Michelle, un sogno d'infanzia

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tradimenti

Michelle è stata mia amica per molti anni fin da quando eravamo bambini, mio zio era un amico molto stretto di sua madre e ci hanno fatti conoscere fin dalla giovane età e fummo così amici d'infanzia. Ad oggi abbiamo entrambi ventun anni. Michelle arrivò una sera a casa mia inaspettatamente assieme ai suoi genitori, erano quattro anni che non la vedevo, fin da quando si era trovata un fidanzato.

Era appena scesa dalla macchina, girata di schiena rispetto a me, non potevo fare a meno che notare come il suo fondoschiena si fosse ingrandito a dismisura. Era veramente ma veramente un culo da modella quello che si ritrovava. Le due chiappe che fuoriuscivano dai pantaloncini con un motivo a strisce verticali sottili azzurro cielo e bianco avorio, che sembravano un pigiama, erano la ciliegina sulla torta. Non era esattamente sodo ma non era nemmeno flaccido, era esattamente quello che un culo deve essere: perfetto, uno di quei deretani che se schiaffeggiati non smettono di dondolare per un paio di secondi. Una potente erezione spinse contro i miei boxer. Indossava delle infradito nere abbinate alla maglia che permettevano di ammirare il 36 smalto bianco che rendeva quei piedi ancora più accattivanti. La sua faccia nel tempo non era cambiata, stessi capelli neri e lisci, stessi occhi da cerbiatta e sopracciglia delicate, stessi denti bianchissimi con un sorriso smagliante, stesso naso a puntina perfetto e curvo e stessa carnosa al punto giusto. Essendo sera ed avendo lei indossato una maglietta nera, non riuscii a vedere per bene il suo davanzale, ma non era mai stato particolarmente prorompente.

Ci sedemmo in giardino con i nostri genitori a parlare del più e del meno e dei ricordi di infanzia e dato che c'eravamo io e lei ci dirigemmo dentro casa e la guidai in camera mia, al quarto piano, per visionare un album di foto. In quella camera una volta all'età delle elementari ci tirammo giú i pantaloni perché io non avevo mai visto una "patatina" e lei poteva dire lo stesso di un "pisellino", cosa da bambini. Salendo le rampe di scale, riuscivo a percepire a pieno la mole di grasso e muscoli molleggiante che avevo davanti ai miei occhi ( saggiamente l'ho guidata in camera mia, non accompagnata, stavo quindi dietro di lei ) e colsi l'occasione per sistemare la pulsazione all'interno delle mie mutande che mi causava dolore per via della posizione.

Ci sedemmo fianco a fianco sul bordo del letto, lei a sinistra verso la testiera e il cuscino e io alla sua destra, il mio braccio sinistro attorno alle sue spalle mentre guardavamo felicemente delle foto della nostra infanzia dall'album. Io le avevo sempre voluto un bene immenso, per un periodo dell'adolescenza ci ero pure stato innamorato a morte fino ad avere le farfalle nello stomaco ogni singolo giorno per un paio d'anni, ma lei questo non lo poteva sapere. Piano piano tentai di spostare il mio braccio dalla sua spalla al suo fianco. Vedendo che ci stavo provando lei mi guardó con i suoi occhi da cerbiatta come per dire: "dai muoviti che ti sto aspettando..." e mi prese il braccio e lo spostò sul suo fianco, magro, morbido e a forma di clessidra. Non avevo ancora appreso il segnale quindi fui molto discreto nel tastare e accarezzare quel fianco, evidentemente non ero molto sveglio. Per un paio di minuti continuammo a guardare immagini fino a quando non ci soffermammo su di una foto di un gatto che avevano i suoi genitori e che era venuto a mancare 2 anni fa. A me del gatto non interessava assolutamente nulla in quel momento ( francamente penso nemmeno a lei ), volevo solo indulgiare nel corpo che stava al mio fianco. Ci guardammo negli occhi per la prima volta da quando eravamo in camera da soli e...

WOOSH!

