La nipote del maresciallo

di
genere
incesti

La telefonata arrivò alle sette e venti del mattino.
«Carlo, devi fare qualcosa.»
La voce di sua sorella Anna era tesa, spezzata dalla rabbia e dalla preoccupazione.
«Calmati e raccontami.»
«È Elena. Non la riconosco più. Non studia, torna a casa quando vuole, passa le giornate con quella gente. E quel suo fidanzato... ha trentadue anni, Carlo! Trentadue!»
Il maresciallo Carlo Venturi rimase in silenzio.
Conosceva Elena da sempre. L'aveva vista crescere, correre in bicicletta nel cortile dei nonni, arrivare ai pranzi di famiglia con i ricci ribelli e il sorriso luminoso.
A ventun anni era diventata una giovane donna indipendente, testarda e sempre più distante dalla famiglia. Un fisico mozzafiato: bassa e magra, con un seno marcato, un culetto sodo e un visetto dolce e innocente con lunghi capelli ricci.
«Dove si trova adesso?»
«Non lo so. Non mi dice più niente.»
«Lascia fare a me.»
Nei giorni successivi Carlo raccolse informazioni.
Il nome che compariva più spesso era quello di Riccardo Serra.
Trentadue anni.
Diversi precedenti.
Frequentazioni discutibili.
Un piccolo gruppo di persone che gravitava attorno a lui e che da anni era noto alle forze dell'ordine.
E in mezzo a loro, Elena.
La cosa non gli piaceva affatto.
Tre giorni dopo Anna lo chiamò di nuovo.
«Stanno organizzando una festa clandestina.»
«Dove?»
«In un vecchio capannone fuori città.»
Carlo chiuse la chiamata e convocò la sua squadra.
«Stanotte si interviene.»
Poco dopo mezzanotte le pattuglie circondarono il capannone.
La musica era assordante.
Quando i carabinieri entrarono scoppiò il caos.
Ragazzi che correvano.
Bottiglie sparse ovunque.
Sostanze stupefacenti.
Materiale rubato.
Alcuni ragazzi che scopavano.
Persone che tentavano di nascondersi.
«Carabinieri! Nessuno si muova!»
Durante il controllo degli ambienti venne scoperta una stanza sul retro.
Lì si trovavano Riccardo, Elena e altri giovani.
Non si sarebbe mai aspettato di trovare una scena del genere.
Erano tutti nudi a parte un ragazzo che faceva una diretta su onlyfans. Elena era in mezzo a tre ragazzi: uno sotto le faceva la figa, uno la bocca e il fidanzato il culetto.
Carlo sentì un nodo allo stomaco e rimase fuori dalla stanza e guardava di striscio mentre i colleghi ripristinavano l’ordine e facevano rivestire i ragazzi.
Per un istante non vide una persona sottoposta a controllo.
Vide sua nipote.
Ma non lasciò trasparire nulla.
«Identificate tutti.»
Fu l'unica cosa che disse.
Tutti i presenti vennero accompagnati in caserma per gli accertamenti.
Riccardo e alcuni membri del gruppo finirono sotto indagine.
Elena, invece, non risultò direttamente coinvolta nei reati contestati.
Quando uscì dagli uffici vide Carlo nel corridoio.
«Sei stato tu.»
«Ho fatto il mio lavoro.»
«No. Mi hai tradita.»
«Elena...»
«Lasciami stare.»
Se ne andò senza voltarsi.
Per settimane ignorò le sue chiamate.
Nessun messaggio.
Nessuna risposta.
Nemmeno ai pranzi di famiglia.
Carlo capì che affrontarla direttamente non avrebbe funzionato: nella sua mente continuava a rivedere in loop la scena della nipote scopate e si eccitava da morire.
Decise di fare un controllo personale, si registrò su OF e cercò il profilo di Riccardo… ne trovò decine di video, di tutti i tipi, ma c’era sempre lei: Elena! E…l'account era molto attivo circa un video caricato al giorno.
Non resistette e si sfogò su un video di un anale hard: lui le abbassava i leggins, sotto non c’era altro, la metteva a pecora e glielo metteva forte nel culo senza preparazione. La teneva per il culo e la scopava forte non curante che lei urlasse o chiedesse di rallentare.
Ok che era un depravato. Ok che era la sua nipote. Ma doveva dare atto che sapeva come possedere una ragazza e quasi lo stimava.


