L'iniziazione

di
genere
gay

L’INIZIAZIONE
Avevo appena compiuti i 18 anni e per racimolare un po' di soldi ero andato a vendemmiare in una fattoria che distava una quindicina di chilometri da dove abitavo. Il primo giorno avevo conosciuto le altre persone – eravamo sei in tutto. Il padrone ci aveva spiegato brevemente alcune cose e ci eravamo messi all’opera. Tra questi vi era un uomo che aveva da subito attirato la mia attenzione, un contadino settantenne che sembrava essere l’uomo di fiducia del padrone. Si chiamava Vittorio e nonostante l’età conservava ancora il fisico robusto seppur un po' appesantito di chi aveva sempre lavorato in campagna: indossava una camicia da lavoro arrotolata sulle braccia e aperta sul davanti da dove si intravedeva un petto e una pancia ricoperti da una fitta peluria bianca che risaltava ancora di più sulla pelle abbronzata. Uomo burbero di poche parole, nei giorni successivi mi ero spesso sorpreso ad osservarlo mentre lavorava assieme a noi e qualche volta i nostri sguardi si erano anche incrociati. In un’occasione, mentre mi guardava, con una mano si era aggiustato il pacco, un gesto che poteva anche sembrare casuale e privo di qualsiasi significato ma che aveva ripetuto anche in un’altra occasione. Alcuni giorni dopo il padrone gli aveva detto di scegliersi una persona per andare raccogliere l’uva in un piccolo appezzamento che si trovava in un’altra parte della fattoria e Vittorio guardandomi aveva scelto me. Prendemmo il furgoncino e mentre ci dirigevamo verso il podere mi aveva detto a bruciapelo “ho visto che mi guardi spesso”. Io avevo cercato di negare ma lui aveva rincasato la dose “ho visto come mi guardi, lo so che sei una puttanella e che vorresti il mio cazzo” e così dicendo mi aveva messo una mano in mezzo alle gambe e aveva sentito la mia eccitazione. “Hai visto che non mi sbagliavo?” mi aveva detto con un ghigno. Arrivati aveva fermato il furgoncino e tirando indietro il sedile mi aveva detto che se ero curioso di vedere il suo cazzo me lo avrebbe fatto vedere subito e così dicendo si era calato i pantaloni rimanendo in mutande. “Avanti, toccalo!! mi aveva detto prendendomi la mano e portandosela in mezzo alle gambe. Si era poi aperto la camicia mettendo in mostra un petto e una pancia ricoperti da una fitta peluria. Avevo stretto quel bozzo che sentivo crescere come cresceva la mia eccitazione, mi sentivo soggiogato da quell’uomo, ne subivo il fascino animale. Mi aveva ordinato di leccargli i capezzoli e io avevo eseguito, continuando a massaggiargli il pacco, poi avevo sentito una sua mano appoggiarsi sulla mia testa e spingermi verso il basso. Con una mano gli avevo abbassato le mutande liberando il suo grosso cazzo peloso. Lo avevo impugnato e iniziato a segarlo ma lui mi aveva spinto ancora più in basso costringendomi a prenderglielo in bocca. “Ecco si, brava puttanella, non era questo che volevi, succhiarmi il cazzo?” e con la mano premeva perché glielo ingoiassi tutto, poi aveva voluto che gli leccassi anche i coglioni pelosi e infine, dopo quasi 10 minuti che lo pompavo, lo avevo sentito irrigidirsi e tenendomi ben ferma la testa con un grugnito mi aveva scaricato in bocca densi fiotti di sperma che ero stato costretto ad ingoiare per non soffocare. Ci eravamo ricomposti in silenzio ma ormai il ghiaccio era rotto e prima di scendere mi aveva detto che succhiavo bene ma che da me voleva di più perché sapeva che lo volevo anch’io. I giorni successivi erano passati senza che ci fosse stato altro, ogni tanto ci incrociavamo con gli sguardi e qualche