1 Maggio di Dominazione 3

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1 Maggio di dominazione
Di Corvobianco

Sonia rimase immobile per qualche istante, poi sollevò appena il mento.

«Rimango a controllare che mantenga la parola data.»

La domanda arrivò subito dopo.

«Ti va bene che Sonia resti?»

Accennai un sorriso.

«Sì. Mi va bene.»

Veronica si voltò verso la compagna con l’aria di chi non ammette repliche.

«Adesso si fa come dice lui. E tu obbedisci in silenzio.»

Per un attimo il resto della stanza sembrò dissolversi.

Il mio sguardo si fermò sul volto di Veronica: le guance leggermente arrossate, gli occhi luminosi, le labbra sottili che continuavano a cercare le mie. C’era qualcosa di irresistibile nel modo in cui cercava di apparire sicura di sé mentre il suo corpo tradiva emozioni ben più profonde.

Le sfiorai il collo e lasciai che le mani scendessero lentamente sulle spalle. Sentii un leggero tremore attraversarla.

Rimanemmo così, vicini, immersi in quel silenzio particolare che esiste soltanto tra due persone quando la distanza smette di avere importanza.

«Hai fretta?» le sussurrai.

Lei mi guardò senza rispondere.

«A volte il desiderio cresce proprio nell’attesa. È lì che nasce la vera seduzione.»

Veronica socchiuse gli occhi.

«Parli sempre così?»

Sorrisi.

«Solo quando ne vale la pena.»

Per qualche secondo nessuno disse nulla.

La tensione tra noi era diventata quasi tangibile, come se l’aria stessa si fosse fatta più densa.

«Sai una cosa?» continuai. «Molte persone credono che il desiderio riguardi soltanto ciò che si ottiene. Io penso il contrario. Credo che il desiderio viva soprattutto in ciò che si aspetta.»

Lei abbassò lo sguardo, poi tornò a fissarmi.

«E quindi?»

«Quindi continuerò con calma.»

Veronica lasciò sfuggire una risata lieve.

«Sei impossibile.»

«Forse.»

Le sue dita si strinsero alle mie.

«Oppure sai esattamente quello che stai facendo.»

Quella volta fui io a non rispondere.

Mi limitai a osservarla.

Fu allora che capii che non era soltanto curiosità a tenerla lì. C’era qualcosa di più profondo nei suoi occhi: una sfida, forse. O forse la volontà di lasciarsi sorprendere.

E, per il momento, era più che sufficiente. Quindi adesso continuo con i bottoni della tua camicetta.»

Veronica non rispose subito. Rimase a guardarmi, mentre tra noi si tendeva un filo invisibile fatto di attesa, curiosità e desiderio.

Le sue dita si strinsero appena, quasi a voler colmare quella distanza che continuavo a imporle con calma studiata.

Io, però, non avevo alcuna fretta.
Avevo appena liberato il suo piccolo e meraviglioso reggiseno, che scoppiava in quanto di una taglia ridotta,per dare risalto al suo tondo e gonfio decolté.

Gli ultimi bottoni cedettero uno dopo l’altro sotto le mie mani. Ogni gesto era lento, misurato, come se stessi sfogliando le pagine di un libro prezioso.

Smisi di baciarla per un istante e lasciai che il silenzio prendesse il posto delle parole.

Veronica trattenne il respiro.

Le sfilai con delicatezza le maniche dalle spalle e raccolsi la camicetta prima che potesse cadere. La piegai con cura e la posai sulla scrivania accanto al letto.

Quel piccolo gesto la fece sorridere.

Forse perché aveva capito che stavo osservando ogni dettaglio di lei. Non soltanto il suo aspetto, ma anche le abitudini, il carattere, il modo in cui si presentava al mondo.

Mi sedetti ai piedi del letto e la attirai leggermente verso di me.

La stanza sembrava più silenziosa di prima.

Persino Sonia, dall’altra parte della camera, aveva smesso di parlare.

L’attenzione di tutti era concentrata su quel momento sospeso.

Veronica abbassò lo sguardo e poi tornò a fissarmi.

