto erotico

Continua a leggere racconti dello stesso autore

racconto precedente

Prova a prendermi

Commenti dei lettori al racconto erotico

cookies policy Per una migliore navigazione questo sito fa uso di cookie propri e di terze parti. Proseguendo la navigazione ne accetti l'utilizzo.