Le scintille erano troppo forti, nessuno dei due riuscí a resistere: le nostre labbra si avvicinarono in un appassionata unione di liquidi, le sue labbra estremamente morbide contro le mie, un attimo piú ruvide. Due aliti pulitissimi e due lingue curiose, gli occhi chiusi che non facevano altro che immaginare cosa sarebbe successo nell'immediato futuro. Le mie mani la alzarono delicatamente, senza interrompere l'atto, e la spostarono sulla mia gamba sinistra per comodità. Successivamente la mano destra si posò sul suo collo. La sinistra andò a stringere quel fondoschiena attraverso quei corti pantaloncini azzurri che non vedevo l'ora di rimuovere. Lei rimaneva stabile aggrappandosi ai miei fianchi possenti e non rinunciò al tirarsi verso di me ed arrivare a tastare gli sviluppati muscoli della schiena.

Dopo una quarantina di secondi di passione la adagiai sul letto a pancia in su e immediatamente si portó le dita della mano sinistra in bocca dall'eccitazione e quelle della destra sotto i pantaloni e le mutandine. In un solo movimento le sfilai del tutto i pantaloncini blu cielo e l'intimo che non si sa come si ritrovava ancora addosso a lei e gattonai guidato da un istinto animalesco sopra il suo corpo angelico. La maglietta nera ancora le nascondeva la parte superiore del corpo. Assaggiai delicatamente le curve delle sue gambe con le mie mani fino ad arrivare all'interno coscia per un bel mezzo minuto. Lei avrebbe preferito un ritmo più veloce, comprensibile data l'umidità della sua vagina, e si mise in azione slacciandomi freneticamente la cintura e abbassandomi i jeans blu. Con le sue dita delicate mi massaggiò il membro ancora coperto dal cotone. Un altro mezzo minuto era passato e lei mi sfilò i boxer strappando addirittura il tessuto dall'elastico. Nemmeno io ne potevo più di quel ritmo e decisi che era arrivato il momento; mi tolsi completamente i pantaloni e avvicinai la punta sempre di piú alle sue labbra inferiori fino a che...

BUUUM!

L'unione divina era giunta, un gemito importante emesso da parte della mia amichetta si potè sentire in tutta la casa, che fortunatamente al momento era vuota meno che il giardino esterno. Eravamo ormai due anime che si conoscevano fino in fondo, il legame c'era stato e non era scollegabile né con il tempo e né con lo spazio. Allungai la mano per impostare una luce soffusa, presi il cuscino e glielo inserii sotto la schiena per aumentare il suo livello di godimento e iniziai a fare avanti e indietro in quel fiume, mentre lei si sfilava la maglia nera che fino ad allora aveva impedito la visione dei suoi seni che iniziò a massaggiare con una mano mentre con l'altra massaggiava i miei addominali scolpiti. Continuammo cosí per un paio di piacevoli minuti di godimento e gemiti fino a che lei non mi fece cenno di fermarsi per cambiare posizione, forse per la voglia di provare il brivido di usare delle stampelle il giorno dopo, perché mi porse il suo deretano all'aria, e come una supposta infilai il mio membro con cautela all'interno. Non c'era tempo per i lubrificanti: le ordinai di sputare sulla mia mano e stando al gioco non esitò: una importante quantità di saliva fuoriuscì dalla sua bocca, il che mi eccitò ancora di più al solo pensiero di adagiare la mia verga all'interno della sua calda e idratata cavità orale ( ma questo non sarebbe successo ora ). La sua saliva unita al mio sputo, che finì direttamente tra il suo ano e il mio pene, bastarono a rimuovere l'attrito. Questo sedere era mastodontico, non era mai stato cosí imponente quando eravamo piú giovani. Dove si era nascosto fino ad ora? Come mai ero riuscito a scoparlo solo ora? Comunque continuai a cannonare quel di dietro e l'attrazione migliore, dal mio punto di vista rialzato, furono le onde d'urto che si propagavano sulla superficie delle natiche e viaggiavano verso la schiena, come se arrivassero direttamente al cervello della vittima, o meglio della fortunata in questo caso. Lei gemeva di gioia. Lo sputo fu estremamente utile, senza di quello usare la porta del retro non sarebbe stato per niente piacevole. Con la mano destra mi dilettavo nello schiaffeggiare quel ben di Dio e mi divertivo come un bambino: guardare le onde d'urto propagarsi era come essere al mare e veder le onde per la prima volta. Con la sinistra le stimolavo il clitoride: ero consapevole che un rapporto anale da solo non sarebbe stato sufficiente a scaturire un orgasmo in lei, e non potevo permetermi di venire da solo, non dopo tutti questi anni di attesa, sarebbe stata una delusione enorme per tutti e due. Nel mentre lei continuava a singhiozzare a quasi tutti i ferocissimi colpi.