Così cambiò strategia.
Attraverso alcuni contatti riuscì ad avvicinarsi indirettamente alle persone che frequentavano il gruppo.
Con pazienza e discrezione cominciò a ricostruire ciò che stava accadendo.
Poco alla volta riuscì a raccogliere informazioni che gli permisero di comprendere meglio la situazione.
Quello che scoprì lo preoccupò più di quanto avesse immaginato.
Dietro il gruppo di Riccardo non c'erano soltanto feste e cattive compagnie.
C'erano debiti.
Pressioni.
Minacce.
Prostituzione.
Quando c’erano contenuti sessuali c’era sempre una E.: una giovane ragazza che scopava sempre.
Secondo quanto emerse dalle indagini, Riccardo utilizzava relazioni personali e sentimentali per consolidare rapporti e favorire i propri affari illegali ed anche lì lei c’era.
Per ogni affare importante c’era una camera d’albergo prenotata per due: E. e il cliente.
Nei registri dell’hotel non c’era però traccia di quei incontri… solo che Elena prima di uscire passava a “salutare” il titolare.

Da quel momento l'indagine diventò qualcosa di più.
Ufficialmente stava lavorando a un fascicolo su traffici illeciti e ricettazione.
Ufficiosamente stava cercando di salvare sua nipote.
Nei mesi successivi raccolse prove sufficienti.
Testimonianze.
Movimenti di denaro.
Collegamenti tra diversi soggetti già noti alle forze dell'ordine.
Quando il quadro fu completo, scattò l'operazione.
Perquisizioni.
Sequestri.
Arresti.
Riccardo fu tra i primi a finire in manette.
Molti dei suoi collaboratori seguirono la stessa sorte.
Nel giro di poche ore il gruppo venne smantellato.
Elena non ringraziò Carlo.
Non subito.
Per molto tempo continuò a considerarlo un traditore.
Qualcuno che aveva distrutto la sua vita.
Di nascosto continuava con il suo giro… erano soldi facili e soprattutto si divertiva nel farlo.
Ma col passare delle settimane iniziò a capire che molte delle persone di cui si fidava l'avevano soltanto usata.
Fu allora che Carlo le fece una proposta.
La invitò a cena.
«Devi allontanarti da qui.»
«Ricominci?»
«No. Ti sto offrendo una possibilità.»
«Quale?»
«Torino.»
Elena lo guardò incredula.
«Torino?»
«Ho dei contatti lì. Persone fidate. E un appartamento libero.»
Ne parlarono per settimane.
Lei cambiava idea continuamente.
Aveva paura.
Non voleva lasciare la città.
Non voleva ricominciare da zero.
Ma alla fine accettò.
Quando arrivò a Torino trovò un appartamento piccolo ma elegante, completamente arredato.
«È molto più bello di quanto immaginassi.»
«Te l'avevo detto.»
«E quanto ti devo?»
«Per adesso niente.»
Per la prima volta dopo mesi Elena sorrise davvero.
Sembrava l'inizio di una nuova vita.
Ma Carlo continuava ad avere paura.
Gli arresti non avevano cancellato tutti i rischi.
Alcuni personaggi legati al vecchio giro erano ancora in libertà.
Altri non erano mai stati identificati.
Così prese una decisione che non avrebbe confessato a nessuno.
L'appartamento era stato dotato di un sistema di videosorveglianza nascosto.
Telecamere negli accessi.
Nei corridoi.
Nelle aree comuni.
Nella sua stanza.
Dispositivi invisibili agli occhi di chi non sapesse dove cercarli.
Carlo si ripeteva che era una misura di sicurezza.
Che serviva soltanto a proteggerla.
Eppure, ogni volta che osservava gli schermi nel suo ufficio, sentiva crescere un disagio difficile da ignorare. La desiderava.
Sia lui che la madre le davano dei soldi per mantenersi, ma Riccardo le aveva insegnato bene. Nel giro di poche settimane si era fatta un giro di uomini benestanti e lì incontrava nell'appartamento.
La pagavano cash o con regali, ma la cosa stupefacente è che sembrava non lo facesse per i soldi ma per il piacere di farlo.
E lo zio attraverso le telecamere la vedeva e passava le sere a segarsi su dei porno live della nipote.
Mentre lei cercava di ricostruire la propria esistenza a Torino, Carlo si trovò ad affrontare il nemico più difficile della sua carriera.
Il desiderio di scoparla…stava diventando quasi un’ossessione.
E quella era una battaglia che nessun maresciallo poteva vincere con un arresto.
scritto il
2026-06-12
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