volta lo vedevo che mentre mi guardava si toccava in pacco, poi una sera, stavo per prendere l’auto per tornare a casa quando mi si era avvicinato dicendomi di aspettarlo fuori dal cancello. Era arrivato con la sua auto e mi aveva detto di seguirlo. Aveva preso una strada sterrata in mezzo alla campagna e io lo seguivo a distanza. Percorso qualche chilometro si era fermato in uno slargo ed era sceso inoltrandosi dietro alcuni cespugli. Sceso dall’auto lo avevo raggiunto, trovandolo già con l’uccello barzotto fuori dai pantaloni. “Dai succhiamelo” mi aveva detto e io obbedendo mi ero inginocchiato e glielo avevo preso in bocca. Oramai aveva capito che mi teneva in pugno con il suo modo di fare burbero e autoritario. Anche quella volta dopo un po' mi aveva preso la testa tra le mani tenendola ferma mentre si scaricava nella mia bocca. “Ingoia, non sputare” mi aveva ordinato e io avevo eseguito. Prima di ripartire mi aveva detto che la prossima volta non si sarebbe accontentato della sola bocca e mi aveva dato appuntamento per il sabato sera successivo in un bar di un paese vicino.
Avevo trascorso i successivi giorni con frenesia, eccitandomi all’idea che ci saremmo rivisti e che ancora una volta avrei avuto tra le mani il suo bel cazzo per dargli piacere. Ormai avevo scoperto la mia vera natura, mi sentivo sottomesso alla sua volontà e avrei fatto qualunque cosa per soddisfarlo. Era arrivato il sabato sera e come d’accordo mi ero recato nel bar che mi aveva indicato, un locale piuttosto datato frequentato per lo più da pensionati. Entrato lo avevo visto seduto ad un tavolino ma assieme a lui c’era anche un’altra persona e la cosa mi aveva lasciato un po' interdetto ma lui con un cenno del capo mi aveva invitato a raggiungerlo. “Questo è il mio amico Carlo” mi aveva detto “sa tutto e anche a lui piacciono le puttanelle, se dici possiamo andare a casa sua ma dovrai soddisfarci tutti e due. Il suo amico era un omone corpulento, più o meno della sua stessa età. La cosa mi aveva un po' spiazzato ma dopo qualche titubanza l’eccitazione di essere in mezzo a due maschi mi aveva convinto ad accettare. Usciti dal bar li avevo seguiti con la mia auto per qualche chilometro fino ad una casa un po' isolata. Entrati, il suo amico ci aveva subito indicato la camera da letto. “Spogliati” mi aveva ordinato Vittorio mentre anche loro facevano altrettanto. Restammo entrambi nudi e potei notare che anche il suo amico era alquanto ben fornito, mostrando un cazzo che seppure ancora barzotto si presentava bello grosso a cui si accompagnava una borsa dei coglioni altrettanto consistente e il tutto contornato da una folta peluria grigia. Mi avevano fatto inginocchiare e mi ero ritrovato i loro cazzi che si strusciavano all’altezza della mia bocca. “Succhia puttanella” mi dicevano, e io ingoiavo alternativamente ora uno ora l’altro scendendo a leccare anche le borse dei coglioni come mi ordinavano di fare, mentre commentavano con “guarda come succhia bene sta puttanella, scommetto che non vede l’ora di essere scopata”. Stavano diventando sempre più decisi e autoritari. Ad un certo punto mi avevano preso e trascinato nel letto, e mentre continuavo a passare da un cazzo all’altro avevo sentito un grosso dito farsi largo nel mio buco. È stretta la puttanella” aveva detto sorridendo Carlo, e Vittorio gli aveva risposto che allora quella sera dovevano allargarmelo per bene. Queste parole mi eccitavano ancora di più, non vedevo l’ora di essere posseduto, cosa che avvenne poco dopo quando Vittorio mi ordinò di mettermi a pecorina e di