Nei suoi occhi lessi impazienza.

La stessa impazienza che avevo intuito fin dall’inizio.

Io, invece, continuavo a muovermi con calma.

Era sempre stato il mio modo di fare.

Le slacciai il reggiseno.
Lo guardammo cadere tra le nostre gambe ,insieme.

Silenzio e Veronica arrossì in viso.

Le presi entrambe tra le mani, tonde soffici e calde.
Le aureole e i capezzoli perfettamente allineati.
Le baciai entrambe senza mai perdere il contatto visivo con Veronica.
Per qualche secondo le succhiai come un cucciolo bisognoso di dolcezza.
E con la lingua le stimolai.
Sino a che Veronica spalancò gli occhi.

Non perché mi piacesse controllare ogni situazione, ma perché avevo imparato che certe emozioni crescono proprio nell’attesa.

Quando finalmente mi rialzai, la guardai per qualche secondo senza dire nulla.

Lei sostenne il mio sguardo.

Nessuno dei due aveva bisogno di spiegazioni.

Le passai un braccio dietro la schiena e la sollevai con naturalezza.

Veronica lasciò sfuggire una breve risata sorpresa e si aggrappò alle mie spalle.

Feci pochi passi e la accompagnai verso il muro.

Per un attimo restammo così, vicini.

I suoi occhi cercarono i miei.

E fu evidente che aveva capito esattamente ciò che stava accadendo.

Non servivano parole.

Non in quel momento.

Entrambi con movimenti lenti ,capimmo il da farsi per unire i nostri corpi .
Il mio membro diventò il suo sostegno dal basso.
Le sue braccia intorno al mio collo , il suo sostegno, per un emozione intensa e inaspettata. Dimmi un po’, gigante, lo sai che stai tradendo tua moglie…»

«Dimmi un po’, Veronica, pensi che in questo momento me ne importi qualcosa? In questo istante ci sei solo tu nella mia mente, con il tuo sorriso e il modo in cui mi fai sentire.»

Rimaniamo vicini qualche secondo più del necessario, assaporando quella complicità inattesa.

Anche per me è una sensazione piacevole. Dopo tanti anni trascorsi accanto alla stessa persona, avevo quasi dimenticato l’emozione che può nascere da un incontro nuovo, da uno sguardo diverso, da una presenza capace di sorprenderti.

Veronica è lì, stretta a me, e per un attimo tutto il resto sembra scomparire.

Inizio a baciarla dolcemente, lasciandomi guidare dal momento. I nostri movimenti seguono un ritmo naturale, sempre più intenso, ma senza fretta,con la schiena posata al muro ondeggia ad ogni mia penetrazione,

Non tardano ad arrivare i suoi sospiri, prima leggeri, poi più profondi, mentre si lascia trasportare dalle emozioni.

In quella vicinanza c’è qualcosa di speciale: il calore dei nostri corpi, il battito accelerato dei cuori e quella sensazione di essere completamente presenti l’uno per l’altra.

Osservo il suo viso, i capelli leggermente scomposti, gli occhi che brillano. Forse non corrisponde esattamente all’immagine che un tempo avrei definito ideale, ma in quel momento non potrebbe essere più bella.

Sento il calore della sua fronte contro la mia, il contatto delicato della sua pelle e le sue mani che si aggrappano a me come se non volesse lasciarmi andare.

Io dentro di lei .

Lei dentro di me.


Ogni istante sembra amplificato. Le emozioni scorrono intense, travolgenti, e mi sento vivo come non accadeva da molto tempo.

Non mi sono mai sentito così. Forse dovrei ringraziare anche quella misteriosa pillolina finita nel cocktail, ma la verità è che da anni non provavo una sensazione di energia e leggerezza simile.

Non mi sentivo così forte, così pieno di vita, da quando avevo venticinque anni .

Con la differenza che adesso avevo un fisico molto più robusto e forte rispetto a come lo ricordavo.

Ma quel tempo di grande erotismo stava per concludersi , le unghie di Veronica mi fecero capire insieme alla sinfonia delle sue ansimate.
Che le stava arrivando un devastante orgasmo.

