Eros e il servizio ai lettori all’italiana

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Le case editrici italiane lavorano a pieno ritmo come i mulini a vento di Don Chisciotte – solo che qui il vento è più abbondante dei lettori. Le librerie gemono sotto il peso della nuova produzione editoriale, gli scaffali si piegano come antiche volte di chiese, ma i libri restano immobili con stoica dignità. Perché semplicemente non vengono comprati. E ancor meno letti.
Se nei Paesi nordici il servizio ai lettori significa che il bibliotecario prenota un libro perché la lista d’attesa è più lunga di quella per una visita specialistica – spesso oltre un mese –, in Italia accade l’opposto.
Lì è lo scrittore ad aver bisogno di assistenza. È lui che deve trovare il lettore, attirarlo, convincerlo, sedurlo e infine quasi implorarlo in ginocchio affinché apra il suo libro.
Non è più servizio ai lettori. È un servizio di lusso. Qualcosa a metà tra una boutique, un ristorante Michelin e un bordello. Il cliente è re. Lo scrittore è il portiere.
L’opera letteraria è un prodotto come un abito nuovo, un’auto di lusso o un weekend seducente in un hotel a cinque stelle. La regola d’oro è semplice: il prodotto deve sapersi vendere da solo. Nel linguaggio del marketing si dice più elegantemente “suscitare interesse nel cliente”, in parole povere significa semplicemente rifilare qualcosa al lettore.
La pubblicità deve essere abile. In tre frasi bisogna spiegare al lettore di cosa parla il libro. Ma cosa succede se non si può raccontarlo in tre frasi? Per esempio quando il valore principale del libro non è la trama, ma la tensione erotica che lo permea.
Bisogna far capire subito al lettore che si tratta di qualcosa di autentico, non di una fregatura sospetta. Perché nulla un italiano sopporta peggio del semplice essere preso in giro – un’arte che ha praticato per secoli e che quindi sa riconoscere immediatamente. E tutto questo deve essere detto in tre frasi. Se arrivi alla quarta, l’italiano è già su WhatsApp, Instagram o al tavolino del caffè a discutere perché la pizza napoletana sia comunque migliore di quella romana.
Ma la lettura di questo “prodotto” diventa ancora più disperata.
Al lavoro non c’è tempo, perché lavorare disturba il lavoro stesso. Inoltre il caldo estivo opprimente non favorisce affatto il processo di lettura.
Nel fine settimana non c’è tempo neanche lì. Allora funziona la sacra istituzione chiamata la famiglia. Il sabato si pranza. Poi ci si riprende dal pranzo. La sera ci si prepara per la cena. La domenica si ripete tutto il procedimento.
Così il libro resta semplicemente da parte. Anche lo schermo del telefono perde la partita. Alla tavola di famiglia il telefono deve restare silenzioso come in un teatro d’opera. Anche se chiamasse Dio in persona offrendo il miglior affare della vita. O ancora meglio – se tornasse per un attimo sulla terra e porgesse all’italiano un libro dicendo:
“…leggi!”
Un italiano risponderebbe cortesemente:
“Volentieri… ma lunedì.”
Perché ogni italiano assicura all’autore con un sorriso brillante che leggerà sicuramente il suo libro nel fine settimana. Fa parte della cortesia elementare, un po’ come promettere di passare a trovare qualcuno o di prendere un caffè insieme. Anche se entrambe le parti non solo sospettano, ma sanno con assoluta certezza che non accadrà.
Resta la sera. Quel breve momento prima di dormire, quando finalmente si è sul divano e non si deve più dimostrare nulla a nessuno. La scelta è semplice: Netflix o il romanzo di uno scrittore sconosciuto. Non proprio una competizione equa.
Supponiamo comunque che il miracolo avvenga. Il “prodotto” del povero scrittore sale finalmente almeno all’altezza degli occhi del lettore e l’inizio sembra promettente.
Ma proprio allora inizia la successiva tragicommedia.
Perché nessuno sa più davvero come si legge un libro.
Il sistema scolastico ha negli anni cresciuto una generazione che sa scorrere rapidamente un testo, ma non immergersi in esso. La lettura funzionale è diventata più rara di un parcheggio nel centro di Roma.
E anche se qualche donna italiana decide comunque di “torturarsi” con un libro – un po’ come risolvere sudoku o fare volontariamente una doccia fredda – lo legge esattamente come le email di lavoro o i messaggi WhatsApp dell’amante.
Saltando righe.
In diagonale.
L’occhio pesca rapidamente alcune parole chiave attraenti, il cervello costruisce attorno ad esse una propria storia, e il resto del testo rimane un segreto tra autore e tipografia. Un intero romanzo può parlare di una crisi esistenziale, ma se compaiono parole come “mafia”, “amore”, “vino” e “Sicilia”, il lettore ha già un’opinione formata.
Così il vero contenuto di un buon libro finisce nello stesso posto in cui in Italia scompaiono il codice della strada, le dichiarazioni dei redditi e le promesse di richiamare la settimana prossima. O di leggere.
O forse sì?
L’unico genere che sembra andare un po’ meglio è la letteratura erotica. Non necessariamente perché sia più amata, ma perché viene usata per un’accensione emotiva e per esigenze più pratiche… Per questo non è tanto letteratura quanto un bene di consumo – come un buon vino o un espresso. Si consuma subito, soprattutto la sera sul divano, non si lascia a maturare sugli scaffali.
Ma anche qui l’Italia è attraversata da un confine invisibile: tra Nord e Sud.
Di solito si considera Parigi la capitale europea dell’erotismo.
Invano.
Se si studia la storia più a fondo, quel titolo spetta piuttosto alla Repubblica di Venezia. Ciò che accadeva dietro le maschere del carnevale surclassava Parigi, e lì si sviluppò una delle tradizioni più vive del pensiero erotico europeo – fino a quando Napoleone non vi pose fine alla fine del XVIII secolo.
La Milano di oggi flirta con Eros con la stessa naturalezza con cui flirta con la moda, perché secoli di influenza mitteleuropea hanno lasciato in Lombardia un atteggiamento molto più aperto.
Roma invece vive ancora all’ombra del Vaticano – anche quando nessuno se ne accorge più.
Napoli, invece, è così occupata dalla propria vita appassionata che lì Eros semplicemente non ha il tempo di diventare letteratura.
Così, se si chiede dove la letteratura erotica possa trovare il suo rifugio più tranquillo in Italia, la risposta è sorprendentemente semplice.
Non dove si predica più Eros.
Ma dove si nota di meno.

scritto il
2026-07-05
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