PUU!

Un altro blocco di saliva passò dalla mia bocca all'apertura delle sue natiche. I suoi lamenti si stavano trasformando, talmente stava godendo che sembrava stesse piangendo (anche se in realtà era tutta gioia) e questo non faceva altro che buttare benzina sul fuoco che ardeva dentro di me. Seguirono altri quattro minuti di fuoco e urla che avrebbero fatto eccitare anche il più omosessuale degli uomini. Le sue mani cercavano appoggi costantemente: la sinistra era appoggiata alla testiera in legno verde del letto e la destra stringeva l'angolo del profumato materasso bianco latte, al momento ancora lindo; continuava a scambiare la posizione e angolazione delle braccia ogni decina di secondi, si sentiva dominata in una maniera che sono sicuro il suo gracile ragazzo di quattro anni non le aveva mai fatto provare prima d'ora. La mia mano passò dallo stimolare il clitoride a eccitare le pareti della sua vagina fino in fondo, fino a che non sentii che lei era sul momento di massimo godimento.

AAAH! *sospiro* AAAAHH! *sospiro* *singhiozzo* AHAAAA! *sospiro* UHH...

Io estrassi il mio membro e lo maneggiai con la destra mentre con la sinistra le massaggiai la natica corrispondente. Non avendo più forze si lasciò andare cadendo sul materasso bianco e sporcandolo di liquido vaginale.
Ora rimanevo solamente io! Massaggiandomelo per un minuto mi avvicinai sempre di più al godimento. Ero ancora in ginocchio rivolto verso il suo corpo. Inserii il braccio sinistro tra il materasso e il suo petto, prendendo l'occasione di doverla rialzare per assaporare i suoi seni, fino ad ora a me sconosciuti. Sempre con la sinistra una volta alzata la aiutai ad aprire la mandibola e a prendere la mia verga in bocca, posandole la mano sui bellissimi capelli neri e dettando il ritmo. Subito i suoi occhi mori da cerbiatta ancora storditi dall'orgasmo ripresero vigore e si mise a mangiarla come un cono gelato. Dopo tre minuti di intenso sbocchinamento dove pensavo di aver appena visto il Signore la tirai per lo chignon e lei subito capì che momento era. Si preparò con la bocca aperta, la lingua rosea e carnosa di fuori e gli occhi chiusi, e in non meno di una decina di secondi di autostimolazione...

CIAF-CIAF-CIAF-CIAF-CIAF-CIAF... SPLURT! SPLURT! SPLURT! *sospiro* SPLURT! *sospiro*

Tutta la mia sborra si riversò sulla sua lingua e le sue palpebre. L'erezione iniziale era finalmente sparita. Sentiti i miei sospiri capì che avevo finito pure io; aprì le palpebre,si leccò i baffi, portò la lingua in bocca, la chiuse e deglutì tutto il mio sperma e liquido seminale. Mi abbassai verso il suo viso per un intenso limone conclusivo per assaporare il mio operato.

Preso un paio di fazzoletti dal termosifone di fianco al letto e pulito il suo viso e le nostre parti intime cambiammo il coprimaterasso bianco che era ormai da lavare e lo sostituimmo con uno blu oceano. Ci rivestimmo in quattro e quattr'otto e iniziammo a scendere le scale di casa fino alla porta d'uscita. Proprio prima dell'uscio un ultimo limone, un'ultima strizzata a quel possente deretano per me e un'ultima sfregata di cazzo di pochi secondi per lei e ci spostammo in giardino insieme ai nostri genitori a parlare del più e del meno, come se non ci fossimo appena uniti per l'eternità.
scritto il
2026-07-17
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