La Cavigliera 11 Epilogo

di
genere
corna

Epilogo Romano
Il locale scelto per l'aperitivo era uno dei più esclusivi del centro di Roma, un raffinato lounge bar nascosto tra i vicoli storici nei pressi di Piazza Navona. L'atmosfera all'interno era ovattata, dominata da luci soffuse color ambra, specchi anticati e un sottofondo di musica jazz che si fondeva con il sommesso chiacchiericcio della clientela elegante. Francesca era arrivata con qualche minuto di anticipo, indossando l'abito nero di seta che scivolava fluido lungo le sue curve. Sotto il tessuto leggero, la pelle nuda risentiva dell'elettricità del patto stretto con il marito.
Poco distante, parzialmente nascosto dietro l'imponente fusto di una pianta tropicale e la penombra di un separé in ferro battuto, Paolo era già seduto al suo tavolo. Aveva davanti a sé un cocktail e osservava la scena con una calma olimpica, godendosi l'attesa. Il suo sguardo incrociò per un brevissimo istante quello di Francesca nello specchio dietro il bancone: un solo millesimo di secondo, un lampo di intesa invisibile a chiunque altro, ma sufficiente a incendiare l'atmosfera.
Quando il collega, un uomo sui trentacinque anni di nome Stefano, fece il suo ingresso nel locale, trovò Francesca già accomodata a un tavolino d'angolo. Stefano si avvicinò con il sorriso sicuro di chi è abituato a muoversi con disinvoltura, ma l'impatto visivo con la donna lo colse visibilmente di sorpresa. Francesca emanava un'energia magnetica, un'audacia che non aveva mai mostrato tra le scrivanie dell'ufficio.
"Sei splendida, Francesca. Spero di non averti fatto aspettare," esordì Stefano, sbottonandosi la giacca mentre si sedeva di fronte a lei.
"Solo pochi minuti, Stefano. Il tempo perfetto per ambientarsi," rispose lei, reggendo il suo sguardo con un'intensità quasi ipnotica.
Da quel momento iniziò il vero spettacolo, un sofisticato gioco a tre in cui Stefano era l'unico attore a non conoscere il copione. Francesca mise in atto una seduzione provocante, calibrata al millimetro. Ogni suo movimento era studiato per due spettatori: per l'uomo seduto di fronte a lei, che ne subiva il fascino diretto, e per il marito posizionato pochi metri più in là, che ne assaporava ogni sfumatura. Francesca parlava con voce bassa, costringendo Stefano a sporgersi verso di lei; accarezzava lentamente lo stelo del proprio calice di cristallo e, con un gesto apparentemente distratto, accavallò le gambe lasciando che lo spacco dell'abito rivelasse la nudità della coscia.
Stefano era visibilmente ammagliato, convinto di avere il totale controllo della situazione, del tutto ignaro che ogni sua reazione di stupore e desiderio veniva registrata e goduta da Paolo. Dal suo angolo protetto, Paolo provava una vertigine di pura eccitazione. Vedere un altro uomo pendere dalle labbra di sua moglie, desiderarla con quella foga trattenuta, non faceva che accrescere il senso di orgoglio e possesso mentale che lo legava a lei. Erano complici di un segreto immenso.
Mentre la tensione erotica al tavolo di Francesca e Stefano raggiungeva il culmine, la vibrazione improvvisa del telefono nella tasca interna della giacca di Paolo lo risvegliò da quella sorta di trans. Paolo estrasse lo smartphone, aspettandosi una mail di lavoro o un messaggio di routine. Sul display, tuttavia, comparve un numero sconosciuto, ma con un prefisso internazionale che gli fece fare un salto al cuore.
Paolo si portò il telefono all'orecchio, allontanandosi leggermente dal brusio del locale. "Pronto?"
"Ciao, Paolo. Spero di non disturbare." La voce era inconfondibile: roca, calda, con quella cadenza rilassata che evocava immediatamente il profumo di salsedine e le mura di legno del bungalow. Era Alan.
Paolo trattenne il respiro per un secondo, lo sguardo che tornava istintivamente a fissare la figura di Francesca in mezzo alla sala. "Alan. Che sorpresa. No, non disturbi affatto."
"Volevo farti un saluto," continuò Alan con una risata bassa dall'altro capo del filo, percependo lo stupore dell'uomo. "E volevo dirti che il biglietto che mi hai lasciato non è andato perduto. Tra qualche settimana ho del tempo libero e stavo pensando di fare un viaggio. Mi piacerebbe salire a Roma per le feste di Natale. Volevo sapere se quel vostro invito è ancora valido."
Paolo sentì un brivido freddo e caldissimo al tempo stesso corrergli lungo la schiena. Voltò lo sguardo verso il tavolo della moglie. In quel preciso istante, come mossa da un sesto senso, Francesca si girò verso la penombra dove si trovava il marito. I loro occhi si incrociarono di nuovo, e Paolo le fece un impercettibile cenno del capo, un sorriso enigmatico che le fece capire che qualcosa di enorme stava cambiando.
"L'invito è più che valido, Alan," rispose Paolo, la voce ferma e carica di una nuova, immensa aspettativa. "Roma a Natale è splendida. Ti aspettiamo."
"Perfetto. Ci sentiamo presto allora. Saluta Francesca." La linea si interruppe.
Paolo ripose il telefono in tasca, sentendo il cuore battere a un ritmo accelerato. Guardò sua moglie, splendida e provocante mentre tornava a dedicare un sorriso distratto al collega, del tutto ignara che il cerchio magico dell'isola stava per riaprirsi proprio lì, nella loro città, sotto il cielo d'inverno. Ma questa è un'altra storia.


scritto il
2026-06-22
6 7
visite
1
voti
valutazione
1
il tuo voto
Segnala abuso in questo racconto erotico

Continua a leggere racconti dello stesso autore

racconto precedente

La Cavigliera 10

Commenti dei lettori al racconto erotico

cookies policy Per una migliore navigazione questo sito fa uso di cookie propri e di terze parti. Proseguendo la navigazione ne accetti l'utilizzo.