La Cavigliera 2
di
Cuck_61
genere
corna
Il Gioco si Rivolge Contro
Quella rivelazione urlata in mezzo al mare, con l'acqua fredda che mi arrivava alla vita, mi aveva completamente sconvolto. Sapere che Francesca non solo aveva scoperto tutto, ma aveva letto persino le mie email private, mi provocava un panico viscerale. Quello che per me era stato solo un gioco solitario, un modo virtuale come un altro per eccitarmi davanti allo schermo nei miei momenti cuckold, si era trasformato in una trappola reale. Le mie stesse fantasie venivano usate come un'arma di ricatto e dominio contro di me. Ora tutto mi si poteva rivolgere contro, e non ero più il regista invisibile del mio piacere: ero diventato l'ostaggio dei desideri di mia moglie.Tornati a riva, Francesca rimase sul lettino vicino a me per tutto il resto del giorno, ignorando la mia presenza con una freddezza calcolata. A pranzo mangiammo una coppa di frutta al ristorante sulla spiaggia, consumata in un silenzio pesante, elettrico, interrotto solo dal rumore della sua forchetta che affondava nella polpa fredda. Quando tornammo sotto l'ombrellone e lei si girò di spalle, mostrando i glutei sodi scolpiti dallo spinning, presi il flacone dell'abbronzante e feci per metterle la crema come al solito, cercando di recuperare un briciolo della nostra vecchia intimità coniugale.Francesca si mosse con uno scatto gelido. Mi bloccò con lo sguardo e, in modo tagliente, disse a voce alta: «Continua pure a far finta di leggere quel tablet, Paolo. La crema la faccio spalmare al bagnino, vedrai come apprezzerà!».Alzò la mano con un cenno imperioso e lo spiaggino scattò subito; sembrava fosse in attesa soltanto di quel segnale da parte della splendida quarantottenne. Fu uno strazio indicibile per i miei occhi vedere altre mani, rozze e sconosciute, appoggiarsi sul corpo nudo di Francesca, ma al tempo stesso fu un colpo di frusta micidiale per la mia eccitazione psicologica. Il ragazzo, pur sapendo il fatto suo, era forse intimorito dalla mia presenza a pochi centimetri e si muoveva con cautela, senza indugiare troppo. Ma fu subito ripreso da Francesca, la quale girò leggermente la testa di profilo e gli disse con un tono di malizioso rimprovero: «Ragazzo, non essere timido... stai soltanto spalmando dell’abbronzante, non aver paura».Quella frase esplicita, invece di svegliarlo, aumentò l'imbarazzo del giovane. Sentendosi addosso gli occhi del marito e la pressione maliziosa della donna, il bagnino finì in fretta il suo lavoro e andò via quasi scusandosi. Francesca lo liquidò guardandomi dritto negli occhi con un sorriso spietato e sussurrando: «Fuori uno!».Il pomeriggio scorreva uguale agli altri in quella strana agonia erotica, quando all’improvviso Francesca si alzò di colpo dal lettino. Si sistemò il perizoma nero tra le natiche sode con un gesto sfacciato e mi disse: «Vando al corso di balli latini».Io, sorpreso e cercando di imporre un minimo e ormai inutile freno da marito, le risposi: «Ma sei in costume, praticamente mezza nuda!».Lei, senza scomporsi minimamente e accarezzandosi il fianco, ribatté: «Perfetto, così sento meglio se le chiacchiere del villaggio sull'animatore corrispondono a verità».Mentre tornavo in camera da solo, divorato dall'ansia e dalla sottomissione psicologica, mi fermai a bere un aperitivo per affogare i pensieri. Il bar della spiaggia stranamente era vuoto, e quindi mi trovai a parlare a lungo con il barman. Era un tipo lontano dal classico cliché degli animatori del villaggio, molto sulle sue, riservato e serio. Indossava la divisa, ma il tessuto non nascondeva un bel fisico massiccio, spalle larghe e braccia possenti. Si presentò come Alan e mi spiegò che non era pugliese, bensì albanese; mi disse che era stato un bravo barman professionista nel suo paese e che ora si trovava a fare il barista stagionale in quel villaggio, ma che a lui stava bene così perché poteva mandare i soldi alla famiglia in Albania, in attesa di farla venire stabilmente in Italia.I discorsi