Era evidente che anche lei fosse arrivata al limite delle sue energie; respirava profondamente e sul suo volto si leggeva una piacevole stanchezza.

Tra le sue gambe il fuoco del piacere ribolliva.
Fino ad ansimare sempre più profondamente e allungando il respiro.
Per farne uno finale buttando la testa indietro e crollando completamente su di me.

Per alcuni secondi il tempo si fermò nuovamente, i nostri sguardi erano nuovamente uno solo perso nel tempo.


Con un sorriso mi disse che sarebbe andata in bagno a prendere un asciugamano. Eravamo entrambi accaldati e avevamo bisogno di rimetterci un po’ in ordine.

La osservai mentre si allontanava e, scherzando, le dissi:

«Dopo che ti sei sistemata, però, preparati. Ti lascio scegliere: scrivania o letto?»

Lei tornò da me e mi regalò un altro bacio, lento e complice.
Mi vuoi far venire di nuovo ?

Tutte le volte di qui necessiti,per non scordarti più di me.

«Per oggi hai carta bianca,» rispose divertita. «Ma promettimi che sarai gentile con me.»
Non sono ancora pronta per darti tutto.
E per stavolta non mi avrai tutta!

Sorrisi.

«Per me non ci sono problemi. Facciamo quello che desideri tu.
Già il fatto che tu abbia scelto di essere qui con me significa molto.

Mi basta poterti dedicare il mio tempo.»

Lei mi fissò per qualche istante, come se stesse cercando di leggere qualcosa dietro le mie parole.

«Pensi che non abbia capito?»

«Capito cosa?»

«Che sei abituato a lasciare agli altri l’impressione di guidare il gioco, mentre in realtà osservi tutto.»

Scoppiai a ridere.

«E come saresti arrivata a questa conclusione?»

«sorriso e silenzio >

Ridemmo insieme, con quella leggerezza che nasce quando due persone iniziano a conoscersi davvero.

Poi lei mi diede una leggera spinta sulla spalla.

«Dai, muoviti.»

«Hai fretta?»

«Forse.»

«Allora un’ultima domanda.»

Lei alzò un sopracciglio, incuriosita.

«Se potessi scegliere un ricordo perfetto di questa giornata, quale sarebbe?»

Veronica rimase in silenzio per qualche secondo, poi sorrise.

«Uno di quelli che fanno tornare voglia di rivedersi.»

E in quel momento capii che era esattamente ciò che desideravo.

«No, nessuna pillola,» disse lei con un sorriso enigmatico. «Ma credo che dovremo trovare il modo giusto di vivere questo momento.»

«E quale sarebbe?» chiesi.

Lei inclinò leggermente la testa.

«Quello che ci farà stare bene entrambi.»

Prima che potessi rispondere, una voce alle nostre spalle interruppe la conversazione.
Sonia ci osservava con un’espressione a metà tra il divertito e il rassegnato.

«La solita Veronica…» mormorò.

Scoppiammo a ridere tutti e tre.

L’atmosfera era cambiata.
La tensione iniziale aveva lasciato spazio a qualcosa di più leggero e autentico. Veronica uscì dal bagno dopo essersi sistemata.
Qualche ciocca di capelli le cadeva ancora sul viso e il rossore sulle guance tradiva l’intensità delle emozioni vissute poco prima.

«Dammi cinque minuti per riprendere fiato,» disse.

«Prenditi tutto il tempo che vuoi.»

Lei annuì e poi si voltò verso Sonia.

«Non restare lì ferma.
Soddisfa il nostro amico.

Sonia si accomodò sul bordo del letto mentre Veronica tornava a guardarmi.

«Sai una cosa?» disse. «Mi piace il modo in cui riesci a mettere tutti a proprio agio.»

«È un complimento?»

«Decisamente.»

Rimanemmo a parlare ancora a lungo. Le battute si alternavano a confidenze più profonde, e ogni tanto uno sguardo bastava a dire più di mille parole.

A un certo punto sorrisi.

«C’è una cosa che non vi ho detto.»

