Cura intima
di
Merulana69
genere
incesti
Elena aveva cinquantadue anni e un corpo maturo che il tempo aveva reso generoso: seni pesanti e morbidi, con capezzoli grossi e scuri che si inturgidivano al minimo tocco, e tra le cosce una folta peluria nera che copriva completamente il monte di Venere. Da tre settimane era bloccata a letto dopo l’intervento all’anca, dipendente per ogni movimento, ogni medicina, ogni necessità intima.
Sua nipote Martina, trentadue anni, aveva preso un periodo di aspettativa dal lavoro per assisterla personalmente come infermiera privata. Snella, tonica, con seni sodi e un corpo giovane e sicuro, entrava nella stanza ogni sera con l’uniforme bianca che le aderiva perfettamente.
Quella sera la pioggia batteva insistente contro i vetri. Elena indossava solo una camicia da notte di seta aperta sul davanti, i seni pesanti che riposavano sul petto. Non provava un vero orgasmo da quasi due anni, e mai, in tutta la vita, aveva toccato o era stata toccata da una donna. Il pensiero la faceva sentire allo stesso tempo colpevole ed eccitata.
Martina chiuse piano la porta e girò la chiave, come faceva ormai da qualche sera.
«Zia, è ora del controllo completo,» disse con voce bassa e ferma, avvicinandosi al letto.
Senza aspettare risposta, fece scivolare via la camicia da notte di Elena, scoprendo completamente il corpo maturo. I capezzoli grossi e scuri si indurirono subito all’aria fresca. Martina salì sul letto e si tolse l’uniforme con gesti calmi, rimanendo nuda. Poi si posizionò a cavalcioni sul petto della zia, premendo leggermente i seni pesanti sotto il proprio peso.
«Hai bisogno di questo,» mormorò, chinandosi a prendere uno di quei capezzoli tra le labbra. Lo succhiò lentamente prima con dolcezza, poi con più forza, alternando lingua e piccoli morsi mentre la mano scendeva lungo il ventre morbido di Elena.
Elena gemette, aprendo le gambe quanto le permetteva il dolore all’anca. Martina infilò le dita tra la folta peluria nera, accarezzando le grandi labbra già bagnate. Due dita scivolarono dentro con facilità, muovendosi piano, esplorando.
«Sei fradicia, zia… Da quanto tempo non ti sentivi così?»
«Troppo… tanto tempo,» ansimò Elena, la voce tremante.
Martina sorrise contro il seno e si spostò più in alto, premendo la sua figa liscia e calda direttamente sulla bocca della zia.
«Leccami,» ordinò piano, ma senza possibilità di discussione.
Elena, esitante solo un istante, affondò la lingua tra le pieghe rosa e bagnate della nipote. Il sapore dolce e muschiato la colpì. Leccava con crescente avidità, succhiando il clitoride mentre Martina cominciava a muoversi lentamente sui suoi lineamenti, usandola.
Nel frattempo Martina si chinò in avanti, seppellendo il viso tra le cosce pelose di Elena. Scostò la peluria con le dita e leccò profondamente, succhiando le labbra carnose, infilando la lingua dentro di lei. Tre dita entrarono con decisione, pompando con un ritmo che non lasciava scampo.
I seni pesanti di Elena ondeggiavano a ogni movimento. Martina li afferrò, stringendoli forte, tirando i capezzoli grossi e scuri mentre la scopava con la mano e la bocca.
Si girarono in una 69 stretta. Martina sedeva quasi completamente sul viso della zia, controllando la profondità di ogni leccata, mentre divorava la figa matura e pelosa sotto di sé. I gemiti di Elena erano soffocati, disperati. Non era abituata a quel piacere così intenso, così nuovo.
«Lasciati andare,» sussurrò Martina, aumentando il ritmo delle dita e della lingua. «Voglio sentirti venire sulla mia bocca.»
Elena non resistette a lungo. Dopo anni di astinenza, l’orgasmo la travolse con violenza: il corpo che si contraeva, i fianchi che cercavano di spingere nonostante il dolore, un fiotto caldo che bagnò la mano e il viso di Martina, impregnando ancora di più la folta peluria nera. Venne con un grido rauco, lungo, liberatorio.
Martina non si fermò. Continuò a cavalcare il viso della zia fino a tremare a sua volta, venendo con piccoli sussulti mentre inondava la bocca di Elena.
Quando scese, si sdraiò accanto a lei, accarezzando con calma i seni pesanti, giocando distrattamente con un capezzolo grosso e scuro ancora sensibile.