allargare bene le gambe. Era tornato con della crema e aveva iniziato a spalmarla fuori e dentro del buco mentre Carlo in ginocchio mi si era posizionato davanti offrendomi il suo grosso cazzo che avevo imboccato avidamente. Vittorio si era posizionato dietro a me, avevo sentito la sua cappella appoggiarsi al mio buco e spingere cercando di entrare ma nonostante la crema faceva troppo male e avevo cercato inutilmente di divincolarmi ma Carlo mi aveva tenuto saldamente impedendomi di muovermi e Vittorio mi era entrato dentro. Sentivo il buco bruciare come se avessi avuto un ferro rovente e cercai ancora di sottrarmi ma Carlo ridendo mi diceva “ma dove vuoi andare? Lo sai che dobbiamo scoparti tutti e due, succhia intanto”. Tenendomi per i fianchi Vittorio aveva iniziato a scoparmi con foga, sentivo il suo cazzo entrare e uscire dal mio buco e in breve il male iniziale si era trasformato lentamente in godimento. “Alla puttanella inizia a piacere di essere sfondata” aveva detto ridendo Vittorio, sentendo che il mio buco si era rilassato e che ora poteva infilarlo fino alle palle mentre continuavo ad essere scopato in bocca dal grosso cazzo di Carlo. La scopata andò avanti per quasi un quarto d’ora, Vittorio alternava momenti vigorosi ad altri più calmi, si sfilava per poi rientrare di colpo. Queste sue manovre mi portarono ben presto ad un godimento estremo tanto che il mio cazzo iniziò a gocciolare, poi sentendosi prossimo, aveva accelerato il ritmo fino ad esplodermi dentro, “ti ingravido puttanella” mi aveva detto poco prima di scaricarsi. Subito dopo Carlo si era alzato e mi era venuto dietro mentre ero ancora nella posizione che mi aveva lasciato Vittorio quando si era sfilato. “Adesso ti scopo io” mi aveva detto puntando la sua cappella nel buco che sentivo largo e umido. Il suo era però un cazzo più grosso di quello di Vittorio e nonostante la lubrificazione sentivo ancora male quando tentava di penetrarmi, tanto che avevo cercato di sottrarmi ma lui mi sovrastava fisicamente e tenendomi mi diceva “ma dove credi di andare puttanella?” Alla fine era riuscito a bloccarmi e avevo sentito il suo grosso cazzo farsi largo. Per un momento quella penetrazione mi aveva lasciato senza fiato, sentivo i suoi coglioni premere sulle mie chiappe, era entrato fino in fondo. “Lo senti puttanella?” mi aveva detto ridendo. La scopata durò meno della precedente ma i colpi che dava li sentivo tutti. Grazie allo sperma che Vittorio aveva scaricato il mio buco era ben lubrificato e il suo cazzo scivolava bene. Ad un certo punto, oramai prossimo all’orgasmo, lo avevo sentito accelerare i colpi per poi fermarsi tenendomi saldamente per i fianchi e con un grugnito venirmi dentro anche lui. Dopo essersi completamente scaricato si era ritratto lasciandomi il buco aperto dal quale sentivo scendermi sulle palle il loro sperma. Quella serata segnò una svolta, mai avrei pensato di godere così tanto, prima avevo avuto qualche esperienza per lo più con qualche coetaneo ma quella con quei due uomini anziani ma ancora vigorosi e virili mi aveva di fatto sconvolto e mi avevano fatto comprendere la mia vera natura. Nei giorni successivi mi tornarono spesso alla mente le immagini dei loro cazzi, dei loro scroti pelosi e di quello che mi avevano fatto fare, e più passavano i giorni e più cresceva la voglia di ripetere quella esperienza, cosa che avvenne una decina di giorni dopo e poi ancora, trasformandomi nel loro oggetto sessuale sul quale soddisfare le loro voglie.
scritto il
2026-07-25
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