«Sentiamo,» disse Sonia.

«Il mio nome non é Marco,gli amici mi chiamano Taitan da quando ero bambino.»

«Taitan?» rise Veronica. «Devo ammettere che ti si addice.»

«Allora da oggi puoi chiamarmi così.»

Lei mi guardò negli occhi e annuì.

«D’accordo, Taitan.»

Per qualche istante nessuno disse più nulla. Non ce n’era bisogno. Bastava la complicità che si era creata tra noi, quella sensazione rara di essere esattamente nel posto giusto, con le persone giuste. ⸻

Poi Veronica posò lo sguardo su di me, e nel suo sorriso c’era qualcosa di enigmatico, come se avesse appena consegnato al destino una chiave che non le apparteneva più.

«Da questo momento», disse con calma, «non ci sono regole che tu debba seguire, se non quelle che il tuo cuore saprà scegliere.»

Sonia rimase immobile. La benda sugli occhi la separava dal mondo, ma non dalle emozioni che le attraversavano il petto come un temporale lontano.

Mi avvicinai lentamente.

«Continua a fidarti», le sussurrai.

Lei annuì appena.

Il silenzio della stanza sembrò dilatarsi. Le luci soffuse dell’hotel disegnavano ombre dorate sulle pareti, mentre fuori la notte custodiva segreti che nessuno avrebbe mai raccontato.

Trascinai una sedia accanto al letto e mi sedetti di fronte a lei. Non c’era fretta. Alcune battaglie non si vincono con la forza, ma con l attesa.

Sonia abbassò leggermente il capo, e quel semplice gesto raccontò più di mille parole.

La osservai. Non vedevo soltanto una donna. Vedevo tutte le sue esitazioni, le sue difese, le sue paure e il coraggio che aveva impiegato per arrivare fino a quel momento.

La vera seduzione non era mai stata una questione di conquista.

Era attenzione.

Era capire il linguaggio nascosto dietro uno sguardo.

Era scoprire che anche le persone più forti custodiscono una parte fragile che desidera essere accolta.

Molti inseguono il desiderio come se fosse una preda.

Io avevo imparato che il desiderio assomiglia molto di più a un animale selvatico: più lo rincorri, più fugge; più resti immobile, più decide di avvicinarsi.

Sonia respirava lentamente.
Mentre rimaneva completamente spoglia dei suoi indumenti.
Ogni istante sembrava sospeso.

La notte intorno a noi era diventata un regno silenzioso, e il tempo stesso pareva essersi fermato ad ascoltare i nostri respiri e sospiri,le nostre ansimate accompagnate dalle nostre venute.

In quel momento non contavano il possesso, la vittoria o il controllo.
Le chiesi di mettersi a gattoni sul letto .
Le sue gambe divaricate mostravano tutto di lei.
Sonia per mettersi in mostra, sicura di se
Buttó indietro il suo tondo sedere a mandolino .
Tra le natiche, le sue labbra luccicano.



Contava soltanto quella strana magia che nasce quando due anime si riconoscono senza bisogno di vedersi davvero negli occhi.


E forse era proprio questo il segreto che gli uomini passano una vita intera a cercare: non il potere sugli altri, ma la capacità di far sentire qualcuno visto, compreso, desiderato.

E fu da quel desiderio celato nel silenzio di Sonia ,che il cunnilingus da me praticatole col naso posato tra ano e vagina che le
diede la prima grande scossa al cuore e alla sua anima, succhiandole il clitoride .
Dandole prima un fremito intenso ,con la lingua tra le labbra per una dozzina di passaggi

Già dal corridoio sognavo quella posizione.
La donna é un forma artistica del divino
Va assaggiata,
Va annusata,
Va ascoltata,
Ma soprattutto,va fatta godere fino allo sfinimento!

E la lingua è lo strumento più potente che un uomo ha a tutte le età.

Sofia: volevo digerire il tuo piacere dal nostro primo incontro.


Perché il ricordo più difficile da dimenticare non è quello di una notte.

È quello di chi ti ha fatto sentire unica dentro quella notte.


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scritto il
2026-06-12
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