correvano spediti e la concretezza mascolina di Alan mi aveva distratto, tanto che non ricordo nemmeno più quanto tempo fosse passato, quando all’improvviso il mio telefono sul bancone vibrò. Era un messaggio di Francesca: Fuori 2…Leggendo quelle due parole, provai un immediato senso di sollievo. Ormai convinto di essere salvo dal pericolo del cuckoldry reale e che anche il ballerino avesse fallito il test, le risposi in modo sarcastico: Vieni al bar della spiaggia, così festeggio le mancate corna.Arrivò dopo poco. Era tutta sudata per lo sforzo e vistosamente incazzata, con la pelle lucida che le bagnava il décolleté. Si sedette sullo sgabello accanto al mio, emanando un calore provocante. Sapeva benissimo che il ballerino posava occhi e mani un po’ su tutte le clienti, ma non credeva fosse una cosa così palese, banale e priva di una vera carica selettiva. Lo disse a voce alta, senza filtri, e Alan, che stava pulendo i bicchieri a pochi centimetri da noi, sentì tutto. Il barista si girò verso di me e mi lanciò un sorriso complice, un'intesa tra uomini. Io ricambiai quel sorriso, convinto che la tempesta fosse ormai passata e che la mia dignità fosse salva.Francesca se ne accorse subito. Il suo atteggiamento cambiò all'istante: sempre più altezzosa, ma con un nuovo, pericoloso sorriso sulle labbra, ci fissò entrambi. Si sporse sul bancone, schiacciando il seno contro il legno lucido e facendo tintinnare i ciondoli della cavigliera d'argento che brillava sulla gamba destra.Ci guardò dritto negli occhi e disse: «Cosa avete da ridere voi due?».La tensione si spezzò in un colpo solo. Davanti a quella provocazione, scoppiammo a ridere tutti e tre, ma l'eco di quella risata nel bar vuoto aveva appena ridefinito le regole del gioco, accendendo una luce intensa negli occhi di mia moglie. Francesca guardò Alan con un'audacia esplicita, e l'invito implicito a tornare la sera al bar era ormai sospeso nell'aria, pronto a trasformare le mie fantasie nell'umiliazione più reale della mia vita.
Quella rivelazione urlata in mezzo al mare, con l'acqua fredda che mi arrivava alla vita, mi aveva completamente sconvolto. Sapere che Francesca non solo aveva scoperto tutto, ma aveva letto persino le mie email private, mi provocava un panico viscerale. Quello che per me era stato solo un gioco solitario, un modo virtuale come un altro per eccitarmi davanti allo schermo nei miei momenti cuckold, si era trasformato in una trappola reale. Le mie stesse fantasie venivano usate come un'arma di ricatto e dominio contro di me. Ora tutto mi si poteva rivolgere contro, e non ero più il regista invisibile del mio piacere: ero diventato l'ostaggio dei desideri di mia moglie.Tornati a riva, Francesca rimase sul lettino vicino a me per tutto il resto del giorno, ignorando la mia presenza con una freddezza calcolata. A pranzo mangiammo una coppa di frutta al ristorante sulla spiaggia, consumata in un silenzio pesante, elettrico, interrotto solo dal rumore della sua forchetta che affondava nella polpa fredda. Quando tornammo sotto l'ombrellone e lei si girò di spalle, mostrando i glutei sodi scolpiti dallo spinning, presi il flacone dell'abbronzante e feci per metterle la crema come al solito, cercando di recuperare un briciolo della nostra vecchia intimità coniugale.Francesca si mosse con uno scatto gelido. Mi bloccò con lo sguardo e, in modo tagliente, disse a voce alta: «Continua pure a far finta di leggere quel tablet, Paolo. La crema la faccio spalmare al bagnino, vedrai come apprezzerà!».Alzò la mano con un cenno imperioso e lo spiaggino scattò subito; sembrava fosse in attesa soltanto di quel segnale da parte della splendida quarantottenne. Fu uno strazio indicibile per i miei occhi vedere altre mani, rozze e sconosciute, appoggiarsi sul corpo nudo di Francesca, ma al tempo stesso fu un colpo di frusta micidiale per la mia eccitazione psicologica. Il ragazzo, pur sapendo il fatto suo, era forse intimorito dalla mia presenza a pochi centimetri e si muoveva con cautela, senza