«Domani sera il controllo durerà di più,» disse piano, baciandole la fronte. «E tu sarai pronta per me, zia.»
Elena, ancora tremante e con il respiro corto, riuscì solo ad annuire, gli occhi lucidi di piacere e sottomissione.
«Sì… Martina.»
Sua nipote Martina, trentadue anni, aveva preso un periodo di aspettativa dal lavoro per assisterla personalmente come infermiera privata. Snella, tonica, con seni sodi e un corpo giovane e sicuro, entrava nella stanza ogni sera con l’uniforme bianca che le aderiva perfettamente.
Quella sera la pioggia batteva insistente contro i vetri. Elena indossava solo una camicia da notte di seta aperta sul davanti, i seni pesanti che riposavano sul petto. Non provava un vero orgasmo da quasi due anni, e mai, in tutta la vita, aveva toccato o era stata toccata da una donna. Il pensiero la faceva sentire allo stesso tempo colpevole ed eccitata.
Martina chiuse piano la porta e girò la chiave, come faceva ormai da qualche sera.
«Zia, è ora del controllo completo,» disse con voce bassa e ferma, avvicinandosi al letto.
Senza aspettare risposta, fece scivolare via la camicia da notte di Elena, scoprendo completamente il corpo maturo. I capezzoli grossi e scuri si indurirono subito all’aria fresca. Martina salì sul letto e si tolse l’uniforme con gesti calmi, rimanendo nuda. Poi si posizionò a cavalcioni sul petto della zia, premendo leggermente i seni pesanti sotto il proprio peso.
«Hai bisogno di questo,» mormorò, chinandosi a prendere uno di quei capezzoli tra le labbra. Lo succhiò lentamente prima con dolcezza, poi con più forza, alternando lingua e piccoli morsi mentre la mano scendeva lungo il ventre morbido di Elena.
Elena gemette, aprendo le gambe quanto le permetteva il dolore all’anca. Martina infilò le dita tra la folta peluria nera, accarezzando le grandi labbra già bagnate. Due dita scivolarono dentro con facilità, muovendosi piano, esplorando.
«Sei fradicia, zia… Da quanto tempo non ti sentivi così?»
«Troppo… tanto tempo,» ansimò Elena, la voce tremante.
Martina sorrise contro il seno e si spostò più in alto, premendo la sua figa liscia e calda direttamente sulla bocca della zia.
«Leccami,» ordinò piano, ma senza possibilità di discussione.
Elena, esitante solo un istante, affondò la lingua tra le pieghe rosa e bagnate della nipote. Il sapore dolce e muschiato la colpì. Leccava con crescente avidità, succhiando il clitoride mentre Martina cominciava a muoversi lentamente sui suoi lineamenti, usandola.
Nel frattempo Martina si chinò in avanti, seppellendo il viso tra le cosce pelose di Elena. Scostò la peluria con le dita e leccò profondamente, succhiando le labbra carnose, infilando la lingua dentro di lei. Tre dita entrarono con decisione, pompando con un ritmo che non lasciava scampo.
I seni pesanti di Elena ondeggiavano a ogni movimento. Martina li afferrò, stringendoli forte, tirando i capezzoli grossi e scuri mentre la scopava con la mano e la bocca.
Si girarono in una 69 stretta. Martina sedeva quasi completamente sul viso della zia, controllando la profondità di ogni leccata, mentre divorava la figa matura e pelosa sotto di sé. I gemiti di Elena erano soffocati, disperati. Non era abituata a quel piacere così intenso, così nuovo.
«Lasciati andare,» sussurrò Martina, aumentando il ritmo delle dita e della lingua. «Voglio sentirti venire sulla mia bocca.»
Elena non resistette a lungo. Dopo anni di astinenza, l’orgasmo la travolse con violenza: il corpo che si contraeva, i fianchi che cercavano di spingere nonostante il dolore, un fiotto caldo che bagnò la mano e il viso di Martina, impregnando ancora di più la folta peluria nera. Venne con un grido rauco, lungo, liberatorio.
Martina non si fermò. Continuò a cavalcare il viso della zia fino a tremare a sua volta, venendo con piccoli sussulti mentre inondava la bocca di Elena.
Quando scese, si sdraiò accanto a lei, accarezzando con calma i seni pesanti, giocando distrattamente con un capezzolo grosso e scuro ancora sensibile.
«Domani sera il controllo durerà di più,» disse piano, baciandole la fronte. «E tu sarai pronta per me, zia.»
Elena, ancora tremante e con il respiro corto, riuscì solo ad annuire, gli occhi lucidi di piacere e sottomissione.
«Sì… Martina.»
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