indugiare troppo. Ma fu subito ripreso da Francesca, la quale girò leggermente la testa di profilo e gli disse con un tono di malizioso rimprovero: «Ragazzo, non essere timido... stai soltanto spalmando dell’abbronzante, non aver paura».Quella frase esplicita, invece di svegliarlo, aumentò l'imbarazzo del giovane. Sentendosi addosso gli occhi del marito e la pressione maliziosa della donna, il bagnino finì in fretta il suo lavoro e andò via quasi scusandosi. Francesca lo liquidò guardandomi dritto negli occhi con un sorriso spietato e sussurrando: «Fuori uno!».Il pomeriggio scorreva uguale agli altri in quella strana agonia erotica, quando all’improvviso Francesca si alzò di colpo dal lettino. Si sistemò il perizoma nero tra le natiche sode con un gesto sfacciato e mi disse: «Vando al corso di balli latini».Io, sorpreso e cercando di imporre un minimo e ormai inutile freno da marito, le risposi: «Ma sei in costume, praticamente mezza nuda!».Lei, senza scomporsi minimamente e accarezzandosi il fianco, ribatté: «Perfetto, così sento meglio se le chiacchiere del villaggio sull'animatore corrispondono a verità».Mentre tornavo in camera da solo, divorato dall'ansia e dalla sottomissione psicologica, mi fermai a bere un aperitivo per affogare i pensieri. Il bar della spiaggia stranamente era vuoto, e quindi mi trovai a parlare a lungo con il barman. Era un tipo lontano dal classico cliché degli animatori del villaggio, molto sulle sue, riservato e serio. Indossava la divisa, ma il tessuto non nascondeva un bel fisico massiccio, spalle larghe e braccia possenti. Si presentò come Alan e mi spiegò che non era pugliese, bensì albanese; mi disse che era stato un bravo barman professionista nel suo paese e che ora si trovava a fare il barista stagionale in quel villaggio, ma che a lui stava bene così perché poteva mandare i soldi alla famiglia in Albania, in attesa di farla venire stabilmente in Italia.I discorsi correvano spediti e la concretezza mascolina di Alan mi aveva distratto, tanto che non ricordo nemmeno più quanto tempo fosse passato, quando all’improvviso il mio telefono sul bancone vibrò. Era un messaggio di Francesca: Fuori 2…Leggendo quelle due parole, provai un immediato senso di sollievo. Ormai convinto di essere salvo dal pericolo del cuckoldry reale e che anche il ballerino avesse fallito il test, le risposi in modo sarcastico: Vieni al bar della spiaggia, così festeggio le mancate corna.Arrivò dopo poco. Era tutta sudata per lo sforzo e vistosamente incazzata, con la pelle lucida che le bagnava il décolleté. Si sedette sullo sgabello accanto al mio, emanando un calore provocante. Sapeva benissimo che il ballerino posava occhi e mani un po’ su tutte le clienti, ma non credeva fosse una cosa così palese, banale e priva di una vera carica selettiva. Lo disse a voce alta, senza filtri, e Alan, che stava pulendo i bicchieri a pochi centimetri da noi, sentì tutto. Il barista si girò verso di me e mi lanciò un sorriso complice, un'intesa tra uomini. Io ricambiai quel sorriso, convinto che la tempesta fosse ormai passata e che la mia dignità fosse salva.Francesca se ne accorse subito. Il suo atteggiamento cambiò all'istante: sempre più altezzosa, ma con un nuovo, pericoloso sorriso sulle labbra, ci fissò entrambi. Si sporse sul bancone, schiacciando il seno contro il legno lucido e facendo tintinnare i ciondoli della cavigliera d'argento che brillava sulla gamba destra.Ci guardò dritto negli occhi e disse: «Cosa avete da ridere voi due?».La tensione si spezzò in un colpo solo. Davanti a quella provocazione, scoppiammo a ridere tutti e tre, ma l'eco di quella risata nel bar vuoto aveva appena ridefinito le regole del gioco, accendendo una luce intensa negli occhi di mia moglie. Francesca guardò Alan con un'audacia esplicita, e l'invito implicito a tornare la sera al bar era ormai sospeso nell'aria, pronto a trasformare le mie fantasie nell'umiliazione più reale della mia vita.
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